Recensione - Kingdoms of Amalur: Reckoning
di
Giuseppe Genga / Neural
P 12 feb 2012
Il Gioco
Il gioco inizia proprio nel momento della nostra resurrezione, l'occasione perfetta per forgiare il nostro personaggio scegliendone sesso, razza di appartenenza (tra due umane e due simil-elfiche, ognuna dotata di diverse caratteristiche iniziali), aspetto, nome e Dio protettore scelto tra i molti a disposizione, capaci di donarci diversi bonus permanenti utili per combattimenti, uso delle magie, esplorazione e così via. Una volta creato il personaggio e superata la fase di fuga dal dungeon in cui ci troviamo, facente da tutorial per apprendere le meccaniche di combattimento, sbuchiamo all'aperto davanti ad un luminoso e rigoglioso scenario, pronti per esplorare le molte terre che compongono il mondo di gioco. Da qui in poi, sempre ed unicamente con visuale da dietro le spalle, possiamo interagire con i molti personaggi per esplorare la storia principale oppure prendere parte alle tante missioni secondarie, andare alla ricerca di oggetti rari, commerciare, creare armi, armature, pozioni e così via.
Se pensate che quanto detto finora sia molto simile ai primi momenti di un qualsiasi titolo della serie The Elder Scrolls, non avete tutti i torti: dopotutto il game design è stato supervisionato dallo stesso lead designer di Morrowind e Oblivion e, come si dice, le mele non cadono mai lontano dall'albero. Il titolo Big Huge Games ha molti punti in comune con la famosissima serie Bethesda: la libertà di esplorazione del mondo di gioco, le meccaniche di gestione dell'inventario e di armi ed armature che possono usurarsi e vanno quindi periodicamente riparate, il sistema di manufattura che ci permette di creare le nostre armi, potenziarle con appositi cristalli magici o preparare pozioni utilizzando gli ingredienti trovati in giro, e persino il sistema di scasso delle serrature è molto simile a quello visto nei titoli della serie TES. Non per questo dovete però credere che si tratti di una sorta di Skyrim in terza persona, anzi: se il particolare stile grafico molto "fumettoso", quasi alla World of Warcraft, non dovesse bastare a differenziare nettamente le due serie, ci pensa il sistema di combattimento a disspare ogni dubbio.
Il lato più action di Kingdoms of Amalur: Reckoning è infatti molto, molto action, tanto da ricordare le meccaniche di altri titoli che di RPG non hanno nulla. I combattimenti, che avvengono frequentemente contro folti gruppi di nemici, si risolvono in un concatenarsi di capriole per schivare i colpi, parate, colpi con spade, martelli, bastoni incantati o magie fino alla sconfitta nostra o dei nostri avversari. Per non parlare poi di alcuni boss giganti, chiaramente influenzati da titoli come il God of War di Sony. Il lato RPG del gioco influisce comunque molto nei combattimenti: per prima cosa le armi e armature che indossiamo, con relativo stato di usura, impattano pesantemente sulle nostre prestazioni andando a definire il danno che possiamo infliggere con ogni colpo oppure quanti danni riusciamo a sopportare, ed a questo si sommano tutti i potenziamenti ottenibili man mano che saliamo di livello. Ad ogni nuovo livello possiamo infatti incrementare, oltre che caratteristiche standard come scasso, persuasione, commercio e furtività, anche delle abilità speciali presenti in tre distinti alberi di avanzamento: Forza, Destrezza e Magia. Ognuna di queste abilità ci dà accesso a nuove capacità e combo utilizzabili in combattimento, ed in base a come distribuiremo i punti avremo poi accesso a determinate carte del destino che definiranno la nostra classe dandoci ulteriori bonus.
Tornando all'esplorazione vale la pena menzionare la discreta vastità della mappa, suddivisa in cinque regioni che si differenziano per il tipo di territorio - da verdi e lussureggianti colline passando per deserti, zone paludose fino ad arrivare ad una terra composta principalmente da rocce e cristalli, il tutto arricchito da cittadelle e accampamenti popolati da paesani, mercanti e maestri in grado di addestrarci sotto compenso in varie abilità. L'esplorazione è libera ma comunque ristretta ad aree ben delimitate all'interno della mappa: non è possibile raggiungere qualsiasi posto vediamo, anche se comunque la libertà e gli ampi spazi non mancano. Durante le nostre esplorazioni, rigorosamente a piedi ma con la possibilità di viaggare velocemente nei luoghi già visitati, incontreremo spesso nemici che possiamo decidere se affrontare o evitare, oltre a numerose piante per la raccolta di ingredienti alchemici e tesori sepolti - indicati sulla mappa se potenziamo l'abilità di scovare tesori - nei quali trovare denaro e oggetti più o meno preziosi.
La storia principale vi terrà impegnati per 16-20 ore, ma esplorando tutte le possibilità date da Faelands e seguendo le tantissime missioni secondarie - comprese quelle delle varie fazioni alle quali potremo unirci - potrete raggiungere tranquillamente le 100 ore.
