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img Copa City

Recensione - Copa CityXbox Series X | S DigitalGame

Il vecchio PC Calcio degli anni '90 ci aveva insegnato una cosa: il calcio, nei videogiochi, può essere interessante anche quando il pallone resta sullo sfondo. Tra merchandising, prezzi dei biglietti e gestione dello stadio, tutto quel contorno apparentemente secondario raccontava il club da una prospettiva diversa. Per questo Copa City ci ha incuriosito da subito: l’idea di trasformare l’organizzazione di un grande evento sportivo in un gestionale aveva le carte in regola per colpire una nicchia ben precisa. Il punto è capire se, dietro questa intuizione, ci sia davvero un gioco capace di reggerne l'ambizione: scopriamolo insieme.
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Il Gioco

Copa City è un gestionale calcistico anomalo, sviluppato e pubblicato da Triple Espresso S.A., disponibile dal 16 giugno 2026 su Xbox Series X|S. La sua particolarità risiede tutta nel punto di vista: invece di metterci nei panni di un allenatore, di un calciatore o di una squadra da controllare sul campo, ci trasforma nell’organizzatore di un grande evento sportivo. Il nostro ruolo è quello del City Captain, una figura chiamata a preparare la città, lo stadio e i servizi affinché il match possa svolgersi nel modo più ordinato possibile. La struttura di base è quella di un gestionale economico arricchito da leggeri elementi in stile city builder. Dobbiamo infatti costruire infrastrutture, organizzare servizi, gestire zone dedicate ai tifosi e lavorare su trasporti, sicurezza, intrattenimento e preparazione dello stadio. Il successo passa attraverso la Match Readiness, un indicatore che misura quanto l’evento sia pronto sotto vari aspetti. L’idea è semplice da assimilare: ogni scelta dovrebbe contribuire a rendere la città più efficiente, accogliente e adatta a sostenere l’arrivo del grande pubblico.

MX Video - Copa City

A livello di contenuti, Copa City prova a conferire un’identità riconoscibile agli eventi grazie alla presenza di club reali come Bayern Monaco, Arsenal, Flamengo, Borussia Dortmund, Beşiktaş e Olympique de Marseille. Ogni squadra porta con sé i propri colori, le tradizioni, i cori e la cultura del tifo, elementi chiaramente pensati per rendere le città più vive rispetto a una semplice mappa gestionale generica. Le tre ambientazioni disponibili comprendono invece Varsavia, Berlino e Rio de Janeiro, con stadi iconici come il PGE Narodowy, l’Olympiastadion di Berlino, che vent'anni fa di questi tempi ci regalava l'ultima Coppa del Mondo, e il Maracanã. Il gioco ci offre inoltre più modalità: una campagna chiamata Road to Recognition, pensata per accompagnarci attraverso eventi di scala crescente, e una modalità Single Match, più libera, orientata al punteggio e maggiormente simile a un classico sandbox. La campagna funge da tutorial progressivo e parte da Varsavia e dal PGE Narodowy, introducendo gradualmente le basi della gestione. Non ci occupiamo della partita in sé, ma di tutto ciò che deve funzionare prima che il pallone inizi a rotolare: accoglienza, sicurezza, logistica, servizi, intrattenimento e organizzazione generale dello stadio.

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Il primo impatto è quello di un gestionale costruito attorno alla pianificazione degli spazi. Una volta scelta la città, dobbiamo organizzare le aree esterne allo stadio acquistando lotti, costruendo strutture e collegando servizi pensati per soddisfare svariate esigenze. Famiglie, supporter tradizionali e ultras hanno priorità differenti, e il titolo ci chiede di tenerne conto nella distribuzione dei flussi e nella creazione delle varie zone cittadine. La gestione passa quindi attraverso una serie di decisioni pratiche: dobbiamo capire dove piazzare punti ristoro, attrazioni, strutture di sicurezza, aree dedicate all’intrattenimento e servizi utili a migliorare la percezione dell’evento. L’obiettivo finale è richiamare il maggior numero possibile di persone, evitando allo stesso tempo che l’affluenza diventi ingestibile. In questo senso, Copa City prova a trasformare il matchday in una complessa questione di equilibrio tra il richiamo commerciale, l'ordine pubblico e la soddisfazione generale degli spettatori.

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A sostenere l'intera impalcatura ludica ci sono risorse come fondi, specialisti e volontari, necessarie per costruire, potenziare e mantenere operativa la macchina organizzativa. Man mano che la preparazione procede, dobbiamo occuparci anche dello stadio vero e proprio, intervenendo su accessi, spalti, servizi interni e qualità complessiva dell’impianto, fino alla fatidica ispezione che valuta la sicurezza, la logistica e la prontezza dell’evento. Dal punto di vista tecnico e visivo, Copa City si presenta con una visuale isometrica in 3D e un’impostazione da gestionale moderno, costruita attorno a quartieri, strutture, folle e spazi urbani da organizzare. Il motore di gioco è l’Unreal Engine, potenzialmente adeguato per gestire città, stadi, illuminazione, pubblico e ambienti complessi. In un titolo di questo tipo, però, il colpo d’occhio conta fino a un certo punto: ci servono soprattutto leggibilità, pulizia dell’interfaccia, stabilità e chiarezza visiva, perché ogni singolo elemento a schermo dovrebbe aiutarci a capire cosa sta succedendo e dove è necessario intervenire.

