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Recensione - Mafia III

Dopo aver attraversato il ventennio compreso tra il 1930 e il 1950 con i primi due capitoli, la saga di Mafia cambia nuovamente periodo storico ed ambientazione trasportandoci con Mafia III nel sud degli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 e mettendoci nei panni di un nuovo ed interessante protagonista coinvolto, suo malgrado, in una vera e propria guerra contro una potente famiglia mafiosa. Sarà riuscito questo terzo capitolo a rendere giustizia ai suoi due illustri predecessori? Scopriamolo insieme.

Il Gioco

Estate 1968, Stati Uniti. Sud degli Stati Uniti, ad essere precisi. Già perché New Bordeaux, la città immaginaria in cui è ambientato Mafia III, è fortemente ispirata alla New Orleans di quel periodo proponendosi pertanto come simbolo di tutto quello che la parola "sud" significava negli U.S.A. alla fine degli anni 60. Sole, caldo, umidità e paludi ma anche, e soprattutto, musica, razzismo, violenza e malavita. New Bordeaux è tutto questo e Lincoln Clay, un ragazzo di colore di ritorno dal Vietnam al termine del servizio militare, lo sa bene. Rimasto orfano, è stato accolto in tenera età dalla famiglia di Sammy Robinson, boss di uno dei quartieri periferici della città, e questo gli ha permesso di sopravvivere ma non di sfuggire alle numerose difficoltà che la vita aveva in serbo per lui e per tutta la comunità afro-americana. Soprusi e discriminazioni sono all’ordine del giorno a New Bordeaux così come in molte parti degli Stati Uniti, e l’unica strada per poter guadagnare un minimo di rispetto sembra quella della malavita, che Lincoln intraprende sin dall’adolescenza insieme ad Ellis, figlio naturale di Sammy, così da garantire ai suoi tutori e agli abitanti del quartiere uno stile di vita dignitoso. Lo scoppio del conflitto nel sud-est asiatico costringe però il protagonista ad abbandonare la sua famiglia, e al suo ritorno le cose purtroppo non sembrano andare bene: Sammy sta combattendo una guerra contro le comunità haitiane per il controllo del territorio, e per questo motivo ha accumulato alcuni debiti con Sal Marcano, l’uomo più potente e pericoloso della città a cui fanno capo i boss di tutti i vari distretti.

Lincoln, per quanto visibilmente scosso dall’esperienza vietnamita e praticamente pronto a lasciare la città per sempre in cerca di una nuova vita, non può certo abbandonare coloro che l'hanno accolto proprio nel momento del bisogno e decide dunque di intervenire in prima persona rimettendo in riga gli haitiani e collaborando con la famiglia Marcano per saldare tutti i debiti rapinando la Federal Reserve. In realtà Sal vorrebbe anche che Lincoln prendesse il posto di Sammy come boss del quartiere, ma il giovane non se la sente di tradire così il suo padre adottivo e declina la generosa offerta di Marcano, segnando di fatto il suo destino e quello di tutta la sua famiglia. Una volta che il protagonista avrà portato a termine gli incarichi, Marcano insieme al figlio Giorgi ed alcuni membri della sua banda deciderà infatti di trucidare lui e l’intera famiglia Robinson proprio durante la spartizione dei proventi del furto alla Federal Reserve. Lincoln però sopravvive , un po’ come accadde alla mai dimenticata Uma Thurman in Kill Bill, e grazie alle cure di Padre James riesce a rimettersi in piedi guidato da un sentimento di pura e viscerale vendetta, che non esiterà a riversare sulle strade di New Bordeaux annientando pezzo dopo pezzo l’organizzazione criminale della famiglia Marcano anche grazie all’aiuto di John Donovan, un suo ex-commilitone entrato a far parte della C.I.A dopo la fine della guerra.

