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Max: The Curse of Brotherhood

Recensione - Max: The Curse of Brotherhood

Dopo il loro esordio nel 2010 con Max and the Magic Marker per Wii e dispositivi mobili, il team danese di Press Play torna a stupirci con una coloratissima avventura destinata esclusivamente alle console di casa Microsoft, che ci catapulta in un mondo magico calandoci nuovamente nei panni del piccolo Max armato del suo fido pennarello magico e di tanto coraggio. Curiosi di saperne di più? Allora seguiteci nelle terre bizzarre di Diversalandia nella nostra recensione della versione Xbox One di Max: The Curse of Brotherhood.

Il Gioco

Max e suo fratello minore Felix hanno caratteri diversi. Di regola vanno d’accordo ma Max odia tornare da scuola e sorprendere Felix a giocare con troppa foga con i suoi giocattoli fino a distruggerli. La nostra avventura comincia proprio quando il povero Max, esasperato, cerca su Giggle una formula magica per far sparire il fratellino pestifero. Neppure il tempo di finire di recitarla che nella cameretta dei due fratelli appare un passaggio dimensionale da cui fuoriesce una grossa zampa pelosa che afferra il piccolo Felix portandolo via con sé. Max, attanagliato dai sensi di colpa, decide di tuffarsi nella breccia per salvare suo fratello. E’ qui che comincia la nostra avventura, nelle piane di Diversalandia, terra abitata da buffe creature e il cui equilibrio è dettato dalle forze del bene e del male perennemente in contrasto tra loro. Le peripezie di Max lo condurranno in cima ad un albero gigantesco dove vive un’anziana e benevola signora che infonderà nel suo pennarello magico la forza degli elementi e metterà in guardia il piccolo sugli intenti del perfido Mustacho, il rapitore di Felix. Mustacho è l’oscuro tiranno di Diversalandia e ha rapito il bambino perché gli serve un nuovo corpo in cui albergare, dato che quello attuale è diventato troppo vecchio. Ma per riuscire a raggiungere e fronteggiare Mustacho, Max avrà bisogno di raccogliere ed utilizzare tutti i poteri elementali sparsi nei cinque templi sacri di Diversalandia e la cosa non sarà certo una passeggiata.

Max: The Curse of Brotherhood è un puzzle-platform game 3D a scorrimento orizzontale, secondo esperimento dei ragazzi di Press Play che, giusto in tempo per Natale ci sorprendono con un’opera coloratissima e tecnicamene impressionante, dal sapore next-gen. Il titolo sfoggia un’ironia e un comparto grafico in linea con le recenti produzioni del cinema d'animazione americano, proponendo un mondo di gioco che per quanto non prenda le distanze dai canoni del genere platform gode comunque di un ottimo level design e un'altrettanto ottima gestione della fisica. Infatti proprio parlando di fisica, si capisce benissimo fin dalle prime battute di gioco quanto questo elemento sia alla base di tutta esperienza che richiede prontezza di riflessi da parte del giocatore e più di un pizzico d’ingegno necessario alla risoluzione di puzzle ambientali proposti nell’avventura. Il piccolo Max ha disposizione il suo pennarello magico ricolmo di poteri elementali (terra, acqua, fuoco, ecc) che potrà collezionare ed utilizzare per disegnare sempre più creative vie di fuga nel corso degli stage. L’utilizzo del pennarello è assegnato allo stick destro ed è possibile utilizzarlo su apposite zone colorate presenti sullo schermo. Grazie ai poteri magici elementali potremo far sorgere ad esempio piloni di terra da sfruttare come degli ascensori, creare dei rami o stendere delle liane per aggrapparci e oscillare, oppure creare delle palle di fuoco da utilizzare come armi. Il bello è che i singoli poteri possono essere anche concatenati tra loro in modo ingegnoso per risolvere i numerosi enigmi durante l’avventura: ad esempio potremo creare una liana e un ramo e collegarli tra loro per creare un contrappeso oppure potremo raggiungere un pilone distante disegnando un getto d’acqua che ci porti fin lì. E alla base c’è il motore fisico che gestisce il tutto in modo eccellente regalando una sensazione verosimile del peso degli oggetti. Il rovescio della medaglia purtroppo si manifesta nei controlli che a volte mancano di precisione, specie nelle scene in cui la prontezza o il tempismo di un salto sono imprescindibili. Anche la stessa gestione del pennarello magico, presa di peso dal primo capitolo della saga, talvolta si rivela infelice in quanto figlia di un gameplay basato sull’utilizzo di touchscreen o motion controller e che prevede l’impossibilità di muovere il protagonista contemporaneamente alle fasi di utilizzo del pennarello. Nonostante l’ottimizzazione del sistema di controllo realizzata dal team di sviluppo per venire incontro a queste imprecisioni, di tanto in tanto si rischia di entrare nel fastidioso dedalo del trial and error e l’esperienza può diventare frustrante.

