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img The Adventure of Elliot: The Millenium Tales

Recensione - The Adventure of Elliot: The Millenium TalesXbox Series X | S DigitalGame

Ci sono giochi che non provano a nascondere le proprie radici, e The Adventure of Elliot: The Millenium Tales è chiaramente uno di questi. Square Enix torna a guardare verso l’action RPG classico, tra pixel art, visuale isometrica e un’avventura che profuma di passato, ma lo fa con un titolo più ricco e moderno di quanto il primo impatto possa suggerire. Elliot e Faie ci accompagnano così in un viaggio attraverso epoche diverse, tra combattimenti in tempo reale, esplorazione, enigmi, gatti e una colonna sonora capace di colpire dritta al cuore di chi è cresciuto con certe avventure giapponesi.
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Il Gioco

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un action RPG HD-2D sviluppato da Square Enix insieme a Claytechworks e Team Asano, realtà ormai legate a doppio filo alla rinascita moderna di una certa estetica ruolistica giapponese, tra pixel art, scenari tridimensionali, profondità di campo e richiami espliciti ai classici del passato. Dopo lavori come Octopath Traveler e Bravely Default, il team sceglie qui una strada diversa, abbandonando la struttura a turni per abbracciare un’impostazione action più immediata e vicina, nelle sensazioni di base, agli action RPG isometrici di scuola 16-bit. Il protagonista è Elliot, accompagnato dalla compagna Faie in un’avventura ambientata nel continente di Philabieldia. La trama ruota intorno a un viaggio attraverso diverse ere della stessa terra, con Elliot e Faie chiamati a varcare la Porta del Tempo per cercare una soluzione alla crisi che coinvolge la principessa Heuria e il destino del mondo. La premessa è fantasy classica, abbastanza lineare, a tratti anche prevedibile, ma funziona bene come motore dell’avventura: ogni epoca aggiunge un nuovo tassello alla storia di Philabieldia e ci dà un motivo per esplorare luoghi già conosciuti sotto una luce diversa.

MX Video - The Adventure of Elliot: The Millenium Tales

Sul piano ludico, The Adventure of Elliot: The Millenium Tales si presenta come un action RPG isometrico in pixel art, con una struttura che richiama da vicino The Legend of Zelda: A Link to the Past per visuale, ritmo, esplorazione e centralità dell’azione in tempo reale. Il sistema di combattimento è costruito su comandi semplici: con X si esegue l’attacco principale, con Y quello secondario, mentre tenendo premuto X si carica un colpo speciale più potente. La semplicità di base, però, viene arricchita dalla possibilità di equipaggiare armi diverse sui due tasti d’attacco. Le armi disponibili sono Spada, Lancia, Martello, Falce a catena, Arco, Shuriken e Bomba, ciascuna con tre varianti progressivamente più potenti, recuperabili facoltativamente proseguendo nell’avventura. La scelta dell’equipaggiamento non incide soltanto sui numeri, perché ogni arma modifica concretamente l’approccio allo scontro: alcune sono pensate per il corpo a corpo, altre ci permettono di colpire dalla distanza, altre ancora sono più adatte a gestire gruppi di nemici o a coprire zone ampie attorno al protagonista. In questo modo il gioco rimane accessibile, ma ci offre comunque abbastanza margine per costruire una piccola identità offensiva.

A completare il combat system c’è la parata, attivabile con RB. Lo scudo consuma energia quando colpito, ma possiamo anche eseguire una parata perfetta premendo il tasto con il giusto tempismo rispetto all’animazione nemica. In caso di successo, Elliot annulla i danni, non consuma scudo e stordisce l’avversario. È un’aggiunta semplice, ma utile a dare ritmo agli scontri e a premiare chi vuole giocare con un minimo di precisione in più.

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Faie non è soltanto una presenza narrativa. La compagna di Elliot può essere utilizzata attivamente in varie sezioni, soprattutto per risolvere enigmi, superare passaggi specifici e interagire con l’ambiente. I suoi poteri hanno infatti applicazioni molto pratiche: può prendere fuoco per accendere torce sparse nel mondo o innescare l’esplosione delle bombe, donare a Elliot la capacità di correre, creare un clone del protagonista, scatenare un tornado capace di sollevare oggetti altrimenti impossibili da spostare e fornire l’accesso al teletrasporto. Può inoltre essere impiegata anche in combattimento, pur rimanendo una possibilità secondaria rispetto al protagonista. La sua presenza diventa ancora più rilevante grazie alla modalità cooperativa locale, che ci permette di affidarla al controllo diretto di un secondo giocatore. La profondità non è paragonabile a quella di Elliot, ma il suo ruolo aiuta a variare l’azione, a rendere più dinamiche alcune fasi esplorative e a legare in modo più stretto progressione, puzzle e attraversamento della mappa.

