Recensione - Madden NFL 27

Il Gioco
Ci sono sport che si possono comprendere osservando semplicemente il risultato finale e altri che, invece, per essere davvero apprezzati richiedono di innamorarsi di tutto ciò che accade prima ancora che il pallone cominci a muoversi. Il football americano appartiene senza dubbio alla seconda categoria, perché prima dello snap esiste già un piccolo universo fatto di letture, intuizioni, inganni e preparazione tattica. Ventidue uomini restano immobili per pochi secondi, il quarterback osserva la disposizione della difesa, un linebacker prova a mascherare un blitz, una safety arretra di mezzo passo e il ricevitore tenta di capire quanto spazio gli concederà il cornerback. Poi il centro consegna la palla e, improvvisamente, quella lunga preparazione si trasforma in velocità, forza, istinto e violenza controllata. Ma sulla nostra console preferita come sarà riprodotto tutto questo?È proprio questo contrasto ad aver reso la NFL uno degli spettacoli sportivi più affascinanti del pianeta ed è lo stesso contrasto che Madden cerca di trasformare in videogioco da oltre trent'anni. Un compito tutt'altro che semplice, soprattutto perché ogni estate ritorna puntuale la stessa domanda: quanto può cambiare davvero Madden senza smettere di essere Madden? Con Madden NFL 27, EA Sports sembra aver trovato una risposta interessante, scegliendo non la strada della rivoluzione, che chi aspetta probabilmente dovrà rimandare ancora, ma quella di un'evoluzione più ragionata e concreta. L'obiettivo non è stravolgere le fondamenta, bensì tornare a occuparsi con maggiore convinzione di ciò che per molti appassionati rappresenta l'anima stessa della serie: la sensazione di vivere davvero una stagione NFL, non soltanto di giocare una successione di partite. Ed è proprio da qui che bisogna partire.
MX Video - Madden NFL 27
La prima cosa che Madden NFL 27 cerca di fare meglio rispetto al predecessore è apparentemente la più semplice, ma anche una delle più importanti: farci credere che la partita che stiamo per giocare abbia davvero un peso. Non soltanto perché potrebbe decidere l'accesso ai playoff o perché dall'altra parte del campo troviamo una rivale divisionale, ma perché ogni domenica NFL dovrebbe possedere una propria identità e lasciare una sensazione diversa dalla precedente. EA ha lavorato parecchio sulla presentazione e il risultato, su XBOX Series X, è evidente. Gli stadi non sono più soltanto magnifiche riproduzioni tridimensionali riempite di spettatori, ma cercano di raccontare qualcosa delle squadre che li abitano, valorizzando tradizioni, rituali, ingressi in campo e celebrazioni specifiche. A Denver, per esempio, possiamo assistere all'arrivo dei paracadutisti prima della partita, mentre altrove sono presenti elementi caratteristici legati alle singole franchigie. Anche appuntamenti particolari come Thanksgiving, Halloween e Natale ricevono un trattamento televisivo più riconoscibile, mentre recap settimanali e halftime report contribuiscono a inserire ciò che stiamo facendo all'interno di una stagione più ampia.
Presi singolarmente, questi elementi possono sembrare semplici dettagli estetici, ma dopo dieci, quindici o venti partite diventano sorprendentemente importanti. Uno dei problemi storici degli sportivi annuali è infatti la progressiva perdita di significato dell'evento: alla ventesima partita tutto rischia di sembrare uguale alla prima. Madden NFL 27 prova invece a contrastare questa sensazione ricordandoci continuamente dove siamo, quando stiamo giocando e cosa rappresenta quell'incontro nell'economia della stagione. Non sempre il risultato è perfetto, ma quando presentazione, pubblico, rivalità, meteo e situazione di classifica si incastrano nel modo giusto, l'atmosfera riesce davvero a essere notevole.
