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Recensione - Battlefield 3

Dopo gli ultimi due capitoli della serie Bad Company, DICE ed Electronic Arts riportano sulle scene videoludiche la serie principale di Battlefield dopo che nel 2005 avevano conquistato i giocatori di tutto il mondo con Battlefield 2 e le sue vaste modalità in multigiocatore. Vediamo in che direzione si sono mossi gli sviluppatori con Battlefield 3, e quali sono le migliorie apportate alla serie.

Il Gioco

La campagna di Battlefield 3 inizia subito ponendo il giocatore al centro dell’azione: ci troviamo infatti ad assaltare un treno in corsa nella rete metropolitana di New York, pieno di quelli che sembrerebbero essere dei terroristi. Il loro capo tenterà in tutti i modi di ucciderci, costringendoci anche ad uscire fuori dal mezzo, a rimanere aggrappati e a raggiungere il tetto fino a sopraffarci: sembra per noi ormai essere giunta la fine, quando la scena fa un salto nel passato mostrandoci gli avvenimenti di poche ore prima, quando il protagonista, Henry “Black” Blackburn, è torchiato da due agenti della CIA che lo hanno catturato per sospetta complicità in atti terroristici. Pressato dalle domande che gli vengono poste, Blackburn rivivrà così molte delle sue missioni per cercare di ricomporre un puzzle talmente frammentato da risultare di difficile ricostruzione anche per lui stesso. Nel gioco vivremo in prima persona proprio questi flashback, vestendo i panni di Blackburn stesso oltre che di altri protagonisti della vicenda: il sergente Johnatan Miller, il tenente Jennifer Hawkins e l'agente russo Dimitri “Dima” Mayakovski tra Iran, Iraq, Parigi e New York per fronteggiare la minaccia del gruppo terroristico PLR (People’s Libertation and Resistance).

Oltre al single player, che vi terrà occupati per circa sei ore a difficoltà normale, è presente una modalità cooperativa in cui si rivivranno anche alcuni segmenti delle missioni presenti nella campagna, questa volta insieme ad un amico ed unicamente online. Ma il piatto forte del gioco è sicuramente il comparto multigiocatore, composto da cinque modalità: Corsa vede scontrarsi due fazioni con un massimo di 12 giocatori per fazione, dove gli attaccanti devono cercare di distruggere le stazioni M-COM mentre i difensori devono fare in modo che non vengano attivate o distrutte; in Corsa a Squadre invece ogni fazione è composta da quattro giocatori e gli obiettivi sono i medesimi di Corsa, con l’unica differenza che la stazione M-COM da attaccare/difendere è una sola. In Conquista troviamo nuovamente un massimo di 12 giocatori per fazione, con una di queste che dovrà cercare di mantenere il dominio della propria bandiera nelle diverse basi presenti nella mappa, mentre in Deathmatch a Fazioni sempre due squadre da 12 devono effettuare 100 uccisioni per vincere la partita e in Deathmatch a Squadre quattro team composti da un massimo di quattro giocatori ciascuna dovranno raggiungere il numero di uccisioni designato per vincere la partita. Fa inoltre il suo ritorno la “submodalità” Fanatico, impostabile attraverso il Server Browser, che permette di avere un approccio più realistico e tattico nel gioco online.

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Amore

Grafica eccellente

- Il colpo d’occhio che restituisce Battlefield 3 nella campagna in singolo è sicuramente ottimo, soprattutto grazie agli effetti d’illuminazione e ad alcuni filtri adottati che sporcano l’immagine e mettono in risalto i riflessi provenienti da fonti di luce vicine. In alcuni casi sono visibili texture meno curate rispetto ad altre, in particolare per muri e pavimentazione, ma in generale ciò che offre il Frostbite 2 su console è equiparabile al comparto tecnico di molti altri grandi titoli usciti di recente. Chi si aspetta una rivoluzione o una grafica più vicina a quella presentata dalla versione PC, deve prima far i conti con l’ottimizzazione del motore grafico stesso e poi dei limiti strutturali della console che non sono facilmente valicabili, almeno per le specifiche richieste da questa versione del Frostbite. Per quanto riguarda il multiplayer, invece, Bad Company 2 sembrava svolgere un lavoro decisamente migliore in quanto a pulizia e nitidezza dell’immagine oltre che ad offrire una maggiore distruttibilità, ma le mappe rimangono tecnicamente ottime nel complesso.