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Amore

Una nicchia molto interessante

- L’idea alla base di Copa City è, probabilmente, la cosa migliore dell'intera produzione. Personalmente penso che ci sia qualcosa di sinceramente interessante nel prendere il mondo del calcio e spostare l’attenzione su ciò che di solito resta fuori dall’inquadratura: l'organizzazione, la logistica, i tifosi, la sicurezza e la preparazione dell’evento. È una nicchia curiosa, specifica, persino coraggiosa. Il calcio viene trattato come un fenomeno urbano e organizzativo, fatto di flussi, servizi, accessi e pianificazione. Una scelta che, almeno sulla carta, ha un’identità davvero molto forte. Durante la prova mi ha fatto tornare in mente, per certi versi, il vecchio PC Calcio, che già tanti anni fa provava ad allargare il concetto di manageriale calcistico ben oltre il semplice campo in erba. Tra il merchandising, i prezzi dei biglietti e la complessa gestione economica dello stadio, c’erano numerosi elementi che con lo sport giocato avevano poco a che fare, ma che contribuivano in modo decisivo a dare l’idea di un club come qualcosa di immensamente più grande della sola squadra.

Odio

Un’occasione sprecata

- La sensazione più fastidiosa che mi ha lasciato Copa City è quella dell’occasione sprecata. La premessa aveva molta personalità, il punto di vista era diverso dal solito e l’idea di raccontare il calcio attraverso la sua immensa macchina organizzativa poteva davvero funzionare. Sarebbe bastato trasformare quella nicchia in un gestionale chiaro, reattivo e leggibile, capace di farci percepire il peso delle nostre scelte. Invece, il gioco inciampa proprio sulla parte più importante: rendere piacevole l'atto stesso della gestione. Dopo poche ore, al posto della voglia di ottimizzare, sistemare, riprovare e migliorare, è subentrata in me una sensazione molto più sgradevole, fatta di attrito, confusione e profonda frustrazione. Il titolo ci chiede di occuparci di flussi, strutture, servizi e preparazione dell’evento, ma fatica enormemente a restituire quella soddisfazione che dovrebbe stare alla base di qualsiasi buon gestionale. La mia voglia di giocare, così, si è trasformata rapidamente in voglia di disinstallare tutto e non rispolverarlo mai più. Ed è proprio qui che il dispiacere diventa rabbia. Copa City aveva trovato una strada intrigante, ma pad alla mano tutto si sporca rapidamente. L’interfaccia è densa e confusa, le informazioni arrivano male, le azioni risultano pesanti e ripetitive, mentre i controlli sono tutto fuorché intuitivi. A questo si aggiunge un tutorial obbligatorio lunghissimo, che prova a spiegare i passaggi base senza riuscire davvero a rendere l'esperienza più comprensibile. Il risultato è un titolo decisamente più bello da immaginare che da giocare.

Controlli odiosi, per niente intuitivi e a tratti proprio rotti

- La prima vera barriera di Copa City non è la complessità del suo concept, ma il modo in cui ci costringe a interagirci. I controlli sono incredibilmente scomodi, poco intuitivi e, in diversi momenti, mi hanno dato proprio la netta sensazione di essere rotti. Non parlo di un normale periodo di adattamento, quello ci può stare in qualsiasi gestionale con un minimo di ambizione. Qui il discorso è profondamente diverso: troppo spesso il gioco sembra mettersi fisicamente tra me e l’azione che vorrei compiere. Muoversi tra i menu, selezionare elementi, piazzare strutture, capire cosa si può fare e come farlo dovrebbe rappresentare la base minima dell'esperienza. Invece, l'opera di Triple Espresso riesce a rendere macchinose anche le operazioni più semplici, con una gestione dell’interfaccia che non ci accompagna mai per davvero. In un gestionale, d'altronde, i controlli non sono mai una questione secondaria. Se devo organizzare una città, leggere dati, intervenire rapidamente e correggere errori, il sistema deve permettermi di ragionare in modo lucido. Qui, al contrario, una parte consistente della mia attenzione è finita assorbita da comandi che non fanno quello che mi aspetto, da selezioni del tutto imprecise, da logiche poco chiare e da azioni che sembrano funzionare una volta sì e tre no. E quando un gioco ti fa litigare più con l’interfaccia che con la gestione vera e propria, significa che qualcosa è andato storto fin dalla radice. La cosa peggiore, dal mio punto di vista, è che questa sensazione ammazza letteralmente anche la voglia di imparare. In un buon esponente del genere, sbagliare può essere stimolante, perché capisci cosa hai combinato e vuoi rimettere mano alla situazione per farla funzionare meglio. In Copa City, invece, l’errore per me è diventato spesso fastidio puro: non capivo se avessi sbagliato io, se il tutorial mi avesse spiegato male qualcosa o se semplicemente quel determinato comando avesse deciso di non collaborare.

