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img Diablo IV
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Recensione - Diablo IVXbox Series X | S Xbox OneGame

A distanza di circa un mese dal lancio, durante il quale abbiamo esplorato in lungo e in largo ogni aspetto di Diablo IV anche attraverso le nostre live, siamo finalmente pronti a darvi la nostra opinione su uno dei titoli più attesi di questo 2023. Mettetevi comodi e preparatevi per un viaggio “diabolico” nel mondo di Sanctuarium!
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Il Gioco

Recensire un gioco molto atteso è sempre complesso. Se poi ci si trova a dover valutare il nuovo capitolo di una saga che, in oltre 26 anni, ha prodotto solo quattro capitoli principali e che, con il nuovo episodio, cerca definitivamente di scrollarsi di dosso il retaggio del passato senza però lasciare per strada nulla dello spirito originale, le cose si fanno ancora più complesse. Per questo motivo ci siamo presi un tempo maggiore per valutare Diablo IV, così da poter approfondire ogni aspetto e far “decantare” le impressioni una volta scemata l’ondata di entusiasmo iniziale, il tutto soffermandoci esclusivamente su ciò che il titolo ha da offrire oggi.

MX Video - Diablo IV

Diablo IV, per i pochi che non lo sapessero, è il quarto capitolo della saga nata su PC nell’ormai lontano 1997 sotto l’etichetta Blizzard North. Una serie eccezionalmente longeva, seppur mai con uscite troppo ravvicinate, che sin dal lancio del primo capitolo ha di fatto inventato il genere degli action-RPG isometrici ponendo le basi non solo per una lunga serie di altri giochi appartenenti allo stesso genere, dal mai dimenticato Nox ai recenti Torchlight e Path of Exile di cui è da poco stato annunciato un sequel, ma anche per alcune tipologie di giochi molto più attuali. Si. Sto guardando proprio voi Destiny e Dark Souls.

Parliamo dunque di un titolo d’azione in terza persona con elementi da gioco di ruolo e visuale isometrica che, di capitolo in capitolo, vede il giocatore impegnato nel combattere le forze del Male nel mondo fantasy concepito da Blizzard North e sviluppato nel corso degli anni da Blizzard Entertainment. Nel nuovo episodio, ambientato circa 50 anni dopo gli eventi di Diablo III, il nostro alter-ego deve affrontare un lungo e pericoloso viaggio attraverso Sanctuarium, così si chiama il reame nel quale è ambientata la saga, sulle tracce di Lilith, uno dei 7 demoni minori nonché “madre” degli esseri umani e figlia di Mefisto, che insieme a Baal e Diablo riveste il ruolo di Primo Maligno. Inizialmente non sapremo bene quale sia il vero obiettivo del demone e saremo mossi solo dalla volontà di arginare la diffusione del Male in un mondo che fatica a riprendersi dagli scontri precedenti con le creature demoniache, ma nelle oltre 20 ore necessarie per completare i 6 atti di cui si compone la Campagna principale verremo progressivamente a conoscenza degli eventi precedenti, dello scopo reale di Lilith e del ruolo ricoperto dal suo “compagno”, l’arcangelo Inarius.

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Il nostro alter ego non deve però affrontare questa missione da solo. Al suo fianco, sin dalle primissime fasi iniziali, si alterneranno vari alleati, tra cui Lorath, uno degli ultimi Horadrim, che in modo analogo a quanto faceva Deckard Cain nei capitoli precedenti accompagna il giocatore durante tutto il suo pellegrinaggio. L’intera esperienza puoi poi essere affrontata in solitaria o in gruppo con un massimo di altri 3 avventurieri, indipendentemente dalla piattaforma su cui si trovano. Il nuovo capitolo abbraccia inoltre alcune meccaniche derivate direttamente dal genere degli MMORPG creando dinamicamente delle istanze multigiocatore all’interno delle quali vengono inseriti giocatori di livello simile, che quindi possono incontrarsi casualmente durante l’avventura e, perché no, decidere di affrontare insieme una parte di essa o un evento specifico. Il rovescio della medaglia in questo caso è rappresentato dalla necessità costante di una connessione di rete per giocare a Diablo IV, anche se non si ha intenzione di sfruttare nessuna di queste dinamiche.

