Recensione - 007 First Light

Il Gioco
Il personaggio di James Bond ha una storia decennale, affondando le sue radici negli anni '50: per narrare le sue origini in 007 First Light, però, i ragazzi di IO Interactive hanno deciso di non usare né il personaggio dei romanzi di Ian Fleming, né la sua controparte cinematografica. Questa "origin story" è infatti ambientata al giorno d'oggi e vuole riscrivere da zero il mito dell'agente britannico, fungendo da punto di partenza, probabilmente, per una saga di videogiochi ambientati nella stessa timeline. Qui ci troviamo a vestire i panni di un James Bond appena ventiseienne, magistralmente interpretato dall'attore Patrick Gibson, che gli dona fattezze, voce e, soprattutto, un'espressività fuori dal comune. Non siamo ancora di fronte all'impeccabile e glaciale agente che abbiamo conosciuto in innumerevoli film: questo James è impulsivo, talvolta sconsiderato, emotivo e profondamente umano. È un giovane militare dall'incredibile talento che sta ancora cercando il suo posto nel mondo, un diamante grezzo che non ha ancora imparato a domare i propri istinti, a indossare il leggendario smoking che abbiamo imparato a conoscere, e neanche ad apprezzare il famoso "Vodka Martini, agitato, non mescolato" (che scoprirà proprio in questo gioco!).
MX Video - 007 First Light
La storia di 007 First Light inizia con un James non ancora reclutato dall'MI6, i servizi segreti britannici: qui lo troviamo come semplice soldato della Royal Navy Air Force, impegnato in una missione di ricognizione in Islanda, un incarico di routine che si trasforma rapidamente in un incubo di ghiaccio e fuoco. A seguito di un devastante attacco a sorpresa, il giovane Bond si ritrova a essere l'unico sopravvissuto del suo plotone, ed è proprio in questa occasione che avviene il suo primissimo contatto con il MI6. L'agenzia di intelligence, avendo disperato bisogno di proteggere alcuni misteriosi documenti ed equipaggiamenti sensibili caduti nelle mani nemiche sul suolo islandese, intercetta le comunicazioni radio di Bond e lo recluta sul campo come agente improvvisato, scoprendo così il vero valore del ragazzo e finendo per inserirlo nel programma d'addestramento per gli agenti doppio-zero.

Da questo battesimo del fuoco parte un impoenente intreccio narrativo del quale diventiamo protagonisti: il nostro scopo si evolverà ben presto dalla semplice sopravvivenza allo sventare una cospirazione di scala globale che minaccia la pace mondiale e i fondamenti stessi della democrazia. La storia parte con la caccia ad un agente ribelle scomparso dai radar dell'MI6 per molti anni ed ora improvvisamente riapparso, l'agente 009, ma si svilupperà molto oltre questa premessa con un susseguirsi di colpi di scena e l'entrata in campo di numerosi personaggi chiave costituiti da un cast di comprimari e villain d'eccezione, tra cui spiccano un memorabile antagonista interpretato da Lenny Kravitz, oltre a figure storiche e rassicuranti come M, la direttrice dell'MI6, il geniale inventore Q, la fidata Moneypenny e Greenway, il burbero addestratore del giovane James. La storia ci porta a viaggiare in lungo e in largo per il globo, offrendoci una varietà di ambientazioni mozzafiato: dai corridoi ipertecnologici del quartier generale dell'MI6 a Londra, passando per la base d'addestramento dell'MI6 a Malta, le lande desolate dell'Islanda, i lussuosi resort e casinò della Slovacchia, le insidiose giungle del Vietnam, fino ad arrivare ai torridi deserti della Mauritania e ai ghiacci perenni dell'Antartide. Un vero e proprio giro del mondo che funge da palcoscenico per la nascita di un nuovo eroe videoludico.

