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img NBA 2K27

Recensione - NBA 2K27Xbox Series X | S DigitalGame

Torna l'appuntamento annuale con la simulazione cestistica di Visual Concepts: NBA 2K27 non insegue la rivoluzione, ma lavora sotto la superficie su gameplay, modalità e intelligenza artificiale, portando la carriera indietro nel tempo. L'abbiamo giocato a fondo, ed eccovi le nostre impressioni!
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Il Gioco

Ogni anno, quando arriva un nuovo NBA 2K, la domanda è più o meno sempre la stessa: siamo davanti a un vero passo in avanti oppure al consueto aggiornamento stagionale, fatto di roster aggiornati, qualche volto rifinito, nuove animazioni e un numero più o meno consistente di ritocchi al gameplay? Con NBA 2K27 la risposta non arriva immediatamente, perché nelle primissime partite, soprattutto per chi ha giocato molto a NBA 2K26, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un prodotto estremamente familiare: i ritmi sono quelli che conosciamo, i controlli non sono stati rivoluzionati e anche dal punto di vista visivo manca quel salto netto capace di farci percepire fin dal primo minuto di avere tra le mani qualcosa di radicalmente diverso. Si tratta però di una percezione destinata a cambiare abbastanza rapidamente.

Basta infatti giocare con maggiore attenzione, alternare squadre diverse, passare da una guardia a un lungo, entrare in MyCAREER, provare qualche partita in MyNBA e confrontarsi con avversari controllati dalla CPU o con altri giocatori per accorgersi di quanto lavoro Visual Concepts abbia svolto sotto la superficie. NBA 2K27 non cerca la rivoluzione, e probabilmente non ne aveva bisogno: preferisce intervenire su tutto ciò che, sommato, determina realmente la qualità di una simulazione sportiva, dalla fluidità delle animazioni alla lettura delle situazioni, passando per la difesa, le conclusioni al ferro, il palleggio e l'intelligenza artificiale. Il risultato è un NBA 2K che, pad alla mano, ci è sembrato più naturale, più leggibile e soprattutto più coerente rispetto al predecessore: differenze che non saltano subito all'occhio, ma che emergono partita dopo partita fino a diventare impossibili da ignorare.

MX Video - NBA 2K27

Il primo dato che emerge è come Visual Concepts continui a sfruttare una base tecnica ormai estremamente solida: su Series X il gioco conserva quella qualità televisiva diventata negli anni uno dei marchi di fabbrica della serie, con arene riprodotte con grandissima attenzione, parquet che reagiscono splendidamente all'illuminazione, panchine sempre animate e superstar ricreate con una quantità di dettagli impressionante. È però soprattutto in movimento che riesce a convincere: fermando l'immagine, la distanza dal predecessore può sembrare modesta, mentre durante una partita i miglioramenti diventano molto più evidenti. Cambi di direzione, arresti, contatti, conclusioni al ferro e animazioni di protezione della palla appaiono più naturali, ed è meno frequente quella sensazione, presente in passato, di vedere il nostro giocatore trascinato dentro una sequenza animata sulla quale abbiamo scarso controllo.

A sostenere tutto questo c'è ProPLAY, ormai una delle colonne portanti dell'esperienza. Visual Concepts ha ulteriormente ampliato la quantità di movimenti derivati dal basket reale, ma il punto non è tanto il numero delle animazioni quanto il modo in cui queste contribuiscono a dare identità ai giocatori: le superstar non sono riconoscibili soltanto per il volto o per il tiro caratteristico, lo sono nel modo in cui cambiano direzione, usano il corpo, preparano una conclusione o leggono lo spazio. È probabilmente questo il risultato più importante ottenuto dal team negli ultimi anni, perché NBA 2K non prova più soltanto a riprodurre l'aspetto della NBA, ma anche il suo linguaggio corporeo.

