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Deep Rock Galactic

Deep Rock Galactic - provato in Game Preview

L'originale FPS fantascientifico co-op pubblicato da Coffee Stain Studio, Deep Rock Galactic, arriva su Xbox One grazie al programma Game Preview portando con sé tutto il suo fascino a base di nani, minerali preziosi, armi pesanti ed oscure caverne. Scopriamo insieme di cosa si tratta.
Vi do una ricetta semplice, ma potenzialmente sfiziosa: prendete una squadra composta da 4 nani (più simili anatomicamente a quelli de Il Signore degli Anelli che a quelli di Biancaneve) mercenari, armatela di picconi, armi e gadget di varia natura, speditela nello spazio profondo alla ricerca di minerali rari, aggiungete un campionario di creature ad 8 zampe assetate di sangue e che ricorda il mai dimenticato Starship Troopers, amalgamate il tutto con le potenzialità del motore grafico Unreal Engine e la distruttibilità totale della serie Minecraft, condite con una spruzzatina di meccaniche co-op e date il tocco finale inserendo una colonna sonora dinamica di chiara ispirazione electro-rock ed una componente interattiva dedicata alle dirette streaming. Ecco. Questi sono gli ingredienti genuini da cui nasce Deep Rock Galactic, un interessante FPS cooperativo attualmente in sviluppo presso gli studi di Ghost Ship Games ApS. Il titolo, acquistabile in Xbox Game Preview ad un prezzo di 22,99 € per un'occupazione disco di meno di 2 GB, mette i giocatori nei panni di uno dei membri di razza nanica impegnati ad esplorare le inospitali regioni del pianeta Hexxos in cerca di un prezioso minerale, chiamato Morkite, ed altre risorse come uova aliene, fossili o specifici obiettivi da eliminare. E perché servono dei nani minatori armati fino ai denti per portare a termine queste missioni? Non solo perché tutti questi obiettivi si trovano in profonde e claustrofobiche caverne generate in maniera procedurale ma anche, e soprattutto, perché queste ultime brulicano di giganteschi aracnidi desiderosi di fare la pelle ai malcapitati nani.

Ma come funziona nel dettaglio Deep Rock Galactic? Tutto prende il via da una sorta di centro di comando, che funge da punto di partenza per ogni incarico e da lobby per la componente multigiocatore (con pieno supporto al cross-play Xbox/PC). Le squadre di raccolta possono infatti essere composte da un solo membro, supportato da un droide da battaglia gestito dalla CPU che risponde al nome di Bosco, o da un massimo di 4 giocatori ed è proprio in questa zona sicura che è possibile selezionare le missioni o avviare il matchmaking. Un terminale presente nella stanza principale permette infatti di visualizzare le 7 regioni attualmente disponibili nel gioco, di individuare quelle a portata di scanner e di passare in rassegna gli incarichi a disposizione, suddivisi per tipologia e che si distinguono l’uno dall’altro per lunghezza, complessità ed obiettivi secondari. Da qui il giocatore può selezionare la prossima missione da affrontare, da solo o creando un team, o inserirsi al volo in un gruppo aperto impostando alcuni parametri di ricerca. Se nessuna delle proposte soddisfa i suoi gusti, il giocatore non deve fare altro che attendere. Come già detto ogni mappa viene generata in modo procedurale dal sistema, e ogni 60 secondi il catalogo si aggiorna rendendo disponibili nuove missioni e aree di gioco. Tramite i terminali disponibili nel centro di comando i giocatori possono inoltre selezionare di volta in volta la classe nanica da impersonare tra le 4 disponibili, che si differenziano per armamentario ed equipaggiamento di supporto. Ci sono i Gunner, dotati di una capacità di fuoco elevata e di uno spara-cavi capace di creare in pochi istanti una teleferica collegando due punti, i Driller, che alternano due potenti trivelle ed un micidiale lanciafiamme, gli Scout, agili minatori armati fino a denti e dotati di una preziosa pistola spara-rampino, e infine gli Engineer, che non vanno mai in missione senza portarsi dietro un’arma in grado di creare piattaforme scalabili su ogni superficie e una devastante torretta di sorveglianza automatica.