Questo è quanto apprenderete nel prologo di Mafia III, che in circa due ore e mezza introduce i giocatori alla storia creata da Hangar 13 per questo terzo capitolo, fungendo anche da pratico tutorial. Da qui prende il via l’intera vicenda che vedrà il protagonista, Lincoln Clay, impegnato a distruggere uno dopo l’altro i racket gestiti dalla famiglia Marcano così da indebolirla ed arrivare infine a Sal Marcano. Ogni organizzazione, soprattutto quelle criminali, per poter funzionare al meglio necessita infatti di una rigida gerarchia, e quella gestita dalla famiglia di origini italiane non fa ovviamente eccezione. Per questo motivo il protagonista dovrà risalire con pazienza la catena di comando stanando i singoli luogotenenti per poi colpire boss e comandanti. Ogni boss gestisce un racket differente e controlla una parte della città, quindi per poter arrivare in cima Lincoln dovrà mettere letteralmente a ferro e fuoco ognuno dei 10 quartieri che compongono la città di New Bordeaux, distruggendo i vari racket.

MX Video - Mafia III

Il campionario di attività illegali presento in Mafia III contempla praticamente ogni pratica illecita conosciuta, da quelle più comuni come lo spaccio, la falsificazione di banconote e la vendita di materiali rubati a quelle più efferate come il contrabbando di rifiuti tossici, lo sfruttamento della prostituzione e la tratta degli schiavi. Non aspettatevi però che luogotenenti e comandanti stiano lì ad aspettarvi a braccia aperte. I capibanda se ne staranno nascosti, e per farli uscire allo scoperto sarà necessario interferire con le loro organizzazioni in vari modi, più o meno distruttivi. Lincoln può infatti raccogliere informazioni interrogando gli informatori, rapinare le attività, distruggere le scorte di materiali, liberare prigionieri o uccidere i loschi figuri che gestiscono i racket: ognuna di queste azioni va ad influire in modo differente sui proventi delle attività criminali, e una volta che uno dei racket avrà perso tutti i guadagni il rispettivo “amministratore” non potrà che farsi avanti per fronteggiarci nel disperato tentativo di salvare i propri interessi. Ogni quartiere ha due luogotenenti e, una volta che li ha destituiti, Lincoln può finalmente puntare al boss, così da prendere definitivamente il controllo del quartiere.

Ricordiamoci però che il protagonista è pur sempre di un uomo di colore che compie reati in una città profondamente razzista e corrotta. Cosa vuol dire? Semplice. Lincoln deve guardarsi le spalle anche dai civili, sempre pronti ad avvisare la polizia nel caso il protagonista dovesse compiere atti violenti di fronte a testimoni, e dalle forze di polizia, vicine alla famiglia Marcano e ben contente di dare manforte alle bande dell’organizzazione in caso di necessità. Il capo famiglia non esiterà poi a sguinzagliare squadre di punitori per le strade della città, così da rendere le cose ancora più interessanti nelle fasi avanzate dell’avventura.

Disintegrare l’organizzazione di Marcano non è quindi un compito semplice, così come non lo è gestire una complessa organizzazione criminale, ed è per questo che Lincoln dovrà affidarsi in entrambi i casi a Cassandra, Vito Scaletta e Thomas Burke , tre generali più o meno fidati a cui delegare la gestione dei racket e dei quartieri ottenendo in cambio profitti e bonus. Prima di ottenere la loro lealtà è però necessario aiutarli a riprendere il controllo dei loro quartieri, così da portarli dalla nostra parte nella sanguinosa lotta contro Marcano. Ognuno dei generali gestisce infatti un proprio racket e, una volta che ne avremo preso il controllo, ci affiderà alcuni incarichi secondari utili per approfondire il rapporto ed aumentare il volume degli introiti dei vari business. Attenzione però a non farli arrabbiare dimenticandoci di loro o sfruttando i loro servizi per conquistare un quartiere per poi metterlo in mano a qualcun altro. Il sistema che gestisce la lealtà dei generali funziona in entrambi i sensi, e se uno di loro si sentirà tradito potrebbe addirittura decidere di rivoltarsi contro il protagonista. Oltre a loro Lincoln può poi contare sul già citato John Donovan, che fornirà preziose informazioni sui componenti di spicco della famiglia criminale aiutando il protagonista ad organizzare le missioni più importanti, e su padre James, che in più di un’occasione fornirà il proprio supporto alla missione sia attivamente che spiritualmente. Donovan inoltre insegnerà a Lincoln come utilizzare al meglio alcuni componenti elettronici recuperabili per le strade di New Bordeaux per manomettere le numerose centraline telefoniche presenti in ogni singola area del gioco, che permetteranno al protagonista di entrare in possesso di numerose informazioni sulla zona come la posizione dei nemici, anche quelli non ancora individuati, delle entrate alle varie strutture e dei collezionabili. Intercettando le comunicazioni è inoltre possibile ottenere informazioni utili riguardanti i racket, che potranno essere utilizzate per ricattare luogotenenti e boss cosi da “invitarli” a passare nelle nostre fila invece che ucciderli.