Comparto sonoro

- Sia per la campagna che per il multiplayer, DICE ha svolto un ottimo lavoro nel ricostruire i suoni di armi, esplosioni, proiettili che cadono o rimbalzano, rumori di carri armati, jet ed altri mezzi. Nel single player tutto ciò si fa sentire molto di più grazie anche alla strutturazione di alcune missioni e alla mancanza di una certa confusione inevitabilmente generata da un campo di battaglia online. Il doppiaggio italiano risulta essere di buona fattura senza però offrire voci di spessore o esecuzioni magistrali, e solo in un caso l'attore scelto per rappresentare un soldato della nostra compagnia mi è sembrato inadeguato a causa di un tono troppo acuto e giovanile. Non avendo un impianto Dolby Digital non ho potuto provare l’opzione “Nastri di guerra”: quest’ultima dovrebbe mettere ancor più in risalto l’esperienza bellica offerta e far sentire il giocatore realmente presente sul campo di battaglia. Interessante anche la possibilità, nelle opzioni, di selezionare le voci originali inglesi così come quelle di altri paesi.

In volo!

- Una delle missioni del gioco che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta è stata “Battuta di caccia”, che ci mette nei panni di un co-pilota, mitragliere e bombardiere, a bordo di un jet perfettamente ricostruito (anche nei movimenti e nelle accellerazioni) che sorvola i cieli, tra terra e mare, regalandoci degli orizzonti mozzafiato come non mi era mai capitato di vedere finora in un videogioco. All’inizio il nostro ruolo sembra essere solo quello di acuto osservatore, ma nella seconda parte della missione le nostre azioni saranno importanti: impedire innanzitutto ai jet nemici di distruggere il nostro mezzo e poi impedire che altri velivoli ci raggiungano richiedendo degli attacchi per distruggere gli obiettivi a terra. I jet sono presenti anche in multiplayer nelle mappe più vaste, come ad esempio “Confine sul Caspio”, ed il loro ruolo si limita ad eliminare gli altri mezzi aerei nemici più che a fare danni sul campo.

Calano le tenebre

- Altra missione in single player decisamente riuscita è quella denominata “Turno di notte” in cui il nostro compito è quello di liberare il territorio e far avanzare una squadra tattica oltre a fornire supporto dall’alto grazie al nostro fucile a distanza. A farmi apprezzare questa missione rispetto a tutte le altre è stato il ruolo fondamentale attribuito al personaggio di cui prendiamo possesso, l’ambientazione notturna decisamente coinvolgente e realistica e la concentrazione necessaria per abbattere i nemici con precisione nel cuore delle tenebre. Più avanti il nostro ruolo si farà ancora più attivo e adrenalinico essendo gli unici in grado di fermare la violenta minaccia nemica che cercherà a tutti i costi di infiltrarsi nel locale in cui ci troviamo. Un solo passo falso e la nostra vita, insieme a quella dei nostri compagni, sarà a serio rischio.

No, non è la beta

- Concentrandoci ora sul comparto multigiocatore, partiamo dalla contrapposizione tra la beta rilasciata ad un mese dall’uscita e la versione finale. Sinceramente quanto visto il 29 settembre mi aveva preoccupato abbastanza: rallentamenti, bug grafici di ogni sorta, confusione generale, proiettili fin troppo potenti e tanti altri difetti che non sto qui ad elencare. Dopo aver ampiamente provato la versione finale, quelle preoccupazioni sono svanite nel nulla: chi era rimasto in qualche modo traumatizzato dalla precedente esperienza deve dare un’ulteriore chance al titolo di DICE, che non delude sotto l’aspetto del gameplay.

Gioco di squadra

- Battlefield 3 mantiene inalterato lo spirito di fondo della serie dove è la squadra a fare la differenza si campi di battaglia online e non il singolo soldato, che da solo non è in grado di affrontare i pericoli e nemici che gli si pongono davanti. La collaborazione è fondamentale: rimanere quanto più possibile uniti per conquistare un obiettivo o assaltare una posizione, segnalare gli avversari per renderli più visibili agli altri, assistere i compagni con kit medici e rifornimenti sono solo alcuni degli elementi caratteristici dell’online del titolo.