Amore
Sistema di combattimento
- Il combattimenti sono senza dubbio uno dei punti di forza del gioco: potenziare il personaggio per sbloccare nuove combo e poteri da usare in battagli dà sicuramente molte soddisfazioni, e gli sviluppatori hanno trovato un ottimo equilibrio tra maestria nel controllo del personaggio - essenziale per evadere gli attacchi nemici e colpirli senza farci ferire - e le sue statistiche personali nell'esito dei combattimenti. Probabilmente uno dei migliori sistemi di combattimento visti finora nel genere action-RPG.Esperienza diretta
- Una delle caratteristiche più interessanti di Kingdoms of Amalur: Reckoning è il fatto che sulla mappa locale, quella che mostra la zona che stiamo esplorando, vengano segnalate le posizioni di alleati, personaggi neutri e nemici, inoltre ci viene indicato con un punto esclamativo quali personaggi danno accesso a missioni secondarie e, se abbiamo sviluppato sufficientemente lo skill di ricerca dei tesori, ci viene indicata anche la posizione di forzieri e tesori nascosti. Se da una parte questo rende l'esplorazione più scontata e meno priva di sorprese, dall'altra rende il gioco più accessibile a coloro che in titoli come quelli della serie The Elder Scrolls si trovavano spaesati senza saper bene cosa fare o trovavano tedioso il dover perlustrare ogni punto della mappa e parlare con tutti i personaggi solo per scoprire tesori ed ottenere nuove missioni. Un tipo di esperienza più diretta, alternativa e non necessariamente migliore ma che troverà sicuramente i suoi estimatori.Palingenesi
- Apprezzatissima anche la trovata della Palingenesi: visto che il nostro personaggio è in grado di eludere le trame del fato, recandosi da un Tessitore può farsi "resettare" il destino, dietro giusto compenso, per poter così scegliere una nuova strada. In soldoni questo significa che il personaggio viene riportato allo stato iniziale ed i punti esperienza spesi fino a quel momento ci vengono tutti riaccreditati, con la possibilità di spenderli nuovamente per cambiare l'evoluzione del personaggio. In questo modo se siete stanchi di giocare come guerriero o mago e volete provare a vivere il gioco in altro modo, potete reimpostare tutte le abilità del vostro eroe cambiando così radicalmente stile di gioco e di combattimento. Un ottimo elemento di varietà che in altri titoli è disponibile solo ricominciando il gioco con un nuovo personaggio.Design e ambientazioni
- Anche se, come leggerete più in basso, la realizzazione tecnica non è delle più brillanti, il design visuale di Kingdoms of Amalur: Reckoning è comunque apprezzabile sia per quanto riguarda le ottimamente caratterizzate ambientazioni, sia per il design dei personaggi che in alcuni casi risultano molto ispirati. Lo stile fumettoso ricorda molto quello di Fable, cercando di rendere in maniera originale razze come i nani (qui noti come gnomi, dall'aspetto molto anglosassone) e gli elfi ed evitando i vari cliché del genere fantasy.Odio
Storia con poco mordente
- Il mondo di Amalur è strutturato molto bene e si nota come gli sviluppatori, con l'aiuto dello scrittore R.A. Salvatore, si siano impegnati per creare una base narrativa solida e coerente a tutto il mondo di gioco. La storia però non è riuscita a catturarmi ed affascinarmi come accaduto in altri titoli, non presenta particolari sorprese né punti particolarmente epici o misteriosi. Scorre senza problemi fino alla fine, ma non è sicuramente uno dei punti di forza del gioco.Una grafica che non stupisce
- Lo sforzo fatto nell'azzeccato design artistico di ambienti e personaggi viene in parte vanificato da una realizzazione tecnica non brillante: non per quanto riguarda le prestazioni, che rimangono sempre su ottimi livelli, ma proprio per la resa visiva globale che risulta sempre un po' blanda senza riuscire mai a creare quei momenti di stupore visivo che ci si aspetterebbe da una produzione del genere.Parlato in inglese
- Capisco che doppiare un gioco come questo, pieno zeppo di dialoghi, possa essere un'impresa economicamente consistente per un produttore, ma proprio perchè ci sono tanti dialoghi il parlato in italiano avrebbe avuto un effetto migliore sul giocatore, immergendolo maggiormente all'interno della storia. Il doppiaggio in inglese risulta comunque di ottima fattura, ma pienamente apprezzabile solo da una piccola parte dei giocatori dello stivale.Tiriamo le somme
Kingdoms of Amalur: Reckoning riesce a fondere aspetti da RPG puro ed action game senza sacrificare né gli uni né gli altri, riuscendo quindi a fornirci un'esperienza sia adrenalinica che profonda. Purtroppo a livello di storia gli manca quel qualcosa capace di renderlo memorabile e farlo brillare al confronto con i concorrenti più famosi, ma si tratta comunque di un ottimo gioco di ruolo capace di donarci decine d'ore di divertimento. Sicuramente consigliato a tutti i fan del genere. 8.5›






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