MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



img Death Stranding 2: On The Beach

Recensione - Death Stranding 2: On The BeachXbox PC DigitalGame

Il futuro di Xbox è dichiaratamente legato a doppio filo con il mondo PC: Project Helix ci permetterà di giocare i titoli Steam tanto quanto quelli Xbox, quindi anche noi di MondoXbox iniziamo ad adeguarci. E quale occasione migliore, per la recensione di un gioco "Xbox PC", dell'arrivo di Death Stranding 2: On The Beach su Steam? Vi raccontiamo quindi del gioco e di come si comporta su Xbox ROG Ally X, tra impatto visivo, fluidità e qualità complessiva del gameplay. Continuate a leggere!
img

Il Gioco

Ci sono giochi che dividono. Titoli che o li ami o li odi, senza vere vie di mezzo. Questo era sicuramente Death Stranding, uscito nel 2019: un’opera con una storia affascinante, un cast stellare e una colonna sonora da pelle d’oca, ma anche con uno dei gameplay che, personalmente, ho trovato fra i più noiosi del panorama videoludico moderno. Death Stranding 2: On The Beach raccoglie l’eredità di quel gioco riportando in scena tutta la visione di Hideo Kojima in un’avventura che punta ancora una volta su atmosfera, narrazione e world building; il gioco riprende il percorso di Sam Porter Bridges undici mesi dopo gli eventi del primo capitolo, portandolo questa volta oltre i confini delle UCA in un nuovo viaggio di connessione verso territori inesplorati.

MX Video - Death Stranding 2: On The Beach

Il sequel, sviluppato ancora una volta da Kojima Productions e pubblicato da Sony Interactive Entertainment, nasce con l’obiettivo di espandere la formula dell’originale senza tradirne l’identità, mantenendo al centro il tema del legame tra individui e spostandolo in uno scenario ancora più ampio, ostile e simbolicamente carico. Proprio come il predecessore, anche questo secondo capitolo si presenta come un action-adventure in terza persona che ruota attorno a consegne, esplorazione, scontri con minacce umane e ultraterrene e ricostruzione di un mondo spezzato, ma con un’impostazione più ricca, più flessibile e più ambiziosa. È il naturale proseguimento della visione autoriale di Hideo Kojima: non un semplice seguito costruito per ripetere ciò che funzionava, ma un’opera che prova ad allargare ulteriormente il raggio d’azione della serie, rilanciando anche la domanda che ne accompagna tutta la struttura: avremmo davvero dovuto connetterci?

img
Anche il cast di Death Stranding 2: On The Beach si conferma di altissimo profilo, con il ritorno di Norman Reedus nei panni di Sam e di volti già centrali come Léa Seydoux e Troy Baker, affiancati da nuovi ingressi di grande richiamo come Elle Fanning, Shioli Kutsuna e Luca Marinelli. Sul piano del gameplay, il titolo resta fedele all’impianto del primo capitolo, ma lo rielabora in modo da renderlo più ricco, più aperto e soprattutto meno respingente nei suoi passaggi più ostici. La struttura continua a ruotare attorno a consegne, spostamenti, gestione del carico, pianificazione dei percorsi e attraversamento di territori ostili, ma questa volta il tutto è inserito in un contesto molto più dinamico, con una libertà d’azione sensibilmente maggiore. Non si ha più così spesso la sensazione di dover subire il viaggio, perché il gioco mette nelle nostre mani più strumenti per affrontarlo secondo il nostro stile.

La differenza si percepisce soprattutto nel modo in cui Death Stranding 2: On The Beach gestisce mobilità e approccio alle missioni. Mezzi, infrastrutture e opzioni per gli spostamenti entrano infatti in scena piuttosto presto, alleggerendo una parte dell’esperienza che nel primo Death Stranding poteva risultare più faticosa e macchinosa. Per chi, come me, aveva sofferto i momenti più pesanti legati alle consegne, è un cambiamento importante: il viaggio resta centrale, ma diventa più scorrevole, meno punitivo e spesso anche più piacevole da affrontare. Il gioco non rinuncia alla propria identità contemplativa, ma cerca più spesso un compromesso tra atmosfera e comodità, e nella maggior parte dei casi ci riesce.

