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Brothers: A Tale of Two Sons

Recensione - Brothers: A Tale of Two Sons

I ragazzi di Starbreeze Studios, vecchie conoscenze della scena console grazie a titoli come come The Chronicles of Riddick, The Darkness o il più recente e criticato Syndicate, depongono temporaneamente le loro armi da fuoco virtuali per trasportarci in un mondo fiabesco dai paesaggi evocativi e raccontarci una storia bella e toccante, ma soprattutto ricca di significato. Pronti a partire con noi per un viaggio avventuroso in compagnia di Brothers: A Tale of Two Sons? Continuate a leggere!

Il Gioco

Brothers: A Tale of Two Sons ci racconta la storia due fratelli che vivono in un pacifico e lussureggiante paese in cui la vita quotidiana scorre pigra e tranquilla. Purtroppo la quiete dei due ragazzi viene turbata non solo dalla morte della madre, ma anche dalla malattia mortale che colpisce improvvisamente il loro padre costringendolo a letto e rendendolo bisognoso di cure costanti. Le condizioni del genitore continuano a peggiorare finché i due fratelli decidono di affidarlo ad un guaritore del paese e partire per un lungo viaggio alla ricerca dell’unico rimedio capace di strappare il loro padre dalla malattia che lo attanaglia: l’acqua della vita, una pozione miracolosa ricavata dalla linfa vitale di un albero magico.

Con questi semplici presupposti Brothers: A Tale of Two Sons apre il suo sipario mostrandoci il suo imponente palcoscenico pregno di atmosfere fiabesche dal pregevole level design in cui i due fratelli muovono i loro passi e collaborano alacremente per superare le insidie durante il loro viaggio. Ed è proprio il fattore collaborazione che rappresenta il cardine dell’intera avventura, rendendo i due fratelli assolutamente complementari l’uno per l’altro. Non esiste di fatto un singolo segmento del gioco in cui non dovremo far affidamento alla loro cooperazione per risolvere enigmi ambientali come sbloccare meccanismi, aprire porte, abbassare ponti, o magari scovare percorsi alternativi. Persino nelle fasi di nuoto avremo bisogno di utilizzare la cooperazione tra i due ragazzi, visto che il più piccolo dei due fratelli ha molta paura dell’acqua e avrà bisogno di aggrapparsi al fratello maggiore per galleggiare.

Brothers: A Tale of Two Sons si dimostra anacronistico fin dai primi minuti di gioco: tanto per cominciare, il suo sistema di controllo prevede che il giocatore comandi entrambi i fratelli contemporaneamente e non contempla nessuna modalità cooperativa né in locale, né online. Il movimento dei due ragazzi è attribuito agli stick analogici del pad, mentre i due grilletti inferiori fungono da tasto azione. Per ruotare la telecamera invece ci sono i due tasti dorsali superiori, anche se l’intervento umano sulla visuale di gioco sarà molto raro visto che la telecamera tende ad inquadrare un punto di vista sempre ottimale. In tutta sinerità, il primo impatto con questo sistema di controllo è estraniante e per questo necessita di molta pratica e concentrazione per essere padroneggiato al meglio. Nonostante le 5 ore spese per portare a termine il gioco, personalmente riconosco di non aver mai veramente superato lo smarrimento iniziale della mappatura dei comandi, specie durante le azioni combinate più complesse dei due fratelli, in cui serviva tempismo e coordinazione dei movimenti delle mani.

Il titolo si dimostra originale anche nella sua sceneggiatura, che si avvale esclusivamente del linguaggio del corpo dei due fratelli e dei personaggi non giocanti per raccontarci gli avvenimenti della storia. L’idioma del mondo di gioco infatti è incomprensibile e privo di sottotitoli o di voci narranti che raccontano il susseguirsi degli eventi dell’avventura, e persino gli stessi nomi dei due protagonisti rimane un mistero. In questo Brothers: A Tale of Two Sons pesca a piene mani dall’immaginario di saghe illustri come quella di Fable e di Ico, massimizzando la mimica di protagonisti e comprimari, rendendo le interazioni tra i vari personaggi talvolta esilaranti visti i differenti approcci dei due ragazzi verso le persone che incontrano: il fratello maggiore infatti è educato e rispettoso mentre il più piccolo è dispettoso e scapestrato. Lo vedremo così sputare nei pozzi o prendere a pacche sul sedere ignari contadini intenti a zappare la terra. Il differente modo di comportarsi dei due protagonisti non è casuale, dato che ci troveremo spesso costretti a dover tentare un approccio più o meno diretto con i vari personaggi che incontreremo per proseguire nel nostro viaggio. Ad esempio per riuscire a svegliare una guardia assopita e farci abbassare un ponte levatoio non basterà l’approccio discreto e delicato del fratello maggiore, ma avremo bisogno dell’ingegno del piccolo monello che riuscirà a svegliare il soldato di guardia assestandogli una secchiata d’acqua in faccia e facendosi anche una grassa risata.