La progressione non passa da livelli tradizionali o da uno skill tree classico. Il gioco preferisce una crescita più leggera, distribuita tra diversi sistemi. Le Magilite sono cristalli che potenziano numericamente l’arma equipaggiata e vengono inserite in una sorta di contenitore dallo spazio limitato. Questo spazio può essere aumentato acquistando punti spazio da uno speciale NPC, così da equipaggiare più Magilite e rendere più efficaci le proprie armi preferite. Lo stesso personaggio ci permette inoltre di creare nuove Magilite casuali utilizzando i frammenti recuperati nel corso dell’avventura, aggiungendo un ulteriore incentivo alla raccolta e all’esplorazione. Accanto a questo sistema ci sono i templi sparsi nelle varie ere, utili per aumentare la vita massima di Elliot e recuperare o sviluppare i poteri di Faie. L’esplorazione viene quindi ricompensata con potenziamenti concreti, nuove possibilità e un senso di crescita costante, anche in assenza di meccaniche ruolistiche particolarmente complesse. Le missioni secondarie completano il quadro, offrendo oggetti e potenziamenti per Elliot a chi decide di deviare dal percorso principale.

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La struttura del mondo è legata alle quattro ere attraversate durante la storia. Le aree non sono tutte collegate in modo diretto e spesso per raggiungere un punto preciso occorre compiere giri anche piuttosto lunghi. Sommando le quattro versioni della mappa, la superficie esplorabile diventa notevole, anche se i luoghi, nemici e dungeon tornano più volte nelle diverse epoche. Oltre ai dungeon principali, circa quattro o cinque in tutto e legati ai boss più importanti, sono presenti diversi mini dungeon, rappresentati da grotte che collegano zone differenti della mappa.

Ho affrontato l’avventura a difficoltà Normale, secondo livello su quattro disponibili, trovandola ben bilanciata. The Adventure of Elliot: The Millenium Tales non cerca mai di essere punitivo o frustrante: ci permette di giocare agevolmente, goderci la trama, esplorare con calma e usare i sistemi di combattimento senza costringerci a spremerli fino in fondo. I boss rientrano nella media: hanno una difficoltà corretta, ma difficilmente mettono davvero in crisi, soprattutto se esploriamo molto e arriviamo agli scontri con un buon livello di preparazione. Sul fronte tecnico, nel corso della prova non ho riscontrato bug, crash o problemi degni di nota. La componente artistica, invece, è uno dei punti più forti dell’intera produzione: pixel art, scenari, animazioni e musiche lavorano nella stessa direzione, recuperando il sapore delle grandi avventure giapponesi dell’epoca PlayStation senza limitarsi a imitarne superficialmente lo stile. Per quanto riguarda la localizzazione, infine, il gioco presenta testi e dialoghi scritti completamente in italiano.

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Amore

Un loop semplice, ma tremendamente piacevole

- Il più grande merito di The Adventure of Elliot: The Millenium Tales è quello di funzionare con naturalezza. Il combat system è immediato, la progressione è leggera, l’esplorazione offre sempre qualcosa da cercare e la difficoltà Normale ci permette di goderci il viaggio senza attriti inutili. Dopo pochi minuti si entra in un ritmo molto rilassato: si avanza verso la prossima missione, si devia per un tempio, si recupera una nuova arma, si prova una combinazione diversa, si potenziano Elliot o Faie, e poi si torna sulla strada principale. È una struttura familiare, ma efficace. Il gioco non prova a travolgere con sistemi complessi o menu pieni di statistiche, preferendo una crescita più leggibile e progressiva. Le Magilite non trasformano radicalmente le armi, ma ci danno comunque un motivo per gestire i potenziamenti. I templi premiano l’esplorazione con miglioramenti utili, mentre le varianti delle armi invogliano a controllare meglio le aree opzionali. Il risultato è un’avventura capace di tenere incollati proprio perché non chiede mai troppo, ma offre sempre abbastanza.

