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Knee Deep

Recensione - Knee Deep

Uscita lo scorso anno su PC, l'avventura noir a puntate Knee Deep è pronta a sbarcare anche su console. Quando una famosa star di Hollywood viene trovata morta in una remota cittadina della Florida, riusciranno una giovane blogger, un attempato reporter e un cinico detective a guadare le acque torbide e a svelare il fitto mistero? Scopritelo nella nostra recensione di Knee Deep.

Il Gioco

Il termine “Knee Deep” significa letteralmente “essere immersi fino alle ginocchia”. E mai titolo fu più appropriato per l'opera prima dei Prologue Games, che apre il sipario in Florida, alle porte dell'indolente (e fittizia) cittadina di Cypress Knee, situata a poche miglia da Jacksonville. Anche la definizione “apre il sipario” in questo caso è maledettamente appropriata, perché Knee Deep mira ad essere più un'esperienza teatrale che videoludica. Infatti il titolo muove i suoi personaggi proprio come fossero attori sul palcoscenico di una gigantesca rappresentazione teatrale, composta da sipario, riflettori, strutture modulari e piattaforme scorrevoli che vengono spostate meccanicamente per permettere ai protagonisti di passare da una scena all'altra. Non possono certo mancare l'annunciatore che scandisce le pause tra gli atti e il pubblico, che interagisce con lo spettacolo applaudendo e sobbalzando. Insomma, un comparto artistico originale di tutto rispetto, che rende Knee Deep un'esperienza ludica molto particolare.

La tranquilla Cypress Knee, oltre ad essere teatro della nostra vicenda, è anche teatro di un recente suicidio. Infatti, il corpo del celebre attore Tag Kern viene trovato impiccato alla cisterna dell'acqua e per questo, la pacifica cittadella fluviale di poche anime, diventa l'epicentro di un'indagine a tutto campo che coinvolge le autorità locali, l'FBI e non ultimo, i media. Cominceremo a muovere i nostri primi passi nelle vesti di Romana Teague, conosciuta anche con il nickname Phaedra, una blogger appena ventenne che scrive per Fanrage, una delle maggiori testate web di controinformazione. Durante l'avventura, oltre alla Teague, impersoneremo anche l'attempato reporter Jack Bellet, un tempo considerato un grande giornalista d'assalto, ora uomo sciatto, stempiato e sovrappeso, che lotta per l'affidamento di suo figlio Reggie all'indomani del divorzio con la moglie Thamara. Ultimo ma non meno importante, per seguire le indagini, ci troveremo ai comandi anche del detective privato Keith Calloway Gaddis, accompagnato dal suo magnifico bloodhound di nome Monroe, che lo segue dappertutto. Proprio come i suoi colleghi, anche Gaddis ha i suoi scheletri nell'armadio e ancora oggi fugge dal suo passato da alcolista segnato indelebilmente dall'omicidio di una giovane donna durante un incidente automobilistico.

MX Video - Knee Deep

Ogni membro della nostra sgangherata banda di protagonisti è stato assoldato da differenti datori di lavoro, tutti interessati a fare luce su quanto è accaduto a Tag Kern. Il nostro compito, nelle vesti di ogni protagonista sarà quello di far visita ai luoghi e alle persone visitati dal defunto attore, venuto a Cypress Knee per le riprese del suo ultimo film. Verremo così a conoscenza del sottobosco umano della tranquilla cittadina, composto per lo più da storici abitanti che tirano a campare e dalla comunità di indignati nativi, in protesta per via dell'imminente costruzione di una superstrada che vorrebbe tagliare a metà Cypress Knee e bonificare il patrimonio palustre della zona, celebre per i suoi imponenti coccodrilli. Conosceremo anche i loschi membri della chiesa The Church Of Us, movimento spirituale che ambisce all'immortalità e che si avvale della tecnologia per selezionare i suoi adepti, mediante un test attitudinale d'ingresso che scansiona l'iride in stile Blade Runner.

