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Recensione - Ghost Recon Wildlands

Dopo oltre 4 anni di sviluppo “corale” da parte di diversi studi Ubisoft, Ghost Recon Wildlands è finalmente sbarcato sulle nostre console proponendosi, almeno sulla carta, come uno dei titoli open world più vasti di sempre, affrontabile in totale libertà da soli o in compagnia di altri giocatori. Basteranno tutte queste novità per riportare la serie ai fasti di un tempo? Scopriamolo insieme.

Il Gioco

Per quanto la cosa possa far storcere il naso, quando si parla della produzione di cocaina e del narcotraffico è difficile non pensare al Sud America, dato che l’economia e gli equilibri della regione sono inequivocabilmente legati a doppio filo a queste attività illecite, con effetti tangibili in ogni parte del mondo. Supponiamo ora che una delle organizzazioni che le gestiscono, un “Cartello” insomma, decida di spingersi un po’ più in là arrivando a controllare non solo il mercato della droga ma anche l’esercito, le autorità, la giustizia, la politica e tutto il resto. Ci troveremmo di fatto ad assistere alla nascita di un Narco-Stato nel quale sarebbe il Cartello stesso a governare, con tutte le conseguenze del caso. Ipotizziamo poi che a capo di tutto non ci sia un criminale qualsiasi o un semplice pazzo omicida, ma bensì un vero condottiero dotato di grande carisma e di una “lucida” follia di origine quasi religiosa, pronto a rinunciare ai piaceri terreni e ai soldi per ottenere il potere e la totale fiducia del popolo, il “suo” popolo. Avete visualizzato questa immagine nella vostra mente? Perfetto. Avete appena immaginato la Bolivia virtuale riprodotta da Ubisoft in Ghost Recon Wildlands, nella quale è il cartello Santa Blanca a comandare. Nato come un semplice cartello di narcotrafficanti, il Santa Blanca è cresciuto rapidamente, tanto da destabilizzare gli equilibri del paese così da costringere il governo boliviano a scendere in guerra con un esercito organizzato, l’Unidad. Sfortunatamente questa mossa non ha sortito gli effetti sperati ma, anzi, ha aggravato la situazione ed il governo si è trovato costretto ad accettare un accordo con il cartello consegnandogli il controllo del paese e dell’Unidad sul proverbiale piatto d’argento.

Da qui il passo verso la conquista delle rotte del narcotraffico è stato breve. Sfruttando una fitta rete di conoscenze ed una struttura organizzativa che farebbe invidia a molte imprese nostrane, il Santa Blanca ha iniziato ad inondare di polvere bianca, o come la chiamano gli affiliati la Medicina, gli Stati Uniti ed il Canada sotto la guida di El Sueno, il leader auto-proclamatosi prescelto dalla Santa Muerte tanto carismatico quanto efferato, capace di raccogliere i favori del popolo boliviano con la propaganda e la violenza. A lui rispondono direttamente tutti i vari rami del Cartello ed è a lui che, ovviamente, decide di puntare la CIA quando la situazione nel paese si fa insostenibile. La prima fase dell’operazione purtroppo non va come previsto. L’agente infiltrato Ricardo “Ricky” Sandoval, dopo 7 lunghi anni di lavoro sotto copertura, viene scoperto e giustiziato brutalmente mentre l’ambasciata americana a La Paz cade vittima di un tremendo attentato. Questi due eventi spingono le forze americane ad intervenire inviando in Bolivia una squadra di 4 agenti speciali, i Ghosts appunto, per collaborare con le forze ribelli dei Kataris 26 e smantellare pezzo per pezzo l’organizzazione criminale. Arrivare a El Sueno non è certo un’impresa facile, e per questo l’operazione, nome in codice Kingslayer, basa tutto sulla raccolta di informazioni e sul completamento di numerosi incarichi atti ad indebolire progressivamente i 4 rami del cartello e costringere il boss ad uscire allo scoperto.

