Recensione - NHL 27

Il Gioco
Per molti anni la serie NHL di EA Sports ha vissuto una situazione quasi paradossale: da una parte ha continuato a offrire una delle rappresentazioni più immediate, spettacolari e appaganti dell'hockey su ghiaccio, dall'altra ogni nuova edizione ha faticato a giustificare pienamente la propria esistenza, soprattutto agli occhi di chi aveva già acquistato il capitolo precedente. NHL 27 prova a rompere questo equilibrio precario intervenendo non tanto sulla quantità delle modalità, quanto sull'identità stessa delle partite. L'obiettivo dichiarato è trasformare ogni incontro in qualcosa di riconoscibile: giocare a Boston non dovrebbe avere lo stesso sapore di una trasferta a Las Vegas, così come affrontare Edmonton non dovrebbe equivalere a sfidare qualunque altra squadra cambiandone semplicemente maglie e giocatori. Per riuscirci, EA Vancouver ha lavorato sulle atmosfere delle arene, sulla regia televisiva, sul comportamento dell'intelligenza artificiale e soprattutto sui sistemi tattici delle 32 franchigie NHL.Il risultato, che abbiamo provato su XBOX Series X, è un episodio più convincente del previsto. NHL 27 rimane chiaramente figlio della struttura costruita negli ultimi anni e non rappresenta quella rivoluzione tecnica che una parte della comunità continua ad attendere; eppure, una volta scesi sul ghiaccio, le differenze si avvertono. Non sempre sono clamorose, ma riescono finalmente a modificare il ritmo, la lettura e la personalità degli incontri. La novità più importante è costituita dai Team-Specific Playbook, sistemi di gioco individuali creati per tutte le squadre della NHL sfruttando anche i dati di tracciamento di NHL EDGE. In precedenza gran parte delle formazioni era ricondotta a un numero piuttosto limitato di modelli tattici, mentre in NHL 27 ogni franchigia possiede tendenze specifiche nella costruzione dell'azione, negli ingressi in zona offensiva, nella gestione del disco e nelle situazioni di superiorità o inferiorità numerica.
MX Video - NHL 27
Questo non significa che le squadre virtuali riproducano sempre alla perfezione quelle reali, ma la loro identità risulta molto più evidente: alcune cercano con maggiore frequenza il trasporto controllato del puck attraverso la zona neutra, altre ricorrono più volentieri al dump and chase, mentre determinate formazioni allargano il gioco e fanno circolare il disco e quelle più fisiche provano a sporcare l'azione e a costruire occasioni vicino alla gabbia. Anche l'intelligenza artificiale dei compagni appare più coesa: i giocatori senza puck offrono linee di passaggio più sensate, accompagnano meglio le transizioni e tendono a rispettare la struttura tattica della squadra. Non sono scomparsi i movimenti inspiegabili e può ancora capitare di vedere un difensore abbandonare una zona delicata nel momento meno opportuno, ma nel complesso è più semplice comprendere ciò che la nostra formazione sta cercando di fare.
Interessante anche la capacità dell'IA di adattare la strategia al contesto. Una squadra in svantaggio al termine del terzo periodo alza il baricentro, prende maggiori rischi e porta più uomini davanti alla porta, mentre chi deve difendere il risultato tende a proteggere la zona centrale e a gestire il disco con maggiore prudenza; il cambiamento non è soltanto annunciato da un'indicazione sullo schermo, ma spesso diventa realmente percepibile nel modo in cui si sviluppa l'azione. NHL 27 limita inoltre alcune soluzioni eccessivamente efficaci delle edizioni precedenti: difendere richiede un utilizzo più attento della posizione, del bastone e del corpo, mentre il semplice tentativo di travolgere qualsiasi avversario non garantisce più risultati sistematici. Allo stesso tempo, anche i contatti meno spettacolari possono far perdere il controllo del puck, rendendo più rischioso attraversare indisturbati il traffico davanti alla porta.

