MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



AEW: Fight Forever
copertina

Recensione - AEW: Fight ForeverXbox Series X | S Xbox OneGame

A distanza di quattro anni dalla sua fondazione, anche la All Elite Wrestling ha finalmente il suo videogioco dedicato. Per realizzare AEW: Fight Forever la compagnia di Tony Khan si è affidata a THQ Nordic e Yuke’s, storico team di sviluppatori che ha realizzato praticamente ogni titolo di wrestling dai primi anni 2000 fino a WWE 2K19. Le premesse sembrano quindi ottime, ma riuscirà il nuovo titolo a diventare una valida alternativa al monopolio della serie 2K? Scopriamolo nella nostra recensione.
img

Il Gioco

È quasi ironico vedere come la AEW sia nata nel 2019 partendo da alcuni ex lottatori WWE, e come ora il loro videogioco sia sviluppato proprio dall’ex team dietro i titoli WWE esattamente fino al 2019. L’incontro tra la AEW e Yuke’s sembrava quasi scritto nel destino, e nonostante alcuni problemi e ritardi legati soprattutto alla pandemia, alla fine AEW: Fight Forever è finalmente uscito nei negozi. Ad oggi la WWE è sicuramente la federazione più conosciuta ma sono comunque presenti diverse realtà valide (oltre alla stessa AEW), però lo stesso non si può dire nel mondo videoludico: i fan infatti da tempo possono contare unicamente sulla serie di WWE 2K, per cui l’arrivo finalmente di un competitor è stato visto con grande interesse.

MX Video - AEW: Fight Forever

Yuke’s tuttavia è stata chiara fin da subito che con AEW: Fight Forever voleva proporre un’esperienza diversa rispetto alla simulazione dei titoli 2K, puntando invece tutto sull’aspetto arcade e ispirandosi ai titoli del passato che spesso vengono nominati dai più nostalgici come SmackDown! Here Comes the Pain. Fin qui tutto bene, e non nascondo che anche io mi sono incuriosito parecchio a queste dichiarazioni, complice l’effetto nostalgia. Tuttavia i ricordi possono essere ingannevoli, e soprattutto c’è differenza tra ispirarsi a videogiochi di 20 anni fa e creare esattamente un clone di un videogioco di 20 anni fa, ma nel 2023. Perché alla fine AEW: Fight Forever potrebbe essere descritto così, con tutti i pregi e difetti del caso.

Il piatto forte dell’esperienza è sicuramente la modalità Road to Elite, ovvero la classica Carriera in cui portare il proprio lottatore personalizzato (oppure uno esistente) dagli esordi fino alla conquista delle cinture più prestigiose. Già dall’editor si iniziano a notare i primi limiti, e anche senza fare paragoni con quello di 2K (sarebbe impietoso) le opzioni sono ridotte all’osso e non offrono una grande varietà nella creazione del nostro avatar. La storia ci vede percorrere l’equivalente di un anno all’interno della AEW partendo dalla chiamata di Tony Khan che ci offre un posto nella neonata federazione, e ripercorrendo così alcuni degli eventi principali realmente accaduti. La trama quindi cerca di essere una soirta di “tributo” alla storia della AEW utilizzando anche filmati di repertorio, anche se alcune trame naturalmente vengono modificate per adattarsi alla presenza del nostro personaggio inedito.

img
Ogni settimana quindi abbiamo a disposizione quattro “turni” da gestire in vario modo, ad esempio allenandoci in palestra per aumentare le statistiche a discapito dell’energia, visitare le città per aumentare il morale, mangiare nei ristoranti per recuperare le forze, partecipare a conferenze stampa o combattere negli show minori AEW Dark e Rampage, arrivando alla fine della settimana allo show principale Dynamite o il PPV di fine mese.

Gestire le energie e il morale diventa quindi fondamentale per arrivare carichi agli eventi, ma se ci sentiamo fiduciosi si possono utilizzare i turni per svagarsi con uno dei tanti minigiochi presenti. In queste occasioni AEW: Fight Forever mostra tutto il suo lato più arcade e folle trasformandosi in un vero e proprio party-game con varie sfide totalmente no-sense. Ad esempio si può giocare a baseball lanciando letteralmente un lottatore travestito da pallina, rhythm game dove eseguire imbarazzanti balletti a tempo, quiz sulla storia della AEW, raccogliere più fiches del casinò che piovono sul ring mentre si schivano barili esplosivi e così via, in un delirio tanto assurdo quanto necessario per spezzare un po' la routine prima dei match.

