Recensione - WWE 2K26

Il Gioco
La prima differenza importante tra il nuovo WWE 2K26 ed il predecessore dell'anno scorso riguarda l’aspetto tecnico: Visual Concepts ha infatti deciso di abbandonare il supporto alle console di vecchia generazione, concentrandosi unicamente sugli hardware attuali. Una scelta che gli ha permesso di spingere maggiormente sul fronte della simulazione, pur mantenendo quell’impronta leggermente arcade che la serie ha progressivamente adottato negli ultimi anni. Il risultato è un’esperienza che tenta di trovare un equilibrio tra realismo e spettacolarità, con esiti che variano a seconda delle modalità e delle nuove aggiunte introdotte. È però evidente come WWE 2K26 presenti numerosi cambiamenti: alcuni sono interventi sostanziali, altri invece piccoli ritocchi che contribuiscono a rendere il tutto più simile a una vera trasmissione televisiva di wrestling. Oltre a questo tornano anche alcune modalità ormai familiari, tra cui MyRise e Showcase, accompagnate da nuovi tipi di match pensati per diversificare ulteriormente l’offerta e darci diverse opportunità per salire sul ring virtuale.
MX Video - WWE 2K26
Uno degli elementi più impressionanti di questa edizione è senza dubbio il roster, che supera i 400 wrestler giocabili e rappresenta uno degli aspetti più ricchi della produzione. La selezione attraversa diverse epoche del wrestling professionistico, permettendoci di mettere sul ring leggende del passato, superstar contemporanee e volti emergenti, ricreando match iconici. Possiamo, ad esempio, tornare ai tempi dell'Attitude Era combattendo in arene storiche come Raw Is War, oppure mettere in scena scontri più moderni. Nomi iconici come The Rock, Steve Austin, D-Generation X, The Undertaker e Kane condividono il ring con le superstar attuali della federazione, dandoci la libertà di creare match da sogno tra generazioni diverse. Per la prima volta nella storia della serie, inoltre, il gioco include anche atleti provenienti da federazioni esterne, come AAA e Pro Wrestling Noah. Una scelta che amplia sensibilmente la varietà e rende la lineup più ricca e sorprendente rispetto a quanto ci aspettiamo solitamente da un titolo ufficiale WWE.
Per quanto riguarda il cuore dell’esperienza, ovvero il wrestling sul ring, è evidente come l’abbandono delle console di vecchia generazione abbia permesso agli sviluppatori di introdurre alcuni cambiamenti significativi lavorando in particolare su fisica e presentazione, con l’obiettivo di rendere l’azione più credibile. Un esempio evidente riguarda le entrate, ora più interattive: durante la camminata lungo la rampa ci è possibile attivare manualmente gli effetti pirotecnici, eseguire taunt positivi o provocazioni rivolte all’avversario e persino gestire liberamente gli angoli di ripresa della telecamera. Anche la fase iniziale dei combattimenti ha ricevuto maggiore attenzione. Quando la campana suona, il titolo ci permette di avviare brevi interazioni che richiamano l’apertura di un vero match: possiamo offrire una stretta di mano all’avversario — sincera oppure usata come inganno — oppure iniziare una fase di chain wrestling o scaldare il pubblico prima del primo contatto. Tutti elementi che aiutano a costruire meglio l’atmosfera iniziale rendendo l’esperienza fedele alle dinamiche tipiche di uno spettacolo televisivo.

