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img Onimusha: Way of the Sword
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Onimusha: Way of the Sword - provato in anteprima

A poco più di un mese dal lancio, attualmente previsto per il 4 settembre, Capcom e Plaion ci hanno permesso di provare in anteprima una lunga demo di Onimusha: Way of the Sword, così da iniziare a farci un’idea più chiara ed esaustiva della direzione intrapresa dal team di sviluppo per rilanciare una delle sue saghe più amate ed apprezzate dai videogiocatori. Eccovi il nostro resoconto completo.
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La build di circa 3 ore, messaci a disposizione per la prova, prendeva il via immediatamente dopo gli eventi narrati nella demo pubblica rilasciata da Capcom all’inizio di giugno. Per cause attualmente ancora ignote, il protagonista, Miyamoto Musashi, è diventato un Onimusha contro la sua volontà. Guidato dalla voce che proviene dal suo guanto Oni e deciso a onorare il proprio destino, Musashi si ritrova ad attraversare le strade di una Kyoto invasa da un misterioso miasma e dai mostruosi demoni Genma con l’obiettivo di purificare un luogo sacro. Le cose però non vanno come previsto e il protagonista, dopo un’estenuante avanzata, si vede costretto ad incrociare le spade con una sua vecchia conoscenza, Sasaki Ganryu, fino ad averne la meglio. All’inizio della prova abbiamo quindi potuto scoprire cosa accade dopo questo scontro, facendo la conoscenza di una figura misteriosa, indicata come l’Uomo in Bianco, che intuiamo essere il precedente possessore del guanto. La sua presenza è tutt’altro che rassicurante e infatti, dopo pochi secondi, il misterioso personaggio tenta di uccidere alcuni malcapitati abitanti di Kyoto.

Il nostro intervento fulmineo impedisce al nemico di portare a termine questo efferato omicidio, rivelandone allo stesso tempo la natura “eterea”. Dopo una breve conversazione, l’Uomo in Bianco scompare lasciandomi libero di proseguire la mia avanzata per le strade di Kyoto, tra misteriose masse oscure, pile di cadaveri e resti di esseri umani brutalmente mutilati. Tutto d’un tratto, davanti a me appare una gigantesca creatura, presumibilmente un Genma, che sembra nutrirsi delle anime dei defunti. Dopo aver raccolto tutto il possibile dall’ennesimo cumulo di cadaveri, la bestia, il cui nome ho poi scoperto essere Daidara, attraversa una parete di roccia e sparisce nel nulla. Musashi, grazie alle sue abilità Oni, riesce a rivelare ed attivare un simbolo magico presente proprio sulla parete attraversata da Daidara così da poterlo seguire. Il giovane Onimusha si ritrova dunque in quella che ha tutta l’aria di essere una visione o una realtà distorta ambientata in una grotta cupa e scarsamente illuminata.

MX Video - Onimusha: Way of the Sword

Una volta ripreso il controllo del protagonista, proseguo nell’esplorazione, caratterizzata da un design delle aree tanto lineare quanto, comunque, capace di stimolare la curiosità dei giocatori con la promessa di innumerevoli ricompense sparse qua e là per la zona, come consumabili di varia natura e materie prime che torneranno molti utili per il crafting nella seconda parte della prova. Volendo fare un paragone con i titoli precedenti, la sensazione è che l'esplorazione rivesta un ruolo molto più importante rispetto al passato. Durante l’avanzata mi imbatto nei resti di quello che intuisco essere un antico tempio, all’interno del quale è custodito un letale Arco Oni dotato di frecce infinite. Si tratta di un’arma utilizzabile non soltanto nel combattimento a distanza ma anche per risolvere enigmi ambientali. Colpire alcuni specifici oggetti dello scenario consente infatti di aprire passaggi, attivare meccanismi e persino far precipitare enormi rocce fluttuanti, utili per abbattere i nemici o creare nuove strade. Ad affiancare l’arco troviamo i poteri Oni, che permettono di rivelare porzioni della mappa attualmente non visibili e modificare alcuni elementi dello scenario per accedere a nuove aree.

