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Recensione - NHL 27Xbox Series X | S DigitalGame

NHL 27 riporta sul ghiaccio la simulazione hockeystica di EA Vancouver che stavolta punta meno sulla quantità delle modalità e più sull'identità delle singole partite e delle 32 franchigie NHL. L'abbiamo provato a fondo per raccontarvelo: siete pronti a scivolare sul ghiaccio?
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Il Gioco

Per molti anni la serie NHL di EA Sports ha vissuto una situazione quasi paradossale: da una parte ha continuato a offrire una delle rappresentazioni più immediate, spettacolari e appaganti dell'hockey su ghiaccio, dall'altra ogni nuova edizione ha faticato a giustificare pienamente la propria esistenza, soprattutto agli occhi di chi aveva già acquistato il capitolo precedente. NHL 27 prova a rompere questo equilibrio precario intervenendo non tanto sulla quantità delle modalità, quanto sull'identità stessa delle partite. L'obiettivo dichiarato è trasformare ogni incontro in qualcosa di riconoscibile: giocare a Boston non dovrebbe avere lo stesso sapore di una trasferta a Las Vegas, così come affrontare Edmonton non dovrebbe equivalere a sfidare qualunque altra squadra cambiandone semplicemente maglie e giocatori. Per riuscirci, EA Vancouver ha lavorato sulle atmosfere delle arene, sulla regia televisiva, sul comportamento dell'intelligenza artificiale e soprattutto sui sistemi tattici delle 32 franchigie NHL.

Il risultato, che abbiamo provato su XBOX Series X, è un episodio più convincente del previsto. NHL 27 rimane chiaramente figlio della struttura costruita negli ultimi anni e non rappresenta quella rivoluzione tecnica che una parte della comunità continua ad attendere; eppure, una volta scesi sul ghiaccio, le differenze si avvertono. Non sempre sono clamorose, ma riescono finalmente a modificare il ritmo, la lettura e la personalità degli incontri. La novità più importante è costituita dai Team-Specific Playbook, sistemi di gioco individuali creati per tutte le squadre della NHL sfruttando anche i dati di tracciamento di NHL EDGE. In precedenza gran parte delle formazioni era ricondotta a un numero piuttosto limitato di modelli tattici, mentre in NHL 27 ogni franchigia possiede tendenze specifiche nella costruzione dell'azione, negli ingressi in zona offensiva, nella gestione del disco e nelle situazioni di superiorità o inferiorità numerica.

MX Video - NHL 27

Questo non significa che le squadre virtuali riproducano sempre alla perfezione quelle reali, ma la loro identità risulta molto più evidente: alcune cercano con maggiore frequenza il trasporto controllato del puck attraverso la zona neutra, altre ricorrono più volentieri al dump and chase, mentre determinate formazioni allargano il gioco e fanno circolare il disco e quelle più fisiche provano a sporcare l'azione e a costruire occasioni vicino alla gabbia. Anche l'intelligenza artificiale dei compagni appare più coesa: i giocatori senza puck offrono linee di passaggio più sensate, accompagnano meglio le transizioni e tendono a rispettare la struttura tattica della squadra. Non sono scomparsi i movimenti inspiegabili e può ancora capitare di vedere un difensore abbandonare una zona delicata nel momento meno opportuno, ma nel complesso è più semplice comprendere ciò che la nostra formazione sta cercando di fare.

Interessante anche la capacità dell'IA di adattare la strategia al contesto. Una squadra in svantaggio al termine del terzo periodo alza il baricentro, prende maggiori rischi e porta più uomini davanti alla porta, mentre chi deve difendere il risultato tende a proteggere la zona centrale e a gestire il disco con maggiore prudenza; il cambiamento non è soltanto annunciato da un'indicazione sullo schermo, ma spesso diventa realmente percepibile nel modo in cui si sviluppa l'azione. NHL 27 limita inoltre alcune soluzioni eccessivamente efficaci delle edizioni precedenti: difendere richiede un utilizzo più attento della posizione, del bastone e del corpo, mentre il semplice tentativo di travolgere qualsiasi avversario non garantisce più risultati sistematici. Allo stesso tempo, anche i contatti meno spettacolari possono far perdere il controllo del puck, rendendo più rischioso attraversare indisturbati il traffico davanti alla porta.

