Recensione - Onimusha: Way of the Sword

Il Gioco
Non è un segreto che Resident Evil sia stato uno dei giochi più importanti della storia di Capcom, non solo come saga a sé stante ma anche per aver fatto nascere altri giochi altrettanto leggendari. Il più famoso è sicuramente Devil May Cry, progetto nato inizialmente come sequel di Resident Evil e poi evoluto in qualcosa di totalmente differente. Onimusha, in realtà, ha seguito un percorso molto simile a quello di Devil May Cry: anch'esso nacque infatti da un'idea scartata per un sequel di Resident Evil, stavolta ambientato durante l'epoca Sengoku e con dei demoni al posto degli zombie, oltre ad un gameplay molto più action. Dal 2001 al 2006 uscirono ben otto titoli di Onimusha, di cui quattro capitoli principali e quattro spin-off. Nonostante il successo, la serie venne interrotta, ed in questi vent'anni i fan si sono dovuti accontentare di un discutibile titolo mobile, delle remastered dei primi due capitoli e di una serie animata su Netflix.Tutto è cambiato nel 2024 con l'annuncio di Onimusha: Way of the Sword, nuovo capitolo che vede come protagonista Miyamoto Musashi, spadaccino realmente esistito tra il 1500 e il 1600 e considerato una delle figure più importanti nell'arte della spada. Una delle caratteristiche principali di Onimusha, del resto, è sempre stata quella di mescolare una storia di fantasia con elementi e personaggi reali della storia giapponese, ed anche il modello stesso usato per Musashi nel gioco è basato su Toshiro Mifune, leggendario attore scomparso nel 1997 e protagonista di ben sedici film di Akira Kurosawa. Le influenze delle pellicole di Kurosawa si notano fin da subito in Onimusha: Way of the Sword, che sin dall'inizio mette in chiaro la volontà degli sviluppatori di creare un capitolo dai combattimenti più realistici, per quanto possibile in un gioco con poteri soprannaturali, e dai filmati dal taglio cinematografico.
MX Video - Onimusha: Way of the Sword
Musashi segue la via della spada e passa la vita ad affinare le sue abilità sfidando i guerrieri più rinomati, ma quando Kyoto viene invasa dai Genma nemmeno la sua bravura può nulla contro quelle creature demoniache. Il protagonista perde così la vita e finisce negli inferi, dove la sua anima viene recuperata da una figura misteriosa nota come "Uomo in Bianco", che senza troppe cerimonie gli fornisce un Guanto Oni e lo riporta in vita con lo scopo di eliminare la minaccia dei Genma. Il Guanto fornisce a Musashi il potere degli Oni (i demoni della tradizione giapponese) e la possibilità di assorbire le anime dei Genma che sconfigge, per diventare sempre più potente. Musashi inizialmente rifiuta questo potere, perché vuole vincere solo con le sue abilità di spadaccino e non con un aiuto esterno, ma una volta viste le atrocità che i Genma compiono sugli abitanti di Kyoto, decide di accettare il Guanto per ristabilire l'ordine.
Durante l'avventura Musashi viene guidato da Takemura, un guerriero in possesso di un altro Guanto Oni che ci insegna a sfruttarne i vari poteri, e da Okuni, una ballerina di danza kabuki tradizionale ed aiutante di Takemura. Il Guanto stesso si rivela ben presto un alleato, avendo al suo interno lo spirito di Shizuka Goten, una Dama Oni che ci rivela come la sua razza sia ormai praticamente estinta a causa dei Genma, che hanno distrutto il suo mondo prima di arrivare nel nostro. Questo è l'incipit di una storia che ci porterà a visitare Kyoto e luoghi iconici come il Kyomizu-dera per liberarli dalla minaccia dei Genma, affrontando nemici sempre più potenti e pericolosi, ma non mancano colpi di scena ed antagonisti carismatici come Sasaki Ganryu, spadaccino rivale di Musashi in possesso di un terzo Guanto e pronto a tutto pur di dimostrare di essergli superiore.

Onimusha: Way of the Sword si presenta come un action game piuttosto lineare: ad eccezione di Kyoto, che può essere liberamente esplorata (anche se diverse zone si sbloccano solo progredendo nella storia o acquisendo determinate abilità), le altre ambientazioni sono di dimensioni più ridotte e lasciano poco spazio all'esplorazione, se non per qualche oggetto o collezionabile, mantenendo quindi un ritmo molto serrato e focalizzato sui combattimenti. Il fatto che il Guanto Oni ci renda superiori ad un normale umano non significa però essere invincibili, anzi: attaccare a testa bassa non è quasi mai la soluzione, e studiare i movimenti del nemico per anticiparli e contrattaccare è la base per sopravvivere.
Musashi può esibirsi in attacchi leggeri a una mano o pesanti a due mani, ma la parata e la schivata sono il vero fulcro di Onimusha: Way of the Sword. A seconda del tempismo è infatti possibile pararsi normalmente, perdendo una parte della barra della resistenza, oppure eseguire un "parry" e sbilanciare il nemico lasciandolo scoperto a un contrattacco. Le schivate funzionano in maniera simile, ma sono efficaci solo contro attacchi corpo a corpo come calci o tentativi di presa, e capire quando utilizzare una parata o una schivata può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Se siamo abbastanza sicuri dei nostri riflessi, possiamo anche tentare un Issen, ossia un attacco sferrato nello stesso istante di quello del nemico, che lo anticipa e permette di infliggere un'uccisione quasi istantanea.

