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img Call of Duty: Black Ops 4
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Recensione - Call of Duty: Black Ops 4

Appuntamento leggermente anticipato quest'anno per Call of Duty, arrivato ad ottobre invece dell'ormai solito novembre. Ma la data non è l'unica novità di Call of Duty: Black Ops 4: per la prima volta, infatti, la serie sacrifica la Campagna a favore di un ricco multiplayer che include anche un'ambiziosa modalità Battle Royale. L'abbiamo quindi provato a fondo per scoprire se il titolo abbia guadagnato da questo scambio: eccovi cosa ne pensiamo!

Il Gioco

Call of Duty è una di quelle saghe che non ha reale bisogno di presentazioni. Centinaia di milioni di copie vendute tra i numerosi capitoli, uscite annuali continue, record su record battuti, diverse innovazioni di gameplay che hanno influenzato praticamente ogni altro sparatutto sul mercato nell'ultimo decennio. Quest'anno però qualcosa è cambiato: se i titoli della serie sono ormai da anni divisi tra Campagna, Zombi (o altra modalità co-op a ondate) e Multiplayer, Call of Duty: Black Ops 4 è il primo a non offrire una Campagna single player. Il vuoto lasciato dalla storia è però stato colmato da una prima assoluta per il franchise: la modalità Battle Royale Blackout.

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Non corriamo troppo però: anche se non c'è una Campagna questo non vuol dire che la componente single player sia del tutto assente. Ricordate gli Specialisti di CoD: Black Ops III, come Battery o Ruin? Molti di loro ritornano in questo capitolo con una serie di missioni Specialista legate da una trama che funge da flashback agli eventi piuttosto confusionari di BO3. Tramite una serie di cut-scene pre-renderizzate scopriamo che questo team di specialisti avrebbe dovuto anni prima completare un'operazione di disarmo di terroristi, ma la missione fu rovinata probabilmente a causa di un traditore. La trama quindi ci viene narrata attraverso questi filmati, mentre il gameplay vero e proprio avviene in una sorta di simulazione VR nelle mappe multigiocatore del titolo, contro bot che dovremo sconfiggere fino a 3 volte in 3 difficoltà distinte, il tutto mentre impariamo a padroneggiare modalità come Deathmatch a squadre, Cerca e Distruggi o la nuovissima Controllo. Prima di questo, però, la voce virtuale di Mason del primo Black Ops ci invita a provare in specifiche missioni tutorial le abilità di ognuno dei personaggi/classi del gioco, presenti sia in questa modalità che nel comparto multigiocatore: le fiamme letali di Ruin, le opzioni tattiche di Ajax, gli esplosivi devastanti di Battery. Un ottimo modo per comprendere pregi e difetti di ciascuna classe prima di gettarci nelle arene online.

Ma è chiaro che la portata principale del gioco, ancor più che nei titoli passati, sia il multiplayer. Se avete giocato a un'esperienza online della serie da Modern Warfare dal 2007 in poi, grosso modo sapete cosa aspettarvi: classi personalizzabili nelle funzionalità e nel look, ricompense uccisione per i giocatori, mappe contenute in cui mettere in campo ogni tipo di equipaggiamento militare, ed un sistema perenne di sblocchi dove tra sfide, potenziamenti, skin e obiettivi secondari si cerca sempre di lavorare a qualcosa oltre al risultato finale della partita singola. Nella fattispecie, Call of Duty: Black Ops 4 segue le ormai assodate tradizioni di Treyarch: un TTK (time to kill, cioè il tempo necessario, in colpi subiti, per morire) più alto rispetto alla media dei Call of Duty di Infinity Ward o Sledgehammer Games, mappe che quasi sempre seguono la struttura delle tre corsie per suddividere la battaglia e offrire sempre strade alternative, un gameplay più mirato alla tattica con dispositivi anti-camper e armi meno letali, permettendo a chi viene colto alla sprovvista di riuscire comunque a rispondere in qualche modo. Se devo paragonare il feeling generale di questo multiplayer a quello di un altro capitolo, lo confronterei con Black Ops 2: i movimenti, la velocità, il feeling delle armi sembrano ricalcare molto quanto fatto in quel capitolo.