Oltre al supporto di amici e soci, per portare a termine la sua missione e raggiungere Sal Marcano Lincoln potrà ovviamente contare sulle sue doti da soldato, che gli permettono di zittire e neutralizzare i nemici sia a mani nude che utilizzando il nutrito arsenale messo a disposizione proprio da uno degli affiliati sbloccabili nelle fasi iniziali del gioco che, una volta contattato, raggiungerà il protagonista praticamente ovunque con un pittoresco furgoncino rosso da cui è possibile acquistare armi ed equipaggiamento. L’addestramento militare inoltre ha permesso a Lincoln di affinare numerose tecniche stealth, che possono essere sfruttate nelle varie situazioni per raggiungere e mettere fuori gioco gli avversari senza farsi notare. Proseguendo nel gioco ed affidando la gestione dei vari quartieri ai nostri Generali, è poi possibile sbloccare altri affiliati, utili per far recapitare a Lincoln una specifica vettura tra quelle disponibili nel garage o per far recuperare i fondi raccolti fino a quel momento che verranno depositati in cassaforte. In caso di morte infatti non subiremo particolari penalità ma perderemo la metà dei soldi presenti nel portafogli di Lincoln e dato che, com'è noto, la malavita talvolta può essere molto remunerativa, ci troveremo spesso a gironzolare per le strade di New Bordeaux con un discreto gruzzolo in tasca.

Per quanto talvolta poco realistico, questo meccanismo degli “affiliati” funziona bene e si integra in modo naturale nel sistema di gioco di Mafia III rendendo l’azione fluida. A completare il ventaglio dei bonus disponibili tramite i nostri “soci” troviamo poi la possibilità di ricevere rinforzi, di distrarre le forze dell’ordine per un periodo di tempo più o meno lungo o di interrompere le comunicazioni telefoniche così da impedire ai nemici di chiedere aiuto o ai civili di chiamare la polizia. Ognuno di questi bonus può essere potenziato aumentando gli introiti di uno specifico generale mentre le armi da fuoco, così come alcune delle caratteristiche di Lincoln, potranno essere migliorate spendendo i fondi a nostra disposizione.

Al di là di queste particolarità Mafia III, proprio come i suoi predecessori, si presenta come un normale titolo d’azione in terza persona a giocabilità aperta, in una città fortemente ispirata a New Orleans con 10 differenti distretti che vanno dalle paludose periferie alle ricche zone centrali nelle quali il protagonista può muoversi liberamente sin dai primi minuti sia a piedi che a bordo di una delle numerose vetture, oppure sfruttando le imbarcazioni presenti in molti punti della mappa, perfette per scorrazzare nelle aree paludose o nei corsi d’acqua che tagliano la città in varie direzioni. Alla base di questa struttura aperta c’è una versione aggiornata del motore grafico “Illusion” già visto nei capitoli precedenti che permette a Mafia III di sfoggiare un buon livello di dettaglio ed una fluidità solida praticamente in ogni situazione. I problemi, come vedremo meglio più avanti, purtroppo non mancano, ma il risultato nel complesso rimane comunque accettabile. Il motore di gioco include ovviamente anche una gestione abbastanza realsitica della fisica, un sistema climatico completo in linea con gli standard di questo genere ed un comparto audio di buona fattura capace di riprodurre con buona fedeltà le atmosfere del 1968. Per la colonna sonora gli sviluppatori si sono invece affidati ad un’ampia selezione di brani originali dell’epoca che include più di 100 tracce di artisti come Rolling Stones, Cream, Aretha Franklin, Lynyrd Skynyrd, Elvis e Janis Joplin così da trasporre all’interno del gioco tutta la magia dei gloriosi anni ’60. Vale inoltre la pena di sottolineare che il titolo, come i suoi predecessori, è completamente doppiato in italiano, e questo permette anche ai non anglofoni di apprezzare l’intreccio narrativo senza difficoltà. Concludo questa panoramica sul titolo con un accenno alla longevità: per portare a termine la sola trama principale di Mafia III sono necessarie circa 25 ore, che possono facilmente diventare 35/40 se ci si impegna ad annientare tutti i racket, a portare a termine tutte le missioni secondarie ed a raccogliere i numerosi collezionabili presenti. Il gioco include inoltre 3 livelli di difficoltà e 3 differenti finali che garantiscono una discreta rigiocabilità.