Mettendo a segno colpi, contrattacchi e schivate, si riduce la barra di resistenza dei nemici, lasciandoli vulnerabili per alcuni istanti; in quel momento possiamo decidere se portare un colpo alla testa per infliggere danni extra oppure mirare al corpo o ad un punto debole, così da far rilasciare al nemico un gran numero di anime da assorbire con il Guanto Oni. Queste si dividono in anime gialle, che recuperano vita, anime rosse, che fungono da valuta per acquistare oggetti e potenziamenti, ed anime blu, che ricaricano la barra degli attacchi Oni. Progredendo nella storia ed esplorando le ambientazioni, Musashi può infatti trovare delle potenti armi Oni da alternare alle sue fidate spade per eseguire attacchi devastanti e più potenti del normale, come ad esempio dei Martelli che, se colpiscono, svuotano rapidamente la resistenza dei nemici, o una Lancia che, se roteata, genera un tornado in grado di sconfiggere gruppi interi di Genma. C'è quindi anche una certa strategia nel cercare di stordire i nemici e decidere se finirli rapidamente o magari prolungare lo scontro per ottenere delle anime extra con cui curarsi o sbloccare nuovi poteri. Bisogna inoltre stare attenti a non lasciare incustodite troppo a lungo le anime rilasciate dai nemici: se non le assorbiamo in tempo, altri Genma potrebbero assorbirle prima di noi e potenziarsi ulteriormente.
Mettendo a segno delle parate perfette o delle schivate, inoltre, si riempiono degli ulteriori indicatori che ci permettono di entrare in stato di Concentrazione, ossia un bonus temporaneo ai danni inflitti ed alla portata degli attacchi, o di Riflessi, che permette di sferrare dei rapidi attacchi letali dopo una schivata riuscita.

Il sistema di combattimento di Onimusha: Way of the Sword è all'apparenza semplice, ma richiede diverso tempo per essere padroneggiato e nasconde tante sottomeccaniche che rendono i combattimenti ancora più strategici, come ad esempio le interazioni ambientali. Musashi può utilizzare diversi oggetti come armi offensive o difensive: possiamo così sfruttare un tavolo prima come scudo e poi lanciarlo contro i nemici, lanciarci alla carica con un carretto della paglia oppure colpire le caraffe piene di olio e le torce per dare fuoco agli avversari, cercando di non rimanere coinvolti nell'incendio. Spendendo le anime rosse, infine, possiamo sbloccare nuove abilità o potenziare quelle esistenti, mentre raccogliendo materiali possiamo potenziare l'armatura, le spade e il Guanto di Musashi per avere bonus alle statistiche e tenere testa alle sfide sempre più difficili.
Arrivare ai titoli di coda di Onimusha: Way of the Sword mi ha richiesto circa 25 ore, ma mi sono lasciato alle spalle diverse missioni secondarie ed ho a malapena toccato l'Arena, dove ho superato diverse missioni per dimostrare di aver padroneggiato tutte le tecniche o riaffrontato tutti i numerosi boss incontrati durante la storia. Dal punto di vista tecnico, Onimusha: Way of the Sword sfrutta al massimo il RE Engine di Capcom per quanto riguarda i modelli dei personaggi, che risultano tutti ben caratterizzati e ricchi di dettagli ed animazioni, mentre le ambientazioni, al contrario, risultano belle al colpo d'occhio ma poco interattive e statiche. Il gioco dispone comunque di varie configurazioni, permettendoci di scegliere se avere una maggiore qualità grafica sacrificando il frame rate a 40 fps oppure salire a 60 rinunciando alla risoluzione 4K nativa.

In un gioco dove il tempismo è fondamentale, la scelta che consiglio è naturalmente quella di prediligere la fluidità, anche perché il risultato visivo è comunque ottimo. Onimusha: Way of the Sword è inoltre interamente localizzato in italiano, sia nei testi che nel doppiaggio, ma nonostante questo sia tutto sommato buono, non posso che consigliare il doppiaggio originale giapponese, che ho trovato più ispirato ed anche più coerente con l'ambientazione.



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