Una volta pronta, la squadra deve quindi raggiungere l’area selezionata utilizzando una capsula-trivella ed inoltrarsi nelle profondità del mondo di gioco per individuare, sulla base del proprio incarico, le risorse da raccogliere o gli obiettivi da abbattere facendosi largo tra orde più o meno numerose di avversari, il tutto sfruttando le caratteristiche da sparatutto in prima persona presenti nel titolo. Il sistema di controllo si basa fondamentalmente sui capisaldi del genere ma con qualche piccola differenza. Il grilletto sinistro, per esempio, non serve per avvicinare lo sguardo al mirino ma per utilizzare un indispensabile piccone con il quale è possibile raccogliere materiali, aprire nuovi passaggi (proprio come accade nel già citato Minecraft) o colpire gli avversari. I tasti dorsali sono invece deputati all’utilizzo delle granate e di un utile scanner, che permette di ricevere informazioni sulle rocce o sulle creature che circondano il giocatore e di posizionare degli indicatori visibili da tutta la squadra. Con la croce direzionale è possibile passare in rassegna l’equipaggiamento a disposizione, mentre premendo il tasto Y è possibile richiamare in qualunque momento il M.U.L.E., una sorta di deposito su quattro zampe che accompagna la squadra durante le missioni. Lo spazio a disposizione nello zaino di ciascun membro della squadra è infatti limitato, ed è necessario svuotare regolarmente le tasche depositando il proprio bottino nel droide di supporto, così da non trovarsi in difficoltà nel momento del bisogno.

MX Video - Deep Rock Galactic

Il primi nemici da affrontare nel titolo non sono però i ragni giganti citati in apertura ma bensì l’oscurità, perfettamente riprodotta grazie alle potenzialità del motore grafico di Epic, ed il senso di disorientamento. Le caverne di Deep Rock Galactic, come prevedibile, sono estremamente intricate e non ricevono luce dall’esterno risultando, sin dai primi istanti, dei veri e propri labirinti. Le uniche fonti di illuminazione a disposizione, oltre a quelle naturalmente presenti nel mondo di gioco come piante o minerali luminescenti, sono rappresentate dalle torce personali dei membri della squadra e da utili segnalatori luminosi, disponibili in quantità limitate (che si ricaricano nel tempo) e che possono essere lanciati per illuminare brevemente una specifica area. Come se non bastasse Deep Rock Galactic non include nemmeno una vera e propria mappa, sostituita con una schematica rappresentazione della caverna in cui ci troviamo, o dei classici indicatori che possano aiutare il giocatore durante l’esplorazione. L’unico elemento al quale il giocatore può fare affidamento, oltre alle sue capacità di orientamento ed osservazione, è rappresentato dalle pareti composte di terra, che possono essere perforate con relativa semplicità e che indicano inequivocabilmente le pareti da abbattere per poter proseguire. Come se non bastasse alcune vene di minerali sono posizionate in luoghi difficili da raggiungere mentre altri materiali, come per esempio le uova aliene, non saranno visibili in superficie. Per poter scovare queste preziose risorse è necessario individuare sulle pareti delle particolari bolle di colore rosso, che indicano il punto dove iniziare a scavare.

Superare la diffidenza verso l’ambientazione è però solo il punto di partenza. Non appena il giocatore inizia a familiarizzare con la caverna addentrandosi sempre di più, ecco comparire i “veri” avversari, dei simpatici insetti spaziali che possono in buona parte delle occasioni essere classificati come aracnidi un po’ troppo cresciuti. Ognuno di essi ha una propria peculiarità, un proprio punto di forza ed un proprio punto debole. Alcuni sono dotati di un carapace impenetrabile che lascia scoperta solo la coda, altri possono colpirci dalla distanza sputando delle ragnatele che diminuiscono la nostra capacità visiva, alcuni esplodono dopo essere stati feriti e così via. I nemici, oltre a popolare in maniera più o meno casuale le profondità delle caverne e ad approcciare il giocatore da ogni direzione, hanno inoltre l’abitudine di formare dei veri e propri sciami ed attaccare le squadre di nani in ondate di difficoltà crescente che, fortunatamente, vengono sempre preannunciate e commentate via radio dal nostro supervisore. A rendere ancora più complicate le fasi di esplorazione ci pensano poi una folta schiera di piante ed altri esseri viventi potenzialmente pericolosi per la squadra, come alcuni vegetali dotati di fastidiosi aculei, delle masse informi capaci di generare continuamente nuovi ragnetti o delle inquietanti creature capaci di sorprende il giocatore nell’oscurità e sollevarlo alla loro altezza per usarlo come spuntino (qualcuno ha detto Half-Life?).

