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The Station

Recensione - The Station

Vittoriosi della campagna Kickstarter lanciata nel novembre 2016, i ragazzi del team indie The Station sono finalmente pronti a lanciare la loro omonima opera prima: The Station. Sarà riuscito il loro ambizioso progetto che combina sci-fi e realtà aumentata a portarci là, dove nessun titolo è mai giunto prima? Scopritelo leggendo la nostra recensione!

Il Gioco

Il regista e sceneggiatore Joss Whedon scriveva: “Prendi un gruppo di persone. Falle viaggiare assieme. Mettile in pericolo. E scoprirai chi sono veramente.”. Da questa illustre citazione probabilmente è nato il sogno dei ragazzi del team The Station, mentre buttavano giù le primissime idee su quella che sarebbe divenuta la loro opera prima videoludica di fattura indipendente. Proprio come i Moon Studios, che nel 2015 hanno dato vita a Ori and the Blind Forest, il team The Station non è un vero e proprio team di persone che lavorano nello stesso luogo, ma più un’appassionata cricca di designer, autori e visionari creativi provenienti da altre più o meno blasonate realtà che hanno deciso di collaborare assieme per mettere in pratica il loro sogno condiviso: creare un titolo sci-fi dalla spiccata componente narrativa. Un titolo che sappia tanto intrattenere quanto far riflettere il giocatore.

Più facile a dirsi che a farsi, eppure The Station calamita subito la nostra attenzione con una sfiziosa premessa. Da centinaia d'anni l'uomo ha guardato allo spazio come alla nuova frontiera da esplorare. Un universo vasto e infinito di possibilità in cui espandere le proprie conoscenze, estendere il proprio habitat e, non ultimo, stabilire un contatto con civiltà aliene. Ebbene, ammettiamo che queste forme di vita aliena esistano veramente e che l'uomo, spintosi nei remoti abissi dello spazio, si sia imbattuto in un pianeta popolato da una civiltà aliena aggressiva e costantemente impegnata in un conflitto su scala mondiale. Da qui parte l'epopea di The Station, con il lancio di una stazione spaziale orbitante verso Psy Prime, il remoto pianeta di cui sopra. L'equipaggio della stazione Espial, una struttura orbitante mossa da un quadrimotore a singolarità, comprende solo tre membri ed è completamente autonoma. A finanziare il costosissimo salto nella galassia è stato il gigante dell'industria aerospaziale Axiom, che ha selezionato per la spedizione verso Psy Prime alcune delle menti più illustri in campo militare, ricerca antropologica e ingegneria. Il compito dell'equipaggio non è interagire con la civiltà aliena, ma solo raccogliere informazioni dall'orbita del pianeta, scandagliandolo ed ottenendo i dati necessari a capire se la strategia di un possibile dialogo con la specie aliena sia da considerarsi valida o se questa debba essere catalogata come minaccia. Per questa ragione è stata inviata la Espial, una sofisticata ma strategica stazione orbitante occultabile agli strumenti di rilevazione, fiore all’occhiello di casa Axiom.

MX Video - The Station

E tutto va come previsto con l'equipaggio, composto dal capitano Mila Lexa, il professor Aiden Vyse e l'ingegnere Silas Haze, che raggiunge l'orbita di Psy Prime iniziando ad inviare sulla Terra i dati sulla civiltà aliena che lo abita. Ma qualche giorno dopo il centro di controllo smette improvvisamente di ricevere i rapporti quotidiani dal team della Espial, la quale ha misteriosamente cessato le sue funzioni e spento i motori, divenendo così un' enorme scatola di metallo destinata presto o tardi a finire alla deriva nello spazio, mettendo a repentaglio la vita del suo equipaggio.

E qui entriamo in ballo noi che, nei panni di un uno specialista ingaggiato dalla Axiom, veniamo inviati sulla stazione ad indagare su quanto è avvenuto. Una volta attraccati alla stazione cominciamo a perlustrarne i corridoi vuoti e le aree comuni, dove avremo modo di imbatterci nelle tracce e nei diari lasciati dall'equipaggio misteriosamente disperso. Mediante un visore di realtà aumentata possiamo attivare determinati interruttori virtuali fluttuanti per aprire porte, attivare meccanismi o leggere e ascoltare i rapporti lasciati dai tre astronauti della stazione, scoprendo fin da subito che la convivenza tra questi non era proprio delle migliori. Frugando più a fondo tra gli effetti personali negli alloggi dell'equipaggio troviamo infatti prove di vite tormentate, ego smisurati, infatuazioni non corrisposte e profonde invidie: sentimenti che per qualche ragione hanno fermentato come mele marce, portando addirittura al fallimento la missione della Espial. E, come se non bastasse, scopriamo anche altri elementi che coinvolgono più direttamente la razza aliena che il team stava spiando.