Una delle differenze più evidenti rispetto a NBA 2K26 riguarda le conclusioni vicino al canestro. Il Dynamic Layup Engine rende i layup molto più dipendenti dalla situazione: la posizione del difensore, il lato dal quale arriviamo, la mano utilizzata, il contatto e lo spazio a disposizione influenzano maggiormente l'esito, con il risultato di produrre azioni più varie e meno ripetitive. Nelle prime partite si tende quasi a non farci caso, perché l'occhio è ancora abituato ai vecchi automatismi, poi iniziano a comparire piccole differenze che cambiano la percezione dell'azione: un giocatore protegge il pallone con il corpo, un altro modifica il layup in aria, un altro ancora utilizza il tabellone perché il difensore gli ha chiuso il lato forte. Non sono solo dettagli estetici, perché finiscono per modificare anche il nostro modo di attaccare il ferro.

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Penetrare non significa più soltanto puntare il canestro e affidarsi agli attributi del giocatore: bisogna leggere il difensore, capire se sta arrivando l'aiuto, scegliere la mano corretta e, in alcuni casi, rinunciare alla conclusione per servire un compagno meglio posizionato. È qui che NBA 2K27 riesce a essere particolarmente efficace, perché ci costringe a ragionare come giocatori di basket e non come utenti alla ricerca dell'animazione più conveniente. La stessa filosofia vale per le schiacciate, ora maggiormente legate al timing manuale: il Dunk Meter varia in funzione della situazione e rende molto diverso tentare una conclusione a canestro libero rispetto a provare a posterizzare un lungo già piazzato davanti a noi. All'inizio il sistema può risultare leggermente punitivo, ma nel medio periodo il bilanciamento ci è sembrato decisamente migliore.

Uno degli elementi che continuano a dividere maggiormente la community resta invece il sistema di tiro. NBA 2K27 prosegue lungo la strada del Rhythm Shooting e insiste sul concetto di timing individuale, con un approccio che richiede un po' di pazienza soprattutto nelle prime ore: chi arriva direttamente dal capitolo precedente dovrà adattarsi, mentre chi cambia frequentemente squadra rischia di vivere qualche partita iniziale con percentuali tutt'altro che esaltanti. È però proprio qui che emerge uno degli aspetti più riusciti, visto che ogni giocatore ha un rilascio, un ritmo e una finestra differenti: dopo una decina di partite iniziamo a capire con chi conviene tirare sugli scarichi, chi ha bisogno di più spazio, chi è pericoloso dall'angolo e chi rende meglio creando dal palleggio, e il roster smette così di essere una semplice combinazione di nomi e overall.

La soddisfazione più grande arriva quando una buona azione offensiva si chiude con un canestro che sentiamo di aver costruito, perché il gioco restituisce la sensazione che quella soluzione sia arrivata dalla nostra lettura del possesso. Anche il palleggio è stato ampiamente rivisto: Visual Concepts ha ampliato la possibilità di personalizzare le signature moves e, soprattutto in MyCAREER, costruire il proprio repertorio diventa una parte importante della crescita del MyPLAYER, con cross, esitazioni, cambi di direzione, arresti e ripartenze concatenabili in maniera più naturale. La contropartita è una curva di apprendimento piuttosto ripida, perché il gioco è accessibile nelle sue basi ma tutt'altro che semplice da padroneggiare. Lo stesso vale per il gioco in post, che quest'anno beneficia di step-through, up-and-under e movimenti successivi alla finta di tiro, integrati stavolta in maniera più naturale e quindi più immediati da utilizzare.

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Un altro aspetto che ci aveva lasciati perplessi nelle ultime edizioni era il rapporto tra attacco e difesa, con chi aveva il pallone dotato di una quantità enorme di strumenti e chi difendeva costantemente un passo indietro. NBA 2K27 prova a riequilibrare la situazione intervenendo sul sistema delle contestazioni e sulla lettura della posizione: non basta più tenere alzate le braccia, perché contano la distanza, l'orientamento, il timing e la capacità di restare davvero davanti al tiratore, e quando riusciamo a contenere una guardia veloce abbiamo la percezione di aver difeso bene e non semplicemente di aver eseguito il comando corretto. Anche l'intelligenza artificiale sembra aver fatto un passo in avanti, con rotazioni più credibili e maggiore attenzione agli spazi, mentre sul fronte offensivo la CPU sfrutta i mismatch e cerca i propri giocatori migliori, rendendo gli avversari più riconoscibili.

