The Witcher 3: Songs of the Past - visto alla gamescom

Che The Witcher 3: Wild Hunt potesse tornare a far parlare di sé a undici anni dall'uscita, e a dieci di distanza da un'espansione monumentale come Blood and Wine, era difficile da immaginare fino a pochi mesi fa. Eppure eccoci qui: Songs of the Past è la terza espansione dell'avventura di Geralt di Rivia, attesa nel corso del 2027 e sviluppata da CD Projekt RED in collaborazione con Fool's Theory, studio polacco che annovera diversi veterani del gioco originale e che sta lavorando anche al remake del primo capitolo della saga. Gli sviluppatori hanno tenuto a ribadire che non parliamo di un "semplice" DLC, ma di un'espansione a tutti gli effetti, con una mole di contenuti paragonabile a quella di Hearts of Stone e Blood and Wine. Alla gamescom non abbiamo però potuto provarlo di persona: la presentazione consisteva in una dimostrazione di circa quaranta minuti, giocata e commentata dal vivo da due sviluppatori, che ci hanno accompagnati lungo una delle prime missioni della storia.
La sequenza si apre con Geralt che si sveglia in una radura assolata, in condizioni non proprio smaglianti e con indosso una veste tradizionale che poco ha a che vedere con il guardaroba di un witcher. Il motivo è presto spiegato: la notte precedente si è celebrato il Belleteyn, la grande festa dedicata alla fertilità e alla natura con cui si invoca un buon raccolto per la stagione a venire, e nel villaggio tutti stanno faticosamente cercando di rimettersi in piedi dopo i bagordi della notte. Tutti tranne il nostro protagonista, che grazie alle sue mutazioni, non conosce i postumi della sbornia. C'è però un dettaglio che lo tormenta più della festa: un sogno confuso e sgradevole, in cui comparivano un pozzo, del sangue e delle spine. Geralt si trova a Letten, regione nella quale è stato invitato da Dandelion (che chi di voi viene dalla serie TV conosce come Ranuncolo), il quale lo ha convocato nella sua terra natale e lo attende per colazione nella tenuta di famiglia, per spiegargli il motivo di questo viaggio.
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Prima ancora di muovere un passo verso il maniero, però, arriva il primo assaggio di come Songs of the Past intenda gestire la libertà di scelta. Vicino ad un porticciolo del lago vicino, c'è infatti un tizio che sta strimpellando un liuto, e non uno qualsiasi: si tratta proprio dello strumento di Dandelion, un pezzo unico dal quale il bardo non si separerebbe mai volontariamente. Il dialogo che ne segue può essere risolto in più modi, provando a convincere l'uomo con le buone oppure passando direttamente alle maniere forti; nella dimostrazione si è scelta la seconda strada, con un breve scontro che ha lasciato l'ubriacone a terra a lamentarsi di una gamba rotta. Un siparietto minore, ma che stabilisce subito il tono di quella che rimane a tutti gli effetti un'avventura ruolistica firmata CD Projekt.
Recuperato il liuto, il viaggio verso la tenuta è servito agli sviluppatori per presentarci le terre di Letten, con la conferma che la nuova regione è una mappa aperta a tutti gli effetti, sviluppata con la stessa cura e la stessa scala delle altre aree della serie, quindi liberamente esplorabile e ricca di missioni secondarie, contratti da witcher, nuovi personaggi da conoscere e mostri inediti da abbattere. Il tragitto è iniziato a bordo di una barca attraverso il lago, circondato da colline coltivate e montagne all'orizzonte, per poi proseguire in sella alla fedele Rutilia verso la villa di Dandelion. Lungo la strada abbiamo incrociato piccoli insediamenti nei quali, ci hanno spiegato, potremo trovare fabbri, raccogliere contratti o fare la conoscenza di nuove figure, oltre a fare qualche partita di Gwent.