MX Video - Ghost Recon Wildlands

Questa è la situazione che troviamo all'inizio di Ghost Recon Wildlands, ultimo capitolo dell’omonima saga che prende nettamente le distanze dagli episodi precedenti proponendosi come un TPS/FPS ambientato in un mondo aperto liberamente esplorabile a piedi o a bordo di uno dei 60 veicoli differenti presenti nel gioco. Il “catalogo” previsto dal team di sviluppo include sia mezzi civili che militari tra cui troviamo auto, furgoni, SUV e moto ma anche, e soprattutto, elicotteri, aerei ed imbarcazioni, perfetti per coprire rapidamente le grandi distanze che separano i vari punti di interesse. Le indagini sulla morte dell’agente Sandoval rappresentano infatti solo l’inizio di un lungo cammino che vedrà i Ghosts impegnati ed esplorare ed “epurare” le 21 province che compongono la Bolivia virtuale immaginata da Ubisoft. Come detto in precedenza l’organizzazione del cartello Santa Blanca si sviluppa in 4 differenti settori ovvero Sicurezza, Produzione, Influenza e Contrabbando, tutti organizzati su più livelli. Si parte dai semplici luogotenenti, detti Buchones, per poi arrivare ai Capitani e da qui raggiungere il vertice, composto da 4 Generali e, ovviamente, in ultima battuta da El Sueno. Ognuno di questi personaggi gestisce una delle province e, data la rigida struttura gerarchica, per poter avvicinare anche il più semplice dei bersagli i membri del team dovranno dapprima raccogliere quante più informazioni possibili sul loro obiettivo esplorando le aree di gioco, interrogando membri influenti del Cartello o interferendo direttamente nelle operazioni criminali.

Una volta scoperta la posizione del bersaglio riceveremo tutte le indicazioni per raggiungerlo e neutralizzarlo, facendo così un ulteriore passo avanti verso la testa del Serpente. Nel complesso Ghost Recon Wildlands propone al giocatore oltre 100 missioni legate alla storia principale, affrontabili con una libertà quasi totale che impegneranno il giocatore per un tempo estremamente variabile. Se ci si limita alla sola modalità Storia si impiegano dalle 30 alle 40 ore per arrivare ai titoli di coda, ma anche in questo caso tutto dipende da come si interpretano le varie situazioni. Il gioco infatti lascia i giocatori quasi sempre autonomi nel decidere come e quando portare a termine le varie missioni, limitandosi ad indicare sulla mappa di gioco la pericolosità delle varie province. Oltre alle missioni principali ogni area di gioco propone poi tantissimi incarichi secondari, fondamentali per raccogliere informazioni e strumenti utili per il nostro team o ai Ribelli, a cui si affiancano infine le operazioni di semplice “marcatura” delle risorse. Le province boliviane sono infatti disseminate di cibo, medicinali, carburante e componenti per le comunicazioni e segnalando la loro presenza ai Ribelli si ottengono specifiche risorse utilizzabili per far crescere il proprio soldato e la squadra.

Il sistema di gestione del personaggio permette al giocatore di creare un alter-ego al primo avvio, personalizzabile tramite il potente editor integrato, e di svilupparlo con un classico sistema di livelli e punti abilità, ottenibili portando a termine gli incarichi principali o raccogliendo oggetti specifici sul campo. I talenti sbloccabili, come da tradizione del genere, permettono di ottenere nuovi oggetti, migliorare le capacità del proprio Ghost o della squadra ed accedere a nuove abilità. Il level cap attuale è fissato a 30 ed il livello raggiunto influisce direttamente sulle scelte disponibili, acquistabili e potenziabili rapidamente dal menu di gioco in qualunque momento. Sempre dal menu è possibile mettere mano al proprio arsenale sfruttando il potente editor delle armi, denominato Gunsmith. Questo tool integrato permette di visualizzare le statistiche di ognuna delle 80 armi presenti, di modificarne ogni singolo aspetto, dalla canna al calcio, e di applicare una vasta gamma di vernici ad ognuna di esse. Nel complesso Ghost Recon Wildlands propone circa 100 accessori differenti, anche questi verniciabili, con cui personalizzare pistole, mitragliatori, fucili di precisione e shotgun. A completare l’offerta troviamo poi una vasta gamma di esplosivi, tra cui vari tipi di granate, mine e C4, ed un’ampia selezione di utili accessori come un immancabile binocolo, un drone per le ricognizioni, un paracadute e molto altro ancora. Considerata la sua natura spiccatamente multigiocatore Ghost Recon Wildlands include anche un’ampia gamma di capi di abbigliamento ed accessori con i quali personalizzare esteticamente il proprio alter-ego, così da rendere ogni Ghost unico.

