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img Alien: Isolation
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Recensione - Alien: Isolation

Dopo il recente passo falso commesso con Aliens: Colonial Marines, SEGA ci riprova e, affidandosi agli inglesi di Creative Assembly, tenta per una volta di mettere da parte soldati spaziali e fucili ad impulsi per tornare prepotentemente alle origini del mito, dotando Alien: Isolation di una trama inedita ma strettamente connessa alla sceneggiatura cinematografica. Riuscirà questo nuovo titolo a rendere davvero giustizia ad una delle pietre miliari della storia del cinema? Scopritelo con noi… se ne avete il coraggio.

Il Gioco

Anno 2122. L’equipaggio dell’astronave cargo Nostromo, in viaggio di ritorno verso la Terra, entra suo malgrado in contatto con un entità aliena ostile che, con efferata ferocia e determinazione, darà la caccia e decimerà tutti i membri a bordo, lasciando in vita solo il terzo ufficiale Ellen Ripley. La combattiva protagonista, dopo aver compreso la vera natura parassita dell’essere, riuscirà ad abbandonare l’astronave grazie ad una capsula di salvataggio e a lanciare l’alieno nello spazio profondo per poi ibernarsi in attesa di essere recuperata. Questo accadde nel primo Alien, film horror a sfondo fantascientifico concepito nel lontano 1979 da Ridley Scott, che viene riassunta proprio attraverso la voce di Ellen nei primissimi istanti di gioco. Le vicende della protagonista, interpretata sul grande schermo da Sigourney Weaver, proseguono poi nei tre sequel cinematografici ma è tra il primo e il secondo capitolo della saga che Alien: Isolation va a inserirsi. Sono passati 15 anni dalla scomparsa del Nostromo e nessuno ha più avuto notizie della nave o del suo equipaggio, almeno fino ad ora. La stazione spaziale Sevastopol, prossima allo smantellamento, ha infatti recuperato la scatola nera della nave cargo e la compagnia Seegson, proprietaria di entrambe le strutture, decide di inviare una squadra per prendere in consegna la preziosa scatola coinvolgendo nella spedizione anche la figlia di Ellen Ripley, Amanda. Quest’ultima, anche se non apertamente, non ha mai smesso di sperare e di cercare informazioni sulle sorti della madre, lavorando per la compagnia proprio nei quadranti più vicini al presunto punto di sparizione dell’astronave da carico; non si farà quindi pregare, accettando di buon grado l’invito ad entrare a far parte della squadra di recupero. Inutile dirvi che le cose non andranno come previsto e, dopo un breve viaggio a bordo della navicella Torrens e un turbolento avvicinamento, perderemo i contatti con i nostri compagni ritrovandoci proprio nei panni di Amanda a bordo della stazione Sevastopol. Soli… o quasi. La stazione, durante le fasi finali dello smantellamento, è infatti stata attaccata da un misterioso essere che rivelerà ben presto la sua natura, braccando la figlia di Ripley proprio come accadde alla madre 15 anni prima.

