Recensione - Aphelion

Il Gioco
L’essere umano è sempre stato indissolubilmente attratto dalle stelle. Opere come Interstellar, Solaris o 2001: Odissea nello spazio condividono proprio questo impulso: la spinta dell’uomo a oltrepassare i confini dello spazio conosciuto per cercare qualcosa che, in fondo, è già dentro di lui, che sia un affetto dimenticato o la ricerca di uno scopo. Spesso non è la meta di questo viaggio verso mondi lontani a contare davvero, ma il viaggio stesso, sospeso tra le stelle. È evidente come in casa DON'T NOD si sia attinto a piene mani da opere cinematografiche e letterarie che hanno definito i pilastri del genere fantascientifico, per raccontare una storia intima e personale. Una storia che non ci pone nei panni di avventurieri spaziali coraggiosi e spericolati, ma di esseri umani pronti a lasciare ogni cosa per cercare un nuovo mondo da chiamare casa.Con Aphelion, lo studio propone una nuova proprietà intellettuale ambientata in un contesto fantascientifico, decisamente inedito nel proprio bagaglio di opere, mantenendo centrale l’elemento narrativo ma inserendolo, questa volta, in una struttura più orientata all’esplorazione e alla sopravvivenza. Niente scelte morali capaci di plasmare il destino dei personaggi, ma una storia lineare che ci accompagna in un viaggio di scoperta all’interno di un mondo tanto ostile quanto affascinante. Ho parlato al plurale non a caso, perché nel gioco impersoniamo due astronauti pronti a tutto per salvare la razza umana.
MX Video - Aphelion
Il titolo è ambientato in un futuro prossimo in cui la Terra è ormai vicina a diventare inabitabile. Per questo motivo, l’agenzia spaziale internazionale ESA (il gioco può vantare una collaborazione ufficiale con l’Agenzia Spaziale Europea) avvia la missione Hope-01 con lo scopo di spingersi oltre il sistema solare ed esplorare un lontanissimo pianeta, chiamato Persephone, verificandone la possibilità di terraformazione e garantendo così un futuro all’umanità. La missione di ricognizione è composta da soli due astronauti: un uomo di nome Thomas e una donna di nome Ariane, quasi come dei nuovi Adamo ed Eva inviati a conquistare un immacolato Giardino dell’Eden. Il loro obiettivo è analizzare un’anomalia nota come la Sorgente, un picco energetico che potrebbe rappresentare la chiave di volta per la salvezza dell’umanità. Quella di Ariane e Thomas appare inizialmente come una missione semplice: scoprire la natura della Sorgente, raccogliere i dati necessari e fare ritorno a casa. Fin dai primi minuti, però, emerge come il loro rapporto non sia privo di tensioni, segnato da conflitti legati a ciò che il viaggio li ha costretti ad affrontare e da sentimenti personali che rischiano di compromettere l’intera missione.
Tutto precipita improvvisamente quando un insolito malfunzionamento compromette i sistemi della nave, causando un brusco atterraggio d’emergenza sulla superficie di Persephone, separando i due protagonisti di svariati chilometri di distanza. Ariane, dopo una fuga disperata dai relitti della nave, si ritrova in una regione glaciale, caratterizzata da temperature estreme e venti incessanti, mentre Thomas atterra in un’area con condizioni ambientali completamente diverse e inattese, segno che il pianeta stesso ha iniziato a cambiare e trasformarsi per ragioni ancora sconosciute. Da questo momento ha inizio il loro percorso parallelo, con l’obiettivo comune di ricongiungersi e raggiungere la Sorgente, ignari del fatto che qualcosa di mostruoso si muove tra le lande di Persephone per dare loro la caccia.

Non intendo soffermarmi oltre nello svelare il canovaccio narrativo scritto dagli autori del team francese, lasciando a voi la scoperta di ciò che attende Ariane e Thomas: due personaggi differenziati non solo dal viaggio che li aspetta, ma anche dal gameplay che gli sviluppatori hanno costruito attorno a loro. La narrazione si sviluppa attraverso 11 capitoli, nei quali il nostro controllo si alterna tra Ariane e Thomas in base agli eventi della storia, consentendo di esplorare due punti di vista distinti, sia sul piano narrativo che su quello ludico. Partiamo dal presupposto che il gioco è un action-adventure in terza persona privo di un sistema di combattimento, con il focus dell’esperienza costruito attorno all’esplorazione, all’interazione ambientale e alla sopravvivenza, evitando i pericoli disseminati sul pianeta.
L’esperienza ci mette inizialmente nei panni di Ariane, un’astronauta che, grazie al suo addestramento nelle regioni più inospitali della Terra, è in grado di muoversi con agilità tra le pareti ghiacciate, arrampicandosi appiglio dopo appiglio. Il sistema di arrampicata si presenta piuttosto classico e derivato da altri esponenti del genere, ed è proprio per questo che il team francese ha cercato di diversificarlo inserendo due varianti interessanti. Innanzitutto, lo Scanner collocato nel polso della tuta permette ad Ariane di sintonizzarsi sulle onde elettromagnetiche emanate dal pianeta, rendendole visibili sotto forma di flussi energetici azzurri. In alcuni punti, queste onde possono essere alterate, modificando la gravità e la composizione del ghiaccio circostante. Il ghiaccio di Persefone reagisce invero a queste onde, in maniera aliena e sconvolgente, cambiando la propria struttura: ciò ci consente di creare ponti di ghiaccio, aprire varchi o alterare la conformazione dello scenario, introducendo una semplice componente puzzle integrata nell’esplorazione. In alcune situazioni, queste meccaniche ci permettono anche di creare diversivi utili per sfuggire alla Nemesi.