Dal punto di vista della struttura di gioco, IO Interactive ha intelligentemente scelto di discostarsi dal design classico della serie Hitman in favore di un'impostazione molto più cinematografica, lineare e votata all'azione e all'avventura. 007 First Light non è un vasto e dispersivo open world, ma si articola in una sequenza di missioni e capitoli ben definiti, garantendo un ritmo narrativo incalzante e una durata complessiva che può tranquillamente superare le 18-20 ore di gioco. Questa scelta non si traduce però in una banale serie di corridoi lineari, tutt'altro: ogni missione è ambientata in macro-aree incredibilmente dense e ricche di dettagli (come un gigantesco museo londinese o un lussuoso hotel nei Carpazi), dei veri e propri "sandbox in miniatura" che offrono numerose opportunità ed approcci alternativi ad ogni obiettivo, premiando l'esplorazione meticolosa e l'ingegno. La varietà di gameplay è impressionante e si respira in ogni singolo livello: passiamo da fasi di puro spionaggio in cui dobbiamo infiltrarci in serate di gala, a frenetiche fughe sotto il fuoco nemico, fino a momenti più compassati dedicati alla raccolta di informazioni e alla risoluzione di enigmi ambientali, passando per fughe in auto, intense sparatorie e appassionanti fasi stealth.
Un elemento di design importante è la totale assenza di una minimappa tradizionale a schermo: questa scelta ci costringe ad esplorare e memorizzare l'ambiente circostante, a prestare attenzione ai dialoghi dei numerosi e vivissimi NPC, a memorizzare i percorsi di ronda e a sfruttare ogni singolo appiglio o condotto di aerazione. Ad esempio, esplorando un nightclub ci si può imbattere in un generatore guasto; riparandolo in modo del tutto opzionale, si riattiva la musica e si creano distrazioni che alterano il comportamento della folla e delle guardie, aprendo nuove vie d'accesso. Ed il gioco non si conclude con la lunga campagna principale: ad affiancarla troviamo infatti la modalità Simulatore Tattico (TacSim), un simulatore interno al MI6 che offre sfide rigiocabili in stile "Contratti Escalation" tipici di Hitman, con modificatori, gadget limitati e classifiche online che espandono a dismisura la longevità dell'opera per i completisti più accaniti, ed una serie di sfide da portare a termine nelle location della Campagna, oltre alla possibilità di rigiocare singoli capitoli della storia per raccogliere tutti collezionabili e completare gli Obiettivi del gioco.

Venendo alle meccaniche di gameplay, l'infiltrazione e lo stealth rappresentano ovviamente il cuore dell'esperienza, ma sono realizzati in maniera più dinamica ed intuitiva. Dimenticate i continui cambi d'abito dell'Agente 47: James Bond non è un assassino mutaforma, ma una spia che deve fare affidamento sul proprio carisma e sul proprio arsenale tecnologico. Il gioco introduce un interessante sistema di persuasione e bluff, che permette a James di superare indenne i controlli o di ingannare i nemici tramite scelte di dialogo fulminee e spavalde. Inoltre può contare sull'arsenale tecnologico fornito dalla sezione Q dell'MI6, che rappresenta il vero fiore all'occhiello dell'esplorazione e dello stealth nel gioco: abbiamo a disposizione lenti a contatto intelligenti per scansionare l'ambiente e identificare minacce e punti di interesse, un orologio multifunzione per hackerare terminali, sabotare quadri elettrici e telecamere, un telefono capace di sparare dardi stordenti, penne lanciamissili e fotocamere in grado di emettere potenti onde d'urto. Tutto questo va però gestito con oculatezza, poiché i gadget consumano risorse (energia e composti chimici) che Bond dovrà costantemente ricaricare raccogliendo risorse nell'ambiente. Oltre a questo, ho davvero apprezzato la meccanica del "Licenza di Uccidere": essendo un novellino, James non è autorizzato a compiere omicidi a sangue freddo. Di base, il gioco incentiva lo stordimento non letale, e possiamo passare alle uccisioni solo se attaccati o se i nemici mostrano un comportamento chiaramente ostile, cosa che fa scattare appunto la "Licenza di Uccidere", chiaramente mostrata in alto sullo schermo. Ho trovato questo elemento estremamente coerente dal punto di vista narrativo, oltre che una bellissima citazione al primo, indimenticabile film di 007 con Sean Connery.

