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Advent Rising
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Recensione - Advent Rising

Prendete Halo 2, unitelo con Psi-Ops e mischiatelo con Crimson Sea, togliete il mirino, sostituitelo con una modalità di mira automatica ed avrete ottenuto l’immagine mentale di ciò che Advent Rising vuole, o meglio vorrebbe essere.


Advent Rising è infatti un miscuglio informe di idee che su carta avrebbe dovuto dare un risultato inimmaginabile, ma che a causa di uno sviluppo mediocre riesce ad essere solo un buon titolo, apprezzato più per le sue idee ed il suo design che per il gioco in sé.

Professione: il prescelto. Hobby: giocare al Master Chief
Advent Rising stabilisce le sue fondamenta su basi ben note nell’industria dei videogame, tentando di rielaborare tramite una trama intrigante e fantascientifica meccaniche di gioco già utilizzate da altri. Questo sistema ha però un difetto, il giocatore esperto si chiederà per tutta la durata del gioco dove ha visto quella o questa altra cosa, mantenendo un costante senso di déjà vu. Il titolo, come appare logico sin dall’inserimento del disco nel lettore, è stato sviluppato per i giocatori occasionali che vogliono una trama da film (o da telefilm, visto che è il primo capitolo di una trilogia) ed una giocabilità semplice. Potremmo quasi considerare Advent Rising come un Halo per i più piccoli, che costringe i giocatori più rodati ad alzare il livello di difficoltà.

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Ma andiamo con ordine, dato che sicuramente vi starete chiedendo chi sia l’intrepido eroe protagonista di ciò che viene chiamata dagli sviluppatori Advent Trilogy. Gideon Wyeth è il solito eroe riluttante, un soldato che viene richiamato per una missione diplomatica che ben presto si trasforma in tragedia. Il profilo del personaggio è più simile a quello di un fumetto alla Sergio Bonelli che di un gioco, Gideon infatti non combatte per la sopravvivenza del genere umano (anche se questo è implicito nel suo compito), ma combatte per vendicare il suo ormai inesistente pianeta natale e per salvare le persone che ama. Il nostro eroe inoltre non è un semplice marine che gioca a fare il Master Chief (l'eroe di Halo) ma è una sorta di prescelto, un essere a cui vengono concessi poteri inimmaginabili, che ben presto lo porteranno ad una sorta di delirio di onnipotenza di cui è intriso tutto il gioco. Esteriormente è un giovane uomo realizzato dagli sviluppatori tramite una strana ma azzeccata mescolanza di manga e design occidentale, il primo utilizzato per il corpo e l’altro per il volto del personaggio. Tra le tante pecche vi è però una nota positiva: il bellissimo design, in particolar modo quello dei personaggi, ai quali però la resa grafica non rende purtroppo giustizia. Inoltre al fianco del protagonista vi sono molti personaggi secondari che saranno protagonisti di vari colpi di scena durante la trama.
Ma la peculiarità del titolo è nella presenza di non una ma ben due (a parte le varie comparse) razze aliene: Gli Aurelian e i Seekers. I primi esseri sono per così dire quelli buoni, che insegnano al nostro eroe come padroneggiare i suoi poteri e lo aiutano nella sua lotta e sono un incrocio tra dei pesci antropomorfi ed i caminoani di Star Wars, i Seekers sono invece uno strano ibrido tra il protagonista di Oddworld, i Covenant di Halo senza armatura e gli Aurelian stessi.

Un'altra delle cose che Advent Rising mutua da altri titoli è la meccanica di gioco, che sembra trasportata di sana pianta da un action-avventure del passato in cui però vengono introdotte delle innovazioni alla Halo(possibilità di portare solo 2 armi, ecc). La giocabilità risulta però mutevole e se all’inizio vi sembrerà una copia di Halo 2 peggiorata ed in terza persona, avanzando nella trama si fonderà con le meccaniche di Psi-Ops e poi Crimson Sea, unendo il tutto in maniera ragionata ma piuttosto scialba. Infatti all’inizio vi ritroverete a combattere a mani nude (premendo ripetutamente B) per poi passare al combattimento con due armi spiegato egregiamente da un tutorial perfetto, avanzando nel gioco vi ritroverete possessori di poteri telecinetici e/o magici che verranno concessi sempre nei momenti più opportuni. Le abilità del protagonista variano dunque da telecinesi e colpo telepatico sino alla creazione di muri di energia ed alla possibilità di sparare proiettili di ghiaccio e/o di energia dalle mani.

Pian piano vi accorgerete che il vostro corpo è la migliore delle armi ed imparerete a sfruttare i vostri poteri, imparerete che qualche pugno ben assestato è più efficace di un bazooka e penserete di essere invincibili. E lo sarete, alla fine del gioco, quando potrete sparare aculei di ghiaccio che esplodono come per la mitica pistola spara aghi di Halo. L’unica cosa che forse vi fermerà nella vostra avanzata è il sistema di controllo che, seppur ben realizzato, ha una grande pecca: i poteri sono gestiti come le armi, ragion per cui non potrete usare un potere se avrete un'arma equipaggiata, ma per tutto il gioco penserete che sia meglio così, altrimenti sarebbe troppo facile. Piccolo grande difetto è la mancanza di un mirino a cui supplirà una modalità di mira automatica scomoda sia nelle situazioni affollate che quando si usa la telecinesi.