Naturalmente arriva poi il momento dello snap, ed è lì che Madden deve dimostrare se tutto ciò che circonda il campo rappresenti soltanto una bella confezione oppure il contorno di un football realmente migliorato. Fortunatamente, la risposta tende decisamente verso la seconda ipotesi. Madden NFL 27 prosegue il percorso intrapreso dagli ultimi episodi senza stravolgerne le fondamenta, ma riesce a rendere alcune situazioni sensibilmente più fisiche e credibili. La differenza si percepisce soprattutto nel confronto tra ricevitori e defensive back, dove posizione, contatto e capacità di creare separazione assumono un'importanza maggiore rispetto al passato.

Una traccia non sembra più soltanto una linea invisibile che il ricevitore deve percorrere fino a un punto prestabilito, perché all'interno della giocata si sviluppa una vera e propria battaglia fatta di mani, corpo, equilibrio e accelerazione. Quando la palla arriva nel traffico, il risultato è spesso molto più convincente e restituisce quella sensazione di duello individuale che nella NFL reale accompagna quasi ogni passaggio contestato. Anche il sistema di ricezione basato sul timing contribuisce a rendere meno automatico il passing game: non rivoluziona il modo di lanciare, ma aggiunge quel piccolo margine di abilità capace di aumentare la soddisfazione quando completiamo una ricezione complicata tra due difensori o riusciamo a proteggere il pallone in una situazione particolarmente congestionata.
È però nel gioco di corsa che Madden continua probabilmente a comunicare meglio la brutalità elegante del football. Prendere il controllo di un running back e lanciarsi nel cuore della linea offensiva significa osservare blocchi che durano una frazione di secondo, attendere l'apertura di un varco e decidere immediatamente se entrarci, tagliare verso l'esterno oppure accettare semplicemente le poche yard disponibili. A volte il risultato sono venti yard spettacolari, altre volte appena due, ma proprio quelle due yard possono risultare tremendamente gratificanti quando arrivano in un terzo down o vicino alla goal line. Madden NFL 27 comprende meglio che in quelle situazioni la partita cambia natura, perché massa e capacità di spingere diventano più importanti della velocità, trasformando un'azione apparentemente semplice in una vera battaglia di posizione.
Madden, però, non sarebbe Madden se tutto dipendesse soltanto dai riflessi, perché uno dei momenti più gratificanti continua a essere proprio quello che precede l'azione. Osserviamo la safety, notiamo qualcosa che non torna, vediamo il linebacker avvicinarsi troppo alla linea e decidiamo di modificare la protezione, cambiare la traccia dello slot receiver o chiamare un audible. Poi arriva lo snap e il blitz parte esattamente da dove lo avevamo previsto, il pallone esce velocemente dalle mani del quarterback e trova lo spazio lasciato libero dalla difesa. Il risultato è un primo down che non nasce da una particolare abilità manuale, ma dalla capacità di leggere correttamente ciò che stava accadendo.

Sono proprio momenti come questo a spiegare perché Madden continui ad avere un fascino particolare rispetto a molti altri videogiochi sportivi. Conoscere davvero il football aiuta a giocare meglio e, sebbene non sia indispensabile per divertirsi, chi vuole studiare formazioni, coperture, protezioni e mismatch scopre un livello completamente diverso dell'esperienza. Madden NFL 27 amplia ulteriormente le possibilità pre-snap e continua a migliorare il comportamento delle coperture, restituendo spesso quella sensazione di essere contemporaneamente giocatore e coordinatore offensivo che rappresenta uno dei grandi punti di forza della serie.
Peccato che, ogni tanto, sia lo stesso Madden a ricordarci brutalmente di essere comunque un videogioco. Una collisione improbabile, un corpo che reagisce in maniera innaturale o un placcaggio che sembra improvvisamente trasformarsi in un'animazione prestabilita possono spezzare l'illusione in un attimo. Succede meno frequentemente rispetto al passato, ma proprio perché tutto il resto è diventato più realistico, ogni piccola assurdità finisce per risaltare ancora di più.
