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img The Sinking City 2

Recensione - The Sinking City 2Xbox Series X | S DigitalGame

Ci sono luoghi che non hanno bisogno di presentazioni, e Arkham è uno di questi: basta metterci piede per capire che qualcosa non va. Con The Sinking City 2 Frogwares torna a immergerci nell'orrore lovecraftiano, scegliendo stavolta una strada più cupa, più fisica e decisamente più vicina al survival horror classico, tra strade sommerse ed edifici decadenti. Scopriamolo insieme!
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Il Gioco

The Sinking City 2 è il nuovo capitolo della serie lovecraftiana di Frogwares, studio ucraino conosciuto soprattutto per i numerosi titoli dedicati a Sherlock Holmes e per il precedente The Sinking City. Per il team rappresenta anche il primo vero approccio al survival horror, genere scelto per dare alla serie una direzione piuttosto diversa rispetto al passato. Il primo capitolo era costruito principalmente come un'avventura investigativa open world, con la raccolta degli indizi e la risoluzione dei casi al centro dell'esperienza; The Sinking City 2 mantiene parte di quel DNA, ma cambia struttura e mette in primo piano esplorazione, combattimento e gestione delle risorse. L'avventura si sviluppa così attraverso una serie di aree costruite a mano e collegate alla progressione della storia, mentre l'investigazione assume un ruolo secondario e in buona parte opzionale.

MX Video - The Sinking City 2

La vicenda è ambientata nel 1929 ad Arkham, città sorta lungo il fiume Miskatonic e ormai quasi completamente abbandonata dopo una misteriosa alluvione di origine soprannaturale. Qui facciamo la conoscenza di Calvin Rafferty e Faye Bennett, una coppia di avventurieri dell'occulto abituati a cercare manufatti maledetti e testi proibiti. Durante un rituale destinato a far loro raggiungere le Dreamlands, però, qualcosa va storto: Calvin si risveglia senza ricordare esattamente cosa sia accaduto, mentre Faye rimane intrappolata in un sonno soprannaturale. La ricerca di un modo per salvarla rappresenta il punto di partenza dell'intera vicenda.

L'esplorazione occupa buona parte del tempo di gioco. Arkham è composta da strade sommerse, abitazioni, strutture pubbliche e aree più estese all'interno delle quali dobbiamo trovare percorsi alternativi, chiavi e oggetti necessari alla progressione; molti ambienti presentano inoltre porte inizialmente inaccessibili, scorciatoie e collegamenti che ci permettono di muoverci più rapidamente dopo una prima esplorazione. A questa struttura si affianca la componente survival: munizioni, cure e materiali devono essere raccolti esplorando gli scenari e trovano posto in un inventario dalla capacità limitata. Lo spazio disponibile può comunque essere aumentato nel corso dell'avventura trovando specifici oggetti di espansione nascosti nelle varie aree di gioco.

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Alcuni di questi sono custoditi all'interno delle casse E.R.C., contenitori che vale quindi la pena cercare con attenzione durante l'esplorazione e che possono essere aperti solo con una particolare chiave. La gestione delle risorse rimane così una parte costante della progressione, ma il gioco ci permette gradualmente di rendere Calvin un po' più autonomo e meno vincolato ai limiti iniziali dell'inventario. A darci respiro ci pensano poi le safe place, che ci consentono di depositare gli oggetti in eccesso, riorganizzare ciò che portiamo con noi e salvare manualmente la partita tramite un grammofono; i checkpoint automatici intervengono invece durante la normale progressione della storia.

Il combattimento è in terza persona e comprende diverse armi da fuoco, attacchi ravvicinati, schivata e la possibilità di colpire a terra alcune creature. Ho trovato poco efficace il combattimento corpo a corpo, tanto da non utilizzarlo praticamente mai, se non per finire un nemico a terra. I nemici presentano caratteristiche e punti deboli differenti e non tutti gli incontri devono necessariamente essere affrontati, anzi, in diverse situazioni è necessario evitare lo scontro e conservare munizioni e risorse per i momenti successivi. Sono infine presenti quattro livelli di difficoltà, modificabili anche durante la partita.