Queste le premesse che fanno da introduzione a Alien: Isolation, titolo survival horror in prima persona sviluppato da Creative Assembly completamente ambientato a bordo della semi-deserta stazione spaziale Sevastopol e nel quale dobbiamo sfuggire ad un singolo e terrificante xenomorfo che ci darà instancabilmente la caccia attraverso tutte le sezioni che compongono la struttura. Il gioco pesca a piene mani dalle atmosfere del primo film della saga, riproducendo fedelmente le ambientazioni fantascientifiche e claustrofobiche di inizio anni 80 tanto care ai fan della serie e unendo le caratteristiche tipiche del genere survival, come la ricerca di chiavi, codici ed oggetti per aprire porte e proseguire nell’avventura, alle meccaniche di gioco dei titoli stealth in soggettiva. La protagonista Amanda, abbandonata a sé stessa per buona parte del tempo, si muove infatti cercando in tutti modi di sfuggire alla mostruosa creatura aliena all’interno di ambientazioni ricche di quella che, sul finire degli anni 70, era considerata tecnologia avveniristica. Non aspettatevi dunque touch screens, ologrammi o simili ma solo schermi CRT con scritte verdi, pulsantiere sconfinate, luci al neon traballanti e stretti condotti nei quali strisciare silenziosamente. La stazione, in evidente stato di abbandono, è stata messa a soqquadro. Molte porte sono bloccate o sigillate e questo obbligherà Amanda a cercare continuamente strade alternative o a risolvere semplici enigmi per proseguire. La creatura aliena, fedelmente riprodotta partendo dal design originale e dotata di una I.A. davvero notevole, ci braccherà costantemente, sfruttando condotti e passaggi per avvicinarsi a noi ed uscire poi allo scoperto per darci la caccia. Amanda però non è un soldato e la Sevastopol offre ben poche armi con le quali difendersi oltre a scarse munizioni, tutte per lo più recuperabili dai cadaveri durante l’esplorazione. Questo fa sì che sia praticamente impossibile uccidere la creatura, che potrà quindi solo essere evitata a meno di non voler incorrere in una rapida e cruenta dipartita. Inoltre,come già anticipato, non ci saremo solo noi e l’alieno a brodo della stazione. Altri sopravvissuti e alcuni sintetici con sembianze umane vagano ancora per la struttura e non tutti saranno propriamente socievoli, frapponendosi in più occasioni tra noi e l’agognata salvezza. Per fortuna, a differenza dell’antagonista principale, umani ed androidi potranno essere uccisi ma mai senza fatica, anche considerando la scarsa resistenza di Amanda ai colpi ricevuti, e affrontarli a viso aperto, magari con armi da fuoco, potrebbe attirare lo xenomorfo e rivelarsi quindi una pessima scelta, a meno di non voler far fare a lui il lavoro sporco mentre noi restiamo nascosti a goderci lo spettacolo.

Per sopravvivere in questa situazione, la protagonista dovrà quindi sfruttare al meglio l’ambientazione, nascondendosi alla vista degli avversari, strisciando sotto tavoli e letti, rinchiudendosi in angusti armadietti o interagendo con i vari sistemi della Sevastopol per confondere e distrarre gli inseguitori. Ricorrere alle armi sarà sempre un’opzione sconsigliata ma potremo e dovremo usare tutti gli oggetti abbandonati che troveremo nella stazione, combinandoli per creare preziosi medikit o strumenti utili alla nostra sopravvivenza. Tra questi spiccano il leggendario rilevatore di movimento, che una volta estratto permette di tenere sotto controllo i movimenti di qualunque creatura e che ci informerà costantemente su eventuali minacce con il suo classico ed ansiogeno suono, una sorta di rudimentale palmare che tramite semplici minigiochi permette di sbloccare utili porte e alcuni ingegnosi gadget che attireranno o stordiranno i nemici. Il sistema di controllo è semplice e, data la natura del titolo, privilegia l’utilizzo del rilevatore di movimento e degli oggetti all’immediatezza d’uso delle armi. Con pochi passaggi possiamo combinare gli oggetti ed equipaggiarli per distrarre gli avversari, tenendo sempre sott’occhio la mappa e gli spostamenti rilevati dal sensore. Semplici aiuti a schermo ci indicano quando compiere operazioni particolari, come attivare generatori di corrente o rimuovere blocchi dalle porte. Da sottolineare che il titolo permette di sfruttare il sensore Kinect per rilevare i movimenti della nostra testa o i rumori ambientali. Nel primo caso potremo sporgerci da dietro gli angoli senza utilizzare il pad, mentre nel secondo dovremo stare ben attenti a non fare il minimo rumore per non attirare involontariamente la creatura nella nostra direzione. Entrambi i sistemi funzionano bene e aumentano notevolmente la sensazione di coinvolgimento , a patto di poterli sfruttare in solitudine e lontani da fonti sonore impreviste; il tutto è comunque disattivabile dalle opzioni.