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Ora, premettendo che i poteri sono divertenti da usare e resi discretamente, c’è da muovere una critica agli sviluppatori: come può un essere umano prendere a pugni e infine spezzare il collo ad un alieno alto 2,5m e con 6 arti? Inoltre come è possibile che degli aghi di ghiaccio esplodano con la potenza di una bomba? Tutto ciò rende il gioco davvero troppo semplice e complice una linearità eccessiva dei livelli, toglie molta longevità alle 44 parti (divise in 6 capitoli più prologo ed epilogo) del gioco. La cosa positiva è che il gioco dà sempre la sensazione di essere nel bel mezzo di una guerra e di non essere soli, affiancandovi compagni di avventura che per via dell’I.A. tarata male non riescono ad esservi d’aiuto (ma l’aiuto non vi servirà) contribuendo unicamente ad accrescere l’atmosfera. Il gameplay cambia totalmente quando si tratta di guidare mezzi, utilizzando sì sistemi di controllo identici per tutti e 3 i mezzi disponibili (una navetta, una jeep ed un carro armato Seekers) ma rendendone il comando talmente divertente che non vorrete più scendere.

Un altro paio di maniche sono i boss che necessitano l’uso di mezzi analoghi a quelli usati in Psi-Ops, sfruttando al massimo i vostri poteri ed elaborando la strategia giusta per uccidere quegli esseri altrimenti invulnerabili. Ottimo esempio di questa meccanica è lo Skyrider, un essere minuscolo, un robot, che prende il controllo di una specie di King Kong alieno. Per batterlo (altrimenti il boss è invulnerabile) bisogna intercettare un enorme masso che vi tirerà e rispedirglielo contro. Questi combattimenti come avrete capito sono originali, difficili e si allontano dall’ovvietà più assoluta di altri giochi, riuscendo ad essere una piacevole evasione dalla linearità del titolo. I boss non aumentano però la longevità di Advent Rising, che si finisce in pochi giorni, inoltre il livello di apprendimento pur dimostrandosi buono non riesce a preparare il giocatore per ciò che lo aspetta. Ma questo non ha importanza, dato che il gioco a livello facile dura 3 giorni, 7 a livello normale e 2 settimane a livello difficile, che riesce solo a renderlo frustrante.


Trama da film e ottima regia? Non basta
Advent Rising, come avrete intuito dai miei accenni, è un gioco che basa la propria forza non sul lato tecnico ma sulla storia, che seppur ricalcando i canoni del genere riesce ad essere originale e continua. Infatti il titolo è solo la prima parte di una trilogia che viene chiamata dagli sviluppatori Advent Trilogy e potremmo addirittura definirlo il precursore dei giochi a puntate, proprio per via della scritta che appare alla fine del gioco: to be ontinued. Seppur non degna di Hollywood, la storia è bellissima, all’inizio sembra una fotocopia di Halo (una razza aliena che ci combatte, una che ci aiuta ecc.) ma poi si distacca in maniera evidente, aggiungendo elementi fantasy e separandosi da quanto visto sinora nei canoni del genere.

Nota di colore in questa macchia grigia sono anche i molti filmati, che godono di una regia superata solo da quella di Halo, riuscendo ad immedesimare il giocatore nella guerra combattuta dal suo alter-ego. Le sequenze che dividono i vari livelli sono oltremodo spettacolari, e tramite inquadrature quasi irraggiungibili mostrano palazzi che crollano sotto i colpi nemici, pianeti che vanno letteralmente in frantumi durante battaglie e molto altro che non svelerò per non rovinare la sorpresa del lettore. La scelta di visualizzare il gioco interamente in widescreen (con le strisce nere in alto è in basso come già accadde in Beyond Good and Evil) è coraggiosa e conferisce spettacolarità al tutto, questo rende però necessario un televisore grande oppure a 16:9. Ma fidatevi, dopo un po’ non ve ne accorgerete neanche. Per quanto riguarda il sonoro le musiche sono poche ma sono utilizzate ottimamente, sottolineando in modo quasi perfetto le varie parti del gioco ed aggiungendo carattere al tutto.

Il design dei livelli è oltremodo altalenante, e non riesce ad elevare il gioco dal suo antro di semplicità e di linearità. Infatti se a livello artistico sono molto belli, nonostante la grafica scialba e le texture appena decenti, a livello tecnico sono arene mono-livello, senza sviluppo verticale e con l’inclusione di pochi bivi che riconducono sempre e comunque ad una direzione scelta dagli sviluppatori. Insomma, gli unici bivi presenti sono quelli narrativi, ed anch’essi vengono ricondotti ad un solo finale tramite la trama.

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Conclusione e presagi per il futuro
Advent Rising risulta il precursore dei giochi a puntate, riuscendo anche ad essere un buon gioco privo di ambizione alla grandezza e con parecchi difetti. Ciononostante, merita di essere giocato grazie ad un buon sistema di controllo e ad una regia spettacolare, ma se siete giocatori esperti non è un titolo che prenderete facilmente dallo scaffale quando uscirà a nei negozi a settembre.
6.4

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