Bisogna poi sempre tenere in considerazione un aspetto. Nel titolo di Ghost Ship Games le missioni non terminano quando si completa l’obiettivo principale, ma quando la squadra riesce a raggiungere la navetta-trivella per l’estrazione. Una volta soddisfatti i requisiti della missione, il giocatore potrà infatti richiedere l’invio di una navetta: questa arriverà in un punto non precisato della mappa e i giocatori avranno solo 5 minuti di tempo per raggiungerla, seguendo il M.U.L.E. o le tracce luminose che il droide lascerà dietro di sé durante il tragitto di ritorno. Ovviamente le creature aliene approfitteranno anche di questa situazione per attaccare e mettere in difficoltà la compagnia di minatori, rendendo le operazioni di rientro talvolta più complesse di quelle di ricerca.

Per poter sopravvivere in tutte queste situazioni i giocatori possono affidarsi quasi ed esclusivamente alle armi in loro possesso, ma non aspettatevi di poter sparare a tutto quello che si muove senza riflettere. Per evitare di rimanere inermi di fronte all’ennesimo sciame bisogna innanzitutto tenere conto dei tempi di ricarica, non sempre così ridotti, e dell’eventuale calore accumulato dall’arma ma, soprattutto, delle munizioni a disposizione. Sì, perché nessuno ha sparso delle casse di proiettili nelle profondità di Hexxos e gli insetti, stranamente, non saranno così gentili da lasciarne a terra dopo che li avrete abbattuti. L’unico modo di ricevere munizioni aggiuntive in Deep Rock Galactic è quello di raccogliere uno specifico minerale dal coloro rosso acceso, conosciuto come Nitra. Dopo averne accumulato un certo quantitativo, la squadra potrà richiedere l’invio di un POD di supporto che, dopo una breve attesa, comparirà nel punto prescelto portando con sé una determinata quantità di risorse, che dovranno essere suddivise tra tutti i membri della squadra.
Anche alcuni dei gadget a disposizione dei giocatori, come la pistola in grado di creare teleferiche utilizzabili da tutti o il lancia-rampino, sono soggetti alla scarsità di munizioni, il che rende necessaria un’attenta pianificazione strategica anche sotto questo punto di vista. A scombinare ulteriormente le carte in tavola ci pensa infine l’integrazione con Mixer, attivabile tramite il menu di gioco. Grazie a questa interessante funzione gli spettatori delle dirette possono infatti interagire in tempo reale con chi sta giocando spendendo un certo quantitativo di Spark (la valuta di Mixer che si accumula trasmettendo o guardando le dirette) non solo per aiutare la squadra fornendo cure o Nitra, ma anche per metterla in difficoltà, facendo comparire dinamicamente nuovi avversari nella partita in corso.

In Deep Rock Galactic non ruota però tutto intorno alla Morkite o al Nitra. Questi due minerali, per quanto fondamentali, rappresentano solo una minima parte dei materiali presenti sul pianeta di Hexxos. Oltre all’immancabile oro, che contribuisce ad aumentare le ricchezze a disposizione della squadra, troviamo infatti rocce in grado di curare le nostre ferite o materiali preziosi che possono essere utilizzati nel centro di comando per potenziare i nostri fidati nani. Ogni classe può infatti essere personalizzata, sia esteticamente che per quanto riguarda l’equipaggiamento, tramite classici menu dedicati accessibili dai vari terminali presenti nel centro di comando e per farlo è necessario investire quantitativi crescenti di queste materie prime e di crediti. In base all’esito della missione, al livello di difficoltà selezionato tra i 5 disponibili e ai risultati ottenuti ogni membro della squadra riceve infatti una paga ed anche un quantitativo di punti esperienza, che vanno ad incrementare il livello della classe utilizzata durante la missione, un parametro che permette di accedere ad incarichi più complessi e a potenziamenti di maggiore entità per l’equipaggiamento.