Amore

Storytelling

- Oltre ad avere una delle trame più interessanti dell’ultimo periodo, Mafia III stupisce per la capacità di coinvolgere il giocatore sin dai primi minuti di gioco. La volontà degli sviluppatori di non filtrare praticamente nessun aspetto della storia di Lincoln fa sì che tutte le emozioni, sia quelle positive che quelle negative, possano raggiungere il giocatore e la scelta di raccontare l’intera vicenda miscelando cut-scenes, spezzoni di filmati ed interviste in prima persona ad alcuni dei protagonisti rende il tutto estremamente coinvolgente. Rabbia, vendetta, disprezzo, odio razziale, paura, follia. Ognuna di queste emozioni trova il giusto spazio in Mafia III e proseguendo con la storia è difficile non immedesimarsi in Lincoln “accompagnandolo” nella sua discesa verso l’inferno. Sia le sequenze cinematografiche che le interviste mettono in mostra un elevato dettaglio grafico ed un’ottima recitazione, impreziosita da un sapiente uso delle inquadrature e dalla capacità del motore grafico di riprodurre al meglio le espressioni facciali dei protagonisti. Ognuno dei personaggi presenti, sia quelli principali che quelli secondari, è caratterizzato alla perfezione e le tematiche trattate rispecchiano fedelmente il contesto sociale e politico del periodo storico scelto dagli sviluppatori, rendendo giustizia ad uno dei periodi più controversi della storia americana. Personalmente ho poi apprezzato particolarmente la presenza di una componente femminile molto forte e carismatica all’interno del cast, che garantisce alla sceneggiatura ulteriori sfumature che non sfigurerebbero neppure sul grande schermo.

Atmosfera

- Bisogna ammetterlo, il lavoro fatto dagli sviluppatori di Hangar 13 per ricreare una versione virtuale della New Orleans di fine anni ’60 è davvero notevole e regala continuamente grandi emozioni. La città rispecchia fedelmente la controparte reale e quasi in ogni zona è possibile ammirare tocchi di classe e citazioni che contribuiscono a farci respirare l’essenza di quel periodo. Ciò che rende Mafia III davvero coinvolgente è però l’ottimo lavoro svolto nel rappresentare nel modo più fedele il contesto politico, sociale e culturale del periodo senza scendere a compromessi. Per farlo gli sviluppatori hanno inserito nel gioco tantissimi riferimenti ad eventi realmente accaduti, trasmessi dai radiogiornali o commentati dai vari personaggi sparsi per il mondo di gioco, ma non solo. Hanno anche voluto trasporre in chiave videoludica anche un’intera gamma di comportamenti e situazioni più o meno “brutali”. Mafia III è quindi un gioco violento, razzista e volgare dalla sequenza di apertura ai titoli di coda ma lo è per una ragione. Non sarebbe infatti stato possibile coinvolgere il giocatore in un contesto così estremo senza riprodurre con dovizia ogni sfumatura. Vi basteranno poche ore di gioco per immedesimarvi in Lincoln e sentirvi offesi dai commenti che le persone indirizzeranno nei suoi confronti, soprattutto nelle aree più benestanti, o per farvi montare la rabbia nel vedere i cartelli che impediscono alle persone di colore di accedere ad alcuni locali. Un risultato notevole per un “semplice” videogioco, che dimostra quanto questa tipologia di intrattenimento abbia ancora da dare.