La trama, come da tradizione della saga, viene raccontata al giocatore grazie a cinematiche in CGI, alle quali in Diablo IV si alternano per la prima volta anche numerose sequenze in-engine nelle quali è possibile ammirare il proprio personaggio in tutta la sua bellezza. Proprio come in passato, anche Diablo IV permette infatti al giocatore di selezionare la classe con cui affrontare l’avventura tra le 5 disponibili al lancio, ovvero Barbaro, Tagliagole, Druido, Negromante e Incantatore, che come di consueto si differenziano profondamente per stile di gioco, equipaggiamento, abilità, approccio ai combattimenti e percorso di crescita. Il Barbaro può portare con sé fino a quattro armi e privilegia esclusivamente il corpo a corpo, mentre l’Incantatore punta tutto sugli incantesimi e la gestione a distanza degli scontri. Il tagliagole si propone come una classe ibrida, che può attaccare sia da vicino sia da lontano, mentre il Druido e il Negromante offrono approcci completamente diversi. Il primo può infatti mutare forma per assumere quella di varie creature selvatiche mentre il secondo punta quasi esclusivamente sulla sua capacità di resuscitare i morti per costruire un proprio esercito di minion. Al netto delle qualità di ogni classe, il nuovo capitolo propone però degli elementi comuni. Tutti i personaggi dispongono infatti di due risorse base: la Salute, da cui dipende la sopravvivenza del personaggio, e una risorsa secondaria che varia di classe in classe e dalla quale dipendono la maggior parte degli attacchi speciali o le abilità. Ogni classe propone poi un percorso di crescita basato su 50 livelli, dove a ogni aumento corrisponde un punto da spendere per sbloccare nuove abilità, attive o passive, o potenziare quelle già ottenute.

Durante il percorso, ognuna delle classi sblocca progressivamente nuove opzioni e nuovi slot a cui assegnare le abilità e gli attacchi, con la possibilità di ridistribuire in qualunque momento i punti ottenuti previo pagamento di un corrispettivo in moneta di gioco che aumenta parallelamente alla crescita del personaggio. Una volta raggiunto il livello 50 e fino al livello 100, che come da tradizione rappresenta il massimo, si sblocca poi un ulteriore percorso di sviluppo, articolato però su nodi di 6 tipologie di differenti che garantiscono potenziamenti più specifici rispetto alle tradizionali abilità. Ogni nuovo livello permette di collezionare fino a 4 punti da spendere per sbloccare nuovi perks, suddivisi in schede collegate tra loro da “nodi” speciali e che possono essere ridistribuiti in qualunque momento senza penalità o costi. A rendere l’intera esperienza di crescita ancora più coinvolgente, almeno per chi ama questi aspetti, ci pensano poi i Glifi, che possono essere ottenuti o potenziati completando alcune particolari attività nell’endgame e che vanno inseriti in specifici nodi per attivare il relativo potenziamento.

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Tutto questo coinvolgente percorso di sviluppo prende però il via con opzioni di personalizzazione del tutto inedite, che consentono non solo di selezionare liberamente il sesso del proprio eroe indipendentemente dalla classe, ma anche di modificarne l’aspetto estetico attraverso una discreta varietà di opzioni e modelli. Questo permette a ogni giocatore di creare un alter-ego unico, così da rendere ancora più personale l’intera esperienza. Conclusa questa fase, possiamo finalmente iniziare il nostro viaggio ed ecco arrivare la seconda grande novità proposta da Diablo IV, ovvero la mappa e il modo in cui questa viene proposta al giocatore. Se si esclude il capitolo originale, tutto ambientato nelle profondità della città di Tristram, ogni precedente episodio della saga di Diablo proponeva una suddivisione in Atti, ciascuno ambientato in una piccola porzione del mondo di Sanctuarium. Nel nuovo capitolo il giocatore avrà invece a disposizione l’intera zona orientale di questo mondo, conosciuta come Estuar, suddivisa in 5 macroregioni principali e in un’infinità di aree più piccole, tutte interconnesse tra loro ed accessibili, salvo alcune eccezioni, liberamente sin dall’inizio in perfetto stile open-world. Le eccezioni riguardano alcune aree specifiche legate alla trama, che si sbloccano solo dopo aver raggiunto un particolare punto della storia, e la pericolosità crescente delle aree, che a tutti gli effetti limita nelle fasi iniziali le possibilità di movimento del giocatore senza però impedirgli di esplorare come meglio crede.