Pad alla mano il titolo di Ghost Ship Games si è dimostrato estremamente coinvolgente ed immediato, soprattutto se giocato con un team ben organizzato. Le meccaniche di gameplay sono facili da memorizzare, l’ambientazione ansiogena rendere ogni sfida appassionante ed il tasso di sfida, anche ai livelli di difficoltà più accessibili, rimane comunque elevato. I contenuti, già allo stato attuale, sembrano in grado di soddisfare la curiosità dei giocatori per diverse ore grazie ad una progressione abbastanza articolata e alla presenza di un sistema procedurale ben sviluppato capace di generare caverne credibili ed affascinanti, che si sposa alla perfezione alla tipologia di gioco in questione. Durante la mia prova ho visitato tutte e 7 le regioni presenti nella versione attuale senza mai incontrare due ambienti simili tra loro, ed ho incontrato una vasta gamma di situazioni e creature differenti tra cui geyser velenosi, gigantesche piante sollevatrici, crepacci apparentemente insuperabili e molto altro ancora, il che fa sicuramente ben sperare per il futuro.

Dal punto di vista tecnico Deep Rock Galactic dimostra ancora una volta le molteplici capacità del motore grafico Unreal, che in questa occasione viene sfruttato volutamente per dipingere ambienti con un livello di dettaglio minimo ma dotati comunque di una grande personalità grazie ad un sapiente uso delle fonti di illuminazione e ad una discreta varietà di ambientazioni. Chi ama ragionare sui freddi numeri sarà inoltre felice di sapere che su Xbox One standard il titolo raggiunge i 1080p mentre su One X la risoluzione sale fino a 1800p, sempre a 60fps e con pieno supporto HDR dove disponibile. Menzione d’onore per il comparto audio, composto da una colonna sonora memorabile, capace non solo di accompagnare il giocatore in modo discreto durante le fasi di esplorazione ma anche di aumentare prepotentemente di intensità (e volume) quando le cose iniziano a scaldarsi, e da un doppiaggio in lingua inglese a tema “nanico” divertente e ben contestualizzato.

Concludo dicendo che, ovviamente, anche in Deep Rock Galactic non tutto funziona alla perfezione. Per prima cosa il gioco, almeno allo stato attuale, non ha una trama, nemmeno abbozzata, e questo potrebbe non piacere ai giocatori che non riescono proprio a rinunciare a questo aspetto (il gioco è comunque, per ora, completamente in inglese). Passando agli aspetti più tecnici è invece doveroso segnalare che il tasso di difficoltà per chi decide di affrontare le missioni in solitaria è quasi sempre troppo alto, il che si traduce in ripetuti fallimenti, che i menu di gioco non sono particolarmente comodi da navigare, complice anche un’interfaccia mutuata senza particolari accorgimenti dalla versione PC, che il frame-rate in molte occasioni traballa assestandosi spesso attorno ai 40/45 fps anche su One X, e che la qualità del net-code non è sempre impeccabile, con frequenti problemi di matchmaking e qualche disconnessione di troppo. Nonostante questi difetti, che speriamo vengano risolti già con le prossime patch, Deep Rock Galactic risulta comunque dannatamente divertente e rappresenta un’esperienza co-op originale che tutti gli amanti degli FPS cooperativi dovrebbero provare almeno una volta. Un titolo da tenere sicuramente d’occhio e che, anche grazie all’interattività con Mixer, potrebbe ritagliarsi senza grosse difficoltà un gran bello spazio nel panorama dei titoli in uscita nei prossimi mesi.

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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