Tutto questo porta a un hockey più combattuto sulle balaustre e nella zona centrale. Il possesso deve essere protetto, le linee di passaggio vanno costruite e tentare continuamente la stessa entrata in zona finisce per diventare prevedibile; i contrasti non sono soltanto una parentesi spettacolare, ma uno strumento tattico con il quale interrompere l'azione o separare l'avversario dal disco. La maggiore facilità con cui si perde il puck può inizialmente risultare frustrante, specialmente per chi proviene dalle modalità online e ha sviluppato uno stile basato su pattinatori molto rapidi e lunghe iniziative personali. Dopo qualche partita, però, emerge un equilibrio interessante: NHL 27 ci incoraggia a far viaggiare il disco e a usare i compagni, anziché affidarci continuamente alle giocate individuali.
La sensazione di pattinamento rimane quella ormai familiare della serie. Il Frostbite restituisce bene accelerazioni, cambi di direzione e differenze fisiche tra gli atleti, sebbene alcune animazioni di contatto possano ancora concatenarsi in maniera poco naturale. I portieri, dal canto loro, alternano interventi credibili a reazioni meno convincenti, soprattutto nelle situazioni caotiche davanti alla gabbia, ma sembrano complessivamente più leggibili e meno inclini a concedere sempre le medesime conclusioni.
È però nella presentazione che NHL 27 compie il salto più evidente. EA Vancouver ha ricostruito l'atmosfera di tutte le 32 arene NHL attraverso introduzioni specifiche, inni e canzoni reali, proiezioni sul ghiaccio, illuminazione sincronizzata, mascotte e comportamenti più articolati del pubblico; l'effetto non è puramente cosmetico, perché entrare in pista in un impianto diverso riesce finalmente a comunicare la sensazione di trovarsi in un'altra città. A gestire lo spettacolo interviene The Orchestrator, una sorta di regista virtuale capace di leggere il risultato, l'inerzia e l'importanza dei diversi momenti: le inquadrature durante le interruzioni, le reazioni delle panchine, i replay e il comportamento degli spettatori vengono selezionati in base a ciò che è appena accaduto, per cui un gol decisivo nel terzo periodo riceve un trattamento differente rispetto a una rete segnata nei primi minuti.

Le nuove introduzioni prepartita sono spettacolari e le celebrazioni riescono a raccontare piccole storie: un giocatore può avvicinarsi al plexiglas, coinvolgere i tifosi o provocare quelli avversari. Anche penalità, rimonte e occasioni mancate producono reazioni più coerenti; a lungo andare alcune sequenze inevitabilmente tornano a ripetersi, ma la sensazione di assistere a una vera trasmissione televisiva è molto più forte che in NHL 26. Contribuisce al rinnovamento anche il nuovo gruppo di commento, anche se il parlato mostra i limiti tradizionali delle simulazioni sportive: vivace quando riesce a seguire l'azione, più artificiale quando le battute vengono concatenate fuori contesto.
Su XBOX Series X la resa è solida. Il ghiaccio riflette efficacemente luci e colori dell'arena, le divise presentano materiali convincenti e la fluidità accompagna bene la velocità dell'hockey. I modelli dei giocatori, tuttavia, continuano a tradire l'età della base tecnologica, soprattutto nei primi piani e nelle animazioni facciali: il salto qualitativo riguarda dunque maggiormente l'illuminazione, il pubblico e la regia che non la qualità pura degli atleti.
La principale novità sul fronte delle modalità è Connected Franchise, erede della GM Connected scomparsa dopo l'epoca XBOX 360. È possibile creare una lega online con un massimo di 32 squadre controllate da utenti, personalizzandone regole, calendario e gestione dei roster, mentre ai commissioner vengono messi a disposizione strumenti dedicati all'amministrazione di competizione, trasferimenti e partecipanti. Per un gruppo di amici appassionati di hockey, la modalità può diventare il vero motivo per acquistare NHL 27: la possibilità di condurre una franchigia, trattare con altri general manager umani e affrontare una stagione composta da rivalità reali possiede un fascino che le normali partite classificate non possono replicare. La nuova infrastruttura rende la creazione della lega più rapida di quanto ricordassi dai vecchi capitoli, anche se i menu non sempre sono altrettanto agili.