Arriviamo quindi al gameplay, che come anticipato riprende quello visto nei vecchi videogiochi di wrestling… in maniera fin troppo fedele. I comandi sono estremamente semplici, con tasti dedicati rispettivamente a pugni, calci, prese, corsa e difese (una per gli attacchi normali, una per le prese). A queste si aggiungono le mosse Signature e Finisher attivabili semplicemente premendo una freccia direzionale o la levetta analogica, a patto di aver riempito la barra del Momentum. Tutto ruota attorno a questa barra che indica il “fomento” del pubblico, per cui continuando ad attaccare vedremo l’indicatore riempirsi, al contrario subire colpi lo svuoterà, così come non sfruttare subito le mosse finali disponibili. Se anche riusciamo a caricare la barra infatti avremo solo alcuni secondi per riuscire a connetterla, altrimenti il pubblico “perde il momentum” e noi l’occasione di chiudere il match con una mossa devastante. Una meccanica che incentiva l’azione sfrenata, che ben si sposa con la semplicità di esecuzione delle mosse e l’anima arcade del gioco.

img
img
I match sono rapidi e con pochi momenti morti, oltre ad una sana dose di violenza non indifferente con sangue a volontà e inquadrature in slow motion che ci fanno mostrare nel dettaglio l’impatto e danni delle mosse più potenti. Una violenza spinta all’eccesso tanto da diventare quasi parodistica, sensazione che viene aumentata anche dal particolare stile grafico del gioco. AEW: Fight Forever non si prende mai troppo sul serio, e gli stessi modelli dei lottatori non cercano (quasi) mai il realismo, ma anzi sembrano le classiche action figures del wrestling con cui giocavamo da piccoli… o ancora oggi. Una scelta controversa che da una parte sottolinea ancora di più l’intenzione di essere un gioco che non cerca il realismo, dall’altro risultano quasi “sprecati” la risoluzione in 4K sia su Xbox Series X che Series S. Ottimo invece il framerate che su entrambe le console riesce ad essere a 60 fps senza problemi, con l’unica eccezione dei filmati di ingresso sul ring che su Series S sono limitati a 30 fps.

Amore

Perfetto con gli amici

- Nonostante negli ultimi anni anche la serie WWE 2K stia abbandonando la ricerca della simulazione trovando un equilibrio tra realismo e arcade, AEW: Fight Forever punta tutto sull’immediatezza e sul feeling retrò. Questo lo rende un titolo ottimo per quelle serate in compagnia dove serve un gioco adatto a tutti con cui divertirsi senza troppo impegno e complessità nei comandi, e l’aggiunta dei mini-giochi lo rende a tutti gli effetti un party game che può intrattenere anche al di fuori del puro wrestling.

Viuuuuulenza!

- Una delle caratteristiche principali della AEW è la violenza molto più spinta rispetto alle WWE, un aspetto che è stato mantenuto anche nel gioco. Non mancano infatti stipulazioni estreme come gli Exploding Barbed Wire Deathmatch, ovvero delle battaglie in un ring completamente circondato da filo spinato elettrificato e che esplode dopo un tot di tempo. C’è perfino la possibilità di sbloccare l’esplosione “fallata” del famoso match tra Kenny Omega e John Moxley a AEW Revolution 2021, quando quella che doveva essere una pioggia pirotecnica divenne invece un triste spettacolo di fumo e scintille per un problema tecnico. In generale AEW: Fight Forever spinge molto sull’aspetto più crudo dei match, e se siete appassionati delle stipulazioni estreme troverete pane per i vostri denti tra armi contundenti, puntine da disegno che si conficcano sulla schiena degli avversari, mazze con il filo spinato e tanto altro ancora.

Odio

Ricordi ingannevoli

- Non è un segreto che spesso la memoria può giocare brutti scherzi, e ciò che ricordavamo come bellissimo e perfetto in realtà sia solo frutto della nostalgia del passato e di tempi più semplici. AEW: Fight Forever prova a far leva su quella nostalgia canaglia, e nelle prime ore ci riesce pure… il problema è quando la realtà del presente torna brutalmente e spezza la magia. Ci si rende quindi conto che certe meccaniche nel 2023 semplicemente non sono più accettabili, e quello che doveva essere nelle intenzioni degli sviluppatori un pregio si ritorce contro diventando il problema principale del gioco. La formula di AEW: Fight Forever è invecchiata male, e a risentirne maggiormente è il gameplay. Non siamo di fronte ad un gioco che è “semplice da imparare ma difficile da padroneggiare”, ma solo semplice, perché da padroneggiare non c’è praticamente nulla. La profondità è totalmente assente, e tutti i lottatori usano praticamente gli stessi input di comandi, con solo le mosse finali a ricordarti con chi stai giocando. Se la scelta poi di avere due tasti diversi per la difesa (una contro gli attacchi normali, una contro le prese) può sembrare scomoda, aspettate di vedere la gestione della corsa: una volta avviata infatti non si può cambiare la direzione, costringendo quindi a fermarsi, cambiare angolazione e riprendere a correre. Una meccanica terribile che già era scomoda 20 anni fa, figuratevi oggi.