img
Anche l’anima più action del sequel emerge con maggiore decisione. Dove il primo capitolo tendeva a usare nemici e minacce soprattutto come ostacoli da aggirare, qui il ventaglio di possibilità è più ampio e interessante: possiamo affrontare una situazione in modo diretto, puntare sulla furtività o evitare del tutto il conflitto, con una varietà di armi, gadget e strumenti che rende ogni incarico più aperto e meno schematico. A questo si aggiunono un ciclo giorno/notte che incide sulla visibilità e sull’individuazione da parte dei nemici, pericoli naturali dinamici come terremoti, incendi e piene improvvise, oltre a un sistema di progressione che valorizza concretamente il nostro stile di gioco, tra livelli di competenza e potenziamenti APAS. Tutto questo non trasforma Death Stranding 2: On The Beach in un action puro, ma ne rende il ritmo più vario e il gameplay molto più adattabile rispetto al passato, oltre che molto più vicino ai miei gusti.

img
Resta comunque un gioco che vive ancora di lentezza, pianificazione e ripetizione controllata, quindi non aspettatevi una rivoluzione totale. Il cuore dell’esperienza è sempre quello, e certe tratte mantengono volutamente un’impostazione dilatata e riflessiva. La differenza è che, stavolta, Death Stranding 2: On The Beach fa molto di più per venirci incontro, riducendo la sensazione di rigidità del primo episodio e offrendo un equilibrio migliore tra viaggio, azione e libertà d’approccio. Non manca poi il consueto multiplayer asincrono, che continua a rappresentare una parte importante dell’identità della produzione. Pur senza trasformare l’esperienza in un’avventura cooperativa tradizionale, il gioco lascia costantemente percepire la presenza degli altri giocatori attraverso strutture, oggetti e piccoli aiuti disseminati nel mondo, rafforzando ancora una volta il tema della connessione su cui si regge l’intera opera.

img
Per quanto riguarda la prova su Xbox ROG Ally X, Death Stranding 2: On The Beach si comporta sorprendentemente bene e riesce a restituire un’esperienza convincente anche in formato portatile. Il gioco, infatti, include un preset grafico dedicato, pensato proprio per i dispositivi handheld, e questa attenzione si percepisce fin dalle prime ore, con un compromesso generalmente riuscito tra qualità visiva, leggibilità e fluidità mantenendo fra i 60 e i 70 fps. Considerata la natura spettacolare della produzione e la ricchezza del colpo d’occhio, non è un risultato scontato. Aggiungo anche che, attivando l’FSR e il Frame generator, è possibile spingere verso l’alto qualche settaggio in più, magari arrivando a “Medio” e accontentandosi dei 30 fps. Tantissima roba per una console portatile che, pur carenata, risulta essere comunque estremamente limitata. Nota importante è poi quella che questa recensione è stata stilata prima del recentissimo rilascio da parte di Microsoft dell'Automatic Super Resolution, accorgimento che permette di aumentare ulteriormente il frame-rate dei giochi, renderizzandoli internamente a 720p ma producendo una qualità grafica molto simile a quella del 1080p. Al debutto del gioco la situazione non era impeccabile: il frame generation mostrava alcune anomalie e il porting presentava ancora qualche incertezza tecnica, ma una delle primissime patch è intervenuta rapidamente a sistemare il problema, rendendo l’esperienza più solida.

img

Amore

Tecnicamente eccelso, anche su handheld

- Provato su Xbox ROG Ally X, Death Stranding 2: On The Beach si è rivelato una produzione sorprendentemente convincente anche in formato handheld. Fin dai primi minuti il gioco riesce a conservare gran parte del suo impatto visivo, grazie a scenari ricchi di dettagli, panorami di grande fascino e una direzione artistica che continua a emergere con forza anche su uno schermo più piccolo. A colpire sono anche l’eccellente qualità dei modelli dei personaggi, le animazioni facciali e l’uso molto efficace di luci, effetti atmosferici e messa in scena. La cosa più interessante, però, è che su ROG Ally X l'opera non dà mai l’impressione di essere una versione di ripiego. La modalità portatile dedicata aiuta a trovare un buon compromesso tra resa visiva e fluidità. Al netto dei compromessi inevitabili del formato, Death Stranding 2: On The Beach su handheld mostra comunque i muscoli e riesce a trasmettere gran parte del fascino della versione PC tradizionale.