Se dovessimo però scegliere un unico motivo per raccontare Madden NFL 27, non sarebbe il nuovo sistema di ricezione, la presentazione televisiva o qualche animazione aggiuntiva: sarebbe senza dubbio la rinnovata modalità Franchise. Per anni questa modalità ha vissuto una strana contraddizione, perché rappresentava probabilmente il cuore dell'esperienza per molti appassionati storici della serie e, allo stesso tempo, sembrava quella sulla quale EA aveva meno voglia di intervenire in maniera davvero coraggiosa. Quest'anno, invece, qualcosa cambia. Il Persona Engine rappresenta il tentativo di introdurre finalmente una componente più umana all'interno della gestione della squadra: i giocatori non sono più soltanto nome, età, overall, statistiche e stipendio, perché possiedono caratteristiche che ne influenzano desideri, aspettative e comportamento.
La differenza, una volta iniziata una Franchise, si percepisce rapidamente. Un wide receiver pagato profumatamente potrebbe non essere soddisfatto di ricevere quattro palloni a partita, una superstar potrebbe considerare insufficiente un semplice aumento di stipendio per rimanere e un free agent potrebbe preferire un'altra squadra perché la ritiene maggiormente compatibile con le proprie ambizioni. Improvvisamente non stiamo più amministrando soltanto rating e contratti, ma persone virtuali abbastanza imprevedibili da trasformare la Franchise in qualcosa di molto più simile a una storia. Ed è probabilmente questo il passo più importante compiuto da Madden NFL 27, perché le migliori modalità manageriali non sono quelle che raccontano storie già scritte dagli sviluppatori, ma quelle che costruiscono sistemi abbastanza credibili da generarne spontaneamente.

Può capitare così che il running back che pensavamo sarebbe diventato il simbolo della franchigia se ne vada dopo tre stagioni, che un rookie scelto quasi per caso al Draft si trasformi in una superstar o che un veterano apparentemente destinato al taglio firmi un contratto favorevole e ci regali un'ultima stagione memorabile. Si tratta di storie che nascono dalle nostre decisioni e che, proprio per questo, diventano molto più significative. Anche le squadre controllate dalla CPU risultano più interessanti sul mercato e nella costruzione dei roster: la Free Agency è più dinamica, le offerte simultanee aumentano la tensione e costruire una squadra competitiva richiede maggiore attenzione, perché finalmente non sembra più che l'intera NFL esista soltanto per permetterci di vincere.
In questo contesto acquista ancora più valore il sistema Wear & Tear, perché dialoga perfettamente con la filosofia della Franchise e obbliga a pensare non soltanto alla singola partita, ma all'intera stagione. Se abbiamo un running back devastante possiamo consegnargli il pallone trenta volte, ma non è detto che sia sempre la scelta migliore: i colpi si accumulano, la fatica pesa e una stagione NFL dura troppo a lungo per poter spremere continuamente i propri titolari senza conseguenze. Questo ci porta a ragionare in maniera diversa: vale davvero la pena sovraccaricare il nostro uomo migliore in una partita di settembre oppure è preferibile distribuire i possessi e conservarlo per dicembre?
Sono decisioni apparentemente piccole che finiscono per dare significato alla profondità del roster, perché improvvisamente la seconda scelta non è più soltanto il giocatore con l'overall inferiore che speriamo di non dover utilizzare, ma una risorsa necessaria per gestire l'intera stagione. È proprio questa connessione tra campo e gestione a rendere la Franchise di Madden NFL 27 molto più convincente rispetto al passato.
Anche la modalità Superstar prova a costruire una storia più articolata, puntando sulla nuova G.O.A.T. Journey, che accompagna il nostro atleta lungo una carriera idealmente destinata a terminare a Canton, nella Pro Football Hall of Fame. La progressione è più strutturata, con skill tree dedicati a differenti caratteristiche, mentre l'introduzione di Tight End, Edge Rusher e Free Safety amplia finalmente le possibilità per chi non vuole necessariamente trascorrere l'intera carriera nei panni di un quarterback o di un running back.