Con le nostre indagini scopriremo che tutte queste figure sono entrate in contatto con l'aspirante suicida attore, che seppure in depressione da qualche tempo per via della sua deludente carriera artistica, non aveva reali motivi di farla finita in modo così plateale. Al termine degli interrogatori e dei ritrovamenti, ci verrà richiesto di pubblicare un breve rapporto o, nel caso della blogger Romana Teague, un post su Fanrage, per mettere al corrente i nostri capi e l'opinione pubblica dei risvolti sul caso Kern. I nostri post potranno essere più o meno provocatori, in base allo stile di scrittura che sceglieremo tra i tre disponibili, ma la nostra decisione di essere morbidi o caustici nel riportare gli eventi non cambieranno assolutamente le sorti della trama.

Knee Deep è composto dai primi due atti (di tre) del gioco usciti già su PC, mentre immaginiamo che l'atto conclusivo verrà pubblicato tra qualche mese. Il primo dei due atti scorre via con un ritmo un po' faticoso, per certi versi soporifero, intavolando un gran numero di personaggi e avvenimenti che circondano lo strano suicidio dell'attore Tag Kern, delineando inoltre il passato e il presente dei tre protagonisti, tutti inconsapevolmente legati tra loro da una fonte anonima che li contatta solo tramite messaggi testuali. Ma proprio quando il ritmo si fa più rarefatto, ecco il colpaccio di scena che scopriremo essere il preludio del secondo atto, che si dimostra invece molto più dinamico e ricco di risvolti e cose da fare.

A questo proposito, forse vi starete chiedendo perché non ho ancora decantato le potenzialità del gameplay del gioco. Ebbene, perché in Knee Deep di gameplay in senso stretto si può parlare poco o nulla, dato che oltre alle risposte multiple che siamo chiamati a fornire ad ogni interrogatorio o conversazione con i vari personaggi, non c'è molto altro da fare. Infatti i protagonisti sono assolutamente autosufficienti e si spostano per conto proprio sullo scenario, passando da una scena all'altra dello spettacolo senza bisogno dei nostri comandi. In pratica, fatta eccezione per i rari e banalissimi minigame presenti, il gioco si finirebbe con una sola mano. Durante i due atti troviamo tre mini-game: uno nel primo atto e due nel secondo. Sono basati su piccole prove di memoria, in cui replicare una stringa di numeri per aprire una porta o dei puzzle con cui ricomporre impronte digitali o codici QR frammentati. La loro semplicità di risoluzione è ulteriormente alleggerita da un sistema di aiuti che li rende praticamente a prova di errore, ma la cosa è tutto sommato comprensibile, visto che ai fini della trama sono tutti piuttosto fuori luogo.

Forse non sarete d'accordo. ma è dura la vita di chi recensisce i videogiochi: proprio quando pensi di provare un videogame, ecco che invece ti ritrovi a teatro. Come giudicare quindi un non-gioco come Knee Deep? Se dovessi dare un giudizio sul lato tecnico, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, dato che su quel fronte si salva poco o niente, a cominciare dai modelli dei personaggi e degli scenari che sembrano usciti da un videogame degli anni '90. Impossibile anche giudicarne la giocabilità, componente appena accennata del titolo, che a conti fatti si salva solo per l'originale comparto artistico e una trama interessante che non lesina in colpi di scena, specie sul secondo dinamico atto. Peccato che l'ambizioso progetto di Prologue Games di inscenare una rappresentazione teatrale traballi proprio sotto il peso della recitazione dei personaggi, che fin troppe volte tradisce la sua matrice amatoriale e presente peraltro nella sola lingua inglese, sia in voce che in testi, e per via del linguaggio fin troppo colloquiale dei personaggi, rende l'esperienza di Knee Deep adatta a pochi anglofoni temerari.

Amore

Signore e signori, benvenuti a teatro

- Knee Deep non è un titolo come gli altri. L'intera avventura dei tre protagonisti si svolge come in una rappresentazione teatrale, con tanto di palcoscenico, quinte e strutture modulari che si muovono e si schiudono meccanicamente per ricreare stanze, uffici e locali in cui si recano i personaggi. Anche i passaggi tra una scena e l'altra sono ingegnosi e vengono effettuati facendo salire il protagonista di turno su una pedana meccanica che li conduce alla sezione di palco designata. Tutta la rappresentazione è poi arricchita dalla voce dell'annunciatore che interviene di tanto in tanto con messaggi di servizio e dal pubblico, che applaudisce e sobbalza durante i colpi di scena. Il comparto artistico di Knee Deep è accattivante fin dal menu di gioco e rappresenta un biglietto da visita di tutto rispetto per una produzione indipendente.

