MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



The Chronicles of Riddick: Escape From Butcher Bay
copertina

Recensione - The Chronicles of Riddick: Escape From Butcher BayXboxGame

Nessuno se lo aspettava: il livello di hype intorno a The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay era praticamente nullo, alimentato solo dalle prime, strabilianti immagini del gioco. Il fatto che si trattasse di uno spin-off da un progetto cinematografico e che lo sviluppatore Starbreeze avesse precedentemente deluso tutti con il suo mediocre Knights of the Temple, ci aveva indotti a non aspettarci troppo da questo titolo. Non potremmo essere più felici di esserci sbagliati: con grande stupore da parte di tutti, il gioco si è rivelato uno dei più belli e memorabili usciti finora su Xbox. Vediamo perchè.


  • img
  • img
  • img


Quelli di voi che hanno visto a suo tempo il film di fantascienza Pitch Black o che hanno visto al cinema il recente The Chronicles of Riddick, hanno già fatto la conoscenza di Riddick, il protagonista dei due film interpretato da Vin Diesel che vede in questo gioco la sua prima trasposizione virtuale. The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay (TCoR:EfBB) non è però un semplice remake videoludico di una pellicola hollywoodiana, ma si tratta di un progetto a sè stante che si inserisce cronologicamente prima dei due film per raccontarci una storia inedita di Riddick, un bastardo antieroe dal sangue freddo. In realtà nei film il personaggio viene lievemente ammorbidito per ragioni di cassetta, ma nel gioco abbiamo a che fare con un vero duro, per il quale conta la propria sopravvivenza al di sopra di tutto.

L'inizio di una grande avventura
Appena avviato il gioco, le cose di cui rimaniamo subito colpiti sono l'impostazione altamente cinematografica e lo strabiliante livello grafico. Dopo una breve sequenza in computer grafica in cui vediamo un Riddick dai capelli lunghi alle prese con un mostro dei ghiacci e della quale non si comprende appieno il legame col resto del gioco, l'attenzione si sposta su una astronave in arrivo su Butcher Bay, una prigione spaziale ad altissima sicurezza. All'interno della navetta troviamo delle guardie che scortano un prigioniero verso la prigione: si tratta del nostro (anti)eroe, che a giudicare da come è stato immobilizzato per mezzo di una pesante struttura d'acciaio, sembrerebbe essere un tipo molto pericoloso. Fin qui tutto nella norma, finchè non notiamo che la scena non è realizzata in computer grafica ma con lo stesso motore di gioco, rivelando una qualità visiva incredibile con modelli dei personaggi di altissima qualità e perfettamente illuminati, per non parlare delle ambientazioni rese in maniera impressionante. Una volta atterrati sul pianeta, otteniamo subito il controllo del personaggio con visuale in prima persona, con lo scopo di fuggire e non farci imprigionare. In realtà si tratta di una sequenza di addestramento che ci introdurrà alle varie meccaniche di interazione, abilmente inserita all'inzio del gioco tramite un espediente narrativo che non vogliamo a rivelarvi. Fatto sta che dopo che ci saremo divertiti ad imparare a controllare Riddick, ci ritroveremo di nuovo al punto iniziale, con le guardie che ci scortano fuori dall'astronave per consegnarci al personale della prigione. Una volta teminata la chiacchierata tra le guardie ed i nostri futuri carcerieri, inizia una sequenza durante la quale veniamo scortati nella nostra cella camminando attraverso i vari locali della struttra: il tutto avviene in maniera automatica ma con visuale in prima persona, e potremo spostare lo sguardo come vogliamo per guardarci intorno per ammirare i dintorni, mentre una solenne musica di sottofondo e la comparsa di titoli di testa sovraimpressi all'immagine ci fanno capire che siamo all'inizio di una esperienza altamente immersiva, assolutamente diversa da tutti gli altri action-game in prima persona che abbiamo provato finora.