Regia e sceneggiatura ad altissimi livelli

- Se sul piano visivo Death Stranding 2: On The Beach colpisce con grande facilità, è nella regia e nella scrittura che riesce davvero a lasciare il segno. Hideo Kojima continua a mettere in scena un’opera dal taglio fortemente autoriale, costruita attraverso sequenze di grande impatto, inquadrature ricercate e un uso del ritmo narrativo che sa alternare con naturalezza momenti intimi, passaggi più visionari e scene di forte intensità emotiva. Il risultato è un racconto che non si limita a fare da cornice all’azione, ma ci accompagna costantemente, dando peso e significato a ciò che accade sullo schermo. Anche la sceneggiatura si conferma di altissimo profilo, sia per la capacità di espandere l’universo narrativo in modo coerente, sia per il modo in cui riesce a intrecciare temi umani, simbolismi e riflessioni più ampie senza rinunciare allo spettacolo. Non mancano i dialoghi sopra le righe e quelle eccentricità tipiche della poetica di Kojima, ma proprio questa identità così marcata contribuisce a rendere il tutto riconoscibile e memorabile. È una scrittura che può sorprendere, emozionare e a tratti persino spiazzare, ma che proprio per questo riesce a dare all’intera esperienza una personalità rara nel panorama videoludico attuale.

Un sacco di cose da fare

- Pur mantenendo ben salda la propria identità, Death Stranding 2: On The Beach riesce a offrirci una quantità sorprendente di attività e possibilità, rendendo l’avventura costantemente ricca e sfaccettata. Al di là della progressione principale, il gioco invita spesso a prendersi del tempo per esplorare, completare incarichi secondari, ottimizzare i propri spostamenti e sperimentare approcci diversi nelle missioni. È proprio questa abbondanza di contenuti a dare spessore all’esperienza, perché il viaggio non si riduce mai a un semplice susseguirsi di consegne o spostamenti, ma si trasforma in un percorso fatto di scelte, preparazione e continua adattabilità. A rendere il tutto ancora più coinvolgente ci pensano la varietà degli strumenti a disposizione, la possibilità di migliorare equipaggiamento e infrastrutture, la gestione del carico, l’uso dei veicoli e quel costante senso di costruzione progressiva che ci accompagna per tutta l’avventura. Anche quando ci si allontana dalla trama principale, il titolo riesce a restituire la sensazione di stare comunque facendo qualcosa di utile, interessante o semplicemente appagante. È una ricchezza che non serve solo ad allungare la durata, ma contribuisce a dare profondità al mondo di gioco e a rendere ogni sessione diversa dalla precedente.

Previously on Death Stranding 2

- Una delle aggiunte più sottovalutate e allo stesso tempo più gradite di Death Stranding 2: On The Beach è il breve riepilogo che compare quando si torna a giocare dopo qualche giorno di pausa. Perché diciamocelo: in un gioco del genere, ricco di personaggi, eventi, nomi, simbolismi e momenti che sembrano usciti direttamente dalla mente di Kojima alle tre del mattino, riprendere in mano la storia dopo un po’ senza un aiuto rischierebbe di trasformarsi in un’esperienza mistica più che videoludica. Ed è proprio qui che il “Previously on” fa il suo sporco lavoro con grande intelligenza. In pochi istanti rimette insieme i pezzi, ci restituisce il contesto e ci evita quella spiacevole sensazione di essere tornati nel gioco fingendo di capire tutto quando in realtà non ci ricordiamo neanche più chi stiamo inseguendo, dove stiamo andando e perché qualcuno abbia deciso di chiamarsi in un certo modo. È una piccola comodità, certo, ma in un’opera tanto densa finisce per essere una di quelle attenzioni che fanno pensare: ecco, qui qualcuno ha davvero avuto pietà di noi.

Odio

Interminabili momenti persi fra una consegna e l’altra

- Se da un lato Death Stranding 2: On The Beach amplia la formula del primo capitolo con maggiore varietà e più strumenti a disposizione, dall’altro continua a inciampare in alcune scelte di gameplay che finiscono per appesantire inutilmente il ritmo. Il problema, infatti, non sta soltanto nelle consegne in sé, ma soprattutto nel modo in cui il gioco, a tratti, sembra forzarci a perdere tempo attraverso espedienti fin troppo evidenti. Situazioni del tipo “la nave si è rotta e quindi non possiamo raggiungere automaticamente questa destinazione” danno la sensazione di trovarsi davanti a blocchi costruiti più per allungare artificialmente il percorso che per arricchire davvero l’esperienza. In questi momenti il viaggio smette di essere una parte organica e affascinante dell’avventura, trasformandosi invece in un rallentamento imposto che rischia di spezzare il coinvolgimento. È una scelta che pesa soprattutto perché l'opera, quando vuole, sa essere intensissima, spettacolare e persino magnetica; proprio per questo, ritrovarci frenati da limitazioni così palesemente funzionali ad allungare i tempi può risultare frustrante. Più che una sfida o un ostacolo narrativamente convincente, in certi frangenti si ha la sensazione di trovarsi davanti a una forzatura di design che finisce per rendere alcune tratte più stancanti che significative.