MX Video - Call of Duty: Black Ops 4

Anche la giocabilità, pur prendendo diversi spunti dal terzo capitolo di BO, tenta di avvicinarsi alla guerra più confinata dei primi capitoli. Niente più corse sui muri o voli disumani: restano solo le scivolate di potenza e la velocità scattante. Se ne vanno anche buona parte dei poteri più esagerati degli specialisti, come le granate di Battery che riducevano in briciole il nemico (questa abilità c'è ancora, ma è molto meno devastante), ma anche le ricompense punteggio più folli come l'HATR o la nave RAPS, capaci anch'esse di vincere quasi da sole le partite. C'è finalmente di nuovo più enfasi sugli scontri da fuoco, e per questo sono state anche introdotte numerosi opzioni tattiche, ispirate a sparatutto più ragionati come uno dei successi del momento, Rainbow Six: Siege. Le abilità degli specialisti infatti sono molto più inclini a favorire la squadra invece che il singolo: meno armi folli, quindi, e più abilità speciali, come la granata stordente di Ajax che toglie i sensi ai nemici per diversi secondi, ma anche abilità di gruppo come la possibilità di vedere gli avversari attraverso il muro o il nuovissimo inserimento tattico di Seraph, che questa volta può essere utilizzato dall'intero gruppo. Ci sono anche boost di vita e di munizioni, ed una devastante scarica di calore di Firebreak capace di stanare i camper; insomma, tutti per uno, uno per tutti.

Questa filosofia di squadra emerge anche dal nuovo sistema di gestione delle uccisioni, il sistema EKIA che dà l'uccisione a tutte le persone che hanno partecipato ad essa invece di distinguere colpi letali e assist, evitando anche situazioni frustranti quando un alleato si prende l'uccisione dopo che il 90% del lavoro l'abbiamo fatto noi. Un altro elemento che riscrive le opzioni tattiche delle sparatorie è inoltre il sistema dei medikit, degli iniettabili capaci di far riprendere la salute massima in un paio di secondi. Non c'è più infatti la rigenerazione automatica della salute: bisogna entrare nei conflitti a fuoco dovendo costantemente decidere se sia più importante perdere un secondo o due per curarsi o se spendere altrettanto tempo per ricaricare, rimanendo però più scoperti e magari con la salute bassa. Il livello di salute ha subìto un boost, passando dai classici 100 a 150, ma con questa nuova filosofia ribaltare le sorti di un conflitto a fuoco diventa ancor più possibile e fattibile. Anche numerose altre meccaniche di gioco sono state tarate per un'esperienza più tattica, come la minor presenza di granate mortali o gli equipaggiamenti che riducono gli slot disponibili per le granate.

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Insomma, per la prima volta da diversi anni, le armi da fuoco sono nuovamente l'elemento primario degli scontri online e giocare di squadra è più importante che mai. E se il design delle mappe non cambia il modo di giocare, alcune delle nuovissime modalità di gioco sì. Una su tutte è Controllo, che è una delle modalità più rinfrescanti che la saga abbia avuto negli ultimi anni. Si tratta di una sorta di mix tra Cerca e Distruggi e Conquista di Battlefield, ma nelle mappe piccole e frenetiche di CoD. Qui una squadra ha due obiettivi da conquistare, mentre l'altra dovrà fare di tutto per difenderli; le partite sono suddivise in round con un tempo limite per le conquiste (similmente a Cerca e Distruggi, appunto), ma anche con un numero di vite limitate per ogni giocatore, 30 per l'esattezza; questo porta i giocatori a cercare di non morire inutilmente, facendo in modo che ciascuna vita persa valga quantomeno un pezzettino di conquista o qualche uccisione. E' una modalità davvero ben riuscita, che unisce i due volti del multiplayer di Call of Duty: la frenesia di modalità come il Deathmatch a Squadre, e il tatticismo di Postazione o CED. Un'ottima trovata, ed è una delle tante cose riuscite in questo atipico multiplayer ibrido che Treyarch ha creato.