La vera grande novità è però MyCAREER Eras, ed è probabilmente anche quella che ci ha incuriosito maggiormente. Visual Concepts prende quanto costruito con MyNBA Eras e lo porta direttamente nella modalità carriera, permettendoci di creare il nostro giocatore e inserirlo in cinque differenti epoche: Magic contro Bird, Jordan, Kobe, LeBron e Steph Curry. Il fascino non nasce semplicemente dal poter utilizzare roster storici, ma dal fatto che il gioco prova davvero a ricostruire il contesto di ciascun periodo, cambiando presentazione, atmosfera, giocatori e squadre. Entrare nella lega nel 1984 significa ritrovarsi in un mondo nel quale Magic Johnson e Larry Bird sono ancora i punti di riferimento assoluti, Michael Jordan deve ancora costruire la propria leggenda e il tiro da tre non ha ancora trasformato il gioco come farà negli anni successivi.

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Il nostro MyPLAYER diventa quindi una sorta di elemento estraneo inserito dentro una storia che conosciamo già, e proprio questo apre possibilità estremamente interessanti: potremmo cambiare il destino di una franchigia, diventare rivali di una leggenda o inserirci all'interno di una dinastia che nella realtà ha seguito un percorso completamente diverso. È una componente quasi da storia alternativa, che funziona perché gli eventi principali, i Draft e il contesto generale restano riconoscibili. Chi preferisce il presente può invece affrontare Fire & Concrete, la nuova componente narrativa della carriera, con la quale lo studio torna a investire in una struttura più cinematografica fatta di personaggi, dialoghi e rivalità; è un approccio che continua a dividere, ma rispetto ad alcune esperienze più invasive viste in passato lascia maggiore spazio al basket.

Molto più interessante, dal nostro punto di vista, è l'arrivo della cooperativa: per la prima volta possiamo vivere MyCAREER insieme a un amico, che prende il controllo di Trace Miller, il Running Mate già integrato all'interno della storia, del quale possiamo scegliere l'archetipo e che possiamo far crescere partita dopo partita. The City continua invece a essere uno degli elementi più divisivi del pacchetto: dal punto di vista visivo è difficile non apprezzare la nuova impostazione notturna, fatta di luci, neon e campetti illuminati, ma a volte vorremmo semplicemente scegliere una modalità e iniziare a giocare, mentre il gioco ci chiede di muoverci fisicamente in uno spazio tridimensionale per raggiungerla. La struttura è più razionale e compatta, e tra le novità spiccano l'integrazione dei MyPLAYER femminili, con REC, Theater, Park, Street Kings e Proving Grounds che diventano spazi co-ed, ed il Casual Corner, pensato per chi non vuole essere subito catapultato nel lato più competitivo della community.

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Il comparto online si sviluppa proprio attorno a MyCAREER/The City e a MyTEAM, e le modalità sono davvero tante: da The REC, partite cinque contro cinque con i MyPLAYER nelle quali entriamo da soli o con amici per essere inseriti in una squadra, a Park, con il suo basket più "street" fatto di partite rapide e campi stagionali; da The Theater, che propone varianti delle partite multiplayer e regole che possono cambiare in corsa, a Proving Grounds, più competitiva e indicata per misurare realmente il livello del proprio MyPLAYER, fino a Starting 5, nel quale utilizziamo il nostro MyPLAYER all'interno di una vera squadra NBA, e a Crew HQ, novità di quest'anno che permette di creare una propria Crew e giocare insieme agli amici. Il menu è ricco, tra partite classificate e non e leghe online, il matchmaking funziona alla grande e i problemi di lag sono praticamente pari a zero; è presente inoltre il cross-play tra XBOX Series X|S e PS5.

Se amate la gestione sportiva, MyNBA continua a essere una delle modalità più complete disponibili su console: trade, Draft, contratti, free agency, sviluppo dei giocatori, rotazioni, relazioni interne e regole CBA sono soltanto una parte dei sistemi messi a disposizione. NBA 2K27 interviene ulteriormente sulla gestione dei free agent, sui contratti e sui rapporti tra giocatori e dirigenza, introducendo anche il sistema GM Trust: le promesse fatte e le decisioni prese iniziano ad avere un peso maggiore, mentre le dinamiche interne alla squadra danno più vita a quello che altrimenti rischierebbe di diventare soltanto un enorme foglio di calcolo. La novità più importante è però MyNBA Legacy, che mescola franchise mode e carriera individuale: scegliamo un giocatore, lo controlliamo direttamente, ne sviluppiamo attributi e badge, ma allo stesso tempo continuiamo a gestire la franchigia.

