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Dead Island

Recensione - Dead Island

Siete appena rientrati dalle vacanze e già sentite la mancanza di spiagge, mare e sole? Allora forse Dead Island potrebbe fare al caso vostro, offrendovi l’opportunità di visitare un’esotica isoletta in uno splendido resort con vista sull’Oceano, pieno di comfort e… zombie! Partiamo insieme per l'isola di Banoi, per capire meglio cosa succede quando una vacanza da sogno si trasforma in un incubo ad occhi aperti!

Il Gioco

Isola di Banoi, nella Papua Nuova Guinea: siamo nei panni di un ubriaco ed euforico villeggiante che si aggira barcollando tra i bar e la discoteca di un affollato villaggio turistico; vediamo tutto dai suoi occhi, in prima persona. Giusto il tempo di infastidire alcune persone ed un energumeno della sicurezza ci si avvicina per “consigliarci” di rientrare in hotel a riposare; non fa però in tempo ad afferrarci che alcuni individui si avventano sugi villeggianti, aggredendoli e mordendoli con una rabbia fuori dal comune, stendendo a terra anche il buttafuori. Nella confusione generale riusciamo a fuggire e a raggiungere a fatica il nostro appartamento, anche se durante il tragitto assistiamo, con la vista appannata dall’alcool, ad ulteriori aggressioni senza capirne però il motivo. Una volta giunti al sicuro ci sdraiamo sul nostro letto, addormentandoci, e al nostro risveglio ha inizio il gioco vero e proprio. Ci viene chiesto di scegliere il personaggio che si vuole interpretare selezionandolo tra i quattro possibili, due uomini e due donne, ognuno dotato di particolari abilità e caratteristiche. Una volta effettuata la scelta, incominciamo l’esplorazione del resort che ora sembra deserto, come se tutti fossero fuggiti di corsa, lasciando sparse nei corridoi solo le valigie ed altri effetti personali. Dopo pochi attimi veniamo contattati da altri sopravvissuti che ci chiedono di unirci a loro per cercare insieme una via di fuga. Il leader improvvisato di questo manipolo di superstiti si chiama John Sinamoi, ed è il capo dei bagnini dell’hotel che ci mette al corrente che una misteriosa persona, per ora chiamata semplicemente “la voce”, lo ha contattato via radio chiedendogli di rintracciarci. La “voce” gli ha detto che può aiutarli a lasciare l’isola ed a mettersi in salvo, ma sembra sapere qualcosa anche su di noi, perchè sostiene, a ragione, che noi siamo speciali, in quanto immuni al virus che sta contagiando tutte le altre persone trasformandole in zombie. Da questo momento in poi inizia quindi una lunga serie di missioni da completare per trovare ogni oggetto utile allo scopo e salvare man mano tutte le persone ancora non infette sparse sull’isola, oltre alla ricerca di indizi sulla causa dell’origine e della diffusione del pericolosissimo virus.

Esistono tre tipologie di missioni: le principali, indispensabili per completare la storia, le secondarie, che ci permettono di guadagnare esperienza e ricevere in premio diverse oggetti ed armi e, infine, le missioni continue che sono sempre attive e possono essere completate più volte nel corso dell’avventura. Un esempio di questa tipologia è la richiesta di un sopravvissuto di portargli bottiglie di alcool e stracci: ogni volta lui ci assemblerà una molotov e ci farà accumulare inoltre anche un po’ di punti esperienza. Invece i compiti necessari a completare la storia ruotano quasi tutti intorno al raggiungimento di posti sicuri, come ad esempio il faro o la stazione radio, o la riparazione di generatori, antenne e altri dispositivi danneggiati dalle orde di non morti. Le missioni secondarie sono infine spesso legate a richieste specifiche dei vari sopravvissuti, come il ritrovamento di un loro caro disperso, il rifornimento di cibo o di farmaci indispensabili per la loro salute.

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La struttura di gioco di Dead Island è un mix di diversi elementi; la visuale è in soggettiva come quella degli FPS ma il titolo si discosta parecchio dalla frenesia e dai ritmi sostenuti di molti sparatutto, a causa della forte presenza di tanti elementi tipici dei giochi di ruolo che ne caratterizzano il gameplay. I combattimenti sono principalmente basati sull’arma bianca, dato che l’azione si svolge su un isola turistica dove le armi da fuoco non sono molto diffuse. Ci ritroveremo quindi ad usare spesso oggetti comuni come bastoni, tubi, martelli e coltelli vari per difenderci dai nemici, e solo raramente entreremo in possesso di pistole o fucili, le cui munizioni saranno comunque sempre molto scarse. Abbiamo inoltre la possibilità di modificare le armi, ad esempio trasformando un semplice bastone in una mazza chiodata o capace di trasmettere forti scosse elettriche; questo è però possibile solo dopo avere trovato, o guadagnato attraverso una missione, il relativo progetto e avendo nell’equipaggiamento il materiale necessario. Uccidendo zombie e completando missioni si ottiene esperienza utile a guadagnare punti abilità da utilizzare per migliorare le caratteristiche del nostro personaggio o attivare particolari bonus sulle armi per incrementarne ad esempio il danno o la resistenza, dato tutte le armi sono soggette ad usura. Per coprire le enormi dimensioni dell’isola è poi possibile usare diversi mezzi di trasporto oppure teletrasportarsi in vari punti prestabiliti, selezionabili sulla mappa a patto di averli prima già scoperti.