E dove c'è Treyarch non può non esserci Zombi: la modalità co-op arriva quest'anno più ricca che mai. Si parte con ben tre mappe a disposizione (con la quarta mappa Top Secret già disponibile per i possessori del Season Pass) e si tratta senza dubbio alcune delle più creative che si siano viste finora nella serie: una crociera sul Titanic, una scampagnata all'era degli antichi romani in mezzo ad un'arena di gladiatori dove oltre ai non-morti dovremo fronteggiare anche delle tigri, ed infine un ritorno ad Alcatraz, luogo di diversi avvenimenti nella storia strampalata di Zombi. Con la sua lore fatta di viaggi nella mente e nel tempo, Zombi è sempre stata una modalità abbastanza complessa da capire: oltre alle ondate di non morti da sconfiggere e tanti potenziamenti da ottenere per migliorare le chance di sopravvivenza del proprio team, ci sono sempre stati i cosiddetti easter egg che permettono al giocatore di sbloccare eventi speciali, boss, e addirittura un finale, ma questo solitamente avviene tramite meccanismi complessi e cervellotici difficili da trovare senza delle guide YouTube.

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Treyarch ha voluto stavolta offrire un'esperienza Zombi accessibile a tutti, offrendo diversi aiuti e opzioni alternative a chi è meno portato per questa esperienza brutale. A parte quattro difficoltà tra cui scegliere, inclusa la Facile che rende il tutto quasi fin troppo facile ma decisamente ideale per capire le meccaniche avanzate, c'è anche un breve ma pratico tutorial che spiega le regole base della modalità. Troviamo anche una modalità Assalto dove le porte vengono aperte automaticamente man mano che avanziamo e dove conta solo una cosa: fare punti su punti. Ideale per chi non cerca di scervellarsi ma solo di far saltare cervelli altrui. Oltre poi alle solite opzioni di gioco in locale (disponibile anche per le modalità multiplayer), quest'anno il supporto dei bot tocca anche la modalità Zombi, con alleati controllati dall'IA che possono finalmente essere impiegati contro i non morti. Peraltro si tratta di un'IA sorprendentemente competente, con la quale si raggiungono quasi senza fatica almeno 15-20 round a difficoltà Standard. Un buon team per chi non vuole cimentarsi online insomma, e come sempre è tutto affrontabile anche in split screen a 2 giocatori.

E se fin qui abbiamo parlato di modalità già note (seppur rinnovate e dal feeling più fresco) per la serie, la grande novità di Call of Duty: Black Ops 4 è Blackout, che va ad inseguire una delle maggiori rivoluzioni che hanno letteralmente travolto il mondo degli shooter online negli ultimi tempi: i Battle Royale. Alla base Blackout ci presenta una struttura di gioco molto simile a PUBG, con una mappa sterminata dove circa 100 giocatori di lanciano da un aereo, paracadutandosi nelle varie zone della mappa alla ricerca di armi ed equipaggiamenti. Anche qui un cerchio di tempesta restringe sempre più il campo di battaglia, eliminando chi ne rimane fuori e concentrando progressivamente i giocatori con scontri sempre più serrati finché non rimane un solo vincitore. Un contrasto netto con le frenetiche e piccole di CoD, ma Treyarch con la collaborazione di Raven ha portato numerose novità per rendere questa modalità qualcosa in più di un semplice clone dei popolarissimi PUBG o Fortnite.

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In primis c'è da parlare delle meccaniche shooter. Call of Duty da oltre un decennio offre uno dei gameplay sparatutto puri più soddisfacenti, con movimenti scattanti e reattivi e sparatorie precise, il tutto a 60 fps; riproporre queste caratteristiche in un Battle Royale è già un enorme punto a favore del gioco rispetto ai rivali. Con le dovute modifiche del caso (come ad esempio l'introduzione della caduta balistica dei proiettili sulle lunghe distanze), Treyarch ha saputo trasporre tutti i pregi del gameplay estremamente rifinito di questa saga; c'è anche qui ovviamente un sistema di cure manuali suddivise in tre diverse categorie di medkit, un sistema di tre livelli di corazza, ma soprattutto tante, tantissime armi ed equipaggiamenti da reperire sul campo di gioco. Le armi solitamente si trovano "nude", senza silenziatori, mirini o altri accessori, anch'essi sparsi in giro per la mappa all'interno di case, capannoni, campi. Sta quindi al giocatore crearsi man mano il proprio arsenale, ma anche assicurarsi di avere abbastanza munizioni, granate, ed equipaggiamenti come i rampini o le esplosive mine mesh.

