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Silent Hill: Homecoming

Recensione - Silent Hill: Homecoming

di Domenico Rodà  / Nico_89 P 1 mar 2009
La serie Silent Hill di Konami è da sempre stata considerata una delle maggiori esponenti del genere horror insieme a Resident Evil di Capcom, proponendo una visione molto diversa dalla concorrenza di videogioco orrorifico. Il sesto episodio della serie, Silent Hill: Homecoming, continua la tradizione della casa nipponica pur essendo affidato ai californiani Double Helix: eccovi la nostra recensione.

Il Gioco

Silent Hill: Homecoming sbarca finalmente in Europa con cinque mesi di ritardo rispetto agli USA: la trama vede protagonista il soldato Alex Sheperd che, dopo aver ottenuto il congedo dall’esercito americano, ritorna nella sua amata cittadina inconsapevole dei pericoli che lo attendono. Tornato a casa, Alex scopre infatti che il fratellino Josh è misteriosamente scomparso dopo che strani avvenimenti hanno ridotto il posto ad una vera e propria città fantasma, immersa nella nebbia e priva di qualsiasi forma di vita. Gli unici apparentemente sopravvissuti sono il giudice della città, la migliore amica di Alex e sua madre, la quale ridotta in stato catatonico riesce a mormorargli che il padre ha lasciato la città alla ricerca di Josh. Il nostro compito sarà scoprire chi o cosa si celi dietro questi strani eventi e, soprattutto, portare in salvo il fratellino Josh, costante oggetto di ricordi e visioni. Nel corso del gioco sono piuttosto frequenti dei flash-back di piccoli episodi d’infanzia che, una volta sommati fra loro, costituiranno l’intricato puzzle narrativo che caratterizza Homecoming dall’inizio alla fine.

Dal punto di vista del gameplay, Homecoming sfrutta le stesse meccaniche viste nei precedenti episodi fornendoci un mix tra esplorazione, ricerca di indizi, dialoghi con vari personaggi e combattimento; la presenza dell’inventario, suddiviso in due sezioni, è stata mantenuta, così come biunivoca risulta la combinazione di tasti atti ad eseguire gli attacchi: con A quelli veloci e con X i fendenti; tramite B invece effettuiamo le schivate. Naturalmente abbiamo la possibilità di utilizzare sia armi bianche, come coltelli o accette, che da fuoco, quali pistole, fucili a pompa e così via. A movimentare l’azione intervengono, anche se non con grande frequenza, i vari nemici sparsi qua è là nelle labirintiche strutture presenti nel gioco. Capita così di affrontare mostri inferociti e di specie diverse, dai classici cani ed infermiere zombie ai Siam, enormi bestie dotate di forza sovrannaturale. Non mancheranno inoltre i puzzle da risolvere, seppur semplici nel complesso e mai troppo frequenti. Le difficoltà selezionabili sono solamente due: Normale e Difficile. La differenza consiste quasi esclusivamente nella resistenza di Alex ai colpi nemici, e in quella dei nemici stessi. A livello Normale, la storia si completa tra le 8 e le 10 ore di gioco eventualmente espandibili qualora vogliate esplorare tutti i cinque diversi finali del titolo.

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Amore

Storia e narrazione

- La trama di Silent Hill: Homecoming è sicuramente ben raccontata, seppur alquanto statica nelle fasi iniziali. Il gioco ha una ottima impronta da thriller psicologico, e risultano evidenti gli sforzi degli sviluppatori nel voler articolare il più possibile la narrazione sia con innesti di flash-back che di visioni in tempo reale. La peculiarità del titolo risiede poi nel consolidato sistema di “cambio temporale”, grazie al quale abbiamo libero accesso a locazioni di gioco altrimenti irraggiungibili, ma non per questo più sicure. Senza di esse però rimarremmo all’oscuro di tutti quei particolari utili alla comprensione di trama e sottotrama. Gradita novità inoltre è la possibilità di dirigere i dialoghi selezionando tra varie risposte possibili, cosa che può condurci alla fine del gioco a cinque finali alternativi.

Atmosfera

- Un altro aspetto positivo evidente fin dalle prime battute è senz’altro l’ottimo impianto artistico, capace di donarci quella atmosfera tipicamente angosciante e a tratti claustrofobica che da sempre contraddistingue Silent Hill. Dal punto di vista prettamente visivo, risulta di certo azzeccato l’alone di sporco e di nebbia che aleggia costantemente in ogni angolo della città, sia quando ci si trova all’esterno che all’interno di qualche edificio. Il giocatore è costretto quindi a rimanere sempre all’erta, poiché da un momento all’altro può trovarsi di fronte ad uno o più nemici pronti ad attaccarlo. In ambito audio, invece, gli sviluppatori hanno svolto un grande lavoro soprattutto per quanto riguarda la colonna sonora, molto dinamica e adeguata ad ogni situazione. Il doppiaggio, invece, nonostante i mesi di gestazione che hanno separato l’uscita europea da quella americana, è rimasto in lingua originale con solamente i sottotitoli in italiano. Alcuni potrebbero storcere il naso a tal proposito, ma considerate le circostanze crediamo sia giusto rimanere coerenti con le produzioni precedenti e, soprattutto, evitare di rovinare un doppiaggio già buono e adatto ad ogni personaggio.

Odio

Sporco e inespressivo

- Ci riferiamo, nello specifico, alla realizzazione tecnica di Silent Hill: Homecoming, che di certo non spicca per la cura grafica. Nonostante gli sviluppatori abbiano cercato di mascherare la mediocrità delle textures, soprattutto quelle ambientali, con il classico espediente del "filtro sporco", è inevitabile notare la qualità decisamente altalenante del comparto grafico. Ecco allora che gli oggetti in primo piano appaiono quasi sempre in bassa risoluzione, in pieno contrasto invece con la discreta realizzazione poligonale di Alex, dei personaggi secondari e dei boss di gioco. Giocando si presta comunque davvero poca attenzione a questi particolari, anche perché l’effetto di sporco che invade il gioco ne limita la visibilità. Rimane tuttavia inaccettabile perchè il titolo avrebbe meritato lo stesso livello di cura su tutti i fronti. Al di là della grafica, a rimanere ulteriormente vittima della scarsa incisività del motore grafico sono i volti dei personaggi, totalmente inespressivi e incapaci di riflettere le sfumature emotive che invece emergono dal doppiaggio.

Combattimento macchinoso

- I limiti del gameplay affiorano durante le fasi di combattimento: i comandi di gioco infatti, seppur semplici ed intuitivi, diventano all'atto pratico piuttosto frustranti e macchinosi. Molte volte a soffrirne maggiormente è la schivata, non sempre precisa e piuttosto innaturale dal punto di vista fisico. Discreto invece il sistema di puntamento con le armi da fuoco, che prevedono l'avvicinamento della telecamera dietro le spalle del protagonista, secondo i recenti dettami degli standard di gioco.

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Tiriamo le somme

Silent Hill: Homecoming si rivela in conclusione un discreto compromesso fra le tendenze dei survival-horror moderni e gli elementi classici del genere, portando con sé i relativi pregi e difetti. Il consiglio all’acquisto è principalmente rivolto ai fan della saga, ma anche chi è semplicemente in cerca di una buona storia horror condita di elementi thriller-psicologici, e senza grosse pretese sull’aspetto grafico, può ritrovare in questo gioco un ottimo passatempo. A patto, però, di essere disposti a chiudere un occhio sull’aspetto meramente “action” del titolo. 6.8

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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