Tecnicamente molto male

- Anche dal punto di vista tecnico Copa City risulta davvero difficile da difendere. Non pretendevo certo lo stato dell’arte della tecnologia visiva, né una produzione capace di lasciarmi a bocca aperta, ma mi aspettavo che almeno le basi fossero solide. E invece l'intera struttura inciampa proprio lì: l'impatto visivo è povero, la pulizia generale è molto discutibile e ho avvertito una sensazione costante di trovarmi di fronte a un prodotto grezzo, poco rifinito, quasi provvisorio. Il framerate è tutt’altro che stabile, con cali evidenti e una fluidità che fatica a mantenersi credibile persino in situazioni che, almeno a schermo, non sembrano giustificare chissà quale carico di calcolo. A questo si aggiungono un tearing molto evidente e un aliasing marcato, due difetti che vanno a peggiorare ulteriormente una resa globale già di per sé povera. Zoomando con la telecamera, poi, emerge un campionario di texture a bassissima risoluzione, con superfici impastate e dettagli che sembrano arrivare direttamente da un’altra epoca videoludica. Anche l’illuminazione fa purtroppo la sua parte, muovendosi tra glitch, comportamenti strani e una resa generale che contribuisce molto più alla confusione che alla chiarezza visiva. Durante la mia prova, ho visto i tifosi passare attraverso oggetti e attrazioni come se nulla fosse, rompendo continuamente quel minimo di credibilità e immersione che il contesto dovrebbe mantenere. La situazione diventa quasi tragicomica quando ci si imbatte nei menu in italiano con ancora i placeholder “lorem ipsum” al posto delle scritte reali. In gran parte sono stati corretti con le patch successive al lancio, ma il succo del discorso non cambia: sono tutti dettagli che danno la forte idea di un titolo mandato fuori prima di essere davvero pronto. E considerando anche i vari rinvii arrivati sul filo di lana, la mia sensazione di avere tra le mani un prodotto incompleto pesa ancora di più.

Venduto a un prezzo che non ha senso

- Di solito, nelle mie recensioni, il prezzo del biglietto merita giusto un cenno finale: serve a far capire se un gioco vale l’acquisto subito al day one, in sconto oppure magari più avanti nel tempo. Con Copa City, però, il discorso cambia parecchio, perché i 29,99 euro richiesti oggi sugli store digitali sono davvero difficili da giustificare. Il punto non è pretendere una produzione enorme, una grafica all’avanguardia o una quantità smisurata di contenuti. Il vero problema è che il gioco arriva sul mercato in uno stato tecnico che rende quella cifra quasi surreale. A pesare sul giudizio c’è anche una pochezza di contenuti quasi disarmante. Quando ho sentito parlare per la prima volta del progetto, mi immaginavo un titolo dotato di un’ampia serie di luoghi e squadre inventate, con quelle cinque o sei formazioni reali a fare solo da prestigioso contorno. Invece no: ci sono unicamente le poche squadre su licenza. Davvero troppo poco per un prezzo da media produzione. A una cifra nettamente più bassa avrei potuto ragionare in modo diverso: idea curiosa, sviluppo acerbo, tanti limiti, ma magari una nicchia abbastanza particolare da attirare chi cerca qualcosa fuori dai soliti schemi. A 34,99 euro, invece, Copa City ci chiede una fiducia che, molto semplicemente, non si è guadagnato sul campo. Intendiamoci: non avrebbe raggiunto la sufficienza nemmeno se fosse stato venduto a 19,90 euro. Non nello stato in cui versa oggi. Magari tra qualche mese, con molta più rifinitura, qualche patch sostanziosa e dei contenuti aggiuntivi, potremo riparlarne.

Tiriamo le somme

Copa City è finora la mia più grande delusione del 2026, soprattutto perché parte da un’intuizione di base davvero molto interessante. Mi piange letteralmente il cuore dover scrivere ciò, perché a questo progetto puntavo tantissimo. Raccontare il calcio attraverso la complessa gestione dell’evento, della città, dei tifosi e della logistica era una strada poco battuta, perfettamente capace di distinguersi subito da quasi tutto ciò che ruota attualmente attorno al genere sportivo. Quella buona idea, però, viene travolta e affossata da una realizzazione tecnica disastrosa. I controlli scomodi, un'interfaccia poco intuitiva, i problemi tecnici evidenti, il framerate instabile, i glitch, la localizzazione incompleta, la scarsità cronica di contenuti e una generale sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto non finito rendono il tutto tremendamente frustrante già dopo le primissime ore. E quando un gestionale ti porta a litigare più con l'infrastruttura di gioco che con le sue meccaniche profonde, la partita è praticamente già persa in partenza. Copa City poteva rivelarsi una piccola e gradita sorpresa per una nicchia ben precisa di giocatori. Oggi, purtroppo, è soprattutto una grande occasione sprecata, venduta peraltro a una cifra che rende i suoi numerosi difetti ancora più pesanti da digerire.
3.5

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L'autore

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Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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