E vista la vastità della mappa, Blackout introduce un altro elemento inusuale per il multiplayer di Call of Duty: i veicoli. La loro guida è molto semplice e prevede sia veicoli da terra come quad e camion che mezzi d'aria e acqua come una barca a motore o perfino un elicottero, elemento davvero raro per il genere ma che offre nuovi importanti elementi tattici. Naturalmente il tutto è giocabile in solitaria oppure in squadre da due (con un conteggio massimo dei giocatori che arriva a 88), o in squadre da quattro giocatori (arrivando così ai classici 100 giocatori). Chiunque rimanga vivo di un team porta alla vittoria alla propria squadra, quindi conviene giocare di squadra con equipaggiamenti ed armi ben bilanciate tra tutti. Ci sono per esempio i lanciarazzi utilissimi per eliminare veicoli nemici, ma che andando ad occupare uno slot arma rendono ovviamente il giocatore più esposto al fuoco nemico e con meno chance di contrattacco. Stupisce poi come i perk del multiplayer siano qui diventati dei veri e propri equipaggiamenti a tempo. E' possibile ad esempio equipaggiare Silenzio di Tomba per avere per qualche minuto i passi praticamente impercettibili, ma anche perk nuovi mirati direttamente alla Battle Royale che possono ridurre i danni subiti dal cerchio dell'area di gioco o segnalare la posizione dei potenziamenti sparsi in giro per la mappa.

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Unendo il gameplay rifinito e preciso di Call of Duty, un sistema di cure molto più veloce della concorrenza, veicoli anche aerei e perk, Blackout si presenta come un'esperienza Battle Royale assolutamente interessante e di qualità; non manca neanche l'elemento nostalgia, visto che molte aree della mappa sono ispirate a mappe storiche della serie come Firing Range, Nuketown, Cargo, o addirittura Asylum che offre persino gli zombi. Sconfiggendoli è possibile mettere mano su equipaggiamenti potenti, ma ovviamente combattendoli provochiamo molto rumore attirando molto facilmente i giocatori nemici. Ci sono anche oggetti rari reperibili in giro per la mappa che servono per sbloccare i vari Specialisti anche nella modalità Blackout, ma in questo caso non offrono vantaggi tattici ma solo un cambio d'aspetto.

Insomma, complessivamente Call of Duty: Black Ops 4 quest'anno si presenta come un titolo multiplayer a tutto tondo, capace di soddisfare tutte le esigenze: simulazioni simil-multiplayer con l'IA, un corposo multiplayer competitivo con 14 mappe e nuove modalità di gioco, una modalità Zombi più ampia che mai e persino una componente Battle Royale già molto ricca, curata e divertente, in grado di competere con i colossi del genere. E per chi gioca da solo, le missioni Specialista offrono comunque diverse ore di divertimento mentre grazie alla presenza dei bot è ora possibile giocare offline sia alle modalità multiplayer che per la prima volta a Zombi, con i compagni guidati dall'IA. E, come sempre, è tutto tradotto e doppiato in italiano.

Amore

Il nuovo re dei Battle Royale

- Non mi piace decretare verità assolute o giudizi soggettivi troppo marcati, soprattutto in merito a paragoni con altri titoli, ma da appassionato del genere, non ho alcun dubbio: Blackout è al momento il Battle Royale più divertente, tattico, teso e vario sul mercato. Una mappa eccezionale, che unisce località conosciute della saga ad altre location inedite studiate egregiamente si affianca a meccaniche riuscite come il sistema di perk a consumo, le cure mobili, gli elicotteri, e gli zombi, rendendo le partite ancor più varie e adrenaliniche e con meno tempi morti rispetto agli altri titoli del genere. Ma soprattutto tutto questo con il livello di rifinitura e la giocabilità di un titolo che da anni è uno dei protagonisti indiscussi della scena FPS, con alcune delle migliori meccaniche shooter in circolazione. Blackout è il primo vero Battle Royale tripla-A, e se Treyarch saprà tenere il prodotto fresco nei mesi a venire con eventi, personaggi e così via, non faticherà a diventare il titolo preferito di tutti gli amanti del genere.

Anche in split screen

- Oltre ad offrire come al solito lo schermo condiviso per le modalità multiplayer e Zombi, Call of Duty: Black Ops 4 offre questa possibilità anche in Blackout, diventando per altro l'unico big del genere a farlo visto che né PUBG né Fortnite supportano questa possibilità. Non è una feature di poco conto, e potrebbe diventare quasi da sola un motivo d'acquisto per chi è abituato a giocare con fratelli/sorelle o amici sulla stessa console. C'è ancora qualche calo di framerate e occasionali freeze, ma se si pensa che fino a un anno fa questa saga offriva solo mappe piccole con due dozzine di giocatori al massimo mentre ora propone lo split screen su un'area gigante con cento giocatori, è innegabile che i ragazzi di Treyarch abbiamo fatto dei salti mortali per quel che riguarda l'aspetto tecnico, riuscendo a trovare performance che fino a pochi mesi fa sembravano improbabili.