Alien: Isolation vi terrà impegnati per almeno 15 ore, che diventeranno quasi 20 nel caso vogliate giocarlo da veri fan, cioè al livello di difficoltà più elevato ed esplorando ogni centimetro della Sevastopol alla ricerca di terminali o collezionabili utili a svelare tutti i risvolti della trama. La sceneggiatura è di buona fattura ed alterna sequenze animate a dialoghi in-game, tutti tradotti e doppiati in italiano cosi come tutte le scritte presenti nel gioco. Una volta terminata l’avventura principale è poi possibile mettere alla prova le nostre capacità stealth nella modalità Sopravvivenza, che ci sfida a ripercorrere alcune sezioni già affrontate nella campagna principale nel minor tempo possibile, completando se possibile lungo il percorso alcuni obiettivi secondari per poi confrontare i nostri risultati nelle classifiche online.

Amore

Alien vs Amanda

- Alien: Isolation basa l’intera esperienza di gioco sulla sfida quasi scacchistica tra la protagonista e il terrificante xenomorfo, senza mai divagare. Il nostro scopo fin dai primi minuti è quello di sfuggire all’avversario e sopravvivere, nient’altro. Per farlo dovremo rapidamente imparare a sfruttare l’ambiente,i pochi oggetti a nostra disposizione e, soprattutto, i pochi punti deboli dell’avversario, così da sopperire alla nostra umana inferiorità. La sfida è tanto basilare quanto profondamente appagante e, anche grazie ad un’ambientazione ben progettata e all’ottima I.A. avversaria, riesce ad assorbire completamente il giocatore per tutta la durata dell’avventura. I pochi avversari umani e androidi che incontreremo passeranno rapidamente in secondo piano, lasciandoci liberi di giocare a nascondino con il nostro nuovo “amichetto” che ci braccherà senza sosta dal primo all’ultimo istante.

Comparto tecnico "intelligente"

- Bastano pochi minuti di gioco per capire come il nuovo titolo sviluppato da Creative Assembly non voglia impressionare il giocatore con una grafica da urlo né con un sonoro da oscar o tantomeno con una giocabilità stellare. Alien: Isolation vuole incollare alla sedia chi impugna il pad con una sfida costante e una tensione claustrofobica continua. E ci riesce davvero, grazie ad un’ambientazione credibile e ben realizzata. Il motore grafico riproduce senza esitazione gli stretti corridoi e i condotti bui della stazione Sevastopol per merito di un sapiente level design, impreziosito da un ottimo sistema di illuminazione che valorizza i frequenti contrasti tra zone buie e zone illuminate e dalla presenza di numerosi effetti particellari volumetrici. Ottima anche la qualità degli effetti sonori che aumentano il coinvolgimento facendoci sentire davvero soli nello spazio profondo e che forniscono preziose, seppur ansiogene, indicazioni sulla posizione della creatura. Lodevole anche la colonna sonora, di buona qualità e che sottolinea dinamicamente l’evolversi dell’azione con musiche adatte e mai invadenti.

Tensione costante

- Alien: Isolation, un po’ come il primo film della serie, difficilmente vi farà saltare sul divano e questo potrebbe farvi storcere il naso visto che in fondo si parla pur sempre di un titolo appartenente al genere horror. Coerentemente con la filosofia originaria, gli sviluppatori hanno infatti deciso di mettere da parte i facili spaventi per instillare nella mente del malcapitato di turno una terrificante e costante sensazione, ovvero quella di essere semplicemente una preda, inseguita da un unico cacciatore. Ed è proprio questo che fa di Alien: Isolation un titolo sostanzialmente diverso da tutti gli altri. La creatura aliena è indubbiamente letale e sentire il mostro strisciare sopra di noi (o sotto??), vedere la sua figura muoversi dietro l’angolo, osservarlo annusare l’armadietto nel quale siamo nascosti o anche semplicemente vedere il suo pallino verde muoversi sul rilevatore di movimento sono situazioni adrenaliniche che si susseguonno senza sosta e che mantengono il giocatore sempre in allerta. Questo fattore fa sì che, anche dopo alcune ore, non ci si abitui mai al gameplay e si trattenga comunque il fiato mentre “lui” sfila davanti al nostro ennesimo nascondiglio.