E veniamo ora al gameplay vero e proprio. Come già detto in precedenza Ghost Recon Wildlands è un titolo action a giocabilità aperta, affrontabile dall’inizio alla fine in solitaria o con un massimo di altri 3 giocatori, nel quale i protagonisti possono muoversi liberamente all’interno dell’enorme mappa di gioco per completare incarichi, raccogliere risorse o dedicarsi semplicemente ad un po’ di sana esplorazione. Il sistema di controllo di base è quello classico dei titoli in terza persona, opportunamente modificato per adattarsi all’esperienza di gioco proposta dagli sviluppatori. Marcare i propri bersagli è sicuramente una delle attività principali e per farlo basta inquadrare un nemico con il binocolo, il drone o con il mirino della propria arma. In questo modo la sua presenza verrà segnalata a tutta la squadra, rimanendo sempre visibile a schermo e sulla mappa di gioco. Inoltre, quando si mira, è sempre possibile selezionare tra la visuale in prima persona e quella sopra la spalla mentre utilizzando la croce direzionale si può passare in rassegna le modalità di fuoco disponibili, montare e smontare un eventuale silenziatore o utilizzare un accessorio specifico. Tramite uno dei tasti dorsali è possibile accedere a due “ruote” degli ordini con i quali comandare i propri compagni (se si gioca in solitaria), dare indicazioni alla squadra (in multy) o richiedere il supporto dei Ribelli sottoforma di rinforzi, diversivi o artiglieria pesante. Il Santa Blanca e l’Unidad, le due fazioni avversarie presenti nel gioco, ovviamente non staranno alla finestra a guardare mentre gli mettiamo i bastoni tra le ruote e tenteranno in ogni modo di contrastare le nostre incursioni e non esiteranno ad utilizzare l’enorme potenza di fuoco di cui dispongono.

A portare sui nostri schermi l’enorme area di gioco presente in Ghost Recon Wildlands ci pensa l’ultima versione del motore grafico AnvilNext, capace di riprodurre una vasta gamma di ambientazioni differenti con un buon livello di dettaglio e senza alcun caricamento, se si escludono quelli iniziali e quelli relativi alle cut-scene. Il motore include ovviamente un’alternanza completa del ciclo giorno/notte, una vasta gamma di effetti climatici differenti ed una gestione abbastanza accurata della fisica legata agli oggetti (veicoli esclusi, ma ne parleremo dopo). Il comparto audio si è comportato egregiamente in ogni situazione e beneficia di una completa localizzazione in lingua italiana. Il doppiaggio è di buona fattura e si avvale di numerose voci famose tra cui spicca ovviamente quella di El Sueno, magistralmente interpretato da Luca Ward.

La componente multigiocatore prevede la possibilità di fare squadra con altri 3 giocatori tramite invito o di affidarsi al classico matchmaking per trovare nuovi compagni. Il sistema di gioco permette di entrare ed uscire rapidamente dalle partite senza perdere eventuali progressi e non sono previste limitazioni per quanto riguarda la progressione. Ogni giocatore può infatti muoversi liberamente per la mappa e prendere parte ad una qualunque missione con pochi semplici gesti, il che rende l’esperienza di gioco estremamente fluida in ogni situazione. A completare l’esperienza ci pensano infine un’immancabile companion app e il Ghost Recon Network. La prima, una volta sincronizzata, permette di usare un dispositivo mobile come schermo secondario su cui visualizzare la mappa o informazioni utili e include anche un curioso minigioco utile per sbloccare risorse utilizzabili nel gioco, mentre il secondo è un community site tramite cui è possibile tenere d’occhio le proprie statistiche, riscattare ricompense e soprattutto creare la propria Task Force personale insieme ad altri giocatori.

Amore

I.M.D.

- Ovvero Immenso, Maestoso e Dettagliato. Ubisoft non ha mai fatto mistero delle proprie ambizioni nei mesi precedenti al lancio, ma una volta avviato Ghost Recon Wildlands è difficile non rimanere meravigliati di fronte alle dimensioni della mappa di gioco e alla profonda caratterizzazione di ogni provincia. Ognuno dei territori si estende per chilometri e chilometri portando sui nostri schermi una riproduzione fedele del panorama boliviano che spazia dalle vette montagnose alle zone desertiche passando per altopiani, colline, paludi, piantagioni, aree urbane, aree industriali, basi militari, porti, cascate, laghi e così via. Potrei passare ore ad elencarvi la varietà di ambienti riprodotti nel gioco e l’enorme mole di piccoli accorgimenti presenti ma la realtà è che non basterebbe tutta la giornata per rendere davvero giustizia al lavoro fatto da Ubisoft sotto questo punto di vista. Ad incorniciare il tutto al meglio troviamo poi una buona distanza visiva ed un sistema di gestione dell’illuminazione davvero notevole che, insieme alla gestione giorno/notte ed un motore climatico capace di riprodurre al meglio una vasta gamma di situazioni, permettono al titolo di regalare continuamente scorci da cartolina. A tutto questo si abbinano una cura dei dettagli davvero notevole, una buona interattività degli scenari ed un comparto audio di ottima fattura che contribuiscono a rendere ancora più vive e credibili le ambientazioni. A voler essere pignoli qualche difetto ovviamente si trova, sotto forma di sporadici cali di frame rate, di un pop up più o meno marcato e di modelli poligonali migliorabili ma nel complesso il risultato è stupefacente ed il fatto che il motore di gioco riesca a gestire senza caricamenti visibili tutte le situazioni permette sicuramente di chiudere un occhio su questi piccoli problemi.