Multiplayer tattico

- Tutto sommato non stupisce che, come nelle scorse edizioni CoD ha preso spunto da giochi come Destiny, Overwatch e Halo, ora si sia ispirato non solo ai colossi del Battle Royale, ma anche ad uno dei titoli multiplayer più popolari degli ultimi anni: Rainbow Six Siege. Dal titolo Ubisoft Call of Duty: Black Ops 4 ha preso in prestito degli elementi tattici e squad-based che funzionano sorprendentemente bene con il gameplay più frenetico della serie. Ovviamente il gameplay rimane comunque arcade e molto veloce, ma il gioco di squadra e l'approccio ragionato sono finalmente premiati e premianti.

Meno superpoteri

- Un altro elemento che rende il titolo più godibile dei capitoli precedenti è il fatto che le ricompense di punti (pointstreak o killstreak per i puristi) sono a loro volta molto meno esagerate rispetto a Black Ops III. Niente più UAV avanzati o HATR, non ci sono più sciami di cani o di robot assassini. Meno ricompense letali dal cielo, e che costano anche più punti. Più opzioni tattiche per proteggersi da questi strumenti di morte, come il giubbotto anti-esplosivi o la possibilità di velocizzare il lancio di missili anti-aerei. Si muore molto meno di prima per armi "ammazzatutto" che ribaltano le partite, e questo non può che essere positivo visto che dà più importanza ai combattimenti veri.

Zombi à la carte

- Call of Duty: Black Ops 4 include come sempre diverse mappe Zombi aggiuntive nel Season Pass, ma a differenza degli ultimi capitoli parte già da subito con 3 mappe complessissime e molto creative, oltre ad una quarta disponibile da subito per chi possiede il Pass. Tutte le mappe, inoltre, offrono diverse meccaniche nuove che vanno a stravolgere la modalità offrendo peraltro boss davvero creativi, ottime cut-scene e scenari a dir poco folli. Bella anche la modalità simil-arcade per chi vuole concentrarsi solo sulle stragi. E questa modalità è ora anche più accessibile che mai, con tante opzioni per i principianti o per chi non se la sente di cimentarsi online, come i compagni IA e il valido tutorial che spiega le meccaniche base della modalità, oltre ad una variante "Principiante" di ogni mappa mappe che rende i non-morti molto meno letali e l'esperienza generalmente meno punitiva.

Un pacchetto impressionante

- Se da una parte è vero che quest'anno manca una delle colonne della serie come la Campagna, dall'altra bisogna ammettere che ci ritroviamo con un titolo ricchissimo di contenuti, probabilmente anche grazie all'assenza della storia. Un multiplayer completo con tante mappe, tante modalità di gioco interessanti come la nuovissima Controllo, la ricca componente Zombi ed una modalità Battle Royale estremamente completa e ricca di spunti interessanti rendono il titolo un pacchetto assolutamente appetitoso per gli amanti degli shooter bellici online. E la situazione non può che migliorare ulteriormente grazie alle migliorie ed aggiunte che arriveranno un po' alla volta nei prossimi mesi.

Odio

Niente Campagna

- Era ovviamente scontato che questa fosse una delle voci "odio" della nostra recensione: le Campagne cinematiche ed adrenaliniche, seppur non lunghissime, sono da sempre state il fiore all'occhiello della serie di Activision, e stavolta non troviamo nulla di tutto ciò, tranne che per le missioni Specialisti che cercano di offrire un po' di background e narrazione attorno ai personaggi storici della serie, che però non consistono altro che in arene multiplayer popolate da bot. E' un vero peccato: le sequenze alla Michael Bay di Call of Duty hanno sempre avuto il loro perché, e stavolta dispiace doverne fare a meno.