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Tutto questo porta a un hockey più combattuto sulle balaustre e nella zona centrale. Il possesso deve essere protetto, le linee di passaggio vanno costruite e tentare continuamente la stessa entrata in zona finisce per diventare prevedibile; i contrasti non sono soltanto una parentesi spettacolare, ma uno strumento tattico con il quale interrompere l'azione o separare l'avversario dal disco. La maggiore facilità con cui si perde il puck può inizialmente risultare frustrante, specialmente per chi proviene dalle modalità online e ha sviluppato uno stile basato su pattinatori molto rapidi e lunghe iniziative personali. Dopo qualche partita, però, emerge un equilibrio interessante: NHL 27 ci incoraggia a far viaggiare il disco e a usare i compagni, anziché affidarci continuamente alle giocate individuali.

La sensazione di pattinamento rimane quella ormai familiare della serie. Il Frostbite restituisce bene accelerazioni, cambi di direzione e differenze fisiche tra gli atleti, sebbene alcune animazioni di contatto possano ancora concatenarsi in maniera poco naturale. I portieri, dal canto loro, alternano interventi credibili a reazioni meno convincenti, soprattutto nelle situazioni caotiche davanti alla gabbia, ma sembrano complessivamente più leggibili e meno inclini a concedere sempre le medesime conclusioni.

È però nella presentazione che NHL 27 compie il salto più evidente. EA Vancouver ha ricostruito l'atmosfera di tutte le 32 arene NHL attraverso introduzioni specifiche, inni e canzoni reali, proiezioni sul ghiaccio, illuminazione sincronizzata, mascotte e comportamenti più articolati del pubblico; l'effetto non è puramente cosmetico, perché entrare in pista in un impianto diverso riesce finalmente a comunicare la sensazione di trovarsi in un'altra città. A gestire lo spettacolo interviene The Orchestrator, una sorta di regista virtuale capace di leggere il risultato, l'inerzia e l'importanza dei diversi momenti: le inquadrature durante le interruzioni, le reazioni delle panchine, i replay e il comportamento degli spettatori vengono selezionati in base a ciò che è appena accaduto, per cui un gol decisivo nel terzo periodo riceve un trattamento differente rispetto a una rete segnata nei primi minuti.

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Le nuove introduzioni prepartita sono spettacolari e le celebrazioni riescono a raccontare piccole storie: un giocatore può avvicinarsi al plexiglas, coinvolgere i tifosi o provocare quelli avversari. Anche penalità, rimonte e occasioni mancate producono reazioni più coerenti; a lungo andare alcune sequenze inevitabilmente tornano a ripetersi, ma la sensazione di assistere a una vera trasmissione televisiva è molto più forte che in NHL 26. Contribuisce al rinnovamento anche il nuovo gruppo di commento, anche se il parlato mostra i limiti tradizionali delle simulazioni sportive: vivace quando riesce a seguire l'azione, più artificiale quando le battute vengono concatenate fuori contesto.

Su XBOX Series X la resa è solida. Il ghiaccio riflette efficacemente luci e colori dell'arena, le divise presentano materiali convincenti e la fluidità accompagna bene la velocità dell'hockey. I modelli dei giocatori, tuttavia, continuano a tradire l'età della base tecnologica, soprattutto nei primi piani e nelle animazioni facciali: il salto qualitativo riguarda dunque maggiormente l'illuminazione, il pubblico e la regia che non la qualità pura degli atleti.

La principale novità sul fronte delle modalità è Connected Franchise, erede della GM Connected scomparsa dopo l'epoca XBOX 360. È possibile creare una lega online con un massimo di 32 squadre controllate da utenti, personalizzandone regole, calendario e gestione dei roster, mentre ai commissioner vengono messi a disposizione strumenti dedicati all'amministrazione di competizione, trasferimenti e partecipanti. Per un gruppo di amici appassionati di hockey, la modalità può diventare il vero motivo per acquistare NHL 27: la possibilità di condurre una franchigia, trattare con altri general manager umani e affrontare una stagione composta da rivalità reali possiede un fascino che le normali partite classificate non possono replicare. La nuova infrastruttura rende la creazione della lega più rapida di quanto ricordassi dai vecchi capitoli, anche se i menu non sempre sono altrettanto agili.

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Connected Franchise appare comunque come l'inizio di un percorso più che il suo punto d'arrivo. La struttura è funzionale e già sufficientemente flessibile, ma ci sono margini evidenti per espandere gli strumenti gestionali, automatizzare alcune operazioni e migliorare la qualità della vita dei commissioner. Averla nuovamente a disposizione, dopo tanti anni di richieste da parte della comunità, rimane però un passo molto importante.