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Il bestiario di The Sinking City 2 propone una buona varietà di creature pescate direttamente dall'universo di Lovecraft, con comportamenti abbastanza diversi da obbligarci a cambiare approccio durante gli scontri. Gli Slither rappresentano la minaccia più ricorrente e si presentano in più forme: dalle colonie parassitarie ai Pawn, una sorta di zombie posseduto dai vermi, più semplici e aggressivi nel corpo a corpo, fino agli Abomini, più resistenti e capaci di colpire anche dalla distanza. A loro si affiancano creature più particolari, veri e propri incubi lovecraftiani. La varietà non è enorme, ma è sufficiente a evitare che ogni incontro venga affrontato allo stesso modo e rende importante capire velocemente che tipo di minaccia ci si trova davanti.

La crescita di Calvin passa attraverso un sistema di Talenti, mentre l'esplorazione e le attività secondarie ci permettono di ottenere ulteriori punti da investire nello sviluppo del personaggio. Rimane anche parte dell'esperienza investigativa tipica di Frogwares: raccogliendo gli indizi presenti negli ambienti è possibile ricostruire alcuni avvenimenti attraverso l'Investigation Space. Si tratta generalmente di attività opzionali, affiancate dalla lettura di documenti, note e altri elementi utili anche alla soluzione degli enigmi.

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La mia partita si è conclusa in circa dieci ore, dedicando comunque tempo all'esplorazione e a buona parte dei contenuti incontrati lungo il percorso. È inoltre presente il New Game+, chiamato Ex Oblivione, che ci permette di iniziare una nuova partita mantenendo Talenti, punti Talento e oggetti acquisiti in precedenza, e che approfondisce la lore del gioco e la trama con oggetti e note esclusive per questa modalità.

Sul fronte tecnico The Sinking City 2 utilizza Unreal Engine 5.8. La resa degli ambienti è uno degli elementi più evidenti del comparto grafico: edifici deteriorati, strade invase dall'acqua, interni molto scuri e una buona gestione delle fonti di luce contribuiscono a dare ad Arkham un aspetto coerente con l'atmosfera del gioco. Modelli, effetti e quantità di elementi presenti negli scenari restituiscono nel complesso un quadro convincente, anche se non mancano alcune piccole sbavature.

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Su Xbox Series X il peso del motore grafico si avverte, soprattutto scegliendo la modalità Performance, che scende a grossi compromessi per mantenere un framerate a 60 fps. L'esperienza rimane pienamente godibile, ma questi compromessi e qualche incertezza tecnica ricordano come il titolo faccia un uso piuttosto pesante dell'Unreal Engine: si tratta di problemi contenuti, che non compromettono l'esperienza ma impediscono al comparto tecnico di risultare sempre pulito quanto quello artistico.

Il sonoro accompagna costantemente l'esplorazione e ha un ruolo importante nella costruzione degli ambienti. Musiche, rumori dell'acqua, passi, scricchiolii e versi delle creature vengono utilizzati con frequenza anche per segnalare ciò che potrebbe trovarsi nelle stanze vicine, mentre lunghi momenti vengono lasciati quasi completamente ai suoni ambientali, una scelta particolarmente adatta alla struttura horror di The Sinking City 2. Il doppiaggio è in inglese, con testi e sottotitoli disponibili anche in italiano.