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MyTEAM segue invece una strada ormai estremamente definita: carte, collezioni, sfide, mercato, multiplayer e progressione formano un loop che continua a funzionare molto bene, e creare una squadra composta da giocatori moderni e leggende NBA resta divertentissimo, mentre le modifiche all'Exchange, alla progressione e alla struttura multiplayer cercano di rendere la modalità ancora più longeva. È però anche qui che emerge con maggiore forza il principale problema storico della serie, ossia la monetizzazione: NBA 2K27 è un gioco venduto a prezzo pieno, ma VC, Season Pass, progressione e acquisti continuano ad avere una presenza molto importante, ed il problema non è tanto la possibilità di spendere denaro, quanto il fatto che alcuni sistemi sembrino costruiti per farci percepire costantemente il vantaggio di accelerare.

Dal punto di vista tecnico, il titolo rimane uno dei giochi sportivi più spettacolari disponibili su XBOX Series X: la qualità dei volti delle superstar è impressionante, così come la resa di pelle, capelli, divise, illuminazione e sudore, ma ancora una volta è il movimento a fare la differenza, perché un gioco sportivo vive di animazioni. Anche il comparto sonoro contribuisce in modo significativo all'atmosfera: il rumore delle scarpe, il ferro colpito da un tiro sbagliato, la retina, il pubblico e le reazioni della panchina sono elementi che dopo qualche ora quasi smettiamo di notare, ed è proprio questo il segnale che funzionano. Le arene reagiscono all'inerzia della partita, una tripla importante può cambiare completamente il rumore del pubblico e un timeout dopo un parziale avversario restituisce davvero la sensazione che qualcosa sia cambiato.

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Amore

Quando il pallone è in gioco

- Il motivo principale per amare NBA 2K27 resta lo stesso che accompagna la serie da anni: quando inizia una partita, difficilmente esiste qualcosa di paragonabile. Visual Concepts continua a costruire il proprio basket virtuale attorno alla lettura degli spazi e delle situazioni, piuttosto che alla semplice esecuzione di combinazioni prestabilite, e quest'anno la filosofia appare ancora più evidente: le conclusioni al ferro sono più varie, il palleggio restituisce una maggiore sensazione di controllo e la difesa finalmente offre soddisfazioni paragonabili all'attacco. Una buona azione non nasce soltanto dalle statistiche di chi ha il pallone, ma dal movimento dei cinque giocatori, dalla posizione dei difensori e dalla nostra capacità di riconoscere ciò che sta accadendo; possiamo comunque prendere una superstar e cercare di risolvere tutto individualmente, ma il titolo dà il meglio quando iniziamo a ragionare in termini di blocchi, mismatch, tagli, aiuti difensivi e rotazioni.

ProPLAY non è solo un numero

- Le migliaia di animazioni aggiuntive potrebbero facilmente trasformarsi nell'ennesimo dato da mettere in bella mostra durante la campagna promozionale, e fortunatamente non è così: ProPLAY continua a incidere direttamente sulla qualità del gameplay, soprattutto perché riduce la distanza tra ciò che vogliamo fare e ciò che vediamo accadere sullo schermo. I movimenti risultano generalmente più continui e i giocatori sembrano meno imprigionati in animazioni difficili da interrompere, ma il lavoro più impressionante riguarda ancora una volta l'identità degli atleti: le superstar iniziano a essere riconoscibili non solo dal volto o dal rilascio del tiro, ma dalla postura, dai cambi di ritmo e dal modo di utilizzare il corpo. Quando un videogioco sportivo riesce a farci riconoscere un giocatore semplicemente osservandolo muoversi, significa che la simulazione ha raggiunto un livello molto particolare.