Be a Pro riparte invece dalla ricostruzione effettuata in NHL 26 e aggiunge un sistema dedicato alla leadership. Il nostro alter ego non riceve immediatamente un ruolo importante nello spogliatoio, ma deve guadagnarsi la fiducia dell'allenatore e dei compagni attraverso prestazioni, interviste, decisioni e obiettivi specifici. Il percorso conduce verso differenti profili di leadership e può culminare nell'affermazione del giocatore come capitano o punto di riferimento della franchigia; le scelte influenzano determinati tratti e aprono sfide personali, conferendo maggiore continuità narrativa alla carriera. È inoltre possibile utilizzare roster personalizzati, aggiunta gradita a chi vuole costruire scenari alternativi o partire da rose aggiornate dalla comunità.

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Non tutte le conversazioni possiedono lo stesso peso e la struttura narrativa tende ancora a riproporre situazioni simili, ma l'idea funziona perché inserisce obiettivi intermedi tra il debutto e la conquista della Stanley Cup. Be a Pro rimane lontana dalla profondità di un vero gioco di ruolo sportivo, ma oggi offre una progressione più leggibile e personale rispetto alle edizioni precedenti.

Hockey Ultimate Team torna con la consueta combinazione di costruzione della squadra, obiettivi, eventi, carte e pacchetti. Il ciclo è collaudato, ricco di contenuti e capace di assorbire centinaia di ore, ma continua inevitabilmente a essere accompagnato da acquisti interni e pacchetti contenenti elementi casuali; non sorprende quindi che rimanga allo stesso tempo una delle modalità più frequentate e una delle componenti più controverse dell'intero prodotto. Il problema maggiore, però, non riguarda tanto la quantità di attività quanto l'interfaccia: passare da un obiettivo alla gestione della formazione o all'apertura dei pacchetti comporta più attese e passaggi di quanto sarebbe ragionevole aspettarsi su XBOX Series X. Alcuni menu risultano pesanti, poco intuitivi e occasionalmente afflitti da piccoli errori grafici e, considerata la frequenza con cui è necessario consultarli, non si tratta di un dettaglio marginale.

World of Chel continua invece a rappresentare l'anima più leggera e sociale dell'offerta. Le competizioni uno contro uno e tre contro tre, la crescita dell'atleta, la personalizzazione e la progressione stagionale funzionano bene per chi cerca un hockey meno rigoroso e più immediato; la modalità non è stata rivoluzionata, ma beneficia delle modifiche alla fisicità e alla gestione del puck, capaci di limitare almeno in parte alcune vecchie strategie dominanti. Nel complesso, NHL 27 propone una delle offerte online più complete della serie: Online Versus soddisfa chi desidera competere senza costruire roster o personaggi, HUT offre una progressione continua, World of Chel mette al centro collaborazione e personalizzazione, mentre Connected Franchise consente finalmente di trasformare un gruppo di amici in una vera lega.

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Il cross-play tra XBOX Series X|S e PlayStation 5 costituisce un elemento essenziale, perché amplia il matchmaking e, soprattutto, permette di formare squadre miste in Ultimate Team e World of Chel; per utilizzare le funzioni online sono comunque richiesti un account EA e, su XBOX, un abbonamento che consenta il multiplayer in rete. I principali dubbi riguardano l'economia di HUT, la quantità di tempo richiesta dalle progressioni stagionali e un matchmaking che non sempre riesce a separare efficacemente utenti occasionali e giocatori estremamente competitivi. Anche la qualità della connessione resta determinante: in uno sport tanto veloce, un lieve ritardo può modificare il tempismo di un contrasto, di un passaggio o dell'intervento del portiere.

Nonostante questi limiti, è proprio online che NHL 27 mostra la propria maggiore longevità. Il ritorno di Connected Franchise e il cross-play più completo non sono semplici aggiunte di contorno, ma elementi capaci di dare a questa edizione una ragione concreta per rimanere sul ghiaccio per tutta la stagione.

