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Operation Flashpoint: Dragon Rising

Recensione - Operation Flashpoint: Dragon Rising

A ben otto anni di distanza dal primo capitolo della serie, Codemasters ci propone quello che viene definito il primo vero simulatore bellico per console di questa generazione, Operation Flashpoint: Dragon Rising. L'abbiamo giocato a fondo per scoprire se gli sviluppatori siano riusciti a rendere bene anche su console questo particolare genere: scopritelo nella nostra recensione.

Il Gioco

L'isola di Skira, nell'oceano pacifico a poche miglia dalla costa cinese, è stata per anni oggetto di sanguinose battaglie per il suo controllo, passando dalla colonizzazione cinese del 1400 al dominio russo del secondo dopoguerra, finchè proprio i russi individuarono nel sottosuolo importanti giacimenti di petrolio, ritrovandosi con un vero e proprio tesoro. 2010: dopo un grande boom economico la cina si trova a corto di fonti d'energia proprie, e decide quindi di rivendicare con la forza il possesso dell'isola di Skira. Qui entriamo in scena noi: gli USA hanno deciso di inviarci sull'isola in aiuto della russia, per difenderla dalla minaccia cinese.

Operation Flashpoint: Dragon Rising vuole essere come in passato un vero e proprio simulatore bellico, e per questo cerca di approfondire le meccaniche classiche degli FPS dando un senso reale allo scontro a fuoco e soprattutto alle meccaniche di balistica e di tattica. Ci troviamo a comandare un'unità di quattro uomini, rappresentanti normalmente tre classi distinte: il medico, il granatiere e il mitragliere. Il gameplay di è di carattere simulativo, per cui ci aspettano lunghi spostamenti a terra, un ritmo di gioco lento con agguati improvvisi, scontri a fuoco lunghi e impegnativi e una pianificazione degli attacchi con comandi tattici dettagliati e libera possibilità di approccio all'obiettivo.

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Il ritmo di gioco è sicuramente più lento dei classici FPS a cui siamo abituati: spesso ci è richiesto di attraversare a piedi un buon numero di chilometri di mappa nell'isola di Skira che è semplicemente immensa, così come lo è la distanza visiva, una cosa importantissima in questa tipologia di gioco. Discorso a parte merita invece il sistema di puntamento, che se all'apparenza può sembrare quello di un FPS qualsiasi, in realtà è decisamente più ostico, e gode di una buona balistica che tiene in considerazione soprattutto la distanza del nemico e la posizione o il movimento del nosto personaggio. Questo particolare sistema è il vero e proprio cuore dell'esperienza di Operation Flashpoint: Dragon Rising, una di quelle cose che è in grado di far apprezzare molto il genere agli appassionati, ma anche allo stesso tempo un muro per coloro che cercano uno sparatutto veloce, dove basti semplicemente puntare, mirare e sparare a qualsiasi cosa si muova. La simulazione coinvolge anche la gestione dei colpi subiti e le ripercussioni sui movimenti del nostro soldato: se ad esempio veniamo colpiti ad una gamba non potremo più correre, mentre se veniamo feriti ad un braccio avremo parecchi problemi a sparare. Un colpo subito in qualsiasi parte del corpo necessita comunque sempre di medicazione immediata, per non rischiare di morire dissanguati.

Il gioco si suddivide in 11 missioni giocabili sia in singolo che in cooperativa con altri 3 amici, con l'aggiunta di due modalità multigiocatore competitive denominate "Annientamento" e "Infiltrazione", entrambe strutturate per essere giocate in massimo 4 contro 4, con la possibilità di aggiungere una serie di bot guidati dalla IA che vanno a completare le varie squadre.

Amore

Simulazione

- Operation Flashpoint: Dragon Rising ci propone l'idea di scontro bellico simulativo, ricreando la sensazione di trovarsi davvero in battaglia. Se giocato a livello estremo, rende abbastanza bene l'idea delle difficoltà di una guerra: nessun indicatore a video, nemmeno una bussola o la possibilità di sapere subito quanti proiettili ci sono nel caricatore, sentire i compagni chiamare i nemici in arrivo da nord ma dover tirare fuori la piantina per capire da che parte siamo girati, sentire i colpi piovere intorno e buttarsi a terra cercando di vedere qualcosa a cui sparare, che a volte rischia di essere anche un soldato della propria fazione che avevamo scambiato per un nemico. Sicuramente un'esperienza non per tutti, ma che gli amanti del genere sapranno apprezzare.

Distanza visiva

- La vastità dell'isola di Skira sarebbe stata inutile se i ragazzi di Codemasters ci avessero offerto una distanza visiva di poche centinaia di metri: invece, con qualche rinuncia dal punto di vista del dettaglio grafico, si riesce ad avere un orizzonte visivo davvero vastissimo, che permette di osservare attraverso il binocolo il movimento di truppe distanti anche alcuni chilometri.