Proprio mentre inizio a prendere dimestichezza con tutte queste meccaniche, mi imbatto nuovamente in Daidara. La gigantesca bestia, che come prevedibile si rivela essere un Genma, non esita nemmeno un secondo dopo essersi accorta della mia presenza e si scaglia all’attacco dando il via ad uno scontro suddiviso, come ormai consuetudine, in due fasi, reso ancora più coinvolgente dal fatto che la bestia può in qualunque momento divorare le anime residue presenti sul campo di battaglia per incrementare il proprio potere e che il protagonista può interrompere questa meccanica colpendo il nemico al momento giusto. Il confronto con il primo boss mette poi in luce un elemento già emerso nel combattimento finale presente nella demo pubblica: in Onimusha: Way of the Sword attaccare a testa bassa non è mai la scelta migliore, anzi. Anche in questo caso, per portare a casa la pelle, ho dovuto infatti dosare al meglio attacchi, parate e schivate, così da massimizzare l’efficacia dei miei colpi e ottenere quante più finestre di vulnerabilità possibili nei confronti dell’avversario. Ad aggiungere ulteriore spessore al combat system troviamo un sistema di contromosse ben realizzato e la possibilità di scatenare potenti attacchi grazie alle armi Oni una volta riempita l’apposita barra.

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Dopo la vittoria entra in scena Shizuka Gozen, un’altra figura misteriosa legata in qualche modo al guanto indossato da Musashi e apparentemente responsabile, grazie al potere degli Oni, del fatto che il protagonista è ancora in vita nonostante gli eventi. In questa fase la storia inizia gradualmente ad allargare i propri orizzonti, introducendo vari personaggi principali e più elementi narrativi, lasciando intendere che Shizuka stessa potrebbe appartenere alla razza degli Oni. Questa rivelazione avviene durante una conversazione tra il protagonista e Takamura, ovvero colui che ci ha affidato l’incarico di epurare il luogo sacro di cui abbiamo parlato all’inizio di questa anteprima. È sempre Takamura ad informarmi della diffusione del miasma in diverse aree a est di Kyoto, che vengono prontamente evidenziate sulla mappa a disposizione del giocatore. Prima di lasciarmi andare via, Takamura mi dona un amuleto, che posso equipaggiare per incrementare la quantità di salute recuperata con ogni cura, e un frammento di specchio appartenuto a Enma, re degli inferi, che da qui in avanti aiuterà il protagonista a visualizzare il percorso da seguire per raggiungere in modo rapido l’obiettivo selezionato.

In questa fase il gioco mi introduce alle meccaniche legate al potenziamento dell’equipaggiamento a disposizione del protagonista, che appare subito molto articolata. Interagendo con uno specifico altare presente nel cortile della residenza di Takemura è infatti possibile accedere al menù di potenziamento degli amuleti attraverso il consumo di anime rosse, da raccogliere sconfiggendo i nemici, e benedizioni, da ottenere tramite l’esplorazione o il completamento di quest secondarie. A questo si somma un sistema di upgrade per armature, spada e guanto, ciascuno caratterizzato da requisiti specifici per quanto riguarda le risorse necessarie. Ogni accessorio prevede un percorso di miglioramento strutturato su più livelli e che culmina nella maestria, ovvero un grado di eccellenza attraverso il quale ottenere bonus aggiuntivi a caratteristiche o abilità precise.

Una volta lasciata la zona, il gioco mette in mostra una struttura decisamente più aperta rispetto a quanto visto non solo fino a questo punto della prova, ma anche nella demo pubblica. Superati i cancelli, mi ritrovo infatti nelle strade di una Kyoto che cerca con tutte le proprie forze di resistere all’invasione demoniaca, che si manifesta sotto forma di formazioni rocciose dalle sembianze di esseri umani mutilati e/o con il volto deformato in una smorfia di dolore. Davanti a me non ho un obiettivo preciso né un solo percorso per raggiungerlo. Devo aprire la mappa e selezionare uno dei punti di interesse evidenziati, così da potermi orientare con o senza l’aiuto del frammento di specchio. Superata una manciata di strade, popolate prima da numerosi NPC e poi da gruppi di nemici più o meno numerosi, individuo la prima fonte di miasma da epurare per arrestarne la diffusione. Per farlo devo per prima cosa eliminare tutti i nemici presenti in zona e le eventuali “ondate” evocate dalla frattura. Successivamente devo letteralmente assorbirne l'energia, ottenendo come ricompensa materiali rari utilizzabili per il potenziamento dell'equipaggiamento e dell'inventario, come la miasmite.