Particolarmente interessante rimane inoltre l'integrazione con College Football 27, grazie alla possibilità di importare il nostro atleta da Road to Glory e continuare idealmente la stessa carriera dal college alla NFL. L'idea di creare un ragazzo, accompagnarlo attraverso il football universitario, assistere al Draft e poi provare a trasformarlo in una leggenda NFL possiede un fascino enorme e rappresenta esattamente quel tipo di continuità capace di rendere memorabile una modalità carriera. Il problema è che Superstar continua a flirtare un po' troppo con la filosofia live service: eventi stagionali, ricompense e progressione distribuita nel tempo aumentano certamente la longevità, ma rischiano anche di sottrarre alla carriera quella sensazione di percorso personale che dovrebbe rappresentarne il cuore. Non è ancora un problema tale da compromettere l'esperienza, ma è una direzione che continuo a guardare con una certa diffidenza.
E poi c'è lui, Madden Ultimate Team, una modalità che probabilmente non ha più bisogno di grandi presentazioni: costruzione della squadra, carte, sfide, competizione online, aggiornamenti continui e un ecosistema pensato per tenere il giocatore impegnato durante tutta la stagione NFL continuano a rappresentarne la formula di base. Il problema è che MUT funziona talmente bene per il pubblico a cui si rivolge da sembrare quasi immune al cambiamento. Chi lo ama troverà nuovamente una quantità enorme di contenuti e motivi per tornare quotidianamente, mentre chi non ha mai apprezzato la filosofia della modalità difficilmente cambierà opinione proprio con Madden NFL 27. La sensazione è soprattutto quella di un'occasione mancata, perché dopo aver visto quanto EA abbia avuto il coraggio di intervenire sulla Franchise, sarebbe stato interessante osservare la stessa volontà di rinnovamento applicata anche a Ultimate Team. Invece MUT rimane sostanzialmente MUT, nel bene e nel male.

Su XBOX Series X, Madden NFL 27 offre una rappresentazione della NFL di grande impatto, pur senza mettere in scena quel salto grafico capace di far dimenticare improvvisamente l'edizione precedente. I miglioramenti sono più sottili e riguardano soprattutto illuminazione, materiali, uniformi, condizioni atmosferiche, pubblico e presentazione generale: è l'insieme, più che il singolo dettaglio, a funzionare. Quando giochiamo una partita serale, con le luci dello stadio che illuminano caschi e divise, il pubblico che riempie le tribune e la regia televisiva che accompagna l'ingresso delle squadre, Madden riesce per qualche secondo a sembrare realmente una trasmissione NFL. Il meteo dinamico aggiunge ulteriore varietà e contribuisce a differenziare le partite, perché una sfida disputata sotto la neve trasmette una sensazione completamente diversa rispetto a una giocata in condizioni ideali.
Series X permette inoltre di scegliere tra modalità Visual e Performance: il gameplay rimane a 60 fps in entrambe, mentre Performance estende la fluidità anche a replay, presentazioni e sequenze di contorno. Personalmente trovo che sia proprio quest'ultima la soluzione che meglio si sposa con Madden, perché rende l'intera esperienza più omogenea e piacevole. Rimangono invece meno convincenti i menu: Madden contiene una quantità enorme di informazioni e proprio per questo avrebbe bisogno di un'interfaccia quasi perfetta, mentre alcune schermate continuano a risultare sovraccariche e raggiungere certe funzioni richiede ancora qualche passaggio di troppo. Può sembrare una critica secondaria, ma dopo cinquanta ore di Franchise smette rapidamente di esserlo. A questo punto, andiamo a stringere il cerchio.


Commenti