Cooperazione

- Pochi altri FPS riescono a esaltare lo spirito di cooperazione come lo fa Operation Flashpoint: Dragon Rising. Andarsene in giro separati e mal organizzati non paga assolutamente, ma se si riesce a stare attenti e muoversi in sincrono i risultati sono davvero appaganti.

Odio

IA altalenante

- L'IA di questo gioco riesce spesso a mettere a dura prova i nervi dei videogiocatori: ci potrà capitare di trovarci vicini a un soldato cinese senza essere attaccati, o di trovarne altri che mentre correte o caricate un'arma riescono a prendervi in testa anche dietro ad alcune coperture. Abbiamo notato come il nemico sia spesso fin troppo preciso nei suoi colpi: anche in movimento riesce troppo spesso a colpire alla testa, non dando al giocatore la possibilità di essere quindi eventualmente curato. Per quanto riguarda i nostri compagni controllati dall'AI, invece bisogna saperli muovere accuratamente, guidandoli passo passo, perchè in questo modo riescono a essere davvero decisivi in molti scontri, viceversa rischiano di muoversi in modo lento, macchinoso e spesso dispersivo. In modalità infiltrazione, a volte, se si è sdraiati nell'erba alla ricerca di un approccio furtivo essi tendono ad alzarsi facendo così sfumare l'effetto sorpresa. Sempre nella modalità infliltrazione, o comunque in qualsiasi missione che richieda un approccio stealth, abbiamo notato come i nemici guidati dall'IA percepiscano sempre la minaccia una volta che siamo entrati in un raggio di 5 metri dalla loro posizione, anche se attaccati furtivamente alle spalle.

Comparto tecnico

- Se da un lato abbiamo elogiato la pregevole distanza visiva e la vastità dell'isola di Skira, dall'altro non possiamo non sottolineare il bassissimo livello di alcune texture, soprattutto delle rocce e dei cespugli. Inoltre il sistema di individuazione delle collisioni ha evidenti problemi: a volte troviamo nemici con il corpo all'interno di un'edificio e la testa all'esterno di un edificio. Si vedono i ciuffi d'erba a terra comparire e sparire con il nostro passaggio, a volte modificando anche la copertura del nostro soldato. In linea generale poi l'isola di Skira non offre grandissime varianti al chilometrico verde della vegetazione, e non bastano gli ottimi effetti di fumo, i cambiamenti climatici o la cura del ciclo giorno/notte a rendere meno monotona l'ambientazione.

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Stranezze balistiche

- La simulazione della balistica è uno degli aspetti più curati nel gioco, ma talvolta troviamo delle armi dalla gittata quantomeno dubbia. Ad esempio è incredibile come un fucile M4 spesso non riesca a colpire in pieno un nemico a 200 metri: in alcuni casi sembra quasi di usare un fucile da softair.

Briefing poco curato

- Abbiamo sentito la mancanza di un vero e proprio briefing di missione, poichè quello proposto illustra rapidamente la missione ma non permette scelte basilari, come quella delle armi da assegnare alla squadra. Una scelta penalizzante soprattutto se si gioca in cooperativo, poichè spesso i fucilieri o i medici si ritrovano con armi standard, non dotate di mirini ottici o comunque non molto efficaci da usare negli ampi spazi aperti dell'isola.

Multiplayer trascurato

- Il comparto multiplayer del titolo ci è sembrato davvero troppo trascurato: solo due modalità di gioco oltre alla cooperativa sono davvero poche e la gestione della ricerca delle partite ci è sembrata un po' macchinosa. Ci è capitato infatti fin troppe volte di essere respinti da alcuni server anche dopo aver cercato delle partite con la "ricerca rapida". Codemasters assicurato l'arrivo in futuro di nuove modalità e scenari multigiocatore, ma allo stato attuale si tratta di un comparto sicuramente deludente.

Tiriamo le somme

Codemasters si è messa in gioco portando su console la vera simulazione bellica, e possiamo dire che abbia avuto successo in questo, portando una ventata di aria fresca al genere FPS e aggiungendo una maggior profondità simulativo agli scontri a fuoco. Questo farà la felicità degli amanti del genere, mentre i meno avvezzi sappiano che si tratta di un gioco che richiede dedizione, pazienza e tattica. Nel nostro giudizio finale pesano però i problemi riscontrati nell'IA, nella realizzazione tecnica e soprattutto la scarsità del comparto multiplayer, che poteva essere il vero valore aggiunto del titolo. Speriamo che gli sviluppatori sappiano costruire su quanto fatto finora sistemando tutte le incertezze del gioco, così che il prossimo episodio sarà davvero un gioco imperdibile. 7.5

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