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We Were Here Together

Recensione - We Were Here TogetherXbox One DigitalGame

Giocare in compagnia e collaborare per raggiungere un obiettivo comune è sicuramente uno degli aspetti più coinvolgenti dei videogiochi. We Were Here Together mette due giocatori di fronte a sfide che possono essere superate solo grazie alla cooperazione e all’utilizzo di “antiquati” walkie-talkie: scopriamolo insieme nella nostra recensione!

Il Gioco

We Were Here Together è il terzo capitolo dell’omonima serie sviluppata dagli olandesi di Total Mayhem Games, dalla quale eredita come prevedibile molti elementi chiave del gameplay. Anche in questo caso parliamo infatti di un’avventura in prima persona giocabile esclusivamente in modalità cooperativa online, con possibilità di creare lobby pubbliche o private e di unirsi a quelle già attive, nella quale due giocatori interpretano il ruolo di altrettanti escursionisti impegnati, novità assoluta per la serie, in una vera e propria missione di salvataggio. A differenza dei precedenti capitoli, nei quali i protagonisti si trovavano intrappolati e separati sin dalle battute iniziali, We Were Here Together propone infatti un incipit diverso ambientato in una stazione radio circondata dai ghiacci. La strumentazione presente nella base ha da poco iniziato a captare spezzoni di quella che ha tutta l’aria di essere una richiesta di soccorso, alla quale i due escursionisti non possono fare altro che tentare di rispondere. Per riuscirci dovranno dapprima collaborare per sintonizzare la radio sulla giusta frequenza, localizzare l’origine della richiesta e infine scoprire come rendere utilizzabile il mezzo cingolato parcheggiato nella stazione, in modo da potersi recare nel punto indicato dalle coordinate e dare il via alla ricerca, che li condurrà all’interno di una torre tanto antica quanto misteriosa.

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Per raggiungere sani e salvi l’epilogo della vicenda, anche stavolta i due protagonisti possono contare quasi esclusivamente sulle loro capacità di osservazione e sul loro acume. I dieci capitoli nei quali è suddiviso We Were Here Together infatti non sono altro che livelli da superare risolvendo enigmi di varia natura, che vanno dalla necessità di sintonizzare correttamente la radio presente nella stazione al dover scoprire come preparare un veleno con il quale rendere inoffensiva una gigantesca pianta carnivora, passando per veri e propri labirinti ed enigmi basati sulla logica, sulla capacità di osservazione e sull’intuito. Come da tradizione del genere ci sono oggetti da raccogliere e utilizzare, leve da azionare nel giusto ordine, codici da decifrare e interruttori da premere, ma anche situazioni più originali, come misteriosi marchingegni capaci di far “apparire” dal nulla parti di un ponte o strani esperimenti botanici da portare a termine. L’unico vero elemento comune tra tutti i rompicapo proposti, nonché uno dei pilastri fondamentali della saga, è quello relativo alla necessità di collaborare con il proprio compagno, sia per scoprire le varie soluzioni sia per metterle effettivamente in pratica. Se si escludono il primo livello, che ricopre a tutti gli effetti il ruolo di tutorial nonostante la quasi totale assenza di indicazioni, e un paio di altre situazioni particolari, i due protagonisti agiscono infatti in modo completamente separato durante l’avventura e devono coordinarsi solo utilizzando la chat vocale o, meglio ancora, quella in-game basata sull’utilizzo di classici walkie-talkie che consentono di comunicare in modo alternato.

MX Video - We Were Here Together

Ogni enigma prevede infatti che entrambi i giocatori compiano delle azioni, ma questo è solo uno degli aspetti da tenere in considerazione. Dopo la fase iniziale, i giocatori imboccano due percorsi separati e devono iniziare a descrivere al proprio compagno dove si trovano, la conformazione della stanza, gli oggetti con i quali possono interagire e le eventuali conseguenze delle azioni effettuate, così da poter mettere insieme tutti i pezzi del puzzle e arrivare insieme a una soluzione. In alcuni casi sarà inoltre necessario decifrare indovinelli o documenti, che devono poi essere trasferiti a voce al proprio compagno di avventura per permettergli di fare un passo avanti nella giusta direzione. L’insieme di tutti questi elementi si traduce in un’avventura che tiene impegnati i giocatori per circa 6/7 ore, alle quali se ne può poi aggiungere ancora qualcuna se si vuole vivere l’esperienza da entrambe le prospettive e sbloccare i 2 finali presenti nel gioco.

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Amore

Il piacere di collaborare

- Il punto di forza principale di We Were Here Together, così come quello dei sui predecessori, risiede nel suo particolare gameplay, che di fatto obbliga i giocatori a coordinarsi e a collaborare in un modo molto diverso da quello al quale siamo abituati. Nel titolo di Total Mayhem Games i giocatori, prima ancora di poter agire, sono infatti chiamati a descrivere ciò che vedono al proprio compagno, a spiegare in modo chiaro quali possibilità hanno davanti e quali sono le eventuali conseguenze delle azioni compiute da chi sta all’altro capo del walkie-talkie. Solo attraverso un confronto costante si riesce infatti a decifrare i vari enigmi presenti nel titolo, basati quasi sempre sull’interazione tra più elementi o meccanismi dei quali nessuno dei due giocatori ha il completo controllo. Una dinamica di gioco molto particolare, che rendere l’intera avventura estremamente coinvolgente e che regala grandi emozioni ogni qualvolta si capisce di aver trovato la soluzione corretta.

