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Halo: Combat Evolved Anniversary
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Dieci anni di Halo

15 novembre 2001: nei negozi americani arriva la prima console di Microsoft, Xbox, e con essa uno dei titoli che più hanno influenzato il mondo dei videogiochi dell'ultimo decennio: Halo. Oggi cade il decimo anniversario del lancio del titolo che ha preso tutti di sorpresa sdoganando definitivamente il genere FPS nel mondo delle console e rivelandosi un vero fenomeno popolare, dando il via ad un brand che in questi anni ha infranto numerosi record di vendita. Celebriamo l'evento ripercorrendo insieme i dieci anni di vita della serie di Bungie.
Il Grande Viaggio
Molto probabilmente i Covenant non hanno un grande senso dell’umorismo, altrimenti una risata ci stava tutta di fronte alla realtà dei fatti: un grande viaggio è avvenuto, ma non come se lo aspettavano i loro gerarchi. Dal 2001, quando le pubblicità recitavano lo slogan “Avevo una ragazza… poi è arrivato Halo”, ad oggi con Halo Anniversary, passando per quel Believe sulle note di Chopin che ha fatto correre brividi lungo le schiene di milioni di giocatori, la saga creata da Bungie ha vissuto il suo big-bang multimediale esplodendo in ogni direzione: videogioco, fumetto, letteratura, animazione, immaginario nerd e oltre. I numeri di questo successo sono impressionanti e testimoniano la grandezza di una saga che ormai ha preso a pieno diritto posto nel firmamento videoludico… ma il successo di Halo non è questione di numeri: è più un fatto di emozioni e cuore.

Sorvoliamo per una volta, un giorno soltanto, sul fatto che sono pixel e codici, che è solo un gioco e torniamo a quel 2001, a quell’atterraggio di fortuna su un pianeta artificiale che nel bene o nel male ha segnato l’inizio di tutto. Quanti, dopo aver osservato quell’immane curva all’orizzonte, si sono sentiti trascinati in una guerra che ora era diventata anche la loro, e dopo aver respinto il primo attacco Covenant sulla superficie dell’anello hanno fatto scattare il caricatore e pensato: "Andiamo!"

Dopo aver attraversato paludi, pianure e tormente, dopo aver dovuto respingere i tentacoli di un parassita inarrestabile, sembrava tutto finito, la distruzione di quella reliquia tanto stupefacente quanto intrisa di morte per un attimo aveva portato a sperare nella fine. In realtà era solo l’inizio. Halo si rivelò presto non soltanto il nome di un costrutto artificiale a forma di anello, ma di un intero universo fatto di storie e personaggi, luoghi e scoperte impensabili. Halo 2 non giunse per porre fine alla guerra, ma per spaventare tutte le forze in gioco mettendole di fronte all’immensità di quello che si era scatenato. E non stiamo parlando solamente del 2552...

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L’anello della vita
Quando si pensa all’online della prima Xbox è facile, quasi legittimo, immaginarlo in simbiosi con Halo 2. Dire che il matchmaking del seguito Bungie abbia spadroneggiato sulle arene di un allora acerbo Xbox Live è eufemistico. Halo 2 è forse il capitolo più importante se lo si considera in base all’apporto dato alla formazione di una comunità di fan e giocatori intorno alla saga. Quello che il primo Halo: Combat Evolved fece per gli FPS su console, Halo 2 lo ripetè per quanto concerne il gioco online. Si formarono clan, si cambiò il modo di parlare e nelle chat risuonarono headshot, double, stuck. Termini già in uso da anni in altre arene che, però non erano quelle dei salotti di tutto il mondo. Sette anni dopo, Halo riveste ancora un ruolo di tutto rispetto fra i nomi degli sparatutto online e ogni nuovo capitolo ha visto i fan accanirsi sui particolari della trama quanto fra di loro nel matchmaking. Ma presto i giocatori, con le nocche sbiancate per la pressione sul controller di fronte a quel “Sir. Finishing this fight!” che pompava adrenalina come fosse fuoco, compresero che il meglio doveva ancora arrivare.

This is the way the world ends
Una nota di piano lascia il posto a vortici di sabbia e polvere, prima che il brillare dell’armatura Mark VI faccia apparire Spartan 117 all’orizzonte. Siamo sulla Terra, in Africa, il cui cuore è stato violato dalle truppe Covenant alla ricerca di un qualcosa che si manifesta in tutta la sua imponenza. Master Chief può solo assistere all’esplosione di quella luce bianca e accecante. Comprende che ora la situazione è più grave del previsto, e anche i giocatori lo capiscono quando Cortana annuncia la fine del mondo.