Impegnativo

- Sfuggire ad uno xenomorfo non è facile, e se anni di forsennate sparatorie vi hanno convinto del contrario preparatevi a cambiare idea. L’alieno non può essere ucciso, solo ingannato o aggirato e, salvo rari casi, essere scoperti equivale a morire. L’impegno profuso dagli sviluppatori nel creare una I.A. adattabile e poco scriptata costringe il giocatore a variare costantemente l’approccio alla situazione, anche dopo aver ripetuto più volte la stessa sessione. L’impossibilità di salvare liberamente aumenta notevolmente il grado di sfida e obbliga a pianificare al meglio ogni mossa, se non si vuole correre il rischio di riprovare all’infinito lunghe sessioni di gioco. Preparatevi quindi ad estenuanti attese nascosti nell’ombra, ad entrare in simbiosi con il rilevatore di movimento e a muovervi con cautela proprio come accade in tutti i film della serie. Un grado di sfida così elevato ristabilisce, dopo diversi tentativi poco riusciti, il giusto divario tra noi e la creatura aliena più efferata del cinema e permette ad Alien: Isolation di superare senza troppe difficoltà le barriere imposte da una giocabilità non troppo articolata.

Odio

Tanti piccoli difetti

- Alien: Isolation non è purtroppo esente da imperfezioni, alcune delle quali davvero fastidiose. Oltre ad alcuni sporadici cali di frame rate, che fanno capolino soprattutto durante le sequenze animante, può infatti capitare di incappare in problemi audio o nell’impossibilità di uscire dal menu di pausa. Questi bug, comunque limitati, mi hanno più volte costretto ad interrompere la sessione di gioco e, in casi estremi, a dover riavviare il sistema per poter tornare alla normalità. Speriamo che gli sviluppatori mettano rapidamente una pezza a questa situazione con una patch, visto che dover ripetere un’intera sezione per colpa di un errore di programmazione è una delle cose più fastidiose e demotivanti che possano capitare ad un giocatore.

Cast poco incisivo

- La narrazione di Alien: Isolation è di buona fattura e, senza mai eccellere, riesce comunque a mantenere vivo l’interesse del giocatore per tutta la durata dell’avventura. Peccato solo che Creative Assembly non abbia approfondito in maniera credibile i personaggi, protagonista inclusa. Amanda è una donna forte proprio come sua madre e che lotta per la propria salvezza con ogni mezzo. Non sarà quindi complicato immedesimarsi in lei ma, in parte anche per colpa della visuale in prima persona, è difficile affezionarsi al suo personaggio, cosi come a tutti gli altri presenti. I pochi dialoghi e i numerosi file audio e testuali sparsi per le ambientazioni svelano tutti i retroscena della vicenda integrandosi alla perfezione ma, in molti casi, risultano scontati ed emotivamente poco coerenti a causa di una scrittura ed una recitazione poco ispirate.

Tiriamo le somme

Alien: Isolation abbraccia la visione originale di Ridley Scott proponendo al giocatore un titolo survival horror puro e carico di tensione che coniuga le meccaniche tipiche dei titoli stealth e le atmosfere dei classici film di fantascienza per coinvolgere il giocatore in un’estenuante lotta per la sopravvivenza ambientata nello spazio profondo. Sfuggire ad uno xenomorfo è un’impresa unica e complessa e, anche se il risultato non è perfetto e la trama a volte non soddisfa appieno, è quanto di più vicino ci sia all’esperienza cinematografica originale. Se siete fan di almeno uno di questi aspetti e non siete in cerca dell’ennesimo sparatutto, date quindi un’opportunità a questo titolo che vi impegnerà a lungo in una delle sfide videoludiche più avvincenti e ansiogene pubblicate negli ultimi anni.
8.8

Recensione realizzata grazie al supporto di Sega e Xbox.


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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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