Enigmi stimolanti

- Il punto precedente non avrebbe molto senso di esistere se in We Were Here Together non fossero presenti enigmi ben congegnati. Da questo punto di vista, il terzo capitolo della saga sviluppata da Total Mayhem Games non sbaglia praticamente nulla proponendo una serie di rompicapo sempre diversi e via via sempre più articolati, capaci di mantenere alto l’interesse dei giocatori dal primo all’ultimo capitolo. E’ inoltre opportuno sottolineare come gli sviluppatori siano riusciti a creare rompicapo perfettamente integrati nel contesto narrativo, così da non spezzare mai l’atmosfera.

Curva di difficoltà

- Un altro punto a favore di We Were Here Together è quello relativo al livello di sfida generale, che cresce in modo costante senza risultare mai né troppo accessibile né troppo ostico. Il gioco salva automaticamente all’inizio di ogni capitolo, così da permettere ai giocatori di non dover ripetere lunghi tratti, e la presenza di poche situazioni scandite da conti alla rovescia rende l’intera esperienza di gioco estremamente rilassante, considerata anche la totale assenza di combattimenti o di nemici da abbattere.

Design

- We Were Here Together certo non punta a stupire il giocatore con grafica all’avanguardia o panorami mozzafiato, ma nel complesso riesce comunque a non sfigurare grazie a uno stile “cartoon” ben caratterizzato e a un livello di dettaglio più che accettabile, sia nelle aree esterne che nelle location ambientate al chiuso. A rendere tutto ancora più gradevole ci pensano poi animazioni di buona qualità, un sistema di illuminazione più che discreto e alcuni effetti speciali particolarmente riusciti.

Odio

Controlli poco funzionali

- In alcune situazioni i controlli pensati dagli sviluppatori semplicemente non funzionano e obbligano il giocatore a movimenti delle dita decisamente scomodi, come quando è necessario utilizzare contemporaneamente la levetta sinistra e la croce direzionale. Per fortuna il titolo permette al giocatore di modificare la mappatura dei tasti, ma neanche in questo modo si riesce a trovare una configurazione che possa funzionare bene in tutte le situazioni.

Walkie-Talkie quasi inutile

- Per comunicare mentre si gioca a We Were Here Together si può utilizzare sia il sistema di chat integrato basato su walkie-talkie, sia la classica chat di gruppo. E’ inutile sottolineare come quest’ultima si dimostri innegabilmente più comoda visto che non richiede ai giocatori di alternarsi e, soprattutto, di dover continuare a premere il tasto dedicato sul pad. Così facendo ovviamente si perde per strada un po’ del fascino e dell’atmosfera del titolo, ma sfido chiunque a non volerne approfittare dopo aver verificato pro e contro di tutte e due le opzioni. Da questo punto di vista gli sviluppatori avrebbero sicuramente potuto trovare una soluzione più valida limitando l’uso della chat o , perché no, inserendo un obiettivo speciale per chi completa l’avventura utilizzando solo ed esclusivamente la chat di gioco.

Trama mal presentata

- Lo dico subito. We Were Here Together non ha una brutta trama, anzi. Semplicemente non la racconta nel migliore dei modi, affidando specifici passaggi chiave alla lettura delle annotazioni che appaiono progressivamente nel diario di viaggio e lasciandone altri alla totale immaginazione del giocatore. A questo si somma poi la presenza di classiche scene di intermezzo, alcune delle quali vengono però mostrate solo a uno dei due giocatori in base al percorso seguito. Si tratta di una scelta di design più che comprensibile, ma che, insieme alla mancanza di localizzazione della quale parleremo tra poco, contribuisce purtroppo a rendere ancora meno chiara la sceneggiatura.

E noi italiani?

- Generalmente non mi offendo se un titolo non viene localizzato nella nostra lingua, ma in questo specifico caso sembra proprio che la casa di sviluppo si sia dimenticata del nostro paese. Nonostante la presenza di varie opzioni, i gioco non include i sottotitoli in italiano e, cosa ancora più grave, non permette nemmeno di selezionare la nostra lingua come parametro di ricerca/creazione delle lobby multigiocatore. Si tratta di una lacuna abbastanza grave per un titolo nel quale è fondamentale la comunicazione tra i giocatori, che sicuramente deve essere tenuta in considerazione da chi non ha già un partner con il quale condividere l’esperienza.

Tiriamo le somme

We Were Here Together è un’avventura cooperativa di buona qualità che punta tutto sugli enigmi e sulla soddisfazione che deriva dal risolverli grazie alla collaborazione con un altro giocatore. Nel complesso il risultato finale è più che soddisfacente e regala un discreto numero di ore di divertimento, anche se resta un po’ l’amaro in bocca per alcune scelte di design particolari e per la totale assenza della lingua italiana sia per quanto riguarda la localizzazione sia per quanto riguarda le opzioni relative al matchmaking. Difetti che fortunatamente non impediscono al titolo di risultare gradevole per tutti gli amanti del genere ma che speriamo vengano risolti con un update o, almeno, nel prossimo capitolo così da permettere alla serie di fare il giusto salto di qualità.
7.5

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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