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Ninja Gaiden 3

Recensione - Ninja Gaiden 3

Tomonobu Itagaki, ex-leader del Team Ninja, era noto per il suo approccio senza compromessi agli action game, cosa che portò i primi due Ninja Gaiden ad essere tra i giochi più difficili ma anche più soddisfacenti degli ultimi dieci anni. Sarà in grado lo studio di Tecmo Koei, ormai privo di una così forte leadership, di tener alta la bandiera della serie? Scopritelo nella nostra recensione di Ninja Gaiden 3.

Il Gioco

Orfano della guida del maestro Itagaki, il Team Ninja ha deciso di cambiare direzione alla sua serie di punta focalizzando maggiormente l’attenzione sulla trama e abbandonando la vena più fantastica della serie a favore di un approccio più ancorato alla realtà, seppur non propriamente realistico. In Ninja Gaiden 3 impariamo a conoscere il lato più oscuro del protagonista, che gli sviluppatori hanno voluto trasformare in un “Dark Japanese Hero”: un personaggio che, pur agendo nel bene, dovrà prendere decisioni a volte anche controverse e dalla dubbia moralità. La trama vede Ryu Hayabusa alle prese con un’organizzazione criminale autonominatasi "degli alchimisti", che minaccia di mettere in subbuglio l’intero mondo con una serie di attentati mirati e potenzialmente devastanti in alcune delle location più conosciute e popolose della terra e che, per motivi inizialmente oscuri, sembrano avercela in particolare proprio col protagonista.

Il gameplay ci vede come al solito impegnati in combattimenti contro nutriti gruppi di nemici, utilizzando una commistione di colpi leggeri e pesanti che si alternano alla parata, alla possibilità di utilizzare l’arco per abbattere nemici in lontananza e al lancio dei kunai, i tipici pugnali ninja da lancio, per stordire momentaneamente i nemici. Se quindi a prima vista il gioco sembra mantenere i classici connotati che lo hanno reso famoso, in realtà abbiamo una serie di novità. La prima è dovuta ad una maledizione che ha colpito il braccio di Ryu, che offre al giocatore la possibilità di utilizzare una nuova devastante tecnica di attacco: man mano che uccidiamo nemici, il braccio del protagonista inizierà a risplendere di un rosso sangue, al che basterà tenere premuto il tasto di attacco pesante per liberare una potentissima combo che ci permetterà di uccidere velocemente i nemici attorno a noi. L'altra novità riguarda il Ninpo: si, al singolare, perchè a differenza dei giochi precedenti ora Ryu può lanciare un'unica devastante magia. Le uccisioni dei nemici ci permettono di caricare una apposita barra che, una volta piena, ci dà la possibilità di evocare un gigantesco dragone infuocato che farà piazza pulita dei nemici su schermo e che allo stesso tempo rigenererà la salute di Ryu. Tutte queste nuove tecniche possono essere messe in atto in diverse location, questo per via di una trama estremamente più complessa e ricca di intrecci, a volte anche un po' confusionari e poco chiari, che ci vedrà visitare Londra, l’Arabia Saudita e tanti altri luoghi particolari e sicuramente poco familiari alla serie.

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Oltre alla classica modalità singolo giocatore, affrontabile a livello normale, difficile e ad una sorta di modalità super-facile ribattezzata Eroe, il gioco per la prima volta in assoluto offre un’inedita modalità multigiocatore che permette a squadre di quattro ninja di scontrarsi in furiosi scontri all’ultimi spadata. È inoltre presente una sorta di modalità cooperativa che vi porterà all’acquisizione di diversi punti utilizzabili per personalizzare il vostro ninja virtuale.

Tecnicamente parlando il titolo sfrutta lo stesso motore grafico del precedente capitolo leggermente rimaneggiato sotto alcuni piccoli aspetti. Il frame-rate, da sempre fiore all’occhiello della serie, è rimasto come lo avevamo lasciato: inchiodato a 60 fps anche se ogni tanto è possibile notare qualche sporadico calo. Sotto l’aspetto audio ci troviamo invece di fronte ad un prodotto che offre una discreta campionatura di suoni e musiche, con un doppiaggio in inglese estremamente semplice ma non per questo meno efficace. Come da tradizione, sono presenti i sottotitoli in lingua italiana per chi ha difficoltà a comprendere la lingua della Regina.

Amore

Affettare rimane sempre un piacere

- Nonostante alcune mancanze in termini di armi e tipologie di attacchi e la rimozione dello smembramento dei nemici, la parte degli scontri rimane comunque piuttosto soddisfacente. Il discreto quantitativo di mosse, i due attacchi speciali a disposizione di Ryu e soprattutto i diversi pattern di attacco a disposizione di ogni nemico, rendono gli scontri abbastanza vari e divertenti. Insomma, visto il generale passo indietro fatto dalla saga, sapere che almeno qualcosa è rimasto simile - seppur non uguale - a come i fan se lo ricordavano è qualcosa che merita di essere sottolineato.