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Amore

Trentadue identità riconoscibili

- Il cambiamento più significativo introdotto da NHL 27 non è quello che conquista immediatamente l'occhio, ma quello che emerge partita dopo partita. Per troppo tempo, nella serie EA Sports, scegliere una franchigia invece di un'altra significava soprattutto cambiare divise, roster e valori individuali: le differenze tattiche esistevano, ma risultavano spesso troppo sfumate per incidere davvero sul modo di affrontare gli incontri. I Team-Specific Playbook provano finalmente a cambiare questa situazione, perché ogni squadra dispone ora di un proprio sistema di gioco, costruito anche sulla base dei dati raccolti attraverso NHL EDGE. Le differenze riguardano la costruzione dal basso, l'attraversamento della zona neutra, la pressione offensiva, il comportamento dei difensori e la gestione delle situazioni speciali; non sempre la riproduzione è perfetta, ma è molto più facile accorgersi di come alcune formazioni preferiscano trasportare il puck, mentre altre cerchino rapidamente la profondità o lavorino maggiormente lungo le balaustre. La conseguenza più importante è che siamo invitati a conoscere davvero la squadra che abbiamo scelto: utilizzare Edmonton significa poter sfruttare velocità, tecnica e transizioni fulminee, ma anche dover costruire situazioni nelle quali talenti come Connor McDavid possano ricevere il disco in movimento, mentre con una formazione più fisica diventa naturale cercare il recupero del puck, occupare la zona davanti alla porta e logorare la difesa avversaria. Non siamo ancora davanti a una simulazione tattica capace di riprodurre ogni dettaglio dell'hockey reale, ma NHL 27 compie un passo importante: le squadre smettono di essere semplici contenitori di giocatori e iniziano a possedere una vera personalità.

Un'intelligenza artificiale più partecipe

- La migliore caratterizzazione tattica sarebbe servita a poco senza un comportamento più convincente dei compagni controllati dall'intelligenza artificiale, e NHL 27 interviene anche su questo aspetto, migliorando soprattutto il supporto al portatore del puck. Durante le transizioni, gli attaccanti cercano con maggiore frequenza una linea di passaggio utile e i difensori accompagnano l'azione con più attenzione, mentre in zona offensiva si vedono movimenti meglio coordinati, sovrapposizioni e tentativi di liberare lo spazio davanti alla gabbia. La sensazione è che i cinque giocatori sul ghiaccio appartengano alla stessa squadra e condividano un'idea, anziché limitarsi a occupare una serie di posizioni prestabilite. Particolarmente riusciti sono poi gli adattamenti legati al risultato e al tempo rimanente: una formazione in svantaggio aumenta progressivamente la pressione, prende più rischi e cerca di portare uomini verso la porta, mentre chi deve proteggere il vantaggio tende a chiudere la zona centrale, rallentare la partita e privilegiare soluzioni più conservative. Queste variazioni modificano realmente il ritmo degli ultimi minuti, rendendo le conclusioni degli incontri più tese e credibili; gli errori non sono scomparsi, ma quando tutto funziona NHL 27 restituisce una delle migliori rappresentazioni dell'hockey collettivo mai viste nella serie.

Un puck da conquistare e proteggere

- NHL 27 rende il possesso meno sicuro e, proprio per questo, più prezioso. Anche un contatto apparentemente marginale può separarci dal puck, mentre attraversare il traffico davanti alla porta senza proteggere il disco espone rapidamente alla perdita del possesso. Questo cambiamento limita le iniziative individuali troppo semplici e ci costringe a osservare ciò che accade intorno al portatore: muovere il puck, utilizzare le sponde, attirare la pressione e trovare il compagno libero diventano elementi essenziali, e le azioni migliori non nascono più soltanto da una lunga pattinata di un atleta particolarmente veloce, ma da una sequenza di passaggi capace di aprire progressivamente la struttura difensiva. Anche il gioco fisico assume un significato più tattico, perché un contrasto non deve necessariamente concludersi con un avversario scaraventato sul ghiaccio: può bastare una spallata ben indirizzata per interrompere l'azione o costringere il portatore a una giocata frettolosa. Questo rende particolarmente intense le battaglie lungo le balaustre e davanti alla gabbia, dove posizione e tempismo contano quanto la forza pura. La maggiore severità nella gestione del puck richiede un periodo di adattamento, ma finisce per rendere ogni possesso più ragionato e ogni azione costruita con pazienza decisamente più gratificante.