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Il percorso per arrivare alla seconda “frattura” è del tutto simile sia per quanto riguarda la fase di avvicinamento sia per l’epurazione in sé, ma viene reso più interessante da una misteriosa visione dedicata a degli sconosciuti in preghiera nella quale mi imbatto poco prima di raggiungere lo squarcio. Chiusa la seconda anomalia, posso finalmente tornare da Takemura e qui le cose iniziano a farsi decisamente interessanti. Shizuka esce dal guanto e si manifesta in mezzo a noi, raccontando ai presenti che i Genma hanno preso il controllo degli inferi sotto la guida del generale Minamoto No Yoshitsune, un condottiero leggendario che, apparentemente, avrebbe saccheggiato l’inferno e sottratto i due guanti Oni indossati, rispettivamente, da Musashi e da Sasaki Ganryu. Per saperne di più dobbiamo però continuare la nostra opera di liberazione. Nello specifico dobbiamo eliminare ogni traccia di Genma e di miasma da un tempio poco distante, ma non prima di aver appreso come potenziare le abilità del protagonista. Il funzionamento è molto simile a quello implementato per l’equipaggiamento: il ventaglio delle abilità da potenziare/sbloccare non è solo ampio ma anche variegato in termini di risorse necessarie e requisiti da rispettare per accedere a nuovi nodi. In questa fase ho sbloccato la tecnica della Respinta, che permetteva di deviare gli attacchi nemici consumandone gran parte della resistenza. La stessa meccanica poteva essere utilizzata persino contro le frecce, rimandandole al mittente.

Sempre in questo momento dell’avventura si sblocca l’arena di addestramento gestita da Takemura, nella quale è possibile affrontare sfide dedicate alle singole abilità apprese, così da poter far pratica in un ambiente protetto, oltre a poter rivivere nuovamente gli scontri contro i boss già sconfitti. Si tratta di un elemento, a mio avviso, molto intrigante, reso ancora più appetitoso dalla presenza di ricompense esclusive per chi completerà tutte le attività proposte. Prima di lasciarmi andare, Takemura mi consegna inoltre una nuova arma Oni, ovvero la Frusta-venti, caratterizzata da una doppia lama e in grado di scatenare dei veri e propri vortici con la sua mossa speciale. Vortici che, se generati in prossimità di una fiamma, possono essere incendiati per dare vita a veri e propri tornado di fuoco. Forte del miglioramento acquisito e della nuova arma, mi dirigo verso il tempio da liberare. Giunto in prossimità del luogo indicato, scopro però che nella zona è all’opera un’entità particolarmente malvagia, che sta ingannando le persone bisognose per esaudire in modo alquanto macabro e brutale le loro richieste. Per svelare la maledizione e costringere il Genma a rivelarsi devo però ritrovare 3 forzuti di pietra, ovvero delle piccole statue di pietra tradizionali che gli abitanti della zona custodivano all’interno di una piccola nicchia come protezione dai demoni.

Recuperate le tre statue, nascoste da chi le ha sottratte in altrettanti punti del quartiere, mi trovo finalmente al cospetto del Genma che sta infestando la zona. Anche in questo caso non mi dilungherò troppo a descriverne l’estetica, così da non privare nessuno del piacere della scoperta. Trovo però doveroso segnalare che il suo aspetto era “arricchito” da tantissimi dettagli direttamente collegati al modo macabro con cui il demone esaudiva i desideri di chi lo invocava, il che contribuisce senza dubbio a rafforzare il tono volutamente cupo della produzione. Al netto del design grafico, lo scontro con il secondo boss previsto per la demo si è rivelato decisamente più impegnativo del precedente. Se nel primo caso mi era bastato un solo tentativo per superare l’avversario, qui si è resa necessaria un po’ di pratica per assimilare i pattern di attacco del nemico e imparare a contrastare efficacemente le sue mosse. Prima di soccombere al mio colpo finale, l’astuto Genma riesce però a fuggire attraverso i tetti, finendo per essere colpito a morte da Yorimasa, un NPC che da quel momento in avanti rivestirà anche il ruolo di mercante da cui acquistare oggetti da offrire in cambio di benedizioni.