Armi diverse, combattimenti leggibili

- Il combat system di The Adventure of Elliot: The Millenium Tales parte da una base molto semplice, ma funziona meglio di quanto la sua struttura possa far pensare. La possibilità di assegnare due armi diverse ai tasti principali ci permette di adattarci alle situazioni e scegliere uno stile più vicino alle nostre preferenze. Spada e Lancia spingono verso un approccio più diretto, Arco e Shuriken aprono alla distanza, Martello e Bomba aiutano a gestire situazioni diverse, mentre la Falce a catena offre soluzioni utili contro più bersagli. Il sistema di parata aggiunge un livello ulteriore senza appesantire l’azione. Alzare lo scudo aiuta nelle situazioni più caotiche, mentre la parata perfetta premia il tempismo con una risposta pulita e soddisfacente. Anche in questo caso il gioco trova un buon equilibrio: chi vuole limitarsi ad attaccare e schivare può farlo, ma chi cerca un minimo di precisione in più ha strumenti per rendere gli scontri più interessanti.

Un’avventura bellissima da vedere e da ascoltare

- Il comparto artistico e sonoro è probabilmente l’elemento che più contribuisce al fascino di The Adventure of Elliot: The Millenium Tales. La pixel art è curata, colorata e molto leggibile, con scenari che sfruttano bene la profondità dell’HD-2D e un gusto visivo capace di richiamare il passato senza sembrare vecchio. Il gioco è pulito, piacevole da guardare e sempre chiaro anche nelle fasi più movimentate. La colonna sonora merita un discorso a parte. Le musiche evocano con forza certe sonorità da JRPG dell’epoca PlayStation, al punto che in più di un passaggio il pensiero corre quasi inevitabilmente a Wild Arms. Non per struttura ludica, visto che il titolo Square Enix è un action RPG e il classico di Media.Vision era un gioco di ruolo a turni, ma per quel gusto avventuroso, caldo e melodico che accompagna il viaggio con personalità. Da amante di Wild Arms, ho ritrovato in alcune melodie una sensibilità molto vicina a quel tipo di avventura, e il risultato mi ha colpito parecchio.

Faie dà varietà al viaggio

- Faie funziona soprattutto come estensione del gameplay. Il suo utilizzo negli enigmi, nei templi e in alcune sezioni specifiche dà ritmo all’esplorazione e ci aiuta a spezzare l’andamento classico dell’action RPG isometrico. I puzzle legati ai templi diventano via via più complessi e rappresentano una buona motivazione per cercare e completare queste aree opzionali. Anche la possibilità di usarla in combattimento e di affidarla a un secondo giocatore in cooperativa locale è un’aggiunta apprezzabile.

Un mondo pieno di gatti

- Tra gli elementi più adorabili di The Adventure of Elliot: The Millenium Tales c’è anche una presenza felina sorprendentemente importante. Il mondo di gioco è pieno di gatti, il gioco in un certo senso parla di gatti, non relegandoli a semplice decorazione ambientale ma anche trasformandoli in un vero collezionabile: in totale ce ne sono 50 da trovare nel corso dell’avventura. E poi, diciamolo, un action RPG fantasy pieno di gatti parte già con un vantaggio competitivo sleale.

Una struttura narrativa molto interessante.

- Uno degli aspetti più interessanti di The Adventure of Elliot: The Millenium Tales è il modo in cui gestisce la propria struttura narrativa. Senza entrare in dettagli che è giusto lasciare completamente alla nostra scoperta, l’avventura non si limita a seguire una progressione lineare verso un unico punto d’arrivo, ma costruisce il racconto attraverso soglie successive, ognuna capace di modificare la percezione di quanto visto fino a quel momento. È una scelta che funziona molto bene in un gioco basato sul viaggio tra epoche diverse, perché trasforma la storia di Philabieldia in qualcosa da ricomporre poco alla volta. Ogni nuova scoperta non serve soltanto ad aggiungere informazioni, ma spinge a riconsiderare eventi, luoghi e personaggi sotto una luce diversa, dandoci la sensazione di scavare davvero nel passato del mondo. Questa struttura dà all’avventura una generosità narrativa superiore alle aspettative. The Adventure of Elliot: The Millenium Tales sa offrire momenti di forte soddisfazione senza bruciarsi subito tutte le carte, e continua ad aprire nuove prospettive anche quando potremmo pensare di aver ormai compreso la direzione del racconto. È proprio in questa capacità di rilanciare, approfondire e cambiare punto di vista che la storia trova alcune delle sue intuizioni migliori.