Considerata la quantità di sistemi e interazioni presenti, WWE 2K26 introduce anche diversi minigiochi che entrano in scena durante gli incontri. Tra i più riusciti c’è lo scambio di colpi, una sequenza in cui ci affrontiamo a suon di pugni dovendo sincronizzare con precisione i comandi per avere la meglio. Tornano inoltre i classici button mashing utilizzati nelle sottomissioni. Personalmente, prediligendo un approccio simulativo, ho trovato queste aggiunte piuttosto riuscite perché contribuiscono ad aumentare la tensione, sebbene chi preferisca un’esperienza puramente arcade potrebbe non apprezzarle. Anche la fisica delle armi è stata migliorata: gli oggetti ora cadono e reagiscono in modo più naturale, senza quella sensazione di rigidità del passato. Tra le nuove armi troviamo i carrelli della spesa e le puntine da disegno, e ci è concesso impilare più tavoli prima di schiantarci sopra l’avversario. Gradito anche il ritorno delle rivalità nelle partite esibizione, un sistema dinamico che genera interferenze e attacchi post-match, dandoci la sensazione di trovarci in un universo in continua evoluzione.
Oltre a un roster più ampio, il titolo introduce un livello di personalizzazione profondo. Tra le novità più interessanti c’è la possibilità di creare vere e proprie sequenze di chain wrestling all’interno dei moveset, le quali possono essere eseguite automaticamente dall’intelligenza artificiale durante gli incontri per riprodurre con maggiore precisione il ritmo e lo stile di combattimento reale di un determinato atleta. Troviamo anche nuovi tipi di match che si affiancano a quelli noti: il match “I Quit”, ad esempio, riproduce esattamente ciò che ci aspettiamo da questa stipulazione, offrendo un’esperienza coerente. Più discutibile, invece, è la resa dell’Inferno Match. Dal punto di vista tecnico funziona, ma le fiamme che circondano il ring appaiono piatte e bidimensionali; curiosamente, a differenza di vecchi giochi in cui potevamo vedere i wrestler prendere fuoco, in questa iterazione tale elemento è assente e la conclusione mostra semplicemente il perdente colpito con un estintore.

Meno convincente è la gestione del Three Stages of Hell Match, che soffre di alcune transizioni poco fluide tra una fase e l’altra dell’incontro, con gli oggetti presenti sul ring che spariscono improvvisamente spezzando un po’ l’immersione. Tra le novità fa capolino anche il Dumpster Match, il cui funzionamento ricorda però molto da vicino il Casket Match, con l’obiettivo invariato di chiudere l’avversario all’interno del contenitore. Passando alle modalità storiche, MyRise racconta la scalata di un wrestler fittizio con percorsi narrativi ramificati e la possibilità di salvare in più punti della storia per esplorare scelte alternative, rendendo il tutto più rigiocabile. Torna l'eccezionale Showcase Mode, questa volta dedicata a CM Punk, per rivivere i match più significativi della sua carriera completando obiettivi specifici. A questa si aggiunge la nuova opzione Gauntlet, che ci permette di affrontare una serie di match consecutivi senza dover interrompere l’azione per completare richieste esterne, ideale per chi preferisce concentrarsi esclusivamente sul combattimento puro.
La Universe Mode continua a funzionare bene per chi ama avere il pieno controllo della programmazione, con l'aggiunta dei cash-in del Money in the Bank e nuovi tipi di promo, sebbene l’assenza di un vero sistema per creare storyline personalizzate continui a farla apparire incompleta. Stesso discorso per MyGM: la struttura di base legata a draft, budget e rivalità resta identica allo scorso anno, pur includendo nuovi eventi e match. Fortunatamente il multiplayer online si è comportato bene: durante la mia prova mi sono collegato ai server senza riscontrare difficoltà o lag invalidante. Tra le novità debutta l'Island Mode, un hub online condiviso in cui possiamo muoverci liberamente, unirci a fazioni e avviare incontri con altri utenti. All’interno è presente anche una Gauntlet Tower contro l’IA, strutturata per diventare progressivamente più difficile e incentivare il grinding. Personalmente, devo ammettere che questa aggiunta non è riuscita a catturare particolarmente il mio interesse, ricevendo peraltro un'accoglienza contrastata dalla community.

Torna anche MyFaction, la modalità basata su carte collezionabili, che continua a risultare fortemente orientata al grinding spingendo verso le microtransazioni e nascondendo alcuni personaggi del roster principale dietro il suo completamento. Si aggiunge inoltre il Ringside Pass, un sistema di battle pass stagionale (gratuito e premium) che sostituisce i classici DLC; un'idea non necessariamente negativa, ma fatico ad accettare un pass a pagamento in un titolo venduto a prezzo pieno.
Sul fronte della presentazione, l'opera convince grazie a una colonna sonora energica e un commento curato e dinamico. Dal punto di vista visivo, invece, lascia spazio a qualche margine di miglioramento: la qualità dei modelli facciali resta altalenante, con alcune riproduzioni eccellenti e altre sorprendentemente poco curate, accompagnate da una fisica dei capelli che non mostra particolari progressi e qualche piccolo glitch grafico qua e là. Nel complesso, però, l'impatto generale sul ring rimane di altissimo livello.



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