Molto più di un FPS
Dopo questa fase introduttiva ci ritroviamo nella nostra cella, ed è chiaro fin da subito che dovremo darci da fare per fuggire da Butcher Bay. La visuale scelta degli sviluppatori è quella in prima persona comune a tanti FPS, ma anche se il gioco condivide con questi il sistema di controllo basato sui due thumbstick tutto il resto si discosta profondamente dalle meccaniche di gioco del genere, arrivando ad assumere una personalità propria molto forte alla quale la definizione di FPS sta molto, troppo stretta. Quello con cui abbiamo a che fare è una sorta di adventure in prima persona con forti elementi stealth, un pizzico di picchiaduro (si, anche questo) ed ovviamente elementi di sparatutto in prima persona, il tutto amalgamato armonicamente per regalarci una esperienza di gioco inedita ed altamente gratificante. Il primo ambiente di gioco con cui avremo a che fare sono i locali delle celle ed il cortile per il tempo libero dei proigionieri. Qui potremo muoverci liberamente e fare la conoscenza con gli altri detenuti, parlando con ognuno di loro: come in ogni carcere che si rispetti, anche qui vige un sistema sociale creato dai detenuti, e se faremo dei favori alle persone giuste potremo ottenere in cambio informazioni ed oggetti molto utili alla nostra fuga. Non che nessuno sia mai riuscito a fuggire da Butcher Bay, ma Riddick è un tipo tosto e non ha paura di tentare. Il cuore del gioco è quindi questo: una avventura in cui dovremo parlare con i vari personaggi, farci affidare delle missioni, portarle a termine ed ottenere così oggetti che ci permetteranno di sbloccare altre aree del penitenziario (contenente anche da una miniera sotterranea per i lavori forzati), fino a raggiungere l'agognata libertà. I compiti che ci verranno assegnati varieranno dalla ricerca di determinati oggetti all'uccisione di qualche detenuto ritenuto scomodo da altri, e dovremo cercare di fare il tutto alla larga dall'onnipresente sistema di sorveglianza della prigione, per evitare di venire scoperti e finire prima del tempo la nostra avventura. Ecco quindi che entra in scena un ulteriore aspetto del gioco, ossia l'elemento stealth. Riddick dispone infatti della capacità di nascondersi tra le ombre per passare inosservato a guardie e telecamere: in questo modo potremo riuscire a sgattaiolare inosservati attraverso posti di guardia per evitare il confronto diretto con i carcerieri, oppure assalirli alle spalle e farli fuori in maniera silenziosa spezzandogli il collo. Putroppo non di sarà possibile far fuori una guardia ed impossessarci della sua arma, in quanto per evitare situazioni simili tutto il personale della prigione è dotato di armi con riconoscimento del DNA, e se il codice genetico di chi le impugna non è presente del database del penitenziario rilasciano una potente scossa elettrica che rende impossibile impugnarle. La nostra unica arma, almeno all'inizio, sono quindi le nostre mani: gli sviluppatori hanno implementato un ottimo sistema di combattimento corpo a corpo che potremo usare ogni volta che vogliamo scontrarci con qualcuno, usando pugni, schivate e parate. Per una maggiore letalità dei nostri colpi, potremo anche ottenere dagli altri detenuti degli strumenti da usare nei combattimenti corpo a corpo, come tirapugni, cacciaviti e scheggie di vetro. Una delle sfide che incontreremo nel gioco è incentrata intorno a questa modalità di combattimento, infatti per guadagnare il rispetto dei detenuti dovremo affrontare e battere uno dopo l'altro tutti i più forti picchiatori della prigione dopo di che si apriranno altre porte sul nostro percorso verso la libertà. Avendo una visuale in prima persona, è scontato che prima o poi riusciremo a mettere le mani su delle armi per usarle come in un classico FPS. Starà a noi però usarle in maniera intelligente: Riddick infatti è solo un essere umano e prendersi una pallottola in corpo può essergli letale come lo è per noi, tanto più che le stazioni mediche per guarire le nostre ferite non sono molto frequenti e dovremo fare in modo di subire meno danni possibile. Quindi niente sparatorie all'aperto contro frotte di guardie, ma sempre usare la testa per uscire da ogni situazione. Anche qui l'elemento stealth potrà esserci utile, perchè molte delle luci saranno ditruttibili e nell'oscurità riusciremo ad attaccare meglio i nostri nemici senza farci colpire.