Arene non più intercambiabili

- Uno dei grandi pregi di NHL 27 è la capacità di far percepire immediatamente il luogo nel quale si sta giocando. Le 32 arene NHL non sono più semplici variazioni dello stesso impianto, ma ambienti dotati di colori, suoni e rituali riconoscibili: le nuove introduzioni prepartita utilizzano illuminazioni sincronizzate, proiezioni sul ghiaccio, riprese dinamiche e dettagli specifici delle singole franchigie, mentre le canzoni reali associate ai gol, il comportamento delle mascotte e le reazioni del pubblico amplificano ulteriormente questa sensazione. Entrare sul ghiaccio a Las Vegas produce così un effetto diverso rispetto a giocare a Montréal, Boston o New York. Il lavoro più interessante viene svolto da The Orchestrator, il sistema che interpreta ciò che sta accadendo e adatta la regia televisiva al momento della partita: la rete che rompe un equilibrio nel terzo periodo viene celebrata in modo differente rispetto a un gol segnato quando il risultato è ormai compromesso, mentre panchine, allenatori e tifosi reagiscono alla tensione dell'incontro e replay e inquadrature cercano di costruire una piccola narrazione intorno all'azione appena conclusa. Con il passare delle ore alcune sequenze inevitabilmente tornano a ripetersi, ma la varietà è sufficiente a rendere le partite più coinvolgenti; per una serie sportiva che negli ultimi anni aveva progressivamente ridotto il peso della presentazione, si tratta di una piacevole inversione di tendenza.

Il ritorno di Connected Franchise

- Connected Franchise è la novità che molti appassionati aspettavano sin dai tempi di XBOX 360: la possibilità di organizzare una lega online con un massimo di 32 squadre controllate da utenti restituisce alla serie una dimensione comunitaria che le semplici sfide classificate non erano in grado di offrire. Il fascino della modalità non risiede soltanto nel giocare le partite, perché Connected Franchise permette di amministrare il roster, discutere gli scambi, adattarsi alle decisioni degli altri general manager e costruire rivalità destinate a svilupparsi durante un'intera stagione; il mercato diventa molto più imprevedibile quando dall'altra parte non si trova un algoritmo, ma un amico disposto a trattare, bluffare o approfittare di una valutazione sbagliata. I commissioner hanno inoltre a disposizione diversi strumenti per personalizzare regolamento, calendario e organizzazione della lega. La modalità appare pensata soprattutto per gruppi affiatati e comunità capaci di garantire una partecipazione costante, ma proprio in questo contesto può trasformarsi nell'esperienza più duratura dell'intero pacchetto. Si percepisce che Connected Franchise rappresenta una base sulla quale EA Vancouver intende continuare a costruire: alcuni strumenti potrebbero essere più approfonditi e la gestione quotidiana può ancora essere migliorata, ma il semplice ritorno di questa modalità cambia sensibilmente il valore complessivo di NHL 27.

Una carriera con qualcosa da raccontare

- Dopo la ricostruzione effettuata nel capitolo precedente, Be a Pro amplia il percorso del nostro atleta attraverso un sistema legato alla leadership. Il nostro giocatore non diventa immediatamente il centro dello spogliatoio, ma deve guadagnarsi fiducia e rispetto attraverso prestazioni, decisioni, interviste e obiettivi specifici. La scalata verso il ruolo di capitano o di uomo simbolo della franchigia offre una direzione più chiara alla carriera: non si gioca soltanto per accumulare punti attributo o inseguire nuovi contratti, ma si cerca di costruire una reputazione e di definire il modo in cui il proprio atleta viene percepito da compagni, staff e ambiente. Le conversazioni non raggiungono sempre una profondità memorabile e alcune situazioni finiscono per ripetersi, ma la struttura funziona perché crea traguardi intermedi: tra l'ingresso nella NHL e il tentativo di sollevare la Stanley Cup esiste finalmente un percorso più articolato, capace di dare un significato anche alle stagioni nelle quali il successo finale rimane lontano.

Fluida e spettacolare su Series X

- Su XBOX Series X NHL 27 accompagna la velocità dell'azione con una fluidità generalmente molto solida, e in un gioco nel quale basta una frazione di secondo per leggere un passaggio, impostare un contrasto o anticipare una conclusione, la stabilità della risposta rappresenta un requisito fondamentale. L'illuminazione delle arene valorizza il ghiaccio, le divise e le nuove presentazioni, mentre la maggiore densità delle tribune contribuisce alla sensazione di trovarsi all'interno di un impianto vivo; i caricamenti sono contenuti e il passaggio dalla presentazione iniziale all'ingaggio avviene senza interruzioni particolarmente fastidiose. Il colpo d'occhio non segna un'autentica rivoluzione generazionale, ma durante la partita NHL 27 è pulito, leggibile e spettacolare: è soprattutto la combinazione tra fluidità, regia e atmosfera a rendere questa edizione piacevole da osservare oltre che da giocare.

