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Iron Wings

Recensione - Iron Wings

L’autunno 2017 potrebbe essere ricordato come il momento in cui la Seconda Guerra Mondiale è tornata a far parlare di sé al cinema e nei videogiochi. Fra le diverse grosse produzioni che vogliono riportarci nei campi di battaglia di metà 1900, si è inserito il lavoro dello studio italiano NAPS Team che con Iron Wings prende il volo e, lasciato il fango delle trincee, ci porta nei cieli del più grande conflitto di sempre. Ecco la nostra recensione.

Il Gioco

Jack e Amelia sono due amici d’infanzia con la passione per il volo. Nati all’inizio del secolo scorso, si trovano in età d’arruolamento quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale e decidono quindi di dare il loro contributo entrando a far parte di un’unità speciale creata per fermare l'Ahnenerbe, un corpo dell’esercito nazista con il pallino per l’archeologia e i reperti misteriosi. I due piloti si trovano così a sorvolare gli scenari dell’Europa devastata dal Terzo Reich potendo contare su un ampio spettro di armi e sofisticati strumenti per volgere le sorti della guerra a loro favore.

Iron Wings infatti non punta tutte le sue fiches sui combattimenti aerei o sui bombardamenti dei convogli nemici, ma porta a bordo dei velivoli macchine fotografiche, sistemi di intercettazione, decriptazione e osservazione. Il sistema di volo fortemente improntato all’arcade permette così ai giocatori di passare da uno strumento all’altro a seconda dell’esigenza del momento ed in base agli obiettivi assegnati. Se gli scontri a fuoco seguono un po’ le regole classiche dei titoli del genere (chi ha giocato Blazing Angels di Ubisoft durante la scorsa generazione, può già farsi un'idea), la scelta di ampliare i compiti del giocatore permette ad Iron Wings di dar vita a missioni più lunghe e articolate.

Una volta fatti i necessari test prima del decollo, il giocatore si trova a controllare il velivolo in tutte le sue parti, sfruttando i tasti per aumentare o diminuire la velocità, gli stick per effettuare le manovre del timone e i dorsali per i flap delle ali, per compiere curve strette o per scambiare di posto cielo e suolo. Vi sono poi delle combinazioni di tasti che permettono di compiere manovre evasive alquanto spettacolari, che se ben inserite in uno scontro diretto si risolvono in una scena “hollywoodiana” dove la preda diventa predatore o dove si sfiora la punta degli alberi prima di sfuggire ad uno schianto sicuro.

MX Video - Iron Wings

Durante la partita è inoltre possibile passare istantaneamente fra Jack e Amelia, duplicando di fatto le combinazioni possibili in merito alla strumentazione a disposizione. Si può, ad esempio, dotare Jack di mitragliatrici pesanti e macchina fotografica a lungo raggio, mentre Amelia volerà su un bombardiere dotato di un apparato per intercettare le trasmissioni radio. Inoltre, mentre si controlla uno dei due piloti, è possibile impartire semplici ordini all'altro così da avere un pensiero in meno (che spesso si traduce in un nemico in meno attaccato alla propria coda).

Sia i sistemi di fuoco che quelli più inoffensivi hanno delle regole proprie per l’utilizzo. La mitragliatrice, ad esempio, dev’essere portata in linea con il bersaglio così da agganciare la visuale e poter far fuoco con efficacia, mentre il sistema di bombardamento richiede una giusta calibrazione fra altezza e velocità per permettere ai ai cerchi dell’area di impatto proiettati al suolo di allinearsi.

Le missioni di Iron Wings, dal canto loro, sono abbastanza lunghe e segmentate tra diversi obiettivi principali e secondari. Se i primi permettono di proseguire con la trama, quelli secondari sono facoltativi e servono per accumulare verdi dollaroni da spendere nell’hangar prima di ogni missione. Con quel denaro è infatti possibile comprare velivoli migliori, armamenti più pesanti e anche livree mimetiche per risultare meno visibili al nemico una volta in volo. Chi non volesse dedicarsi alle missioni secondarie potrà sempre portare a termine gli obiettivi principali e terminare la missione, rinunciando all’ampliamento della propria potenza di fuoco e trovandosi, di conseguenza, ad affrontare il gioco con un pizzico extra di difficoltà.

