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Recensione - Overwatch

Dopo mesi di beta e una campagna marketing serratissima, Overwatch è finalmente arrivato sulle nostre console. Lo sparatutto di Blizzard si pone l’obiettivo di diventare il nuovo standard per gli Arena Shooter competitivi, ma saranno riusciti nel loro intento? Scopriamolo insieme.

Il Gioco

Quando si sente parlare di Blizzard il primo pensiero che viene in mente è MMORPG. La software house è diventata sinonimo di giochi di ruolo e strategici ormai storici come Diablo, Starcraft e soprattutto World Of Warcraft, e anche il suo ultimo progetto, Titan, sarebbe dovuto essere un nuovo MMO. Titan purtroppo non ha mai visto la luce, e dalle sue ceneri è nato invece Overwatch, che al contrario di quello che tutti si aspettavano rientra nella categoria degli Arena Shooter, o Hero Shooter. Un genere quindi completamente estraneo a Blizzard e che ha destato non poche preoccupazioni, ma è bastato già solo il trailer di presentazione alla BlizzCon 2014 per far andare il pubblico in visibilio. Cosa rende così speciale Overwatch? Prima ancora di entrare nelle meccaniche del gioco, occorre soffermarsi sull’aspetto che ha subito colpito gli spettatori, ovvero il design dei personaggi. I 21 eroi giocabili in Overwatch sono immediatamente riconoscibili, ognuno con un proprio background e tratti distintivi che li hanno resi delle vere e proprie star molto prima dell’uscita del gioco. Questi tratti caratteristici e distinzioni non si limitano solo al mero aspetto estetico, ma si riflettono anche sul campo di battaglia. Overwatch non è infatti un classico sparatutto in cui tutti partono dalla stessa base e al massimo si possono utilizzare diversi tipi di armi, ma ogni singolo eroe ha un suo moveset, equipaggiamenti e abilità uniche che lo differenziano dagli altri, e soprattutto sono sinergici con altri eroi. I 21 personaggi si suddividono in 4 “classi”, ovvero Attaccanti, Guaritori, Tank e Supporto, anche se ognuno offre uno stile di gioco piuttosto differente che rende comunque unico anche l’uso di eroi appartenenti alla stessa categoria.

Solo per fare un esempio, Jesse McCree e Tracer sono entrambi degli Attaccanti, eppure hanno un approccio totalmente differente. McCree è un cowboy piuttosto bilanciato per quanto riguarda velocità di movimento, potenza di fuoco e quantitativo di punti vita, e la sua abilità gli permette di stordire per qualche secondo l’avversario e ucciderlo con pochi colpi, rendendolo perfetto per gli scontri in solitatia 1 VS 1. Tracer al contrario è il personaggio più veloce del gioco e la sua abilità di teletrasportarsi e tornare indietro nel tempo di alcuni secondi la rendono particolarmente ostica da colpire, rendendola perfetta come “distrazione” per gli avversari, oppure per aggirare gruppi di nemici sfruttando i teletrasporti e colpire alle spalle fuggendo subito dopo. Gli scarsi punti vita di Tracer ci costringono infatti ad essere sempre in movimento, e soprattutto cercare di restare sempre vicino a qualche compagno che ci dia supporto, poiché al contrario di McCree in uno scontro 1 VS 1 basta un singolo errore per finire uccisi. Come già accennato la collaborazione è alla base di Overwatch, e il gioco mostra il suo pieno potenziale quando si è in un team variegato e cooperativo. Il gioco stesso suggerisce quali ruoli mancano nella squadra quando si selezionano i personaggi, inoltre prima di ogni respawn si può decidere di cambiare eroe per provare tattiche differenti. Se ad esempio vediamo che il team nemico sfrutta molto i cecchini come Widowmaker, una buona mossa potrebbe essere usare personaggi rapidi come Tracer in grado di muoversi velocemente per la mappa fino a raggiungere il nemico e neutralizzarlo.