Nonostante i suoi coloratissimi scorci bucolici e l’atmosfera scanzonata delle prime battute di gioco, Brothers: A Tale of Two Sons si dimostra un titolo impegnativo e caratterizzato da una matura componente narrativa. Oltre alla collaborazione tra i due fratelli, infatti a farla da padrone è la netta percezione della morte e la sensazione di pericolo che si respira lungo tutta l’avventura. Durante il nostro viaggio, oltre agli esseri umani incontreremo anche creature magiche tipiche dell’immaginario fantasy, alcune gentili come i troll di montagna che ci offriranno il loro aiuto per scalare pareti rocciose inaccessibili, altre feroci che mireranno ad ucciderci o a divorarci. Con l’evolversi dell’avventura, i colori pastello dei paesaggi bucolici cederanno gradualmente il passo ad atmosfere più lugubri e territori sempre più pericolosi e inquietanti, come una foresta buia infestata da lupi in cui svettano come monito gruppi di viandanti impiccati, oppure un cimitero di giganti, un tempo teatro di una feroce battaglia che ha reso i fiumi rigonfi di sangue. Nonostante i pericoli e le tinte forti di alcune atmosfere del gioco, non ci sono armi da brandire nè combattimenti da affrontare per i due protagonisti, che risolveranno anche le situazioni più disperate contando solo sul loro dualismo e sulla collaborazione per creare diversivi, seminare o intrappolare le creature che li braccheranno.

Brothers: A Tale of Two Sons stupisce quindi con il suo bellissimo comparto tecnico realizzato grazie al supporto dell’Unreal Engine 3, con la sua pregevole atmosfera fantasy, con il suo gameplay atipico e con una trama dal sapore agrodolce sempre più matura e vissuta attraverso gli occhi innocenti dei due giovani protagonisti, per poi culminare in un finale commovente e nient’affatto banale.

Amore

La gioia dei sensi

- Il titolo sfoggia un comparto tecnico e artistico di prim’ordine considerando che si tratta di un contenuto scaricabile di poche centinaia di megabyte. Impossibile rimanere indifferenti dinnanzi agli imponenti scorci offerti dagli svariati punti di osservazione disseminati nel gioco, in cui è possibile soffermarsi a contemplare il duro lavoro artistico realizzato dagli sviluppatori. Ad avvalorare l’esperienza di gioco è complice anche la stupenda colonna sonora costituita da pochi temi musicali ma molto efficaci.

Una trama matura e toccante

- Come ho più volte ribadito, il titolo propone una trama apparentemente banale ma che cela dei risvolti drammatici e commoventi. L’avventura dei due fratelli è ricca di significato, per certi versi ci insegna a contare sempre sulle persone che amiamo e a lottare per il loro bene, costi quel che costi. Ci sprona però anche a crescere e a superare le difficoltà e le paure più profonde facendo tesoro degli insegnamenti che riceviamo quotidianamente da chi ci sta vicino.

Breve ma molto intenso

- Il titolo dura solo una manciata di ore, io per portarlo a termine ne ho impiegate cinque cercando anche di sbloccare alcuni dei bizzarri obiettivi proposti dal gioco, come ad esempio gettare una palla in un determinato pozzo o soffermarsi ad osservare una stella cadente. Per quanto breve, il titolo non ha tempi morti e propone un ritmo di gioco e un susseguirsi degli eventi molto piacevole e incalzante.

Odio

Un sistema di controllo non per tutti

- Uno dei talloni di Achille del titolo è il suo sistema di controllo anacronistico che necessita di parecchia pratica prima di essere padroneggiato a dovere. Può succedere di perdere l’orientamento dei comandi dei due stick analogici durante gli spostamenti dei due ragazzi, così come capita di perdere il grip sui dorsali durante alcune fasi di scalata in cui bisogna compiere azioni combinate con discreto tempismo. Insomma, un sistema di controllo che massimizza la coordinazione occhio-mano ma assolutamente ostico verso i giocatori casuali o per chi non ha molta dimestichezza col pad.

Una co-op senza co-op

- Grande assente in questo titolo basato sulla cooperazione tra i due protagonisti è proprio la co-op in locale o online. Questa scelta ad opera degli Starbreeze è condivisibile nell’economia di valorizzare al meglio la trama giocando in singolo, ma una componente multiplayer a due giocatori avrebbe quantomeno ampliato il bacino di utenza e incoraggiato la rigiocabilità tutelando soprattutto chi non è in grado di padroneggiare il sistema di controllo da solo.

Rigiocabilità, questa sconosciuta

- Una volta giunti all’epilogo di un’avventura intensa come questa, pochi saranno gli stimoli nel ricominciare il gioco.
In questo senso il team di sviluppo avrebbe potuto dotare il titolo di collezionabili, praticamente assenti, o magari della possibilità di rigiocare la storia con i sottotitoli. Non esistono neppure livelli di difficoltà settabili a piacimento, praticamente l’unica ragione per ricominciare una nuova partita risiede nello sbloccare gli eventuali obiettivi mancati ed accrescere il punteggio sulla propria gamercard.

Tiriamo le somme

Brothers: A Tale of Two Sons è un titolo inusuale che propone una trama intensa e matura che ci prende per mano e ci conduce in un viaggio attraverso un mondo fantastico pieno di creature magiche e di atmosfere oniriche, disseminate di pericoli ma pervase dell’amore fraterno e dell’innocenza dei due protagonisti. La sceneggiatura del titolo, scritta in collaborazione col regista libanese Josef Fares, propone molti spunti di riflessione e si dimostra ricca di significato facendo della complemenarietà tra i due fratelli il suo fiore all’occhiello, e culmina in un finale commovente e non banale. Nonostante alcune perplessità dovute alla gestione del sistema di controllo o alla voluta mancanza di una qualsiasi componente multigiocatore, il titolo si dimostra molto valido sia dal punto di vista tecnico che artistico e tutti gli amanti del genere fantasy dovrebbero giocarlo senza indugio. 9.0

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L'autore

Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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