Quando la diplomazia fallisce e lo stealth viene compromesso, 007 First Light sfodera un sistema di combattimento corpo a corpo che stupisce per brutalità, fluidità e appagamento. Il combat system richiede tempismo perfetto per schivate, parate e contrattacchi, specialmente quando si è soverchiati numericamente. Bond si muove con la ferocia tipica dell'incarnazione di Daniel Craig: possiamo disarmare gli avversari, scagliare loro addosso oggetti contundenti recuperati al volo dall'ambiente (fermacarte, bottiglie, sedie), oppure afferrare i nemici per fracassare i loro crani contro stampanti, vetrine o distributori automatici, culminando in devastanti e spettacolari "finish move" al rallentatore. Anche le sparatorie godono di una cura maniacale, qualcosa che non si era mai visto nei precedenti titoli IO. Le munizioni sono estremamente limitate e irreperibili in grandi quantità, costringendoci a un approccio tattico ed a continui cambi d'arma raccogliendo quelle lasciate dai nemici abbattuti, oltre che allo sfruttamento intelligente delle coperture. Bond può neutralizzare i nemici sparando alle gambe o alle mani per disarmarli, in un tripudio di balistica e reazioni realistiche ai danni subiti. A fare da splendido contorno a queste meccaniche, si aggiungono inoltre delle spettacolari sezioni di guida. IO Interactive non si è risparmiata, inserendo adrenaliniche corse a bordo di veicoli iconici, dall'immancabile Aston Martin DB5 a fuoristrada, camion e perfino un motoscafo. Queste sequenze, seppur piuttosto "pilotate", rappresentano dei veri e propri momenti hollywoodiani ricchi di esplosioni, salti impossibili e spettacolarità visiva, che spezzano il ritmo garantendo un flusso di gioco costantemente vario.

E 007 First Light riesce a sorprendere anche dal punto di vista del comparto artistico e tecnico, sfruttando impeccabilmente l'hardware delle nostre console. Mosso da una versione riscritta e potenziata del motore Glacier Engine di IO Interactive, il titolo restituisce un colpo d'occhio semplicemente sbalorditivo. I materiali, dai riflessi sulle carrozzerie delle Aston Martin ai tessuti degli abiti, rasentano il fotorealismo. L'illuminazione globale e gli effetti ray-tracing donano una profondità visiva senza precedenti ai lussuosi saloni da gioco e ai vicoli illuminati dai neon sotto la pioggia scrosciante del Vietnam, e la ricchezza di superfici riflettenti in ogni ambientazione è francamente stupefacente. Ma è la gestione della folla e delle animazioni a impressionare maggiormente: i livelli pullulano di centinaia di NPC indipendenti, ognuno con la propria routine, che reagiscono in modo organico e naturale agli stimoli ambientali, superando la densità vista in altri giochi con ambientazioni simili. Le animazioni facciali e il motion capture sfiorano la perfezione, restituendo ogni minima sfumatura espressiva durante le numerose e brillanti cutscene. Ad accompagnare questo trionfo visivo c'è un comparto audio e musicale semplicemente magistrale: oltre all'immancabile e iconico tema classico di 007 che irrompe nei momenti di massima esaltazione, il gioco vanta una sequenza di tracce in pieno stile Bond, impreziosita da una canzone originale ed evocativa cantata addirittura da Lana Del Rey. Anche gli effetti sonori, dal tonfo sordo dei pugni al rombo inconfondibile dei motori V8, passando per i dialoghi recitati in modo superbo (sebbene manchi purtroppo il doppiaggio italiano), completano un quadro d'eccellenza tecnica e stilistica. Sono ovviamente presenti i sottotitoli e tutti i testi in italiano, per chi non riuscisse a comprendere i dialoghi in inglese.



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