Amore

Ritorno in quel che era il vecchio Silent Hill

- Il paragone più immediato, giocando The Sinking City 2, è quello con i vecchi Silent Hill, non tanto per una questione puramente estetica quanto per il modo in cui il gioco riesce a trasformare ogni ambiente in qualcosa di ostile, opprimente e profondamente sgradevole da attraversare. Se Silent Hill aveva la nebbia, Arkham ha l'acqua: l'alluvione non è soltanto parte dello scenario, ma uno degli elementi che definiscono l'identità stessa della città, tra strade sommerse, edifici invasi, passaggi impraticabili e una sensazione costante di degrado che sembra aver inghiottito ogni cosa. Non manca però anche qualcosa dei primi Resident Evil, soprattutto nella struttura di alcune ambientazioni, nell'esplorazione di edifici pieni di porte, passaggi e oggetti da recuperare e, soprattutto, negli enigmi, spesso davvero ben costruiti e capaci di riportare alla mente un modo di intendere il survival horror che oggi si vede sempre più raramente. Tra penombra, rumori difficili da identificare e spazi nei quali non ci si sente mai veramente al sicuro, The Sinking City 2 riesce così a creare tensione anche quando sullo schermo non sta accadendo nulla. È quella paura anticipatoria tipica dei survival horror di vecchia scuola: la sensazione che qualcosa possa succedere diventa spesso più efficace di ciò che effettivamente accade. Ed è probabilmente proprio qui che The Sinking City 2 dà il meglio di sé: Arkham è un luogo affascinante da esplorare, nonostante il gioco riesca continuamente a farci desiderare di essere da tutt'altra parte.

Enigmi davvero soddisfacenti

- Uno degli aspetti più riusciti di The Sinking City 2 è senza dubbio il puzzle design. Gli enigmi riescono spesso a trovare un buon equilibrio tra osservazione, logica e comprensione dell'ambiente, evitando quasi sempre di ridursi alla semplice ricerca di un codice o dell'ennesima chiave nascosta. Per risolverli, però, bisogna davvero leggere tutto: documenti, annotazioni, simboli e piccoli dettagli sparsi nell'ambiente possono diventare fondamentali, e il gioco non ha paura di chiederci qualcosa in più, chiamando in causa anche cultura generale, matematica e capacità di collegare informazioni apparentemente lontane tra loro. È soprattutto qui che torna forte il richiamo ai survival horror di vecchia scuola: bisogna osservare, interpretare e fermarsi a ragionare davvero. Una componente che spezza bene la tensione dell'esplorazione senza annullarla e che restituisce a The Sinking City 2 quel sapore da horror classico che rappresenta una delle sue qualità migliori.

Una vera storia lovecraftiana

- The Sinking City 2 usa l'immaginario di Lovecraft con una certa sicurezza, senza limitarsi a mettere qualche tentacolo qua e là. Arkham, i culti, le creature, i rituali e la presenza di forze che sfuggono completamente alla comprensione umana fanno parte della storia fin dall'inizio e acquistano sempre più peso andando avanti. Calvin e Faye sono due avventurieri dell'occulto, abituati a cercare oggetti maledetti e conoscenze proibite, ed è proprio questa familiarità con l'ignoto a trascinarli sempre più a fondo in qualcosa che non riescono davvero a controllare. La storia cresce lentamente, attraverso documenti, incontri e ambienti che raccontano molto anche senza bisogno di lunghe spiegazioni; il gioco lascia spesso che siamo noi a collegare i pezzi, e alcune informazioni acquistano un significato completamente diverso parecchie ore dopo averle trovate. Funziona bene anche il modo in cui The Sinking City 2 tratta l'orrore cosmico. Le minacce che incontriamo hanno una presenza concreta, ma dietro di loro si percepisce qualcosa di molto più grande, tanto che l'idea che l'uomo possa comprendere, controllare o addirittura trattare alla pari con certe forze diventa progressivamente uno dei temi centrali dell'avventura. E senza entrare in territori da spoiler, posso dire che la storia riesce anche a dare un senso molto preciso al rapporto tra Calvin e Faye: il loro legame rimane al centro di tutto fino alla fine, e diventa uno dei modi attraverso cui The Sinking City 2 parla di ossessione, speranza e conseguenze delle proprie scelte. È una storia molto lovecraftiana proprio perché, più si avvicina alla risposta, meno rassicurante diventa quello che si scopre.