Tutte le regioni hanno in comune una struttura base, che propone un paio di insediamenti maggiori e una serie di piccoli accampamenti o punti di interesse collegati tra loro da punti di rotta, che una volta scoperti possono essere raggiunti in qualunque momento attraverso il viaggio rapido. Ogni area si differenzia però dalle altre per ambientazione, tipologia di bioma e varietà di nemici, che come da tradizione includono esseri umani e bestie corrotte, demoni e creature di ogni sorta. Per rendere gli spostamenti meno frustranti, specie sul lungo periodo, gli sviluppatori hanno deciso di inserire nel nuovo capitolo le cavalcature, che una volta sbloccate possono essere richiamate in qualunque momento con la semplice pressione di un tasto e personalizzate, in modo simile alle altre parti di equipaggiamento, con skin e aspetti di varia natura. Per ottenere la possibilità di cavalcare liberamente per le lande di Estuar è però necessario raggiungere l’Atto 4 e completare una specifica missione, ottenendo quindi l’accesso alla propria scuderia.

La nuova struttura in stile open-world porta inoltre con sé tantissime novità anche per quanto riguarda la varietà delle missioni e la progressione generale dell’avventura. Oltre agli incarichi principali legati alla trama, Diablo IV propone infatti una grande quantità di quest secondarie che è possibile attivare dialogando con gli NPC o raccogliendo oggetti speciali durante l’esplorazione. Queste missioni, che spaziano da incarichi molto brevi a quest più lunghe ed elaborate, non sono essenziali per la trama ma consentono di approfondire in minima parte la conoscenza del mondo di gioco, ottenere oggetti speciali, raccogliere preziosi punti esperienza extra e mettersi in tasca dei contenitori ricolmi di materie prime più o meno pregiate da utilizzare per migliorare il proprio equipaggiamento presso un fabbro.

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A queste attività si sommano poi le cosiddette “Spedizioni”, dei classici dungeon/raid all’interno dei quali il giocatore deve completare una serie di obiettivi secondari prima di poter affrontare il Boss e ottenere la relativa ricompensa, che spazia da un oggetto particolare a un aspetto speciale da applicare ad un’altra parte di equipaggiamento grazie alla Trasmogrificazione. Nel gioco trovano poi spazio anche le “Roccaforti”, ovvero insediamenti sotto il controllo delle forze del Male che aspettano di essere liberati, degli eventi speciali e dei piccoli dungeon, chiamati “Cantine”, che appaiono in maniera casuale sulla mappa e che, una volta completati, ricompensano il giocatore con dei forzieri ricolmi di tesori di valore crescente in base al risultato ottenuto. Anche la semplice esplorazione viene ricompensata in questo nuovo capitolo: girovagando per le aree è infatti possibile imbattersi in tantissimi altari dedicati a Lilith che, una volta scoperti, garantiscono bonus permanenti e che contribuiscono, così come tutte le altre attività, a sbloccare delle ricompense per il livello di scoperta raggiunto in ogni specifica regione.

Queste attività rappresentano però solo una parte di ciò che Diablo IV ha da offrire. Il nuovo capitolo, come da tradizione, propone innanzitutto 4 livelli di difficoltà differenti, denominati Tier. I primi due sono accessibili sin dall’inizio mentre gli ultimi due, consigliati per i personaggi che hanno raggiunto rispettivamente il livello 50 e 70, si sbloccano dopo aver concluso la missione principale e delle specifiche Spedizioni. Ad ogni Tier corrisponde un livello di sfida più alto, con nuove tipologie di nemici e un maggior numero di avversari, ma anche ricompense più rare e una quantità maggiore di punti esperienza. Inoltre, una volta completata la Campagna principale, il giocatore ha accesso a tutta una serie di incarichi inediti come la Marea Rossa, che aumenta esponenzialmente la pericolosità di una zona all’interno della quale è possibile raccogliere risorse uniche necessarie per sbloccare specifici forzieri che appaiono nella medesima area, i Tetri Sussurri, che a conti fatti sono la versione “diabolica” delle classiche sfide giornaliere, le Spedizioni Incubo e i World Boss.