Libertà totale (o quasi)

- Se c’è un aspetto sul quale gli sviluppatori di Ghost Recon Wildlands hanno focalizzato particolarmente l’attenzione è l’intenzione di lasciare completamente liberi i giocatori e, dopo tante ore di gioco, posso affermare che hanno centrato l’obiettivo, almeno in co-op. La possibilità di gestire in totale autonomia la progressione della storia e’ già di per sé una buona cosa, ma è nell’approccio alle singole incursioni che il titolo mette in mostra le reali intenzioni di Ubisoft differenziandosi dalla concorrenza. La struttura open world si adatta alla perfezione a questa tipologia di gioco e permette ai giocatori di adottare sempre la soluzione che ritengono più opportuna. Si può pianificare ogni mossa con dovizia di particolari, effettuare lunghe ed accurate ricognizioni, sfruttare le tenebre per colpire silenziosamente e sparire prima che il Santa Blanca si accorga della nostra presenza ma, allo stesso modo, si può optare per approcci più diretti, tirare fuori dalla naftalina le armi pesanti e scatenare sui nemici un vero e proprio inferno piombando sulle loro teste con un elicottero da guerra mentre da terra in nostri compagni devastano un accampamento a bordo di un'enorme ruspa e i Kataris 26 radono al suolo un’area a colpi di mortaio. La scelta è sempre nelle mani dei giocatori dato che il level design propone costantemente scelte multiple ed il sistema di controllo permette di passare rapidamente da una modalità all’altra. Attenti però a non fraintendere. Ogni situazione può effettivamente essere affrontata in più modi ma va da sé che alcuni siano meglio di altri, quindi non aspettatevi di poter completare ogni incarico allo stesso modo dall’inizio alla fine senza incontrare difficoltà. Purtroppo, come spiegherò meglio più avanti, giocando in solitaria le opzioni a disposizione diminuiscono notevolmente ma ciò non toglie che gli sviluppatori abbiano fatto un ottimo lavoro da questo punto di vista.

Il “tunnel” della co-op

- Ci ho pensato a lungo e non ho trovato un modo migliore per descrivere il fascino della modalità online presente in Ghost Recon Wildlands. Bastano pochi minuti in compagnia di altri giocatori in carne ed ossa per rendersi conto della reale portata del titolo e rimanerne assuefatti a lungo. Il numero delle opzioni tattiche a disposizione dei giocatori aumenta esponenzialmente rispetto alle modalità in singolo e la necessità di cooperare con costanza per raggiungere ogni obiettivo permette di passare ore ed ore a divertirsi qualunque sia il vostro stile di gioco. Poter architettare attacchi complessi utilizzando la chat vocale regala grandissime soddisfazioni e l’estrema libertà concessa ad ognuno dei partecipanti fa si che ogni sessione sia unica e ricca di situazioni memorabili. Il sistema funziona egregiamente ed ha messo in evidenza una buona realizzazione tecnica dato che durante le lunghe sessioni di gioco ho riscontrato davvero pochissimi problemi, molti dei quali legati probabilmente al sovraffollamento dei server nella settimana di lancio.