Colonna sonora

- Le selezione di musiche presenti in Mafia III porta nei nostri salotti una gamma di brani originali che spaziano dal jazz al blues, passando per pezzi rock, ballate di chiara ispirazione country e tracce profondamente soul. L’intera colonna sonora tratteggia alla perfezione le atmosfere musicali del sud degli Stati Uniti nel periodo a cavallo tra gli anni 60 e gli anni 70, senza limitarsi ad accompagnare il giocatore solo ed esclusivamente nelle sezioni di guida. L’intera area metropolitana di New Bordeaux è disseminata di radio e jukebox da cui la musica si diffonde ad ogni ora del giorno e della notte, proprio come ci si aspetterebbe. Ma non basta. In assenza di fonti specifiche, Mafia III decide in più di un’occasione di sottolineare le azioni del giocatore con un sottofondo musicale adeguato al contesto, e l’insieme di tutti questi elementi regala momenti indimenticabili. Assistere al massacro della famiglia Robins mentre i Rolling Stone cantano “Paint It Black”, attraversare la città a tutta velocità ascoltando l’indimenticabile “Folsom Prison Blues” di Johnny Cash o prendere il controllo di una distilleria mentre la radio suona “Have You Ever Seen The Rain” è qualcosa che può accadere solo in Mafia III e che tutti gli amanti della buona musica non possono non apprezzare. Da questo punto di vista Hangar 13 ha fatto un lavoro davvero notevole che dovrebbe essere utilizzato come metro di paragone per futuri titoli di questo genere.

Scontri a fuoco

- Il sistema di controllo sviluppato da Hangar 13 si è dimostrato immediato e funzionale in ogni situazione, ma è proprio durante le sparatorie che questo aspetto dà il meglio di se. L’ottima gestione delle coperture permette ai giocatori di muoversi rapidamente dietro ai ripari, e la buona reattività dei comandi, unita ad una intelligente distribuzione degli stessi sui vari tasti del controller, permette di gestire al meglio ogni situazione, comprese quelle più frenetiche. Farsi strada silenziosamente all’interno di un magazzino utilizzando armi silenziate per poi passare alle maniere forti a colpi di mitra e bombe molotov regala grandi soddisfazioni e devo ammettere che in più di un’occasione mi sono sentito entusiasta per aver portato a casa la pelle in situazioni difficili. Ai livelli di difficoltà più elevati Lincoln non può infatti sopportare più di qualche colpo, e questo rende gli scontri a fuoco appassionanti costringendo il giocatore a studiare con dovizia ogni area prima di dare il via alle danze. L’ottimo lavoro di design delle ambientazioni, ricche di percorsi alternativi e generalmente strutturate su più piani, rende ancora più interessanti le sparatorie così da far sentire il giocatore parte di una vera e propria guerra tra gang di criminali.

Interfaccia

- Mafia III è un ottimo esempio di come sviluppare un’interfaccia chiara e completa che però non rubi troppo spazio alla visuale. Tutte le informazioni necessarie al giocatore come la mappa, i fondi disponibili, la missione attiva , le munizioni e l’energia rimasta sono sono sempre visibili ai quattro angoli dello schermo in modalità ridotta così da non disturbare il giocatore durante le sessioni di gioco. Ovviamente è sempre possibile accedere alla mappa completa, al proprio inventario o alle armi a disposizione dai menu di gioco nel caso fosse necessario uno sguardo più approfondito ed anche in questo caso il gioco mette in mostra una buona disposizione delle informazioni. La scelta delle missioni e dei vari obiettivi che le compongono è chiara ed intuitiva grazie all’uso di icone e colorazioni che permettono di capire con una rapida occhiata la natura degli incarichi ed il quartiere a cui si riferiscono. Menzione d’onore anche per il sistema di icone in-game, che appaiono solo quando il giocatore si avvicina ad un oggetto con cui è possibile interagire così da non interrompere la magia cinematografica, e per il sistema di indicazioni sviluppato per le sezioni di guida. Il sistema di frecce proposto da Hangar 13 funziona alla grande e per la prima volta in un titolo di questo genere non ho dovuto distrarmi continuamente dalla strada per capire dove svoltare, a riprova dell’ottimo lavoro svolto sotto questo aspetto.