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Queste ultime due categorie meritano un piccolo approfondimento: le Spedizioni Incubo altro non sono che delle versioni alternative e più pericolose di quelle standard che cambiano regolarmente e alle quali è possibile accedere attraverso dei consumabili ottenibili solo nell’end-game. I World Boss sono invece dei nemici giganteschi che appaiono in specifici orari nel mondo di gioco, pensati per essere affrontati da gruppi fino a 12 giocatori. Attualmente nel gioco sono presenti 3 World Boss differenti, ma gli sviluppatori hanno già confermato che in futuro ne verranno introdotti altri, così come non è da escludere la costante introduzione di nuove missioni secondarie, Spedizioni o tipologie di eventi con le nuove Stagioni. Nelle intenzioni del team di sviluppo Diablo IV, proprio come il predecessore, verrà supportato per molti anni, con la prima Stagione trimestrale che prenderà il via il 20 di luglio con un percorso da 100 livelli che prevede sia ricompense gratuite incluse nel Battle Pass Base sia ricompense pensate solo per chi acquista la versione Premium o quella Accelerata.

Indipendentemente dal tipo di attività alla quale si decide di prendere parte e della propria predisposizione verso uno stile di gioco o un altro, Diablo IV ripropone sostanzialmente la stessa formula di gameplay nata e perfezionata nel corso del tempo. Lo scopo principale del gioco è infatti quello di avanzare di missione in missione (o di attività in attività) uccidendo orde sempre più numerose ed efferate di nemici, il tutto con l’intento di raccogliere esperienza e loot. La prima, come abbiamo visto nel dettaglio poco sopra, è fondamentale per lo sviluppo del personaggio, ma molto di ciò che i nostri eroi esprimono sul campo di battaglia dipende dall’equipaggiamento indossato. Anche il nuovo capitolo propone infatti un numero sostanzialmente infinito di armi, armature e accessori generati casualmente e suddivisi in varie classi di rarità differente, a cui ovviamente corrisponde un drop-rate più basso. Ogni parte di equipaggiamento si contraddistingue per una caratteristica primaria e per una serie più o meno lunga di bonus/malus, alcuni comuni a tutte le classi e altri specifici solo per alcune tipologie di Eroi o destinati a particolari abilità.

Una buona parte del sistema di gioco, specie quando si completa la Campagna e si passa ai Tier più alti, ruota quindi come da tradizione alla costruzione della build più efficace. A rendere questo procedimento ancora più stratificato ci pensa poi il sistema di crafting presente in Diablo IV, che non permette letteralmente di creare delle nuove armi ma che, attraverso vari Vendor e una serie infinite di materie prime, offre al giocatore la possibilità di potenziare l'equipaggiamento, estrarre i poteri per trasferirli su altri parti e così via. Tra i vari commercianti trova spazio un alchimista, attraverso il quale è possibile potenziare progressivamente il potere delle ampolle curative e creare una lunga serie di pozioni in grado di incrementare varie statistiche e/o la quantità di esperienza ottenuta per un certo periodo di tempo.

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Anche il ventaglio dei nemici che andremo ad affrontare nel gioco, ad esclusione di quelli unici, gode del sistema di generazione procedurale progettato dal team di sviluppo. Questo significa che le aree, per quanto la conformazione della mappa rimarrà pressoché identica, offriranno ogni volta sfide differenti, con creature via via più potenti e dotate di un numero crescente di abilità in grado di cambiare radicalmente il tenore di ogni scontro. Scontri che, inevitabilmente, condurranno gli Eroi creati dai giocatori alla morte. Diablo IV si differenzia però dai suoi predecessori da questo punto di vista. Normalmente, morire non comporta particolari penalità. Se si gioca in gruppo, uno degli altri avventurieri può rianimare il giocatore caduto senza che questo subisca conseguenze. Se invece siamo da soli, possiamo rinascere presso un checkpoint, portando con noi tutto ciò che avevamo e subendo solo una certa percentuale di danno all’equipaggiamento. Leggermente diverso il discorso quando ci spostiamo nelle attività di endgame, alcune delle quali prevedono penalità diverse per la morte del giocatore. Anche in questo quarto capitolo ritorna infine la possibilità di creare personaggi “hardcore”, che non potranno essere rianimati dopo la morte andando a finire dritti dritti nel cimitero del Reame Eterno.

A sorreggere tecnicamente Diablo IV ci pensa una nuova versione del motore grafico proprietario sviluppato da Blizzard Entertainment, progettato sin dal principio per sfruttare al meglio sia l’hardware della passata generazione sia quello delle console più recenti. Durante la nostra prova abbiamo testato il gioco su Xbox Series X, Series S e One X. Sulle prime due il titolo gira a 60 fps, con la risoluzione che passa dai 4K dell’ammiraglia di casa Xbox ai 1080p della sorella minore. Su One X (e su tutta la famiglia One) il gioco è invece lockato a 30 fps, con risoluzioni differenti in base alla piattaforma. Il titolo supporta la tecnologia HDR su tutte le console in cui è possibile e sfrutta le caratteristiche delle piattaforme di ultima generazione per garantire caricamenti fulminei in tutte le situazioni. Il comparto audio può invece contare su una colonna sonora originale di elevata qualità e sulla completa localizzazione in lingua italiana delle numerose linee di dialogo presenti nel gioco. Concludo con un’ultima nota relativa alle funzionalità extra presenti in Diablo IV: come già detto il titolo supporta il cross-play tra tutte le piattaforme, al quale si somma la condivisione dei progressi (che sono legati all’account) e degli elementi extra acquistati/riscattati.