La macchina del tempo di MyCAREER

- Tra tutte le novità di NBA 2K27, MyCAREER Eras è quella che più facilmente riesce ad accendere la fantasia dell'appassionato. Entrare nella NBA degli anni di Magic e Bird, arrivare nella lega insieme a Michael Jordan, attraversare l'era Kobe oppure confrontarsi con LeBron e Curry significa trasformare la carriera in qualcosa di molto più interessante della semplice scalata verso un overall più alto: la domanda non è più soltanto quanto diventerà forte il nostro giocatore, ma quale effetto avrà sulla storia della NBA. Possiamo cambiare il destino di una franchigia, interrompere una dinastia, diventare compagni di una leggenda o costruire una rivalità che nella realtà non è mai esistita, e per chi conosce la storia della lega ogni stagione diventa inevitabilmente un gioco di confronti tra ciò che sappiamo essere successo e ciò che sta accadendo nella nostra timeline. Una delle idee più riuscite introdotte nella serie negli ultimi anni.

La cooperativa che mancava

- MyCAREER è sempre stata una modalità estremamente personale, costruita attorno alla crescita del nostro alter ego, e proprio per questo l'idea di condividerla avrebbe potuto facilmente rompere l'equilibrio narrativo; la scelta di utilizzare Trace Miller risolve però il problema in maniera piuttosto elegante, perché il secondo giocatore entra nella nostra storia senza rubarne i riflettori e trasforma completamente il modo di affrontare le partite. Giocare con un compagno reale significa comunicare, chiamare tagli, aspettare uno scarico e costruire azioni che con l'intelligenza artificiale difficilmente avrebbero lo stesso sapore. È una novità che non stravolge la struttura della modalità, ma cambia molto il modo di viverla, tanto da farci chiedere perché abbiamo dovuto aspettare così a lungo.

MyNBA, quasi eccessivo

- Se MyCAREER rappresenta la parte più immediatamente riconoscibile della serie, MyNBA continua a essere il luogo nel quale Visual Concepts sembra divertirsi a vedere fin dove può spingersi una modalità franchise. Draft, contratti, free agency, trade, rapporti tra giocatori, dinamiche di spogliatoio e gestione delle moderne regole della lega formano un ambiente talmente profondo da poter assorbire centinaia di ore senza bisogno di entrare in nessun'altra modalità. MyNBA Legacy aggiunge inoltre un'idea particolarmente interessante, ossia seguire direttamente lo sviluppo di un singolo giocatore continuando però a controllare la franchigia: è quasi una carriera dentro la modalità manageriale, che permette di costruire una squadra attorno a un atleta e seguirne l'intera parabola. Per una parte dell'utenza sarà quasi irrilevante, per un'altra sarà probabilmente il vero motivo per acquistare NBA 2K27.

Un ecosistema inesauribile

- C'è infine una qualità che può essere facilmente data per scontata, perché accompagna ormai da tempo la serie: NBA 2K27 offre una quantità di contenuti difficilmente avvicinabile. MyCAREER, MyNBA, MyTEAM, The City, WNBA, gioco online, modalità storiche e cooperativa potrebbero tranquillamente appartenere a prodotti differenti, mentre qui convivono all'interno dello stesso pacchetto e permettono a giocatori con interessi quasi opposti di utilizzare il titolo in maniera completamente diversa. È anche uno dei motivi per cui il gioco può apparire inizialmente enorme e quasi disorientante, ma acquistarlo significa avere davanti un titolo capace, potenzialmente, di accompagnarci per l'intera stagione NBA.

Odio

Il solito elefante nella cristalleria

- Si potrebbe parlare di NBA 2K27 per migliaia di parole e arrivare inevitabilmente sempre allo stesso punto: i VC. La monetizzazione continua a essere la principale contraddizione di una serie che, sul piano puramente ludico, avrebbe pochissimo da invidiare alle migliori produzioni sportive sul mercato; siamo di fronte a un gioco premium, che però continua a costruire una parte importante della propria progressione attorno a una valuta virtuale acquistabile con denaro reale. Il problema non è tanto la presenza delle microtransazioni in sé, quanto il modo in cui vengono percepite durante l'esperienza: in MyCAREER, soprattutto nelle prime fasi, il confine tra far crescere il giocatore giocando e farlo crescere più velocemente pagando è sempre ben visibile. Non siamo obbligati ad acquistare VC, ma il gioco non ci permette mai davvero di dimenticare che potremmo farlo, ed è questa presenza costante a risultare fastidiosa, soprattutto perché contrasta con la qualità straordinaria del basket che troviamo dall'altra parte del menu.