Un multiplayer che vuole essere troppe cose

- Il multiplayer di Call of Duty: Black Ops 4 è molto divertente e ne ho elogiato ampiamente la componente tattica ma è difficile togliersi la sensazione che si tratti di un qualcosa che, cercando di accontentare tutti i giocatori, non riesce ad avere un'identità ben definita. I movimenti sono più incollati a terra rispetto all'ultimo gioco di Treyarch ma ci sono comunque rampino, arrampicate veloci e scivolate frenetiche, rendendo il movimento uno strano mix. Anche le classi sembrano seguire due filosofie differenti: da una parte risultano meno letali per non favorire uccisioni troppo semplici, ma dall'altra ci sono abilità che permettono letteralmente di vedere attraverso i muri o di accecare a lungo metà team avversario, agevolando così di fatto le kill facili. Insomma, un multiplayer ottimo e divertente ma che manca forse, quest'anno più che in passato, di una sua identità ed originalità.

Specialisti anonimi

- Se giochi basati sulle classi come Rainbow Six: Siege, Overwatch e For Honor hanno saputo offrire design dei personaggi intriganti e memorabili, lo stesso non si può dire per Call of Duty: Black Ops 4. Diversi personaggi/classi ritornano dall'ultimo capitolo della serie, ma le loro storie e tratti somatici sono davvero poco caratteristici, con molti dei personaggi che nelle prime ore di gioco si confondono fin troppo facilmente. Un problema minore, alla fine ciò che conta è che le classi siano divertenti da usare, ma una maggior personalità non avrebbe guastato.

Tecnicamente non strabiliante

- Se l'anno scorso CoD: WWII ha saputo stupire per un lato tecnico davvero notevole specialmente nella Campagna, Call of Duty: Black Ops 4 da questo punto di vista sembra fare un po' il compitino, offrendo una resa grafica di poco superiore rispetto all'ultimo capitolo di Treyarch di tre anni fa. Sicuramente è positivo che anche quest'anno si sia puntato ad un gameplay solido a 60 fps senza cali, ma senza dubbio visivamente il titolo fatica a competere con altri FPS sul mercato, a maggior ragione ora che non c'è una Campagna lineare e cinematografica ad offrire visuali impressionanti.

Menu confusi e limitati

- Call of Duty: Black Ops 4 è in generale un titolo molto rifinito nelle meccaniche e nei contenuti, ma stupisce quanto i menu siano decisamente improbabili. Già il puntatore da muovere con lo stick, ereditato da Destiny ed ultimamente impiegato anche da altri titoli, lascia un po' il tempo che trova come comodità, ma tantissime opzioni importanti e funzioni basilari sono nascoste in sottomenu scomodi e talvolta incompleti (manca ad esempio una calibrazione per le TV HDR), rendendo cambiamenti semplici delle piccole imprese, con l'aggiunta del fatto che alcune impostazioni (come la possibilità di tenere la colonna sonora del gioco anche nelle sfide multiplayer) nemmeno ci sono rispetto al Black Ops III di tre anni fa. Anche la gestione dell'inventario in Blackout è lenta e macchinosa, nulla a che vedere con PUBG e Fortnite che su console riescono ad essere scattanti ed immediati. Insomma, un lavoro sorprendentemente impreciso da questo punto di vista per Treyarch che ha sempre fatto dell'immediatezza uno dei propri punti di forza.

Tiriamo le somme

Call of Duty: Black Ops 4 perde la Campagna e le missioni Specialista non sono davvero all'altezza delle mirabolanti storie che la saga di Black Ops ha saputo raccontarci, ma visto quanto di buono fatto negli altri comparti questa non risulta in fin dei conti una mancanza troppo penalizzante: Treyarch ci regala un multiplayer che, pur soffrendo un po' di crisi d'identità, risulta essere una delle esperienze più tattiche e divertenti che CoD abbia mai offerto, una modalità Zombi più accessibile e personalizzabile che mai e soprattutto una delle modalità Battle Royale più spassose e rifinite sul mercato, che a mio avviso vale quasi da sola il prezzo d'acquisto. Call of Duty: Black Ops 4 è più che mai un prodotto mirato al multiplayer, e da questo punto di vista riesce non solo ad essere uno dei capitoli migliori della saga ma offre anche una quantità di contenuti davvero impressionanti. Per chi vive di pane e sparatutto multigiocatore e non disdegna neanche i Battle Royale, è sicuramente un titolo da non farsi sfuggire.
9.1

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L'autore

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Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, il mondo di Halo lo avvicina alle console Microsoft. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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