The Station si colloca quindi nel genere dei walking simulator, vedendoci indagare ed interagire con molti oggetti in un'ambientazione fantascientifica, un po' come già visto anche in titoli come TACOMA e SOMA. Il sistema di controllo è essenziale e ci permette di correre, camminare, accovacciarci e, cosa che faremo maggiormente, interagire con i tanti oggetti e console che incontreremo, al fine di attivare meccanismi o aprire porte sbarrate. Ci sono anche alcuni enigmi ambientali da risolvere, tutti per lo più basati sull'osservazione dell'ambiente che ci circonda. Infatti, The Station non ci darà nessun particolare aiuto per proseguire, per cui scordatevi scie luminose sul pavimento o segnalatori che indicano la nostra prossima tappa. Tutto ciò che serve per risolvere gli enigmi, come ad esempio la riattivazione di un robot di manutenzione dall'aspetto inquietante o il riavvio dei motori a singolarità nella sala macchine, è un po' di pazienza e di spirito d'osservazione. Discorso a parte, invece, per l'apertura degli armadietti dei membri dell'equipaggio: in quel caso dobbiamo studiarne più a fondo i rapporti e spulciarne con dovizia gli alloggi per conoscerne le password, raffigurate come dei simboli da disegnare su uno schema a pallini, simili alle sequenze di sblocco degli smartphone Android.

Sebbene The Station non faccia paura, include comunque qualche piccolo salto dalla sedia, soprattutto grazie al notevole utilizzo del comparto sonoro che prevede lunghe scene in cui il silenzio attorno a noi sarà assordante, creando una forte componente ansiogena che saprà gettarci nella totale solitudine e alienazione. Il nostro ruolo di spettatore apparentemente passivo giungerà a compimento solo nelle ultimissime fasi di gioco, in cui i fitti misteri che pervadono tutta l'avventura avranno finalmente delle risposte e getteranno lumi sulla misteriosa razza aliena che abita il pianeta Psy Prime.

The Station ci stupisce con la sua ambientazione molto ben riuscita e con un impianto tecnico visivo e sonoro degni di nota, a cui si aggiunge anche una buona scrittura che si dipana per lo più attraverso i diari e le note lasciate dai membri dell'equipaggio. A fronte di cotanta abbondanza artistica va detto che la passeggiata spaziale proposta dal titolo è piuttosto breve e potrebbe non arrivare alle tre ore totali di gioco, a meno che non siate degli stalker curiosi e pronti a tutto per scoprire ogni singolo rapporto e ogni aspetto celato dei tre membri dell'equipaggio della Espial, fattore del tutto facoltativo per portare a termine l'avventura in modo soddisfacente. Alla brevità del titolo si aggiunge anche la mancata localizzazione in italiano, fattore sicuramente invalidante per chi non è a suo agio con l'inglese visto che nel gioco si passa la maggior parte del tempo a leggere e ascoltare ciò che è capitato agli astronauti scomparsi.

Amore

Atmosfera e caratterizzazione riuscitissime

- L’atmosfera che si respira a bordo della Espial è particolarmente riuscita. La pachidermica stazione orbitante, apparentemente abbandonata, fredda e silenziosa, rappresenta in qualche maniera il coprotagonista dell’intera avventura. Un tecnologico comprimario immobile, che scruta a distanza il giocatore senza aiutarlo in nessun modo, custode silenzioso di tutti gli avvenimenti che hanno portato alla sparizione dei membri dell’equipaggio. Ottimo anche il lavoro di personalizzazione svolto sugli alloggi e sugli effetti personali dei tre astronauti, che sapranno raccontarci chiaramente i loro modi di fare e di pensare, i loro punti di forza e le loro angosce.

Buon impianto visivo e sonoro

- Bello da guardare e altrettanto da ascoltare, The Station ci cattura con il suo comparto visivo ricercato e mai banale. L’uso magistrale degli interventi musicali e il sound design che dona voce alla stazione abbandonata alimentano il senso di solitudine e di alienazione che proviamo nei panni del protagonista. Degna di nota anche la recitazione in lingua inglese dei tre astronauti scomparsi, che ascolteremo spesso attraverso i loro rapporti e le note vocali sparse sulla Espial, attraverso i quali riusciremo a coglierne tutte le sfumature caratteriali.

Odio

Molto breve

- Uno dei pochissimi difetti imputabili al titolo del team The Station è la brevità. Il gioco infatti parte piano e evolve lentamente in un crescendo ansiogeno che lascia scorrere i suoi titoli di coda dopo appena tre ore, proprio quando saremo entrati in buona risonanza con il sistema di controllo e con i pochi ma buoni enigmi ambientali che ci proporrà. Un finale col botto che risponderà brutalmente ai nostri interrogativi, lasciandoci anche del tempo per riflettere su quanto ci è stato raccontato, ma che ci farà desiderare un’altra dose di esplorazione.

Niente localizzazione italiana

- Nulla di nuovo purtroppo visto che si parla di un titolo indie, ma The Station non parla italiano né nel doppiaggio, né nei sottotitoli. Vista la natura narrativa del gioco, è quindi un fattore decisamente invalidante per i poco avvezzi alla lingua inglese.

Tiriamo le somme

The Station è il frutto creativo di un gruppo di visionari appassionati del genere sci-fi. La dovizia dei particolari presenti in ogni scenario perlustrabile all’interno della stazione orbitante è seconda soltanto al lavoro svolto sull’alienante comparto sonoro e sulla buona scrittura dei dialoghi. Egregia anche la caratterizzazione dei personaggi, che leggeremo e ascolteremo perlustrando i loro alloggi e frugando avidamente tra i loro effetti personali, imparando a conoscerne le forze, le debolezze e i tormenti. Al netto di una breve durata, di qualche sporadico calo di frame-rate e della totale assenza di localizzazione italiana, The Station si conferma comunque un ottimo prodotto che sa intrattenere e far riflettere sulla natura umana, che gli amanti delle avventure narrative e delle ambientazioni spaziali dovrebbero seriamente tenere d’occhio.
8.5

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L'autore

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Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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