Amore

La storia di Jack

- Iron Wings mette fra i propri vanti il fatto di affiancare al puro gameplay una trama ben definita, e non il solito riempitivo tipico di titoli del genere. Il tutto è narrato come se fosse un’intervista ad un veterano, Jack appunto, con le missioni che altro non sono che dei flashback vissuti in prima persona dal giocatore (cosa che può essere intesa in senso letterale, visto che Iron Wings offre anche la visuale interna dalla cabina). Si tratta di un’aggiunta apprezzabile che dona un po’ di spessore ai personaggi e alle vicende portate su schermo da NAPS Team, che è riuscito peraltro ad inserire tra le ambientazioni del gioco anche diverse location italiane, da Messina a Napoli, dandoci così il piacere di solcare anche i nostri cieli durante gli sforzi alleati di penetrare in Europa dal sud.

I demoni del cielo

- Ho sempre considerato le flotte aeree della Seconda Guerra Mondiale come qualcosa di spaventoso. In fondo si è trattato del primo vero conflitto dove la minaccia poteva venire dal cielo in modo concreto e costante, e si trattava di una minaccia tanto terrificante quando devastante. Iron Wings riesce a trasmettere quella sensazione, anche se ci si trova dalla parte giusta dell’elica. Durante le missioni, una volta agganciati i convogli, si può passare su di loro a mitragliette spiegate dando vita a quelle scene spesso viste nei film – e sicuramente accadute nella realtà – dove questi bolidi urlanti piombavano come dei falchi dal cielo spazzando le strade con del piombo caldo.

Odio

Grafica deludente

- Tenendo conto delle possibilità a disposizione di un team di sviluppo di dimensioni modeste, Iron Wings offre comunque degli scorci alquanto poveri, soprattutto quando si guarda verso il basso, dove città, strade e boschi appaiono un po’ troppo abbozzati e, soprattutto, preda di una tavolozza di colori alquanto povera. Le cut-scene brevi che si attivano all’uccisione di un nemico, poi, mostrano da vicino modelli poligonali chiaramente pensati per essere visti a diverse centinaia di metri d’altezza.

Tempo limitato

- Certo, i piloti non avevano tutto il tempo del mondo per portare a termine le proprie missioni, ma Iron Wings sfrutta un po’ troppo spesso il meccanismo dei limiti di tempo per completare i vari obiettivi, oltre il quale la sconfitta è automatica. Ho dovuto ripetere più volte diversi passaggi perché era scaduto il tempo a disposizione e nel cielo c’erano ancora nemici. La cosa risulta particolarmente frustrante perché si percepisce come tutti i nemici presenti nell’area di gioco siano inseriti per il giocatore e il giocatore soltanto, quindi mi è capitato diverse volte di fallire la missione quando fra le nuvole vi era un aereo nemico e una ventina di alleati… che non si erano presi la briga di far nulla. Un discorso simile, anche se non legato al tempo, va fatto per i bombardamenti. Ok, è chiaro che devo centrare il bersaglio, ma se lo manco di una ventina di metri non è che la bomba sparisce nel vuoto. Avrei preferito un sistema in cui la precisione venisse ricompensata con danni maggiori, ma che a seconda di dove cadeva la bomba c’erano comunque dei risultati.

Aerei caricati a cerbottane

- Poc'anzi vi ho descritto come sia godibile la sensazione di scendere in picchiata spazzando le strade piene di soldati. Si tratta però di un fugace momento godibile una volta ogni dieci, perché la maggior parte del tempo la si passa a sparare ad un bersaglio alla volta. Si ottiene così l’assurda situazione dove un fante può ricevere una decina di colpi prima di cadere al suolo, o un camion necessita di due raffiche prolungate prima di esplodere.

Audio altalenante

- Ho dovuto abbassare l’audio di gioco perché i filmati d’intermezzo e altre brevi cut-scene creavano un dislivello acustico notevole, sparando decibel di troppo dalla casse. E l'effetto da “comunicazione radio”, quel parlare gracchiante e disturbato, non ha certo reso la cosa più sopportabile.

Tiriamo le somme

Iron Wings è un titolo che offre alcuni interessanti elementi di gameplay e che mi sentirei di consigliare a chi ha già dimestichezza con giochi simili e sente la mancanza dei cieli della Seconda Guerra Mondiale, in virtù anche del prezzo contenuto. Purtroppo però diverse limitazioni tecniche - fra cui bug che costringono a tornare al checkpoint - e alcune infelici scelte di design, impediscono al lavoro di NAPS Team di ambire a vette più elevate.
6.0

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L'autore

autore

Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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