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Amore

Il Re è tornato

- C’è davvero poco da fare. Basta giocare qualche ora a Diablo IV per accorgersi che Blizzard non solo non ha perso il proprio tocco, ma sembra aver fatto tesoro degli errori commessi e delle critiche ricevute dopo l’uscita del terzo capitolo. Il nuovo episodio riprende in maniera evidente i toni e lo stile di Diablo 2, ma con una struttura di gioco moderna che pesca a piene mani dagli action più recenti e dagli MMO più longevi presenti sul mercato, specie durante le battaglie con i Boss. Dalla somma di tutti questi elementi nasce un titolo in grado di catturare in pochissimi istanti i giocatori, anche quelli che non conoscono la saga, e di tenerli incollati allo schermo per tanto, tantissimo, tempo.

Un Diablo alla portata di tutti

- Il secondo punto di forza di Diablo IV risiede nelle sue mille sfaccettature. Il quarto capitolo della saga creata nel 1997 da Blizzard North offre infatti un ventaglio di possibilità e di attività in grado di soddisfare sia i giocatori occasionali, che si divertiranno a completare la Campagna e tutte le secondarie, sia quelli che non vedono l’ora di poter votare la propria esistenza al gioco per gli anni a venire immergendosi in un end-game praticamente infinito. Ma non solo. A differenza di altri capitoli, l’ultima fatica della casa californiana ha tutte le carte in regola per risultare appetibile sul lungo periodo anche quella porzione di pubblico interessata al gioco, ma non come unica ragione di vita (videoludica), e che pensa di dividersi tra più titoli per tornare saltuariamente a Sanctuarium. A rendere tutto ancora più accessibile ci pensano poi le quest pensate per introdurre progressivamente al giocatore tutte le nuove meccaniche, che permettono a chiunque di familiarizzare con il gioco senza particolari difficoltà.

Multiplayer

- Nel corso degli ultimi anni abbiamo visto molti titoli con una forte componente cooperativa/competitiva ridimensionati da una gestione del comparto multigiocatore troppo chiusa o eccessivamente complessa. Diablo IV è l’esatta antitesi di queste ideologie, a partire dalla presenza del cross-play totale tra tutte le piattaforme supportate. A questo si sommano poi un sistema di drop-in/drop out praticamente senza interruzioni e la presenza dei clan con tanto di chat vocali dedicate, che consentono ai giocatori di rimanere in contatto e organizzarsi per giocare insieme senza dover ricorrere a strumenti esterni.

Lilith (no spoiler, tranquilli)

- Sin dalla sua prima apparizione, la figlia di Mefisto ha messo in mostra una grande personalità e un grande fascino. Dopo aver completato la Campagna principale posso tranquillamente confermare che si tratta di un personaggio estremamente carismatico e in grado di reggere senza particolari difficoltà il ruolo di villain principale all’interno della saga. Il merito ovviamente va non solo al suo aspetto, particolarmente riuscito, ma anche alla sceneggiatura e alla qualità del doppiaggio, capace di regalare grandi soddisfazioni sia in lingua originale sia per chi decide di affidarsi al doppiaggio italiano.

Audio e musiche

- Non è solo il doppiaggio a regalare grandi emozioni in Diablo IV. Tutta la componente audio, dai suoni ambientali chiaramente ispirati a quelli del secondo capitolo alla maestosa colonna sonora, contribuiscono a creare l’atmosfera perfetta per un gioco di questo tipo. Sulla OST si potrebbe discutere per ore, ma in questa sede mi limiterò a dire che ho adorato ogni singolo brano, che ogni melodia è perfettamente integrata nel mondo di gioco e che l’accompagnamento musicale non stanca nemmeno dopo oltre 70 passate nel mondo di Sanctuarium. La stessa cura è stata riposta nei suoni ambientali e di gioco, che riprendono alcuni effetti storici e li amalgamano con una lunga sequenza di suoni inediti per restituire sempre al giocatore una gratificante sensazione quando si massacrano senza pietà le ondate infinite di nemici che il gioco gli riversa contro.