Boss fights

- Le boss fight sono, senza ombra di dubbio, la parte meglio riuscita e sviluppata. Nel corso del gioco affronterete diverse tipologie di nemici di fine livello, ognuno splendidamente realizzato ed in grado di offrire dinamiche di scontro che devo essere studiate e assimilate, rendendo estremamente controproducente l’assalto alla cieca. Proprio in questi frangenti si torna, per poco, a respirare l’aria e assaporare la difficoltà di quella cosa che aveva reso famosa la serie e che aveva fatto innamorare milioni di videogiocatori: la difficoltà e la tecnica fondamentale per sopravvivere. Peccato che tutto questo si veda solo sporadicamente all’interno dell’esperienza di gioco.

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Odio

Lo ricordavo più difficile...

- L’elemento sicuramente più controverso di tutto il gioco ed in grado di gettare nello sconforto qualsiasi fan storico della serie è l’inspiegabile ridimensionamento che il titolo ha subito in termini di difficoltà. Questo non è dovuto tanto dall’intelligenza artificiale dei nemici, quanto a delle scelte di gameplay che stonano in maniera radicale con quello che è il cuore e lo stile del gioco. Alla fine di ogni combattimento la barra dell’energia si ricarica, inoltre la seconda barra, quella che carica il Ninpo, si ricarica troppo in fretta rendendo questa devastante mossa utilizzabile più volte durante gli scontri. Come se non bastasse, ogni volta che useremo tale tecnica vedremo anche in questo caso la barra dell’energia rigenerarsi. In poche parole, raramente troveremo la morte nel corso delle missioni anche giocando a livello più difficile. Menzione finale spetta ai quick time events di cui il titolo è pregno. Giustificati dagli sviluppatori come mezzo per aumentare la spettacolarità di alcune sequenze, in realtà questi si sono rivelati a mio modo di vedere fin troppo invasivi.

L'arsenale dimenticato nel dojo

- Altra scelta estremamente controversa fatta dagli sviluppatori è quella relativa alle armi: possiamo infatti utilizzare solamente la spada e l’arco, un passo indietro clamoroso se solo si pensa all'enorme arsenale presente nel secondo capitolo, con armi molto diverse tra loro che ci permettevano di variare stile di combattimento a nostro piacimento. La sola spada infatti, nonostante le ragioni dettate dalla trama, non basta e alla lunga si sente la necessità di cambiare il tipo di arma. Incredibile anche la scelta di rendere infinite le munizioni dell’arco - peraltro dotato di mira assistita - e cosa ancor più imperdonabile l'eliminazione del sistema di crescita del personaggio. Tutti elementi che contribuiscono a rendere ancor più piatto e poco stimolante il gameplay di Ninja Gaiden 3.

Effetto vintage

- Poche ore di lavoro sembrano essere state spese anche da parte del Team Ninja su quello che è il comparto tecnico del titolo. Se al primo impatto la grafica può risultare tutto sommato sufficiente, in realtà analizzandola nel dettaglio si scopre un motore che assomiglia molto ai primi engine sviluppati sulle console di questa generazione. Un level design poco ispirato e un’illuminazione che tutto sembra tranne che dinamica completano un quadro che, anche sotto questo aspetto sembra davvero poco incoraggiante. Fortunatamente come già detto l’unica cosa che riesce a salvarsi da questa precaria situazione tecnica è il frame rate, che rimane uno degli assi nella manica di tutta la produzione.

Tiriamo le somme

Giudicare un prodotto come Ninja Gaiden 3 è allo stesso tempo estremamente difficile e personalmente deludente. Da fan storico della saga ho trovato la nuova direzione intrapresa da Team Ninja assolutamente insoddisfacente: spogliato di tutte le sue principali features, il gioco non riesce a mordere come dovrebbe, cercando di puntare su una trama complessa e spettacolare ma che non viene accompagnata da un comparto ludico di spessore e che richiami i meccanismi per cui tutti abbiamo imparato ad amare la serie. Potenzialmente, il gioco potrebbe essere apprezzato maggiormente da chi di Hayabusa e soci non ha mai sentito parlare, ma anche a loro consiglierei di andarsi a rispolverare gli episodi precedenti: potrebbero rimanerne folgorati. 5.7

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L'autore

Nel 1990 gli viene regalato un commodore 64 e da quel giorno capisce che i videogiochi saranno il suo futuro. A distanza di anni, nonostante ripetute richieste di "trovarsi un lavoro serio", continua a barcamenarsi nel campo del giornalismo videoludico. Collaboratore di MX dal 2006 è uno strenuo sostenitore della filosofia "il primo amore non si scorda mai".

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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