El Sueno e il Santa Blanca

- Ho volutamente separato il Cartello dal suo leader perché, a conti fatti, si tratta di due entità differenti che contribuiscono alla buona riuscita della trama in modo diametralmente opposto. I membri dell’organizzazione, compresi quelli più influenti, non brillano per originalità e caratterizzazione ma la complessa gerarchia del Santa Blanca trasmette costantemente la sensazione di stare lottando contro una struttura organizzata secondo dettami precisi e questo rende l’operazione Kingslayer godibile dall’inizio alla fine. El Sueno invece riesce a catturare l’attenzione del giocatore sin dal monologo iniziale, accompagnandolo per mano negli abissi della sua mente durante le ore successive. Il Leader del cartello non è un pazzo, almeno non nel senso stretto del termine. E’ un personaggio complesso, ben caratterizzato e guidato da ideali forti che riesce ad incutere timore anche senza essere fisicamente presente a schermo. Prima di poterlo incontrare dovremo infatti mettere a ferro e fuoco la Bolivia ma per tutto il tempo sentiremo la sua voce alla radio, leggeremo i suoi messaggi ed ascolteremo le sue registrazioni. Così facendo lo conosceremo sempre di più, entreremo nel suo mondo e, che ci piaccia o no, ne resteremo diabolicamente affascinati. Da questo punto di vista Ubisoft ha fatto un lavoro davvero magistrale che il doppiaggio italiano ha elevato ulteriormente avvalendosi della splendida voce di Luca Ward.

Personalizzazione

- Data la sua natura multigiocatore Ghost Recon Wildlands non poteva non includere una vasta gamma di opzioni con cui personalizzare il proprio alter-ego ma devo ammettere di essere rimasto particolarmente colpito dalla profondità dei vari editor presenti, dal numero di opzioni disponibili e dall’intelligente sistema di progressione, che spinge il giocatore ad esplorare a fondo le 21 provincie in cerca di nuovi componenti. Il sistema Gunsmith è quello che stupisce di più perché permette di modificare con estrema semplicità ogni singolo aspetto delle armi da fuoco così da rendere ogni strumento del mestiere unico e personale. Il catalogo, già allo stato attuale, è più che soddisfacente e la presenza di numerosi modi differenti con cui sbloccare i componenti garantisce ulteriore varietà a questo aspetto.

Odio

Single Player

- E’ inutile cercare di nasconderlo. Ghost Recon Wildlands è un titolo pensato e sviluppato per essere affrontato in co-op con altri 3 amici. Giocando in singolo le opzioni a disposizione del giocatore si riducono drasticamente visto che non è possibile orchestrare attacchi combinati o elaborare strategie d’azione articolate. Possiamo solo decidere se optare per un approccio tattico, occupandoci personalmente di marcare i bersagli ed eliminandone il più possibile in solitaria prima di far intervenire gli altri membri del team, o se affrontare i nemici a volto scoperto sfruttando la buona capacità offensiva messa in campo dalla I.A. Tutto qui. Scordatevi dunque di poter mettere in pratica qualcosa di più complesso giocando in locale, dato che non è possibile dare ordini specifici ai singoli Ghost, né indicargli di utilizzare un veicolo e nemmeno far guidare a loro un mezzo mentre noi facciamo da passeggeri. Nella modalità in singolo sono inoltre presenti una serie di fastidiose semplificazioni che permettono, per esempio, ai nostri compagni di inquadrare un nemico anche senza essere effettivamente nella posizione per farlo o di comparire magicamente al nostro fianco dopo essere rimasti indietro. Sembra quasi che la modalità single player sia stata inserita all’ultimo e per questo non abbia raggiunto la maturità necessaria per scrollarsi di dosso con decisione l’aura da tutorial “esteso” che accompagna il giocatore nelle sezioni in singolo. Un vero peccato perché, con qualche piccolo accorgimento, questa modalità avrebbe permesso a Ghost Recon Wildlands di essere davvero interessante anche per coloro che non vogliono o non possono giocare sempre in compagnia.

Veicoli

- Il sistema di guida presente nel titolo non mi ha convinto appieno nemmeno dopo tante ore di gioco ed il perché è presto detto. La fisica applicata ai vari mezzi non riesce a trasmettere le giuste sensazioni, ed a questo si aggiunge il sistema di controllo a rendere le sezioni di guida poco gratificanti. Quasi tutti i veicoli a quattro ruote soffrono di un'eccessiva reattività mentre le moto, pur rimanendo guidabili sulle strade asfaltate, si dimostrano praticamente inutilizzabili sui terreni sconnessi, dove invece ci si aspetterebbe i risultati migliori. Gli elicotteri, uno dei mezzi principali che vengono utilizzati per spostarsi da una zona all’altra, non sono particolarmente pratici da pilotare e solo dopo qualche ora di gioco si riesce a prendere confidenza con il sistema di controllo ma, anche in questo caso, è davvero difficile poterli sfruttare a fondo come più volte mostrato nei trailer di gioco. Gli unici mezzi che paradossalmente sembrano salvarsi sono le imbarcazioni, pratiche da guidare e capaci di trasmettere una buona sensazione di guida in quasi tutte le situazioni. Per fortuna nessuno dei mezzi è completamente inguidabile e con un po’ di pratica si può facilmente sopperire ai difetti più evidenti del sistema di guida, ma considerata la natura open world del titolo, le dimensioni della mappa e le distanze che separano i vari punti di interesse mi sarei aspettato una maggiore cura sotto questo punto di vista.