Il tempo che separa il trailer d’annuncio dall’uscita di Halo 3 nel settembre 2007 è forse una delle campagne marketing più seguite ed entusiasmanti mai messe in piedi. Siti virali a base di api e mielicoltura, messaggi criptati e video fatti per aumentare l’attesa (che male non fa) sono il preludio all’arrivo su Xbox 360 della saga videoludica più importante della console e una fra le più celebrate di sempre e, nonostante alcune critiche riguardo il lato tecnico fatte in occasione di un trailer contenente scene di gameplay, il 26 settembre portò Halo 3 nei negozi. Fu un’esplosione, la consacrazione per molti aspetti di tutto il medium videoludico. In meno di 24 ore il terzo capitolo polverizzò i precedenti record di vendite e incassi anche relativi al mondodel cinema; la probabilità di accedere ad Xbox Live e vedere tutti i propri amici online al momento impegnati nel matchmaking era elevatissima. Halo 2 cedette lo scettro solamente al suo successore, rendendo la serie la più giocata online senza soluzione di continuità. Bungie aveva compreso l’importanza della community ancora prima dell’uscita di Halo 3, e le modalità cinema con i relativi strumenti di condivisione (poi ulteriormente espansi) e fucina servirono per portare a nuovi livelli la partecipazione dei fan.

Halo 3 è stato sicuramente il punto più alto finora raggiunto dalla saga per quanto riguarda risonanza mediatica ed espansione della fanbase, ma è stato anche un punto di svolta, un confine oltre il quale l’universo costruito fino a quel momento quasi esclusivamente da Bungie ha conosciuto l’afflusso maggiore di contributi esterni.

Wake me when you need me
Il capitolo finale della trilogia originale segnò anche la fine, momentanea come vedremo, della storia del suo protagonista principale, quel Master Chief tanto amato quanto studiato dai fan. Pochi videogiochi possono vantare un personaggio altrettanto famoso ma allo stesso tempo altrettanto avvolto nel mistero. Di lui si conosce il pianeta d’origine, la storia della sua vita… ma il suo volto, il suo carattere, la sua essenza completa sono stati lasciati in sospeso da Bungie, nascosti. Alla software house madre della serie si affiancò poi Ensemble Studios con Halo Wars, meritevole strategico ambientato diversi anni prima le vicende narrate nella saga principale e da tenere in considerazione per il notevole sforzo fatto dagli sviluppatori nel portare un genere tanto estraneo alle console in una forma apprezzabile per la gestione tramite pad.

Bungie, dal canto suo, fece dono ai giocatori di altri due titoli ambientati nell'Halo universe: Halo 3 ODST e Halo Reach. Nonostante la notevole qualità di ODST, è stato Reach la prima vera grande produzione dopo Halo 3: un nuovo cast di personaggi appartenenti agli Spartan III insieme ad un multiplayer con diversi nuovi elementi rispetto a quello sperimentato con i titoli precedenti, hanno caratterizzato un titolo in grado di offrire, molto probabilmente, la trama più cupa e sentita di tutte quelle fino ad ora narrate nei giochi precedenti.

E fu nuovamente linea di confine. Con l’uscita di Halo Reach, Bungie ha completato la sua missione con Halo passando a lavorare su altri progetti per Activision e dando in gestione il suo lascito a 343 Industries, software house costruita da Microsoft espressamente per la gestione di quel patrimonio che è Halo e tutto ciò che lo riguarda.

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Wake up John!
Arriviamo quindi ai giorni nostri e alla prova in cui si sono impegnati i ragazzi di 343 Industries nel desiderio di far rivivere ai fan la nuova epica avventura, ancora un volta nei panni di Master Chief, chiamata Halo 4. Si sa ancora pochissimo sul titolo se non che è l’inizio di una nuova trilogia e che promette interessanti sviluppi sia sulla trama generale che per quanto riguarda l’eroe emblema della serie, unitamente anche a Cortana. E’ presto per parlare, ma la speranza che quella magia iniziata con Halo: Combat Evolved, di cui oggi festeggiamo il decimo anniversario, possa rivivere con rinnovata forza è per definizione l’ultima a morire. Nel frattempo gli sviluppatori ci permettono di ripercorrere il primo mitico gioco con una versione completamente riveduta in HD ed arricchita di contenuti extra, uscita nei negozi proprio in corrispondenza di questo anniversario.

L’universo nato da Bungie e sfuggito di mano ai suoi stessi creatori ha ancora molte storie da raccontare, e i fan hanno ancora il desiderio di viverle e conoscerle. Per questo, non per altro, Halo esisterà ancora.

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L'autore

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Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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