Connected Franchise appare comunque come l'inizio di un percorso più che il suo punto d'arrivo. La struttura è funzionale e già sufficientemente flessibile, ma ci sono margini evidenti per espandere gli strumenti gestionali, automatizzare alcune operazioni e migliorare la qualità della vita dei commissioner. Averla nuovamente a disposizione, dopo tanti anni di richieste da parte della comunità, rimane però un passo molto importante.
Be a Pro riparte invece dalla ricostruzione effettuata in NHL 26 e aggiunge un sistema dedicato alla leadership. Il nostro alter ego non riceve immediatamente un ruolo importante nello spogliatoio, ma deve guadagnarsi la fiducia dell'allenatore e dei compagni attraverso prestazioni, interviste, decisioni e obiettivi specifici. Il percorso conduce verso differenti profili di leadership e può culminare nell'affermazione del giocatore come capitano o punto di riferimento della franchigia; le scelte influenzano determinati tratti e aprono sfide personali, conferendo maggiore continuità narrativa alla carriera. È inoltre possibile utilizzare roster personalizzati, aggiunta gradita a chi vuole costruire scenari alternativi o partire da rose aggiornate dalla comunità.

Non tutte le conversazioni possiedono lo stesso peso e la struttura narrativa tende ancora a riproporre situazioni simili, ma l'idea funziona perché inserisce obiettivi intermedi tra il debutto e la conquista della Stanley Cup. Be a Pro rimane lontana dalla profondità di un vero gioco di ruolo sportivo, ma oggi offre una progressione più leggibile e personale rispetto alle edizioni precedenti.
Hockey Ultimate Team torna con la consueta combinazione di costruzione della squadra, obiettivi, eventi, carte e pacchetti. Il ciclo è collaudato, ricco di contenuti e capace di assorbire centinaia di ore, ma continua inevitabilmente a essere accompagnato da acquisti interni e pacchetti contenenti elementi casuali; non sorprende quindi che rimanga allo stesso tempo una delle modalità più frequentate e una delle componenti più controverse dell'intero prodotto. Il problema maggiore, però, non riguarda tanto la quantità di attività quanto l'interfaccia: passare da un obiettivo alla gestione della formazione o all'apertura dei pacchetti comporta più attese e passaggi di quanto sarebbe ragionevole aspettarsi su XBOX Series X. Alcuni menu risultano pesanti, poco intuitivi e occasionalmente afflitti da piccoli errori grafici e, considerata la frequenza con cui è necessario consultarli, non si tratta di un dettaglio marginale.
World of Chel continua invece a rappresentare l'anima più leggera e sociale dell'offerta. Le competizioni uno contro uno e tre contro tre, la crescita dell'atleta, la personalizzazione e la progressione stagionale funzionano bene per chi cerca un hockey meno rigoroso e più immediato; la modalità non è stata rivoluzionata, ma beneficia delle modifiche alla fisicità e alla gestione del puck, capaci di limitare almeno in parte alcune vecchie strategie dominanti. Nel complesso, NHL 27 propone una delle offerte online più complete della serie: Online Versus soddisfa chi desidera competere senza costruire roster o personaggi, HUT offre una progressione continua, World of Chel mette al centro collaborazione e personalizzazione, mentre Connected Franchise consente finalmente di trasformare un gruppo di amici in una vera lega.

Il cross-play tra XBOX Series X|S e PlayStation 5 costituisce un elemento essenziale, perché amplia il matchmaking e, soprattutto, permette di formare squadre miste in Ultimate Team e World of Chel; per utilizzare le funzioni online sono comunque richiesti un account EA e, su XBOX, un abbonamento che consenta il multiplayer in rete. I principali dubbi riguardano l'economia di HUT, la quantità di tempo richiesta dalle progressioni stagionali e un matchmaking che non sempre riesce a separare efficacemente utenti occasionali e giocatori estremamente competitivi. Anche la qualità della connessione resta determinante: in uno sport tanto veloce, un lieve ritardo può modificare il tempismo di un contrasto, di un passaggio o dell'intervento del portiere.
Nonostante questi limiti, è proprio online che NHL 27 mostra la propria maggiore longevità. Il ritorno di Connected Franchise e il cross-play più completo non sono semplici aggiunte di contorno, ma elementi capaci di dare a questa edizione una ragione concreta per rimanere sul ghiaccio per tutta la stagione.



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