Libertà o narrazione?

- Ghost Recon Wildlands, proprio come molti altri esponenti del genere, deve per forza sacrificare una parte della sua componente narrativa in favore della libertà di interpretazione, il che è un vero peccato dato che la trama scritta da Ubisoft si è rivelata ricca di dettagli e ben sviluppata. Purtroppo tra una missione di recupero risorse, una sortita per mettere le mani su un nuovo componente per la propria arma preferita e una sessione di totale “ignoranza” con i propri amici si rischia di perdere un po’ il filo del racconto o di rivelare parti della storia prima del tempo. Il fatto che il sistema di progressione del personaggio spinga i giocatori a passare molto tempo a gironzolare per le province in cerca di punti abilità, oggetti e risorse aggrava ulteriormente questo aspetto tanto che, anche giocando in singolo, si rischia di non cogliere appieno le mille sfaccettature del Santa Blanca.

I.A. migliorabile

- Se durante gli scontri a fuoco le cose sembrano funzionare bene, girovagando per le province boliviane capiterà spesso di incrociare pattuglie del Santa Blanca o dell’Unidad che a volte sembreranno non notare la nostra presenza anche se siamo evidentemente impegnati in attività sospette, mentre in altri casi non esiteranno a dare l’allarme solo per aver notato un filo d’erba fuori posto. La presenza di numerose pattuglie delle varie fazioni gestite dalla I.A. genera inoltre un’infinità di incontri casuali tra le stesse che, talvolta, possono sfociare in scontri a fuoco poco “opportuni” che interferiscono con le nostre sortite silenziose. Gli NPC infine reagiscono in modo poco realistico alla presenza di uomini armati nelle zone abitate o alle uccisioni, spesso senza nemmeno fuggire. Si tratta ovviamente di aspetti secondari ma che minano l’esperienza di gioco rendendola poco omogenea e che si potevano sicuramente evitare.

Tanti piccoli bug

- Piccola premessa. Sviluppare un open world come Ghost Recon Wildlands e sperare che sia privo di bug è un’utopia. La linea immaginaria che delimita il confine della tolleranza è abbastanza soggettiva, ma dopo aver girovagato per ore e ore nella Bolivia virtuale disegnata da Ubisoft non posso non sottolineare la presenza di alcune sbavature più o meno evidenti riscontrabili sia giocando in locale che online. Tra quelli meno “gravi” è doveroso segnalare alcuni difetti grafici (tra cui un fastidioso screen-tearing), qualche animazione fuori luogo, oggetti invisibili e/o inutilizzabili senza motivi e la propensione dei nostri compagni guidati dalla I.A. a rimanere bloccati, mentre i bug più importanti purtroppo affliggono le missioni e obbligano il giocatore a ripetere più volte lo stesso incarico perché il gioco sembra non rilevare correttamente i progressi o perché l’obiettivo è misteriosamente scomparso dalla mappa. Fortunatamente nessuno di questi bug si è rivelato irrimediabile e sono convinto che con le future patch molti dei problemi verranno risolti ma, come mi capita di scrivere spesso, da titoli di questa caratura è necessario aspettarsi una maggiore cura sotto questo punto di vista.

Tiriamo le somme

Ghost Recon Wildlands mantiene quasi tutte le promesse fatte nel tempo presentandosi ai giocatori come uno dei titoli open world più vasti mai sviluppati, nel quale i giocatori possono affrontare con estrema libertà il conflitto con il cartello Santa Blanca. Non è perfetto, ma un comparto tecnico di prim’ordine ed una modalità cooperativa estremamente coinvolgente lo rendono un acquisto praticamente obbligato per tutti coloro che amano gli shooter ed il gioco in compagnia. Purtroppo se giocato in singolo, pur beneficiando di una trama di ottima fattura non riesce a stupire a causa di meccaniche ed I.A. realizzate in maniera superficiale, e questo rende il titolo poco indicato per coloro che puntano soprattutto ad un’esperienza in solitaria.
8.2

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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