Colpo di scena!

- La vicenda che vede indagare i tre protagonisti, ognuno con il suo personale approccio, si fonda sul ritrovamento del cadavere dell'attore Tag Kerne, ma una volta scalfita la superfice del titolo durante il primo atto, ci accorgeremo che il mistero è molto più fitto di quanto possiamo immaginare. Ci troveremo così a scavare nelle acque torbide abitate da caimani della paludosa Cypress Knee, contesa da una multinazionale che vuole raderla al suolo e sua la comunità di nativi in rivolta affinché questo non avvenga, mentre sullo sfondo aleggia la presenza di un movimento spirituale che rende i suoi seguaci dei burattini. Insomma, la trama c'è e non mancano né i colpi di scena, né tantomeno gli amati/odiati cliffhanger.

Odio

Comparto tecnico improbabile

- Diciamoci la verità, anche l'occhio vuole la sua parte. In un momento storico in cui anche le produzioni indipendenti più modeste riescono a sfornare piccoli gioielli grezzi tanto belli da giocare quanto da vedere, Knee Deep è una voce fuori dal coro e propone un comparto tecnico fatto di modelli poligonali e scenari figli di una produzione di inizio millennio. Magari questo per alcuni potrebbe non essere necessariamente un difetto del titolo, ma fatto sta che non regge il passo del suo comparto artistico che invece ha molto da dire.

Ma il gioco dov'è?

- Purtroppo, chi da Knee Deep si aspetta un buon gameplay rimarrà deluso. Ma anche chi si aspetta un qualsiasi tipo di gameplay rischia di rimanere deluso. Durante l'intera avventura non si fa altro che rispondere alle domande dei nostri interlocutori, selezionando quella che riteniamo la risposta più giusta da dare. Anche la navigazione degli stage è del tutto preclusa, in quanto i protagonisti hanno già delle direzioni preimpostate da seguire e si spostano autonomamente da una scena ad un'altra senza il nostro controllo. Se non fosse per i pochi e semplicissimi minigiochi presenti, il titolo si finirebbe praticamente con una mano sola.

Sorry, I don't speak Italian

- Ammettiamolo: ormai l'assenza dell'italiano sui titoli indipendenti non fa più notizia e a mio dire, non dovrebbe neppure essere considerato un difetto. Ma purtroppo in Knee Deep questo fattore incide considerevolmente in modo negativo, dato che ci troviamo di fronte a un titolo in cui si parla davvero tanto. Sono sincero se vi dico che anch'io ho patito in più di un'occasione nel seguire i discorsi presenti nel gioco, che si inerpicano lungo i tortuosi sentieri di una scrittura molto colloquiale, ricca di slang e modi di dire locali. L'assenza della localizzazione in un titolo come questo si fa sentire, rendendolo quasi impraticabile da chi non ha una buona dimestichezza dell'inglese. Un vero peccato.

Tiriamo le somme

Knee Deep è un titolo molto particolare e altrettanto difficile da giudicare. Sebbene l'idea di Prologue Games di inscenare un'avventura episodica in tre atti come fosse uno spettacolo teatrale mi abbia letteralmente conquistato, grazie anche ad un comparto artistico accattivante e originale che sfoggia tutta la sua personalità fin dai menu di sistema, l'assenza di giocabilità, che si riduce ad un impianto di risposte multiple e sporadici minigame a prova di errore, mi ha lasciato perplesso. A far traballare ulteriormente le già sottili fondamenta su cui si poggia il titolo ci pensano un comparto tecnico vecchio di due generazioni e la recitazione dei voice talent poco più che amatoriale. Ciliegina (avariata) sulla torta, l'assenza di una qualsiasi localizzazione italiana, che rende Knee Deep pane per gli anglofoni più temerari, che non temono una full immersion di circa due ore per episodio nell'inglese americano della costa occidentale.
6.5

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L'autore

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Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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