Esplorando i server

- La funzione “Server Browser” offerta dall’FPS di DICE è un esempio di trasparenza per tutti gli altri giochi su console che fanno della componente online una caratteristica primaria o dei server dedicati un vanto. I giocatori possono qui giostrare come vogliono la scelta del server dedicato, del tipo di partita e del numero di giocatori associato, delle varie sottomodalità (Fanatico e Fante) ed anche scegliere il territorio su cui trovare una connessione migliore (Europa, tre aree degli Stati Uniti, Asia e Australia). Ho voluto mettere alla prova il netcode di Battlefield 3 giocando su un server del Sud America in cui mi venivano segnate tre tacche su quattro di connessione: sebbene siano stati presenti a tratti alcuni fenomeni di lag (che sono comunque presenti anche su alcuni server europei) l’esperienza e la fluidità offerta è rimasta sostanzialmente inalterata rispetto a quanto provato sul nostro territorio. Decisamente stupefacente.

Conquista meglio di Corsa

- Da giocatore dei due precedenti Bad Company e da amante della modalità Corsa mi sento di ribaltare il mio giudizio per questo terzo capitolo della serie primaria. Le mappe messe a disposizione, per struttura e grandezza, sembrano rientrare a fatica nelle logiche di Rush, in particolare per quelle in cui è necessario percorrere una certa distanza per attaccare o difendere un obiettivo. Il tutto si riassume in un’incapacità del giocatore di raggiungere certe zone a causa della mancanza di coperture e all’abbandonza di spazi aperti, costringendolo o a ritirarsi o ad affrontare frontalmente il nemico. In Conquista, non essendoci ruoli impostati per ogni turno, la squadra è più libera di agire e spostarsi dove meglio crede per i tre o più punti da mantenere o conquistare. Anche l’azione risulta essere più concentrata e meno dispersiva rispetto a Corsa, probabilmente per lo stesso motivo a cui ho accennato poco prima.

Deathmatch

- A sorpresa, un’altra modalità che mi ha davvero colpito è stata Deathmatch a Fazioni (decisamente più anonima invece la variante a Squadre) per la capacità di regalare tanti momenti adrenalinici grazie ad uno spazio più concentrato, sempre ricavato dalle normali mappe presenti, in cui non si disperde nulla e si ha tutto sotto controllo. A favorire queste azioni sono gli ambienti urbani come “Autostrada di Teheran” o “Gran Bazar”, mentre risultano meno efficaci i pochi edifici e i campi erbosi presenti in “Confine sul Caspio”.

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Odio

Una storia senz'anima

- La trama costruita dagli sviluppatori per questo Battlefield 3 difficilmente verrà ricordata a distanza di mesi dai giocatori, non perché non ci sia varietà nelle situazioni offerte ma per i contenuti decisamente migliorabili e uno spirito di squadra, fiore all’occhiello della serie, praticamente assente. Si è voluto andare in una direzione molto più vicina a quanto proposto dal franchise Call of Duty, dimenticandosi che la storia dei Bad Company è stata apprezzata per un’eccellente caratterizzazione dei personaggi, per l’identità fissa della squadra e per l’ironia ed il divertimento che non veniva nascosto a fronte di situazioni piuttosto serie. Tutto risulta poi essere molto slegato, con salti temporali troppo ampi che fanno perdere continuità nello svolgimento degli eventi mentre il protagonista Blackburn è decisamente anonimo, sia di fronte ai ricordi che è richiamato a ripercorrere sia nelo svolgimento delle missioni in cui lui è presente. È una storia senza anima che non coinvolge a sufficienza il giocatore salvo in alcuni casi specifici, e che lascia l’amaro in bocca.

Tante piccole imperfezioni

- Sebbene nel complesso il comparto tecnico sia ottimo, è doveroso segnalare alcune delle tante piccole imperfezioni riscontrabili nella campagna in singolo: nel finale, ma anche in altre due precedenti missioni, l’esperienza è minata da diversi rallentamenti e cali di frame-rate che si presentano in situazioni perfettamente normali come possono essere la presenza di tre-quattro nemici in una fogna molto più illuminata del solito o un covo sotterraneo. In alcuni casi le texture tendono a sparire con l’avvicinarsi del giocatore (come i graffiti sui muri di Operation Guillotine); a volte si può rimanere bloccati a causa di ostacoli invisibili o di un piccolo dislivello di terreno a quanto pare non valicabile con il semplice camminare, o ancora si può strisciare in aria su quel che sembra una pavimentazione in discesa modellata male. Tante piccole imperfezioni che purtroppo saltano anche ad un occhio inesperto.