Odio

Menu macchinosi

- La qualità dell'azione sul ghiaccio contrasta con un'interfaccia spesso lenta e poco razionale. Il problema risulta particolarmente evidente in Hockey Ultimate Team, dove dobbiamo muoverci continuamente tra formazione, collezioni, obiettivi, ricompense, mercato e apertura dei pacchetti: operazioni che dovrebbero richiedere pochi secondi finiscono per essere distribuite tra più schermate, con caricamenti e passaggi non sempre necessari. La navigazione risulta pesante anche su XBOX Series X, una console che certamente non manca della potenza necessaria per gestire menu di questo genere, e la situazione diventa ancora più fastidiosa quando si verificano piccoli errori dell'interfaccia, indicatori che rimangono sullo schermo o comandi che non vengono recepiti immediatamente. In un titolo sportivo destinato a essere utilizzato per centinaia di ore, l'interfaccia non rappresenta un elemento secondario: è lo spazio che collega ogni modalità alla partita successiva. NHL 27 dedica grande attenzione alla regia sul ghiaccio, ma avrebbe avuto bisogno di un lavoro altrettanto radicale su tutto ciò che lo circonda.

Portieri imprevedibili

- I portieri mostrano animazioni più varie e una migliore capacità di seguire il puck, ma il loro comportamento continua a oscillare tra interventi prodigiosi ed errori difficili da spiegare: possono neutralizzare una conclusione apparentemente imparabile e, nell'azione successiva, concedere una rete su un tiro lento indirizzato verso una zona che sembrava perfettamente coperta. Il problema emerge soprattutto nelle mischie davanti alla gabbia, circostanze nelle quali il portiere può perdere il contatto con il puck, scegliere un'animazione poco adatta o restare bloccato da un compagno; anche i rimbalzi non sempre seguono una logica convincente e possono trasformarsi in assist involontari per l'attaccante meglio posizionato. Questa imprevedibilità produce talvolta momenti spettacolari, ma può anche decidere incontri molto equilibrati: il confine tra varietà e casualità rimane sottile, e NHL 27 non riesce ancora a trovare una soluzione definitiva.

Il peso della monetizzazione

- HUT continua a essere una modalità completa, coinvolgente e ricca di attività, ma rimane costruita intorno a un'economia che ci invita costantemente a ottenere nuove carte. Obiettivi, eventi e ricompense permettono di sviluppare la squadra anche senza spendere altro denaro, ma la presenza dei pacchetti acquistabili e degli elementi casuali è impossibile da ignorare, e con il passare delle settimane il divario tra chi partecipa quotidianamente, chi investe denaro e chi desidera semplicemente giocare qualche partita può diventare evidente. La necessità di inseguire nuove carte e completare attività entro finestre temporali precise rischia inoltre di trasformare il divertimento in una routine. Il sistema è ormai parte integrante dell'offerta EA Sports e difficilmente sorprenderà gli appassionati della serie; ciò non significa, però, che debba essere accettato senza riserve. HUT possiede un potenziale enorme, ma continua a essere la modalità nella quale il confine tra progressione, competizione e pressione commerciale appare maggiormente sfumato.

Tiriamo le somme

NHL 27 non reinventa l'hockey di EA Sports, ma interviene su alcuni dei problemi più evidenti della serie: squadre troppo simili, atmosfere poco differenziate e assenza di una vera lega online tra amici. I playbook individuali, la regia di The Orchestrator e il ritorno di Connected Franchise producono cambiamenti più significativi di quanto possa suggerire una prima occhiata. Rimangono una struttura tecnica familiare, menu inspiegabilmente macchinosi e un'intelligenza artificiale non sempre impeccabile, per cui chi possiede NHL 26 e gioca esclusivamente offline potrebbe non considerare indispensabile il passaggio immediato; per gli appassionati interessati alle leghe online, alle atmosfere delle arene e a una rappresentazione più tattica delle squadre, questa è invece una delle edizioni più interessanti degli ultimi anni. NHL 27 non è ancora il capitolo capace di portare la serie in una nuova era, ma è forse quello che comprende meglio cosa renda speciale una notte di hockey: non soltanto il disco che entra in rete, ma il rumore, la tensione e l'identità del luogo nel quale accade.
8.0

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L'autore

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Da sempre grande amante di tutti gli sport, ha trasferito questa passione nel mondo dei videogiochi non disdegnando però anche gli altri generi. Ama il nostro calcio quanto sport come il football e l'hockey, ma è sempre pronto a blastare qualche alieno quando ce n'è il bisogno!

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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