MX Video - Overwatch

Ogni eroe dispone di due abilità speciali che, una volta utilizzate, necessitano di un periodo di cooldown variabile, inoltre colpendo i nemici si carica una terza abilità chiamata “Ultra” dagli effetti più potenti. Rimanendo in tema Tracer (che ormai è diventata l’eroina simbolo di Overwatch), la sua Ultra le permette di rilasciare una potente bomba temporale che si attacca a qualunque superficie, per cui una tattica efficace può essere quella di usare la prima abilità dei teletrasporti per aggirare lo scudo di Tank come Reinhardt, attaccargli la bomba sulla schiena con l’Ultra e fuggire tornando indietro nel tempo con la seconda abilità per non restare coinvolti nell’esplosione. Gestire in maniera intelligente le abilità e le Ultra è la base di una buona strategia, così come conoscere quelle dei nemici per prevedere quanto tempo di “sicurezza” si ha a disposizione prima che l’avversario possa utilizzarle di nuovo.

Per quanto riguarda le modalità di gioco, oltre al pratico tutorial troviamo la Partita Rapida che ci lancia nella mischia con Conquista, Assalto, Trasporto, un mix Assalto/Trasporto e infine Rissa. La prima modalità è il classico “Re della Collina” dove le due squadre si contendono un territorio comune, in Assalto una squadra cerca di conquistare un obiettivo e l’altra deve impedirlo in una serie di round dove le parti in invertono,Trasporto invece vede un team scortare un veicolo standogli vicino, e naturalmente gli avversari devono tenerli lontano fino allo scadere del tempo. Rissa invece propone dei match con regole particolari per un tot di giorni, come ad esempio eroi casuali, tutti Guaritori o modificatori che rendono le partite piuttosto strane, offrendo quindi una ventata di originalità tra le altre modalità piuttosto classiche. Alla fine di ogni match veniamo premiati con punti esperienza a seconda delle nostre prestazioni, e ogni volta che saliamo di livello si riceve un Forziere omaggio. Assente invece qualsiasi tipo di campagna/storia.

Come ogni gioco Blizzard che si rispetti anche Overwatch propone un vasto assortimento di elementi con cui personalizzare i propri eroi, e i Forzieri possono contenere oggetti di livello comune, raro, epico o leggendario. Ogni personaggio ha 54 extra da sbloccare tra skin alternative, battute, graffiti e pose, anche se hanno uno scopo puramente estetico e non influenzano in nessun modo il gameplay. E’ possibile acquistarli anche con un sistema di valuta in game ottenibile in maniera casuale nei Forzieri oppure “smantellando” gli oggetti doppi, inoltre si possono comprare Forzieri anche con soldi reali tramite un sistema di microtransazioni.

A livello tecnico Blizzard ha svolto un lavoro eccellente soprattutto per quanto riguarda il frame rate, che resta inchiodato a 60 fps anche nelle situazioni più concitate… cosa non da poco in uno sparatutto online dove la fluidità è fondamentale. Anche i modelli poligonali dei personaggi sono realizzati con dovizia di particolari e senza sbavature, anche se qualcosa in più forse si sarebbe potuto fare per le ambientazioni, che risultano comunque piacevoli alla vista ma leggermente meno curate. Ottimo anche il sonoro, con musiche ispirate ma non invadenti, promosso inoltre il doppiaggio e le voci italiane.

Amore

I magnifici 21

- Gli eroi di Overwatch sono sicuramente l’elemento che ho apprezzato maggiormente del gioco. Il design unico di ogni personaggio mi ha fatto innamorare di praticamente tutti loro (con qualche preferenza ovviamente… vero Tracer?), spingendomi a voler approfondire la storia di ognuno. E qui veniamo al secondo punto.

Oltre il videogioco

- Overwatch offre unicamente modalità online, lasciando completamente fuori il background dei personaggi e la storia, fatta eccezione per un breve filmato introduttivo. In realtà l’universo costruito da Blizzard è estremamente complesso e ricco di storie da raccontare, e gli sviluppatori hanno quindi deciso di lasciare questa parte a tutta una serie di opere trans-mediatiche, come ad esempio fumetti e filmati in CGI pubblicati su YouTube. Seguendo queste iniziative si scopre come in realtà ogni eroe abbia la sua storia personale, e come questi si intreccino in modi spesso inaspettati… cosa che spesso si riflette anche nel gioco, con alcuni personaggi che si scambiano battute a seconda del loro passato. Per fare un esempio, se mettete Tracer e Widowmaker nella stessa squadra non sarà raro sentirle bisticciare e non andare d’accordo… e se vi chiedete perché basta recuperare il secondo dei filmati in CGI pubblicati. Non nego che avrei voluto vedere una modalità Storia anche all’interno del gioco, ma con questa soluzione Blizzard si è potuta concentrare unicamente sul gameplay riservandosi la possibilità di esplorare l’universo narrativo senza limiti. Una scelta che probabilmente farà discutere, ma che personalmente ho apprezzato.