Odio

I.A. da dimenticare

- Tutti i personaggi presenti in Mafia III, che siano nemici, poliziotti o semplici civili, presentano una gestione dell'I.A. davvero poco curata, che purtroppo banalizza l’intera esperienza anche ai livelli di difficoltà più elevati. I nemici dimostrano innanzitutto una malsana propensione a farsi uccidere se attratti con un semplice fischio visto che si avvicinano alla fonte del rumore senza badare alla presenza di eventuali cadaveri sgozzati o crivellati di proiettili. In più di un’occasione mi sono auto-costretto a non utilizzare troppo questo pericoloso stratagemma per non banalizzare i singoli assalti, ma anche così facendo le cose non sono migliorate granché visto che i nemici reagiscono solo a determinati tipi di azioni. Se spariamo o corriamo se ne accorgono, ma se facciamo cadere qualcosa alle loro spalle non battono ciglio, così come spesso non si accorgono se uno dei loro compagni viene trafitto con un coltello alla gola proprio a pochi passi dalla loro posizione. Stessa cosa per quanto riguarda i poliziotti, ma in questo caso Hangar 13 ha tentato di salvare il salvabile rendendo le forze dell’ordine particolarmente letali sia negli scontri a piedi che in auto. Sfuggire ad una pattuglia è infatti un compito arduo, ma basta mettere qualche centinaio di metri tra loro e noi, prendere la prima svolta disponibile e abbandonare l’auto per metterli in difficoltà rimanendo nell’ombra fino a quando non smetteranno di cercare. Ovviamente questo vale solo nei casi in cui la polizia sia sulle nostre tracce per aver commesso un crimine in presenza di testimoni o in particolari punti della trama, visto che per tutto il resto del tempo le pattuglie ci ignoreranno lasciando libero spazio ai comportamenti di guida più deplorevoli. I civili infine sembrano essere completamente indifferenti alle nostre azioni e solo in seguito ad un comportamento davvero violento reagiranno fuggendo o chiamando la polizia. Talvolta capita di attraversare interi locali con le armi in pugno sentendo solo qualche commento più o meno curioso da parte dei presenti, e solo quando avremo iniziato a far fuori i nemici vedremo finalmente qualche comportamento credibilmente allarmato. Da sottolineare infine che sia tra i nemici che tra i civili, solo pochi di loro si premureranno di dare l’allarme, e mettendo a tacere questi specifici personaggi è quasi sempre possibile evitare con discreta facilità l’intervento dei rinforzi o della polizia.

Comparto tecnico non all’altezza

- Volendo avrei potuto creare singole voci per tutti gli aspetti che compongono Mafia III perché ognuno, a suo modo, ha delle lacune più o meno evidenti. Il comparto grafico, per esempio, pur raggiungendo un buon livello di dettaglio ed un’ottima fluidità, non riesce a stupire a causa di una scarsa distanza visiva unita accentuata da un utilizzo eccessivo della nebbia, che riduce ulteriormente il numero di oggetti visualizzati a schermo. Come se non bastasse il motore grafico soffre di numerosi problemi nella gestione delle fonti di illuminazione e nel caricamento delle textures, insieme ad una pessima gestione delle collisioni che produce frequenti compenetrazioni, soprattutto nelle fasi stealth. Anche il motore fisico ed il clima non brillano per qualità visto che spesso nel gioco si vedono auto ed oggetti rimbalzare in modo anomalo o si assiste a curiosi effetti climatici, come il passaggio delle nuvole a velocità supersoniche che dà luogo a piogge torrenziali che durano uno o due secondi o ad inquietanti giochi di luce perfetti per il giorno dell’Apocalisse. In generale si nota quindi una scarsa ottimizzazione, forse dovuta ad un lancio prematuro, sottolineata anche da alcune clamorose mancanze. Durante tutto il gioco non si incontrano infatti moto e/o mezzi a due ruote e molte animazioni di transizione, come quelle discesa delle scale o di fuoriuscita dai veicoli ribaltati, sono praticamente assenti. Nel complesso Mafia III risulta quindi decisamente sottotono da un punto di vista puramente tecnico sia se confrontato con i concorrenti sia se lo si confronta con il capitolo precedente; se si somma questo aspetto ai già citati problemi della I.A. si ottiene un quadro decisamente non adeguato ad una saga di questo calibro.