The City, vasta ma scomoda

- The City è probabilmente l'esempio migliore della tendenza di NBA 2K a voler trasformare ogni sistema in un'esperienza più grande di quanto sarebbe necessario. Da vedere funziona: la nuova atmosfera notturna, i campetti, le luci e la quantità di attività creano un ambiente visivamente riconoscibile e pieno di vita. Da utilizzare, però, resta difficile non chiedersi perché alcune operazioni debbano necessariamente richiedere uno spostamento fisico all'interno della mappa; a volte non vogliamo esplorare una città virtuale, vogliamo semplicemente giocare una partita. Il tentativo di razionalizzare gli spazi e l'introduzione di Casual Corner dimostrano una maggiore attenzione verso chi cerca un'esperienza meno competitiva, ma la sensazione rimane quella di una struttura che continua a privilegiare l'idea dell'hub sociale rispetto alla rapidità di accesso ai contenuti: per molti sarà parte integrante del fascino, per altri un passaggio obbligato tra loro e il parquet.

Un'intelligenza ancora troppo artificiale

- NBA 2K27 compie passi avanti sensibili nella gestione dell'IA, soprattutto nelle rotazioni e nella capacità delle squadre di adattarsi alle situazioni, ma questo non significa che i vecchi problemi siano completamente scomparsi. Capita ancora di vedere un compagno lasciare inspiegabilmente un tiratore libero nell'angolo per portare un aiuto non necessario, oppure una rotazione arrivare con un tempismo incomprensibile, e quando succede nei momenti decisivi di una partita la frustrazione è inevitabile. Episodi del genere non compromettono l'esperienza generale, ma hanno un peso particolare proprio perché il resto della simulazione è arrivato a livelli così elevati: più NBA 2K si avvicina al basket reale, più ogni comportamento irreale diventa evidente. È probabilmente questo il paradosso dell'intelligenza artificiale del gioco, migliore rispetto al passato ma proprio per questo capace di rendere ancora più fastidiosi i momenti nei quali sbaglia.

Tiriamo le somme

NBA 2K27 è uno di quei giochi che diventano migliori più li giochiamo: nelle primissime ore la sensazione di continuità con NBA 2K26 è forte, ma partita dopo partita iniziamo a notare le differenze, con conclusioni più varie, un palleggio più naturale, schiacciate che richiedono maggiore controllo, una difesa più gratificante e un'intelligenza artificiale che interpreta meglio molte situazioni. Visual Concepts non ha cercato la rivoluzione, ha preferito perfezionare, e quando una serie ha già raggiunto un livello così elevato probabilmente è proprio questo ciò che deve fare: il gameplay appare più maturo, più coerente e soprattutto più vicino al basket reale, mentre MyCAREER Eras introduce una delle idee più interessanti viste nella serie negli ultimi anni, la cooperativa rende la carriera più divertente e MyNBA resta una delle modalità franchise più profonde disponibili in un videogioco sportivo. Emerge però anche il solito paradosso, perché lo studio continua a costruire probabilmente il miglior simulatore sportivo sul mercato e contemporaneamente ad avvolgerlo in sistemi commerciali ingombranti, che gli impediscono di raggiungere pienamente quel livello di eccellenza che il gameplay meriterebbe. Poi però iniziamo una partita, portiamo il pallone oltre metà campo, chiamiamo un blocco, leggiamo la difesa e troviamo il tiratore libero: il rilascio è perfetto, la tripla entra, il pubblico esplode e per qualche secondo tutto il resto scompare. Quando NBA 2K27 smette di essere una piattaforma, un negozio o un hub sociale e torna semplicemente a essere un gioco di basket, continua a essere straordinario, offrendoci ancora una volta il miglior basket virtuale che possiamo giocare oggi sulle nostre XBOX.
9.0

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L'autore

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Da sempre grande amante di tutti gli sport, ha trasferito questa passione nel mondo dei videogiochi non disdegnando però anche gli altri generi. Ama il nostro calcio quanto sport come il football e l'hockey, ma è sempre pronto a blastare qualche alieno quando ce n'è il bisogno!

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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