Il secondo elemento introdotto per variare il gameplay è infatti la presenza di una creatura aliena che bracca i protagonisti, identificata con l’appellativo di Nemesi. Pur essendo distante per realizzazione, l’ispirazione richiama chiaramente l’eccellente survival horror “Alien: Isolation”, dove era necessario evitare a ogni costo il contatto con la creatura aliena, sfruttando l’ambiente a proprio vantaggio. La Nemesi è estremamente sensibile al rumore: per evitare un esito fatale, ci è quindi necessario muoversi con cautela tra i ghiacci scricchiolanti, creando diversivi quando possibile. Le zone in cui ci si troverà faccia a faccia con l’alieno sono piuttosto circoscritte, ma permettono più percorsi per mettere in salvo la pellaccia. Anche l’esplorazione nelle lande ghiacciate riesce a trasmettere un certo senso di vastità e libertà, con percorsi diversi per raggiungere la medesima meta. Per lo più questa libertà è una mera illusione, e finché l’incanto non si spezza, riesce a reggere il gioco tutto sommato in modo piacevole.
Con Thomas la situazione cambia drasticamente, introducendo un pericolo ancora più immediato: la mancanza di ossigeno. L’impatto della sua capsula di salvataggio è violento, lasciando l’astronauta ferito e con una riserva d’ossigeno limitata. Non avendo la forza per arrampicarsi, Thomas si muove più lentamente negli scenari, utilizzando un rampino per abbassare ponti di lamiere metalliche o scardinare porte incastrate. La sua mobilità limitata è ulteriormente condizionata dalla necessità di gestire l’ossigeno: i nostri spostamenti devono essere pianificati con attenzione, introducendo una componente più strategica, poiché le riserve disseminate nei livelli richiedono una gestione attenta dell’esplorazione. Nonostante la diversificazione del gameplay tra i due personaggi, che cerca di proporre meccaniche non eccessivamente tradizionali, la scarsa libertà d’azione e una guida spesso troppo esplicita nei nostri confronti finiscono per limitare un impianto ludico certamente funzionale nell’immediato, ma che con l’avanzare delle ore inciampa rivelando inevitabilmente la sua poca profondità.

L’impianto narrativo mostra con chiarezza la capacità e la volontà di DON'T NOD di raccontare storie drammatiche di personaggi condotti al limite, dove, in questo caso, l’uso dell’esponente del viaggio interstellare si contrappone alla centralità del rapporto umano tra due persone in conflitto, sospese tra amore e solitudine. Il gioco conduce le file del racconto in un continuo alternarsi tra fasi di gameplay e cinematiche ben riuscite, dove la regia si dimostra esperta e attenta, non solo nel gestire il ritmo delle vicende, ma anche nel portare a schermo inquadrature cinematografiche ben realizzate, fortemente focalizzate sui primi piani di protagonisti sofferenti, segnati da sensi di colpa e dalla paura di aver voltato le spalle all’unica cosa che conta davvero per loro.
DON'T NOD sa che per raccontare una grande storia anche l’orecchio vuole la sua parte, così Aphelion mette in scena non solo una narrazione fortemente cinematografica, ma il canovaccio narrativo è sostenuto anche da una colonna sonora evocativa, capace di accompagnare il racconto nei momenti più significativi. Anche l’interpretazione dei due protagonisti ha ricevuto la giusta cura, risultando solida nonostante qualche scivolone lungo il percorso. Da questo punto di vista non si può non riconoscere nello studio francese una profonda consapevolezza di sé, dove pur inserendo la narrazione in un contesto più ampio, dimostra di conoscere bene i propri limiti ma soprattutto i propri punti di forza, scegliendo di concentrare il fulcro del racconto sul rapporto tra Ariane e Thomas, vero cuore dell’esperienza.

Visivamente, il gioco si regge fieramente sulle sue gambe grazie a una resa del pianeta ghiacciato suggestiva, costruita attraverso un uso consapevole di Unreal Engine 5 e delle sue tecnologie legate all’illuminazione, ai riflessi e alla resa complessiva degli ambienti. Il pianeta di Persephone sa regalare momenti d’impatto, a fronte comunque di un level design che scivola più di una volta tra i costoni rocciosi del pianeta. Gli scenari alieni risultano credibili, e in più di un’occasione invitano a soffermarci per ammirarne i panorami, sebbene talvolta il senso di vuoto che li accompagna presto diventi alquanto tangibile, e la scusa del pianeta deserto e inesplorato in questo caso arrivi fino ad un certo punto. Su Xbox Series X il gioco propone un’unica modalità grafica, senza opzioni separate tra “Qualità” e “Prestazioni”, mantenendo un framerate stabile intorno ai 60 fotogrammi al secondo. Per quanto riguarda la lingua italiana, Aphelion non include il doppiaggio, risultando localizzato esclusivamente nei testi a schermo e nei sottotitoli.



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