Luca Marinelli non è Snake

- Sia chiaro: Luca Marinelli in Death Stranding 2: On The Beach funziona, ha presenza, carisma e riesce a lasciare il segno ogni volta che entra in scena. Il problema è che il gioco sembra divertirsi fin troppo a giocare con un immaginario ben preciso, tra sguardi, atteggiamenti e un’aura generale che porta inevitabilmente il pensiero sempre nella stessa direzione. E così, scena dopo scena, più che concentrarsi soltanto sul personaggio, viene quasi spontaneo lasciarsi distrarre dal continuo sospetto di essere davanti a un gigantesco occhiolino rivolto ai fan di Metal Gear. Il risultato è curioso: invece di pensare solo a ciò che il personaggio rappresenta davvero all’interno della storia, ci si ritrova spesso a sorridere per tutto quello che evoca. Non è necessariamente un difetto grave, anzi, ma è una di quelle trovate così sfacciate da finire quasi per rubare la scena alle parti più importanti. A un certo punto, più che chiedersi dove voglia andare a parare l'avventura, viene da farsi un’altra domanda: a quando un film su MGS?

Troppo poco Kojima per essere di Kojima

- Per quanto Death Stranding 2: On The Beach possa contare su una regia eccezionale e su una narrazione capace di colpire spesso nel segno, a tratti lascia una sensazione curiosa: quella di essere quasi troppo trattenuto per essere davvero un gioco di Kojima. Ci sono la sua sensibilità autorale, i temi forti, le immagini che restano in testa e una messa in scena di altissimo livello, ma manca in parte quel gusto per l’eccesso verbale, per i dialoghi interminabili, per gli spiegoni e per quel “bla bla” così caratteristico che, nel bene e nel male, ha sempre fatto parte del suo fascino. Il paradosso è che, proprio mentre la componente narrativa si fa più asciutta e controllata, il gameplay finisce spesso per spezzarne il ritmo nei momenti meno opportuni. Le consegne, gli spostamenti e alcune scelte di design che allungano artificialmente i tempi finiscono infatti per interrompere troppo spesso il coinvolgimento, creando una distanza tra i momenti in cui la storia riesce a brillare davvero e quelli in cui il gioco torna a rallentare tutto. Il risultato è un’opera che, quando racconta, lo fa benissimo, ma che quando ci rimette in mano il pad non sempre riesce a sostenere con la stessa forza ciò che la narrazione aveva costruito poco prima. Così la produzione finisce quasi per sembrare “meno Kojima” in modo inatteso: non perché manchino qualità o personalità, ma perché da una parte rinuncia a un po’ del suo tipico gusto per l’eccesso narrativo, e dall’altra lascia che un gameplay più macchinoso del necessario rompa troppo spesso l’incantesimo.

Tiriamo le somme

Death Stranding 2: On The Beach è un sequel solido, affascinante e ricchissimo, capace di confermare ancora una volta il talento di Kojima Productions nel costruire mondi magnetici, visivamente straordinari e sorretti da una regia e da una scrittura di altissimo livello. Su Xbox ROG Ally X, inoltre, riesce a difendersi sorprendentemente bene, restituendo anche in portatile il senso di trovarsi davanti a una produzione di grande ambizione. Allo stesso tempo, però, non tutto gira alla perfezione: alcune scelte di gameplay finiscono per allungare inutilmente il brodo, spezzando troppo spesso il ritmo di una narrazione che invece, quando prende il controllo della scena, sa essere davvero trascinante. È anche un Kojima forse più misurato del solito, meno incline a perdersi nei suoi eccessi verbali, e questo da un lato rende il racconto più controllato, ma dall’altro gli toglie un po’ di quel gusto sfacciatamente autoriale che lo ha sempre reso unico. Resta comunque un’esperienza di grande spessore, consigliata soprattutto a chi cerca un’avventura intensa, autoriale e fuori dagli schemi, pur con qualche inciampo di troppo nel ritmo e nella struttura. Un titolo importante, non impeccabile, ma assolutamente degno di attenzione.
8.0

c Commenti

copertina

L'autore

autore

Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
caricamento Caricamento commenti...