Tra gli altri punti di forza del titolo, che vi terrà occupati complessivamente per circa 8-10 ore, vanno menzionati l’ottimo comparto sonoro e il doppiaggio, presente solo in lingua originale con sottotitoli in italiano, che impreziosisce moltissimo l’esperienza generale di gioco. Max: The Curse of Brotherhood è disponibile su Xbox Games Store al prezzo di 15 euro per ora unicamente per Xbox One, mentre la versione Xbox 360 arriverà a gennaio 2014.

Amore

Sembra un film d’animazione

- Il titolo sfoggia un comparto tecnico a tratti impressionante, in linea con le recenti produzioni cinematografiche d'animazione e si dimostra un valido prodotto da sfoggiare sulla nuova Xbox per stupire amici e parenti. Gli effetti particellari così come quelli di luce e il motore fisico raggiungono ottimi livelli, considerando anche che il gioco richiede appena 3 gigabyte d’installazione.

Da spremersi le meningi!

- Per quanto vi riteniate assi del genere platform, sappiate che per riuscire a superare tutti e sette gli stage che compongono il gioco dovrete impegnarvi e spremervi ben bene le meningi. Max: The Curse of Brotherhood infatti, oltre a richiedere tempismo e padronanza del sistema di controllo, metterà alla prova il vostro ingegno per creare vie di fuga sempre più bizzarre grazie all’utilizzo del pennarello magico, sfruttando e concatenando i vari elementi dello scenario. Questa commistione di fattori, uniti ad un’ottima gestione della fisica dei corpi, rende l’esperienza di gioco molto coinvolgente e appagante.

Comparto sonoro

- Come già accennato prima, Max: The Curse of Brotherhood, oltre all’ottimo comparto tecnico sfoggia anche un sonoro degno delle produzioni più blasonate. Le musiche non sono particolarmente ispirate ma risultano comunque gradevoli mentre il doppiaggio, presente solo in lingua inglese comprensivo di sottotitoli in italiano, si rivela davvero ben realizzato.

Rigiocabilità

- Il titolo offre la possibilità di sbloccare 36 obiettivi in totale, in maggior parte legati al superamento degli stage o al numero di elementi creati con il pennarello magico. Tuttavia, nascosti all’interno delle aree di gioco ci sono anche dei collezionabili da raccogliere, tra cui i frammenti di un medaglione e i perfidi occhi di Mustacho. Collezionare tutti questi elementi non sarà affatto facile dato che bisognerà dare fondo alla propria creatività sfruttando appieno il pennarello magico e gli elementi dello scenario, spesso visitando nuove aree di gioco altrimenti inaccessibili.

Odio

Qualche incertezza sui controlli

- Il sistema di controllo, concettualmente ereditato dal primo capitolo per dispositivi muniti di touchscreen o motion controller, porta con sé qualche magagna dovuta all’impossibilità di muovere il protagonista contemporaneamente all’utilizzo del pennarello magico. Questo si traduce talvolta in frustrazione e in estenuanti dedali di trial and error, specie durante le sessioni in cui dovremo far fuggire Max dai nemici o da altri elementi avversi del gioco. A peggiorare la situazione ci si mettono anche degli sporadici glitch in cui vedremo il protagonista precipitare nel vuoto fuori dall’area di gioco o morire incomprensibilmente subito dopo aver ripreso l’azione da un checkpoint.

Tiriamo le somme

Max: The Curse of Brotherhood è un platform game eccellente dal punto di vista estetico e con un gradevole level design, nonché un biglietto da visita di tutto rispetto per il team di sviluppo Press Play su Xbox One. Per quanto la struttura di gioco e la trama non propongano nulla di davvero originale, il titolo saprà comunque stupirvi ed appassionarvi per una decina d'ore con i suoi enigmi e puzzle ambientali basati sulla fisica da risolvere grazie ad ingegno e creatività. Se ritenete che 15 euro siano una spesa accettabile per godere di un ulteriore assaggio di next-gen sulla nuova ammiraglia Microsoft, pur sapendo chiudere un occhio su alcune imperfezioni legate ai controlli, allora l’acquisto è consigliato. Se invece non siete particolarmente appassionati del genere platform o conservate ancora delle perplessità nonostante questa recensione, vi esorto comunque a riconsiderare l’acquisto in seguito sfruttando eventuali promozioni future. 8.5

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L'autore

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Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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