Buona parte del lavoro fatto su Letten riguarda però il realismo dell'area. Il team ha sviluppato ulteriormente sistemi già esistenti in The Witcher 3: Wild Hunt, per rendere gli abitanti più credibili: ora i PNG pescano dalle barche, navigano lungo il lago, conducono carri e portano avanti mestieri legati alle attività della zona. E le attività ruotano soprattutto attorno al bragot, una bevanda a metà tra la birra e l'idromele prodotta esclusivamente qui, cosa che spiega i campi di luppolo che punteggiano l'intera regione e le fabbriche di birra disseminate lungo i sentieri. Circondata dalle montagne, Letten vive isolata dal resto del continente, indifferente agli intrighi politici che sconvolgono le altre terre e fedele alle proprie tradizioni pagane, con un'architettura e un folklore che guardano apertamente alle campagne polacche e inglesi. È sicuramente un contesto meno cupo di quelli attraversati finora nella saga, almeno superficialmente, come state per leggere.
Sul fronte tecnico, quello che ci è stato mostrato girava sulla versione Remastered del gioco per gli hardware moderni, ed è bene mettere subito le mani avanti: nessuno si aspetti l'impatto di una produzione tripla-A concepita oggi, perché l'impianto di fondo resta quello di un titolo con più di dieci anni sulle spalle, e in certi frangenti lo si nota. Detto questo, il salto di qualità è evidente e riguarda soprattutto le texture e il livello di dettaglio delle ambientazioni, ora molto più ricche e definite, con una vegetazione decisamente più densa e una gestione della luce che valorizza i panorami bucolici della regione. Gli sviluppatori hanno posto l'accento anche sulle nuove soluzioni di ray tracing implementate dalla remaster, un aggiornamento che va peraltro ben oltre il semplice restauro estetico, come vedremo tra poco.

L'arrivo alla tenuta dei Lettenhove riserva la prima sorpresa a chi conosce Dandelion solo come menestrello squattrinato: il suo nome completo è infatti Julian Alfred Pankratz de Lettenhove. È un visconte e la regione appartiene di fatto alla sua famiglia. Esplorando il maniero, ci spiegano gli sviluppatori, potremo scoprire parecchio sul suo passato, ritrovando persino cimeli e giocattoli d'infanzia, e potremo anche influenzare in qualche misura il rapporto tra lui e Geralt. C'è però un dettaglio che stona con l'atmosfera festosa del Belleteyn: dei drappi neri esposti all'ingresso, segno che qualcuno è morto di recente. È uno dei motivi per cui Dandelion è dovuto tornare a casa ed è anche, in buona sostanza, la ragione per cui ha chiesto aiuto al suo vecchio amico.
La colazione si rivela piuttosto complicata. Ad attendere Geralt a tavola c'è solo Astrida, l'anziana matriarca della famiglia, che lo accoglie con una cortesia glaciale; poco dopo irrompe Lilla, cugina di Dandelion, furiosa con la nonna per una conversazione avvenuta la sera prima che avrebbe intristito il bardo. Il punto è che Dandelion, adesso, è sparito. Astrida pensa ad una scappatella veloce o a un doposbornia, ma il liuto recuperato da Geralt convince tutti che dev'esserci qualcosa di più serio sotto, visto che il menestrello non se ne separerebbe mai, per quanto ubriaco; ed è qui che Geralt racconta il proprio sogno, tra un pozzo, il sangue, le spine e un profumo di violette. Per Astrida sono sciocchezze, mentre per Lilla non ci sono dubbi: è un presagio che punta dritto al Giardino delle Spine.

Questo è il momento in cui la storia mi ha "preso" ed ho capito il potenziale narrativo di questa espansione. Trovo azzeccatissima la scelta di costruire l'avventura attorno alla storia familiare di Dandelion invece che sull'ennesima minaccia bestiale (non che qui non ce ne siano!): la scena della colazione è scritta e recitata benissimo, con battute brillanti e un ritmo serrato, e le sequenze d'intermezzo che l'accompagnano mostrano un'eccellente regia. Le opzioni di dialogo scorrono con naturalezza e ognuna sembra essere importante, anche se, in una dimostrazione di quaranta minuti, è ovviamente impossibile misurarne le conseguenze reali. Se il resto dell'espansione manterrà questo livello di scrittura, saremo di fronte ad un'altra grande avventura di Geralt.
Prima di rimettersi in viaggio, gli sviluppatori si sono presi qualche minuto per aprire i menu di gioco: oltre alle due spade di ordinanza, quella d'acciaio per gli uomini e quella d'argento per i mostri, e alle immancabili pozioni, Geralt porta con sé un'arma inedita di cui parleremo tra poco, ma soprattutto il sistema delle abilità è stato completamente riorganizzato dalla remaster e si presenta ora sotto forma di albero, con talenti rivisti e alcune aggiunte inedite. Con uno slot libero a disposizione, si trattava di scegliere tra un potenziamento orientato alla precisione e uno più orientato alla forza bruta, a seconda dello stile di gioco preferito. È una revisione che si accompagna a movimenti e schivate più reattivi, a un sistema di mira più preciso, a nuove esecuzioni e a effetti rinnovati per i segni, tutte cose che l'aggiornamento aggiungerà anche alla campagna originale.