Level design

- Le 12 mappe presenti in Overwatch sono ispirate a luoghi realmente esistenti, naturalmente rivisitati nella veste futuristica e fumettosa del gioco. Le battaglie possono quindi avere luogo tra le strade di Londra o presso un tempio giapponese, passando per le piramidi egiziane. Oltre alla varietà stupisce soprattutto il loro design, all’apparenza semplice ma in realtà ricco di sottolivelli, passaggi secondari o posizioni verticali che le rendono piuttosto articolate, offrendo quindi sempre una strada alternativa per accerchiamenti e attacchi ai fianchi.

L’unione fa la forza

- Come già accennato Overwatch offre il meglio di sé coordinandosi con gli altri membri della squadra, e le stesse abilità dei vari eroi sono fatte in modo da risultare magari poco efficaci da sole, ma devastanti se utilizzate nel modo corretto con il giusto compagno. Il gioco è comunque fruibile anche per i lupi solitari, ma basta trovarsi contro un team anche solo minimamente coordinato e si avrà vita dura. Anche il sistema di punti premia molto il gioco di squadra, infatti basterà aver contribuito all’eliminazione di un nemico per ottenere l’uccisione, ovviamente con un quantitativo di punti esperienza proporzionato al nostro contribuito. Diventa così quasi inutile cercare il miglior rapporto uccisioni/morti, ma si viene spronati a pensare unicamente all’obiettivo della partita e utilizzare anche personaggi di supporto, spesso “snobbati” poiché in grado di avere poche uccisioni.

Odio

Level up?

- Ad eccezione delle skin alternative e accessori vari, non ci sono veri motivi per cui sia effettivamente utile salire di livello. Un giocatore di livello 50 avrà esattamente le stesse statistiche ed equipaggiamento di un giocatore che ha appena iniziato, e questo potrebbe scoraggiare chi cerca uno scopo nel racimolare punti esperienza con lo scopo di sbloccare nuove armi con cui variare il gameplay.

Poche modalità

- Considerato che il gioco non ha nessun contenuto single player mi sarei aspettato una maggiore varietà per quanto riguarda le modalità online, invece le poche disponibili, per quanto divertenti, alla lunga diventano ripetitive, anche perché alcune si somigliano fin troppo. Vedremo nei prossimi mesi se Blizzard implementerà nuove modalità in maniera gratuita (almeno fino ad ora le dichiarazioni sono state che i futuri contenuti sarebbero arrivati senza costi aggiuntivi), sperando non passi troppo tempo.

Manca un pezzo… per ora

- Per qualche motivo Blizzard ha deciso di rimuovere momentaneamente la modalità Classificata dal gioco (che invece era presente in fase beta), quindi per ora si può giocare solo in partite libere senza alcuna classifica. Una mancanza non da poco per i giocatori a cui piace la competitività. Il problema dovrebbe essere risolto entro tempi brevi secondo le ultime dichiarazioni, ma non posso ingnorare il fatto che il gioco sia stato lanciato senza una delle sue parti fondamentali.

Tiriamo le somme

Overwatch è uno dei titoli più interessanti dell’anno e porta una ventata d'aria fresca negli Arena Shooter,, soprattutto su console dove non sono moltissimi gli esponenti del genere. Il gioco offre ancora poche modalità, ma l’ottimo gameplay e design dei personaggi rendono l’esperienza divertente e coinvolgente, per cui mi sento di consigliare vivamente l’acquisto a tutti. Vedremo nei prossimi mesi come si evolverà il panorama anche a livello competitivo, intanto non posso che complimentarmi con Blizzard per aver fatto nuovamente centro.
9.0

Recensione realizzata grazie al supporto di Blizzard e Xbox.


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L'autore

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I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico iniziando nel dicembre 2011 a collaborare per MX, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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