  • img
  • img
  • img


Varietà ed immedesimazione: le cose belle durano sempre troppo poco
Questi sono quelli che consideriamo i punti di forza di The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay: una elevata varietà di situazioni ed ambientazioni ed una immedesimazione nel gioco pressochè totale, ottenuta grazie all'ottimo uso della visuale in prima persona ed ad un ambiente di gioco estremamente interattivo, in cui partecipiamo attivamente alla narrazione della storia anzichè assistervi tramite una serie di sequenze di intermezzo, come accade in molti titoli. La varietà di ambientazioni e situazioni di gioco è quella che ci ha comunque colpito maggiormente: man mano che procederemo non troveremo mai gli stessi ambienti ripetuti più volte, ma tutto è frutto di un design elaborato ed assoggettato alla storia: si passa dalle prigoni alle miniere ad altri ambienti che non vogliamo svelarvi, in alcuni casi con dei cambi totali di atmosfera e dei ritmi di gioco, il tutto con un fluire omogeneo e mai forzato. Questo ci porta però anche al maggiore lato negativo del gioco: il fatto di aver messo una così grande cura nel design delle ambientazioni e di aver fatto in modo che non ci fossero ripetizioni o copia-incolla ripetuti di settori, ha inevitabilmente portato ad un allungamento dei tempi di sviluppo. Questo ha avuto come effetto collaterale una quantità di ambientazioni realizzate relativamente bassa, portando di conseguenza ad una esperienza di gioco non lunghissima, che si attesta sulle 10-12 per arrivare dall'inizio alla fine della storia. Gli sviluppatori avrebbero potuto sopperire a questo moltiplicando il numero dei compiti da svolgere conducendoci ripetitivamente attraverso le stesse aree, oppure creando dei percorsi ripetuti più volte in cui dobbiamo eliminare tutti i nemici incontrati, ma questo avrebbe portato a nostro avviso a rendere noiosa l'esperienza di gioco e siamo felici che gli sviluppatori si siano voluti mantenere "puri", anche se a scapito della longevità. La nostra opinione, espressa anche altre volte in fase di recensione di giochi "eccellenti ma brevi" come Prince of Persia e Beyond Good & Evil, è che l'elevata qualità di un gioco riesca facilmente a far perdonare la sua brevità, e che un gioco breve ma qualitativamente eccellente merita maggiormente l'acquisto di uno lungo ma mediocre, che magari neanche finiremmo per sopraggiunta noia. Detto questo, è ovvio che una decina di ore di gioco in più avrebbero costituito l'eccellenza, soprattutto vista la totale assenza di una componente multiplayer o di particolari spunti che ci inducano a rigiocare il titolo, per cui il voto finale tiene conto di questo lato negativo del gioco.

Un motore "normale" per una grafica fuori dalla norma
Su una cosa non ci sono dubbi: il motore grafico di The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay è capace di regalarci delle visuali incredibili, letteralmente mozzafiato. Probabilmente avrete già letto frasi in cui i fan del gioco paragonano la grafica a quella di Doom III, e per quanto ardimentosa possa sembrare una tale affermazione, vi garantiamo che è dannatamente vicina alla realtà. Nel gioco possiano infatti godere di una grafica dettagliatissima, con modelli di personaggi ed ambientazioni dettagliatissimi ed una qualità della resa dei materiali e dell'illuminazione dinamica assolutamente fuori dalla norma. Il tutto, incredibile a dirsi, è in grado di girare in molti casi a 60fps, con cali di frame-rate nelle occasioni più affollate. Il merito di questo va ad una nuova tecnica di rendering adottata dagli sviluppatori, battezzata Normal Mapping: in pratica si tratta di una evoluzione del bump mapping, in cui gli oggetti hanno un basso livello di dettaglio ma vi vengono applicate delle textures particolari che riescono a simulare una mole poligonale molto più alta. Poco ma sicuro, sentiremo ancora parlare di questa tecnica in futuro. La cosa non è comunque priva di inconvenienti: talvolta le scene risultano avere un alto livello di aliasing, con il marcato effetto "scalette" tanto odiato da molti giocatori. Crediamo si tratti di un effetto secondario delle ottimizzazioni che il gioco compie per riuscire a garantire un frame-rate decente, infatti questo problema si avverte soprattutto in scene con molti personaggi. E' come se il motore di gioco quando sa di non potercela fare abbassasse la risoluzione di rendering, creando di conseguenza l'effetto sgranato. Ma si tratta comunque di un inconveniente minore, che passa in secondo piano rispetto alla beltà grafica offerta dal gioco, con corpi e volti dei personaggi modellati benissimo e capaci di non perdere di dettaglio anche se osservati da distanze estremamente ravvicinate. Questo fa di The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay senza dubbio uno dei giochi con la grafica migliore mai vista su Xbox, anche se lo fa in una maniera estremamente personale e talvolta poco pulita.

  • img
  • img
  • img


Non hai paura del buio, vero?
In conclusione, The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay si è rivelato una splendida sorpresa: immersivo, intrigante ed altamente assuefante. Purtroppo una esperienza di gioco limitata alla decina d'ore e la mancanza di motivi validi per rigiocarlo più volte ne minano il valore nel tempo, ma se avete amato il personaggio di Riddick al cinema non potete farvi sfuggire questo gioellino che rispecchia il carattere del suo interprete principale: figo, rude ed incredibilmente sborone.
9.2

c Commenti

copertina

L'autore

autore

Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
x Invio commenti disattivato per gli articoli più vecchi di tre mesi.
caricamento Caricamento commenti...