Il viaggio verso il Giardino delle Spine, all'imbrunire, è l'occasione per conoscere meglio Lilla, che si rivela una spalla azzeccata: spirito libero esattamente come il cugino, poco incline ad ascoltare la nonna, cresciuta a pane e racconti d'avventura e sinceramente entusiasta all'idea di cavalcare al fianco di un witcher. È lei a raccontare la leggenda di famiglia, quella di un pozzo maledetto nascosto nel cuore del bosco e di un antenato, Humbert de Lettenhove, passato alla storia come il Conte Pazzo. A rendere la cosa ancora più inquietante è il fatto che sia stato proprio Dandelion, anni prima, a raccontarle quella storia per spaventarla. Quello che doveva iniziare come l'incontro tra due vecchi amici si sta trasformando, un po' alla volta, in una vera avventura da witcher.
Lasciati i cavalli ai margini del bosco, il cambio d'ambientazione è netto: la luce si attenua, gli alberi si contorcono e l'atmosfera diventa opprimente. Un primo scontro con delle creature ostili serve a mostrarci le migliorie apportate al movimento e alla reattività del combattimento, prima di arrivare al cancello del giardino vero e proprio, dove lo spettacolo si fa decisamente più macabro. Geralt fiuta sangue ovunque, vecchio e fresco; i rovi succhiano letteralmente il sangue di una carcassa di cervo, le violette del sogno spuntano tra le spine e i resti di chi ha provato a entrare nel bosco in passato sono ancora lì, esposti come un avvertimento. E si torna alla leggenda del posto: Humbert, innamorato di una strega linciata dagli abitanti del villaggio, si sarebbe vendicato massacrandoli e gettandone i corpi nel pozzo, dal quale sarebbe germogliato il giardino, assetato di sangue ancor oggi. Nel gioco finale potremo indagare sul posto, esaminare la scena e raccogliere qualche indizio in più; nella dimostrazione si è scelta una scorciatoia, forzando l'ingresso di peso.

Una volta passato il cancello di rovi, questo si richiude trattenendo Lilla all'esterno, e Geralt dovrà quindi procedere da solo. Ed è un bene, visto che all'interno i combattimenti iniziano ad intensificarsi. Ed è qui che gli sviluppatori mostrano una delle novità dell'espansione: una catena con rampino che occupa lo slot dell'arma a distanza e che è stata usata per gestire uno dei mostri inediti, lo Swarmion, una creatura umanoide protetta da uno sciame di calabroni. Gli sviluppatori l'hanno descritta come uno strumento di controllo della folla, capace di attirare i nemici verso di noi per incatenare i colpi in combo e dotato di un sistema di punti deboli che permette di agganciare parti specifiche del bersaglio, e sarà utilizzabile anche nel resto del gioco, non solo in questa espansione. La catena è stata usata con lo Swarmion attirandolo velocemente a noi, così che lo sciame di calabroni restasse indietro e si disperdesse. Non mancavano anche altre creature, come piante carnivore vulnerabili al fuoco e un enorme centopiedi capace di muoversi sottoterra.
La parte finale della dimostrazione ci ha portati a riunirci con Lilla ed a raggiungere il pozzo al centro del bosco, sorvegliato da quello che sembrava un cavaliere addormentato, ricoperto di muschio e ormai tutt'uno con la vegetazione, sul cui scudo campeggiava lo stemma dei Lettenhove. Non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa, ma lo scontro che ne è seguito è stato tanto spettacolare quanto importante per Lilla. La dimostrazione si è chiusa con Geralt che si lanciava nel pozzo, scoprendo un segreto terrificante all'interno.

Tirando le somme, quello che ho visto di questa espansione mi ha lasciato parecchio ottimista. È chiaro che andrà provato per valutare meglio le sensazioni di gioco e il funzionamento della nuova catena, ma quanto mostrato suggerisce che l'espansione abbia una sua precisa identità, con una regione credibile e viva, una scrittura brillante e una storia intima che mi ha convinto più di quanto mi aspettassi. Resta da capire se Songs of the Past riuscirà a reggere il confronto con Blood and Wine, e questo lo scopriremo quando lo avremo tra le mani.
L'appuntamento con Songs of the Past è fissato genericamente al 2027, mentre molto prima, il 29 settembre, arriverà la versione rimasterizzata di The Witcher 3: Wild Hunt, gratuita per chi già possiede il gioco sulle piattaforme attuali. Una bella occasione per rigiocarsi l'avventura in attesa di Letten, testando le tante novità come il già menzionato nuovo albero di abilità, con la possibilità di ripartire dai salvataggi esistenti. Poi toccherà a questa espansione l'anno prossimo, ed infine a The Witcher 4 nel 2028: i fan di Geralt avranno di che divertirsi nei prossimi anni!



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