Odio

Quattro ere, un po’ troppe ripetizioni

- L’idea di attraversare quattro ere diverse della stessa terra è affascinante e dà alla storia una struttura chiara, ma alla lunga espone anche il principale limite dell’esplorazione. La mappa complessiva è ampia, e sommando le varie epoche la quantità di spazio visitabile diventa notevole. Il problema è che tutti i luoghi, i nemici e i dungeon vengono riproposti con variazioni limitate, e dopo diverse ore il senso di scoperta tende ad affievolirsi. Il backtracking in sé non pesa particolarmente: tornare in aree già visitate per cercare potenziamenti, templi o nuove armi rimane piacevole. A incidere è piuttosto la ripetizione generale della struttura, che in alcuni momenti fa sembrare le quattro ere meno diverse di quanto ci aspetteremmo.

Secondarie utili, ma poco ispirate

- Le missioni secondarie offrono ricompense utili e contribuiscono alla crescita di Elliot, quindi hanno un peso concreto all’interno del loop. Alcune, però, sono talmente convenzionali nella premessa e nello sviluppo che difficilmente verrebbe voglia di completarle senza il premio finale. Personalmente, intendo dinamiche come andare a recuperare il pettine di un personaggio smarrito nel bosco, e incarichi di questo genere. È un limite più narrativo che strutturale. Dal punto di vista pratico, le secondarie fanno il loro lavoro: ci danno oggetti, potenziamenti e motivi per esplorare. Quello che manca è spesso una scintilla in più nella scrittura delle situazioni, qualcosa che le renda interessanti anche al di là della ricompensa. In un gioco che punta tanto sul piacere dell’esplorazione, qualche incarico più originale avrebbe aiutato a rendere il mondo più vivo.

Personaggi funzionali, ma poco memorabili

- Elliot e Faie funzionano bene come coppia soprattutto sul piano ludico. Il loro rapporto giustifica l’alternanza tra combattimento, enigmi, supporto e sezioni cooperative, e la presenza di Faie ci permette di affrontare puzzle e interazioni ambientali più varie. Sul piano narrativo, però, nessuno dei due riesce davvero a lasciare il segno. La storia è piacevole e accompagna bene l’avventura, ma i personaggi restano piuttosto ordinari. Faie, in particolare, è più convincente come strumento di gioco che come presenza vocale. Il doppiaggio completo è apprezzabile sulla carta, ma alcune frasi vengono ripetute troppo spesso durante azioni ricorrenti, e la voce molto infantile assegnata alla compagna di Elliot può diventare stucchevole. Il problema non compromette l’avventura, ma alla lunga si fa notare, soprattutto considerando quanto spesso Faie ci accompagna.

Tiriamo le somme

The Adventure of Elliot: The Millenium Tales è un action RPG classico, accessibile e molto piacevole, capace di conquistare più con il ritmo complessivo che con singoli elementi davvero rivoluzionari. La storia è gradevole, anche se non sempre imprevedibile; il combat system è semplice, ma sostenuto da armi diverse e da un buon sistema di parata; l’esplorazione sa essere appagante, pur pagando una certa ripetizione tra le quattro ere. A fare la differenza sono soprattutto il loop rilassato, la direzione artistica, la colonna sonora e quella sensazione da grande avventura d’altri tempi che accompagna Elliot e Faie fino alla fine. Non tutto funziona allo stesso livello: i personaggi non sono memorabili, alcune secondarie vivono più di ricompensa che di scrittura e la parte conclusiva tende ad allungarsi. Ma nel complesso The Adventure of Elliot: The Millenium Tales è un’avventura solida, curata e capace di farsi giocare con grande piacere per oltre 25 ore. Un ritorno all’action RPG classico che non reinventa il genere, ma lo interpreta con gusto, pulizia e una notevole capacità di coinvolgere.
8.5

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L'autore

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Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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