Odio

Combattimento legnoso

- Il sistema di combattimento è piuttosto legnoso, quasi frustrante. La mira non è sempre precisa, i movimenti risultano rigidi e negli scontri con più nemici contemporaneamente capita facilmente di perdere il controllo della situazione; soprattutto, il corpo a corpo è praticamente inutile. Il problema si sente in modo particolare negli spazi più stretti, dove telecamera, collisioni e animazioni non aiutano. Le armi fanno il loro dovere e la scarsità di munizioni mantiene un minimo di tensione, ma il feeling generale resta poco rifinito, e considerando quanto The Sinking City 2 punti sul combattimento rispetto al capitolo precedente, è un limite che finisce per pesare parecchio durante l'avventura.

La gestione dell'inventario

- Anche la gestione dell'inventario è rivedibile. Lo spazio a disposizione è limitato, ma il problema vero arriva quando una parte consistente dell'inventario viene occupata da chiavi, oggetti di missione e altri elementi indispensabili che non possiamo lasciare indietro: in alcuni momenti ci si ritrova quindi con pochissimo spazio realmente utilizzabile per munizioni, cure e materiali. La scarsità di risorse funziona bene in un survival horror quando costringe a fare delle scelte, mentre qui capita che la scelta venga fatta prima ancora dal gioco, semplicemente perché diversi slot sono già bloccati da oggetti necessari alla progressione, rendendo praticamente obbligatorio cercare le espansioni dell'inventario anche solo per poter andare avanti. In parte si può ovviare al problema lasciando ciò che non serve immediatamente nella cassa presente nelle safe place. È una soluzione che però porta con sé un'altra seccatura: se più avanti ci si accorge di aver bisogno proprio di uno di quegli oggetti, bisogna tornare indietro a recuperarlo. E visto che The Sinking City 2 tende già a farci ripercorrere spesso zone visitate in precedenza, questa gestione finisce per alimentare ulteriormente il backtracking invece di alleggerire davvero il problema.

Tiriamo le somme

The Sinking City 2 è uno di quei giochi che riescono a lasciare qualcosa anche dopo aver spento la console. Arkham è un'ambientazione splendida da esplorare, l'atmosfera funziona praticamente dall'inizio alla fine e il richiamo ai survival horror di vecchia scuola si sente in ogni edificio, negli enigmi, nella gestione delle risorse e soprattutto in quella tensione costante che accompagna anche i momenti in cui apparentemente non sta succedendo nulla. La componente lovecraftiana è sfruttata molto bene e accompagna una storia che cresce parecchio con il passare delle ore. Documenti, ricostruzioni e dettagli disseminati negli ambienti aiutano a comprendere meglio quello che sta succedendo e, una volta arrivati ai titoli di coda, diversi elementi incontrati durante l'avventura acquistano un significato nuovo. Il rapporto tra Calvin e Faye dà inoltre alla vicenda un centro molto più umano di quanto ci si potrebbe aspettare da una storia fatta di culti, creature e orrori cosmici. Rimangono però alcuni difetti difficili da ignorare: il sistema di combattimento è legnoso e in alcune situazioni arriva a essere frustrante, la gestione dell'inventario poteva essere studiata meglio e il continuo ritorno in zone già esplorate finisce per appesantire una progressione che avrebbe beneficiato di qualche viaggio in meno. Sono proprio questi aspetti a impedirmi, almeno per ora, di considerare The Sinking City 2 il mio gioco dell'anno, ed è quasi un peccato, perché tutto il resto ci è andato davvero molto vicino. Resta comunque uno dei survival horror che più mi hanno convinto negli ultimi anni, capace di recuperare molte idee del passato senza sembrare semplicemente un gioco vecchio: Frogwares ha cambiato parecchio la formula della serie ed il risultato, pur con qualche evidente margine di miglioramento, è riuscito decisamente bene.
8.8

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L'autore

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Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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