Comparto tecnico

- Raramente un gioco con visuale isometrica riesce davvero a stupire, ma anche in questo caso Diablo IV rappresenta una vera e propria eccezione. La cura riposta in ogni dettaglio, dai modelli dei personaggi all’equipaggiamento, passando per ambientazioni, sistema meteo, illuminazione ed effetti particellari, rappresenta a oggi il punto più alto raggiunto dal genere. Alla splendida resa grafica si affianca poi un lavoro di ottimizzazione magistrale, che permette al titolo di girare al meglio su tutte le piattaforme testate al netto delle chiare differenze in termini di hardware.

Odio

Trama dispersiva

- Pur potendo contare su un intreccio ben scritto, su dialoghi interessanti e su toni “cupi” perfettamente in linea con i primi capitoli della saga, Diablo IV risulta troppo diluito in alcune fasi, con incarichi ripetitivi, continui spostamenti da una parte all’altra della mappa e, più in generale, un abuso di alcune meccaniche con il solo intento di aumentare la longevità della quest principale. Si tratta di un difetto si secondario, ma che in qualche modo intacca la qualità complessiva di un Campagna che, pur senza avere pretese da Oscar, rappresenta un evidente passo in avanti per la saga e per il genere.

Contenuti ripetitivi

- Un altro aspetto non particolarmente riuscito di Diablo IV risiede nelle quest secondarie e negli eventi casuali, tutti fin troppo simili tra loro e letteralmente non in grado di intrattenere come si deve il giocatore dopo le prime 8/10 ore di gioco. Se per quanto riguarda gli eventi casuali si tratta di un difetto perdonabile, ammetto che mi sarei aspettato una maggiore cura da parte del team di sviluppo per quanto riguarda gli incarichi opzionali. Nessuna di queste missioni aggiunge qualcosa di concreto alla storia, alla lore o al gameplay e, da un certo livello in avanti, anche le ricompense iniziano a risultare davvero poco utili per il giocatore. Una maggiore varietà e un’integrazione più profonda con il mondo di gioco avrebbero sicuramente aiutato da questo punto di vista.

Microtransazioni costose

- Ebbene si. Anche in Diablo IV sono presenti le tanto bistrattate microtransazioni per l’acquisto di skin e nuovi aspetti da applicare alle armi o a parti specifiche dell’equipaggiamento. Si tratta di una pratica ormai consolidata e che, anche in virtù del fatto che il gioco offre una mole smodata di contenuti accessibili senza costi aggiuntivi, non dovrebbe rappresentare un vero e proprio difetto. Il punto però è che il prezzo dei singoli oggetti e/o dei set completi (che in alcuni casi supera i 20€) risulta davvero senza senso, specie se paragonato al costo del prodotto completo. Speriamo che Blizzard Entertainment intervenga al più presto per ridurre i prezzi, così da non trasformare gli acquisti nello Store interno in un “lusso” che solo in pochi possono (o vogliono) concedersi.

Tiriamo le somme

Diablo IV è la perfetta evoluzione della saga creata nell’ormai lontano 1997, nonché un ottimo esempio di come si possa rinnovare un genere senza minarne in alcun modo le caratteristiche che lo hanno reso celebre. Le tante novità introdotte, in primis la struttura open-world, le meccaniche derivate dagli MMO e la narrazione più cinematografica, permettono al nuovo capitolo di scrollarsi definitivamente di dosso le caratteristiche non più al passo con i tempi per proporre a nuovi e vecchi giocatori un’esperienza da action-RPG capace di tenerli incollati al pad per tante, tantissime ore. Ad elevare ulteriormente l’intera esperienza ci pensano un comparto tecnico di altissima qualità, una struttura multiplayer accessibile a chiunque e un end-game così vasto da valere da solo il prezzo del biglietto, in attesa di scoprire come verranno gestite le Stagioni. Un titolo maestoso che, al netto di piccole screziature legate ad una trama troppo poco incisiva in alcuni passaggi e a una certa ripetitività degli incarichi secondari, si candida nuovamente come il miglior esponente di un genere in grado di regalare ancora tante emozioni sia a chi lo aspettava da tempo sia a chi si avvicina per la prima volta a questa tipologia di giochi.
9.0

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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