Il bug è un piatto che va servito freddo

- Oltre alla scarsa ottimizzazione appena sottolineata, Mafia III soffre purtroppo anche di numerosi bug più o meno fastidiosi che compromettono l’esperienza di gioco. Durante la mia prova sono infatti incappato in numerosi arresti imprevisti del titolo e più di una missione ha messo in luce qualche difetto di programmazione, tutti fortunatamente risolvibili ricaricando l’ultimo checkpoint o provando a lasciare in sospeso la missione per portarla a termine dopo aver completato qualche altro incarico. A questi macroscopici difetti si aggiungono poi numerosi bug minori come il traffico bloccato senza motivo, le misteriose sparizioni degli informatori che saltano dalle auto in corsa per sparire nell’asfalto e le miracolose apparizioni di oggetti nell’area di gioco che, in più di un’occasione, hanno contribuito ad arrestare prematuramente fughe ed inseguimenti. Che un titolo di questa portata soffra di qualche piccola imperfezione è naturale e nessuna saga ne è immune, ma la quantità di problematiche riscontrate durante la mia prova non fa che sottolineare nuovamente la scarsa attenzione riposta dagli sviluppatori nelle fasi di test e di debug.

Bella senz’anima

- La città di New Bordeaux è il teatro perfetto per la storia di Mafia III ma solo da un punto prettamente estetico. Attraversare la città ed i vari quartieri regala grandi soddisfazioni alla vista, ma dopo qualche ora di gioco ci si accorge della totale assenza di dinamiche che rendano la metropoli veramente viva. Certo, ogni tanto capita di imbattersi in eventi particolari ma si tratta di casi più unici che rari e per tutto il resto del tempo si ha l’impressione che tutti i personaggi siano gestiti senza particolare logica e senza una particolare cura per le dinamiche di gioco globali. Inoltre ognuno dei 10 quartieri di New Bordeax propone al giocatore più o meno lo stesso percorso, al di là del racket a cui decideremo di dichiarare guerra. Una volta avviata la missione ci vengono indicati vari obiettivi tra cui alcuni informatori, alcuni bersagli sensibili ed alcune attività di contorno ma le meccaniche di fatto sono sempre più o meno le stesse, e questo fa sì che, alla lunga, sopraggiunga un po’ di noia. Stesso discorso per quanto riguarda gli incarichi secondari, basati fondamentalmente sempre sullo stesso modus operandi in base al generale a cui decideremo di dare aiuto. Per fortuna le missioni principali di Mafia III non sembrano soffrire in alcun modo di questa problematica, ma trattandosi di un titolo a giocabilità aperta è un peccato che gli sviluppatori non abbiano dedicato più tempo nel rendere viva la città e nel creare situazioni differenti anche per le fasi di preparazione agli assalti e per le missioni secondarie.

Tiriamo le somme

Mafia III potrebbe essere inserito a pieno titolo tra i sinonimi perfetti dell’espressione “occasione sprecata”. Il titolo sviluppato da Hangar 13 propone infatti una storia matura ed avvincente ambientata in una città ricca di carisma, il tutto condito da una colonna sonora da urlo e da una giocabilità soddisfacente. Tante buone qualità che vengono però inevitabilmente messe in ombra da una realizzazione tecnica decisamente non all’altezza e da una discreta ripetitività presente in alcune meccaniche. Nel complesso questo terzo capitolo della serie resta quindi godibile e meritevole di attenzione soprattutto per coloro che amano le grandi storie, a patto però di poter sorvolare su alcuni difetti più o meno evidenti. Tutti gli altri forse farebbero bene ad attendere il rilascio delle future patch e dei primi DLC prima di decidere se raggiungere la calda ed assolata New Bordeaux ed affiancare Lincoln nella sua vendetta.
7.8

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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