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MX Weekend Chat - L'industria videoludica italiana

Eccoci tornati all'appuntamento del fine settimana di MondoXbox in cui cerchiamo di animare il sabato e la domenica, ovvero quei giorni in cui tipicamente si è a corto di notizie. Per questa MX Weekend Chat rimaniamo sul nostro Paese e affrontiamo i risvolti del premio italiano Drago d'Oro.

Sì, perché la questione è questa: uno vede un premio italiano e si aspetta di ritrovare in categoria tutti titoli e sviluppatori italiani, considerato anche che è organizzato dall' AESVI - Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani. Poi però si vanno a vedere le categorie e se ne ritrova solo una dedicata agli sviluppatori italiani indipendenti, per il resto si punta alle produzioni internazionali. Allora sarà un premio che avrà gran voce all'estero? Macché. E in Italia? A parte la copertura giornalista tradizionale e il servizietto organizzato con i telegiornali Mediaset (ma le numerose battaglie di Studio Aperto contro i videogiochi?), su Twitter l'80% dei tweet provengono dal partner MediaWorld e su Facebook si trovano più lamentele che altro. Segno che il premio è stato abbastanza snobbato dai gamer. Il problema però è un altro, ed è anche una verità molto amara: l'industria videoludica in Italia è una realtà ignorata dai piani alti e, cosa più grave, non è mai partita come si deve. Grandi editori milanesi a parte, quando si parla di SH italiane e famose viene in mente solo la Milestone (mentre si attendono i frutti del team Ovosonico), quando persino la Polonia ci batte (CD Projekt Red, People Can Fly, City Interactive, Techland) e basta fare un passetto in Francia per ritrovarsi dozzine di studi di sviluppo. Poi si parla di fughe all'estero. E allora, dopo questa doverosa introduzione, passiamo a voi.

Un premio italiano di una (quasi) inesistente industria videoludica italiana

L'AESVI sembra più concentrata ad occuparsi del fatturato prodotto dalla vendita dei giochi, come si può notare anche dai rapporti annuali stilati dall'associazione. Non sarebbe forse il caso di dedicare la maggior parte delle risorse a spingere l'industria videoludica italiana, invece di creare dei premi inutili? Perché in questo Paese il settore non è mai partito davvero, costringendo molti degli interessati a fuggire verso l'estero? Quali consigli sentite di dare non solo all'AESVI ma anche a tutti gli altri editori e sviluppatori presenti sul territorio? Come si può iniziare a competere almeno con gli altri paesi dell'Unione Europea?

A voi la parola! E ricordatevi di seguire le regole del forum.

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