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Sconfiggere il Genma permette a Musashi di ricevere un prezioso dono da parte dei forzuti di pietra, ovvero la capacità di disperdere gli accumuli di miasma che bloccano l’accesso ad alcune strade e percorsi sparsi per i quartieri di Kyoto. Rimuovere i blocchi però non fa sparire il miasma contenuto in quelle aree, il che si traduce in una nuova meccanica che ho avuto modo di approfondire nella parte finale della prova. Musashi da qui in avanti potrà infatti accedere alle aree invase dal miasma, risentendo di una costante diminuzione della propria salute. Per evitare che ciò accada, può salire sopra i tetti delle case e muoversi al di fuori dell’area di influsso della pericolosa sostanza con l’obiettivo di raggiungere e sradicare i giganteschi fiori deformi responsabili dell’infestazione, così da liberare la zona. Nel caso specifico della demo, liberare la zona indicata come obiettivo significava trovarsi al cospetto del terzo ed ultimo boss previsto per questa build, una sorta di demone cane in grado di scatenare dei pericolosi attacchi rotanti. Sconfitto anche questo avversario, la prova era da considerarsi conclusa. Mi viene infatti riferito che da questo momento in avanti l’area nella quale mi sono mosso durante la prova diventerà liberamente esplorabile, con la possibilità di accettare gli incarichi proposti da alcuni NPC e andare più facilmente alla ricerca di preziosi contenitori o oggetti utili.

La sensazione, almeno per quanto visto e provato nelle quasi tre ore di prova, è che Onimusha: Way of the Sword sia nettamente più ampio e strutturato rispetto ai capitoli originali. L’azione è sicuramente il fulcro centrale dell’esperienza, ma con una declinazione decisamente meno frenetica rispetto a quanto ci si poteva aspettare. Il sistema di combattimento messo a punto da Capcom si è dimostrato solido ed appagante dall’inizio alla fine della demo, con una doverosa menzione d’onore per le boss fight. Al netto di un bilanciamento della difficoltà che meriterà sicuramente un approfondimento in sede di recensione, i combattimenti contro i nemici unici presenti nel gioco si sono rivelati ben strutturati e in grado di regalare grandi soddisfazioni una volta familiarizzato con le varie meccaniche. La maggiore importanza conferita all’esplorazione e la presenza di un sistema di crescita accessibile ma non banale rappresentano un ulteriore elemento di differenziazione con il passato, che potrebbe permettere alla saga di risultare attuale senza snaturarsi. L’unico aspetto poco convincente riguarda la varietà generale offerta dal gioco. Per buona parte delle 3 ore di prova concesse le ho infatti “spese” andando da una parte all’altra della mappa per trovare oggetti, chiudere le “fratture” e cose simili. Le variazioni sul tema sono state relativamente poche e questo potrebbe sicuramente rappresentare un punto a sfavore in un titolo del genere.

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Sotto il profilo narrativo ho invece avuto delle sensazioni contrastanti. Se da un lato la trama, le tematiche e l’intreccio mi sono sembrati di ottima qualità, non posso affermare la stessa cosa per quanto riguarda la profondità dei personaggi e il tono generale, fin troppo spesso sopra le righe e non in linea con le atmosfere cupe che fanno da cornice all’avventura. In parte questo potrebbe essere dovuto alla localizzazione e al doppiaggio, ma per saperne di più dovremo attendere di mettere le mani sul gioco completo in fase di recensione. Nulla da rilevare invece per quanto riguarda l’aspetto tecnico, in primis per merito dell’ottimo RE Engine messo a punto da Capcom nel corso degli ultimi anni. La build di prova messaci a disposizione da Capcom girava su PS5, con una qualità grafica ineccepibile e performance solide in entrambe le modalità di rendering selezionabili.

Nel complesso le sensazioni riguardo a Onimusha: Way of the Sword sono comunque molto positive. Il nuovo capitolo della saga ha infatti tutte le carte in regola per tornare a dire la sua dopo tanti anni di assenza, grazie a una formula che sembra voler ampliare e modernizzare quella dei capitoli originali senza rinunciare alla loro identità. Restano ancora alcuni interrogativi legati soprattutto alla varietà delle attività proposte e alla riuscita della componente narrativa nel lungo periodo, ma quanto visto in questa lunga prova lascia ben sperare in vista del debutto previsto per il 4 settembre. Appuntamento ad allora per il nostro verdetto finale in fase di recensione!

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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