Contenuti ridotti

- La mancanza di profondità non si riscontra solo nel gameplay, ma anche nei contenuti. AEW: Fight Forever offre infatti pochissime tipologie di match, e anche se sono presenti stipulazioni particolari come il citato Exploding Barbed Wire Deathmatch ne mancano altre fondamentali, come gli Steel Cage Match o i Wargames… il che è ironico visto che si tratta di un tipo di match riportato in auge proprio dalla AEW e che la rivale WWE ha ripreso solo in seguito al suo successo ( inserito nell’ultimo videogioco). Le limitazioni poi sono anche tecniche, infatti non è possibile avere più di quattro lottatori contemporaneamente sul ring, il che limita alcune tipologie come i Ladder Match, la Casino Battle Royal (invece del classico timer prima dell’ingresso di un nuovo lottatore bisogna per forza aspettare che qualcuno venga buttato fuori se ci sono già 4 lottatori) ed elimina totalmente i match 3 vs 3. Manca poi qualsiasi modalità gestionale o simile, per cui a parte la carriera con la Road to Elite non resta poi che dedicarsi a match singoli in locale o online, ma comunque con poche modalità. Chiude poi il cerchio anche la limitatezza dell’editor per la creazione del proprio lottatore e anche una certa risicatezza nella selezione del roster. Va tuttavia specificato come l’intenzione dichiarata di Yuke’s e THQ Nordic sia quella di espandere nel tempo AEW: Fight Forever piuttosto che fare una cadenza annuale di altri capitoli, per cui in futuro sicuramente arriveranno nuove modalità e lottatori, ma al momento la scelta è comunque ridotta all’osso.

Comparto tecnico fin troppo old school

- Come accennato AEW: Fight Forever adotta uno stile artistico particolare che non insegue il realismo, ma anzi crea quasi delle caricature dei lottatori. Fin qui non ci sarebbe nulla da ridire, il problema si pone quando questa scelta sembra non essere omogenea. Con alcuni dei lottatori più importanti come CM Punk, Chris Jericho, Sting etc sembra il team abbia tentato di farli sembrare più fedeli possibili, con il risultato di creare un misto che non è né carne né pesce, ma risulta solo confuso con stili differenti che cozzano tra loro. In generale poi i modelli risultano poveri di dettagli e con animazioni abbastanza legnose, e anche le arene non brillano certo per qualità visiva. AEW: Fight Forever non è di certo tra i titoli dal maggior impatto visivo in circolazione, anzi.

Localizzazione assente

- Se l’inglese non è il vostro forte siete avvisati: AEW: Fight Forever non presenta alcuna localizzazione in italiano né nei testi, né nel doppiaggio. Non che in lingua originale ci fosse molto da tradurre, infatti il doppiaggio è piuttosto limitato, e per la maggior parte del tempo nella modalità Road to Elite i dialoghi sono muti con i lottatori che muovono le labbra senza emettere suoni. Le poche parti doppiate riguardano principalmente i commenti di Jim Ross prima dei match, anche se lo storico commentatore non sembrava particolarmente entusiasta durante le registrazioni.

Tiriamo le somme

L’esordio della All Elite Wrestling nel mercato videoludico non inizia nel migliore dei modi. AEW: Fight Forever è un gioco vecchio che tenta di fare leva sulla nostalgia, ma una volta superata la magia dei ricordi ci si ritrova con un gioco insufficiente sotto ogni punto di vista per gli standard odierni. L’unica speranza è che con il tempo la carenza di contenuti venga risolta con i continui aggiornamenti ed espansioni, ma sul versante del gameplay l’unico pregio è quello di essere semplice da imparare, anche perché di da padroneggiare non c’è praticamente nulla. Si tratta di un buon titolo da giocare in compagnia senza troppi pensieri o se siete fan sfegatati della AEW… ma più per il fatto di non avere alternative che per effettivi meriti del gioco.
5.0

c Commenti

copertina

L'autore

autore

I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico iniziando nel dicembre 2011 a collaborare per MX, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
x Invio commenti disattivato per gli articoli più vecchi di tre mesi.
caricamento Caricamento commenti...