Co-op da dimenticare

- Probabilmente DICE avrà voluto accontentare chi era in cerca di qualche azione cooperativa anche se non se ne comprende bene il motivo, visto che il multiplayer è già di suo una componente totalmente devota alla cooperazione. Le prime due missioni offerte (le altre si sbloccano progredendo) sono decisamente da dimenticare per una serie di elementi che mi hanno fatto più che altro innervosire: nella prima di queste missioni dobbiamo difendere la nostra posizione da più lati e gli unici che muoveranno un dito saranno i giocatori “umani”, mandati al macello senza alcun supporto dai carri armati e i loro occupanti, che staranno evidentemente sgranocchiando dei pop-corn restituendo una delle situazioni probabilmente più irreali mai offerte da qualsiasi Battlefield. Lasciando da parte questa scelta di design molto discutibile, quel che ci aspetta sul fronte nemico è invece una serie di soldati e mezzi nemici praticamente infiniti che dovremo fermare con le munizioni a nostra disposizione, perfettamente posizionate sotto di noi. Il tutto si complica quando bisogna spostarsi su un altro versante e per delle munizioni dovremo percorrere diversi metri con la conseguenza di lasciare il nostro compagno a fare a turno tutto il resto. La difficoltà, impostata a livello Normale, è risultata inoltre fin troppo esagerata portando a nervosismi da parte di entrambi i giocatori.

Una certa confusione in multiplayer

- Nel corso delle partite online affrontate si rileva un certo senso di disorientamento, che probabilmente si attenuerà nel corso del tempo ma che è necessario approfondire in questa sede. Partendo dalla pre-lobby, non vedere chiaramente cosa sta facendo il leader della stanza e lasciare lo stesso menu principale costringe il giocatore a chiedere in continuazione al compagno che tiene la stanza una serie di domande evitabilissime se veniva data la possibilità di condividere lo schermo del leader ed integrare allo stesso tempo le informazioni dei singoli giocatori in stanza. Una volta entrati in partita bisogna poi verificare se si è nella stessa fazione o se non si ha la sfortuna di essere avversari, ed eventualmente riuscire a cambiare fazione e a trovare una squadra libera. Tante volte è capitato di non poter cambiare le cose o di non riuscire ad unirsi in determinate sottosquadre, facendo entrare in confusione tutti. A livello di gameplay vero e proprio, a disorientare il giocatore troviamo i laser e le torce inseriti come accessori alle armi: la loro capacità di illuminazione è esagerata e il loro raggio fin troppo ampio. Non si è mai visto che, in pieno giorno una torcia possa accecare qualcuno. Vorrei infine fare una considerazione personale: in Bad Company 2 il multiplayer riusciva davvero a divertirmi in qualsiasi situazione mi trovassi, mentre in Battlefield 3 sembra mancare un qualcosa di non facilmente definibile che non permette di rivivere certe emozioni.

Tiriamo le somme

Battlefield 3 si è dimostrato essere un ottimo sparatutto bellico capace di regalare tante ore di gioco in multiplayer in compagnia di amici e di modalità collaudate che di certo non deluderanno; altrettanto non si può dire invece della campagna single player, buona nel complesso ma senza un’anima portante nella storia, ma soprattutto della co-op che risulta inadeguata. Pur volendo considerare unicamente l’online del gioco, è il divertimento che a tratti manca e che invece Bad Company 2 sapeva ben mettere in risalto in tutte le situazioni, anche quelle umilianti per il proprio team. Probabilmente stiamo assistendo ad una diretta conseguenza di una scelta di marketing, cioè quella di far uscire un prodotto in anticipo per contrastare la concorrenza: personalmente, credo che se DICE avesse avuto altro tempo a disposizione avrebbe reso il tutto più gradevole, emozionante ed omogeneo. In definitiva, Battlefield 3 rimane un’esperienza generalmente eccellente ma è necessario sottolineare che non è esente da difetti, alcuni dei quali anche gravi. I fan hanno probabilmente già scelto, mentre chi è indeciso ma ama i giochi multiplayer deve dare assolutamente una possibilità al titolo: potreste rimanere più che soddisfatti. 8.8

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L'autore

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Dopo aver iniziato a bruciare la Play con Crash Bandicot, ha poi saltato una generazione intera di console. L'incontro con la 360 avviene nel 2007 a San Marino, nel tentativo di evadere un po' di tasse. La sua folle passione per Gears of War lo porta ad entrare in MX e a sognare un giorno di lavorare per Epic Games, per i quali è già diventato moderatore del forum ufficiale.

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