Amore

In vacanza con gli zombie

- Agli sviluppatori di Techland va sicuramente riconosciuto il merito di essere riusciti ad inserire orde di zombie in un contesto davvero inedito come quello dell’isola tropicale di Banoi, diametralmente opposto a tutti quei luoghi, come cimiteri o ville abbandonate, che costituiscono nell’immaginario comune l’habitat ideale dei non-morti. Anche se all’inizio vedere degli zombie camminare sulle spiagge dorate, in costume e bikini, può lasciare un po’ spiazzati, dopo pochissimo tempo si inizia ad apprezzare questa novità che distingue Dead Island, rendendolo di fatto unico da questo punto di vista. L’isola è davvero grande ed ogni luogo è caratterizzato in modo unico; ci sono villaggi turistici costituiti dai tipici bungalows in riva al mare, hotel moderni che svettano con decine di piani ed enormi vetrate a specchio, mentre troviamo anche scenari urbani grazie alla presenza della capitale di Banoi, ricca di strade e vicoli e di un sistema fognario sotterraneo davvero complesso. Ogni scenario presenta un level design vario e ricercato, con decine di piccoli sentieri che collegano i vari settori dei resort e tante stradine che dalla spiaggia conducono alle zone più elevate dell’isola. Degna di nota anche la topografia delle vie della capitale, che di fatto costituiscono un fitto dedalo di vicoli e terrazze da esplorare durante le varie missioni

Survival, FPS e GdR

- Il gameplay di Dead Island riesce a far convivere abbastanza bene diverse meccaniche di gioco, creando un ibrido che si adatta perfettamente alla storia narrata. Gli elementi da survival-horror sono riconducibili principalmente alla costante precarietà nella quale versa il nostro armamentario, caratterizzato da armi improvvisate che si deteriorano molto velocemente e da una evidente scarsità di munizioni ed armi da fuoco. Anche le armi più potenti e costose sono soggette ad un’usura repentina e non è raro ritrovarsi con l’intero arsenale logoro ed inutilizzabile, costringendoci ad una costante ricerca di nuove armi o crediti per le riparazioni. La visuale in prima persona ed i momenti durante i quali si utilizzano le armi da fuoco sono invece gestiti come ogni FPS: col grilletto destro si spara mentre col sinistro si può zoomare per cercare di colpire i nemici alla testa e consumare meno proiettili possibile per abbatterli. Infine, la parte più profonda ed importante nell’economia del gameplay è rappresentata dai tanti elementi importati dalla struttura tipica dei giochi di ruolo. Il livello d’esperienza del giocatore, i punti abilità necessari per ottenere nuove abilità, il danno inferto che viene mostrato sulla testa dei nemici colpiti, l’inventario ricco di oggetti da combinare, vendere e modificare, tutto è sviluppato come nella migliore tradizione dei GdR e richiede parecchia dedizione da parte dei giocatori, dato che il tempo speso nei vari menù per gestire ed organizzare l’inventario è davvero tanto

Cento modi per uccidere uno zombie

- I combattimenti di Dead Island si svolgono principalmente tramite l’uso di armi bianche, come mazze, coltelli, martelli, tubi e chiavi inglesi che possono essere potenziate ed unite a vari elementi per ottenere danni bonus come il fuoco, l’elettricità o l’acido. Gli effetti dei danni che si possono ottenere con le varie armi sono verificabili non solo attraverso i parametri degli attributi dell’arma stessa ma sono visivamente tangibili anche grazie all’ottimo sistema di smembramento progressivo del corpo dei nemici, ai quali possiamo amputare arti o mozzare la testa, oppure rompergli le ossa in vari punti per renderli inoffensivi o rallentarli. Si possono anche usare molotov, bombe e granate rudimentali o bombole di gas per bruciare o fare saltare in aria interi gruppi di zombie e risolvere così gli scontri più affollati. Inoltre ogni personaggio ha una sua abilità speciale che si carica mentre si uccidono i nemici e che permette di entrare in modalità Furia per sferrare potenti ed inarrestabili colpi, anche se solo per un brevissimo lasso di tempo. Infine è possibile investire ed eliminare i non-morti che incontreremo sulla strada anche con l’ausilio dei vari automezzi guidabili durante l’avventura. Insomma, un’ampia varietà di mosse ed armi per rendere gli scontri sempre diversi e vari ma mai troppo semplici, perché ad ogni colpo sferrato si consuma una dose di stamina ed una volta esaurita è necessario attendere che gradualmente si ricarichi prima di ricominciare a combattere; quindi è bene ponderare con attenzione ogni colpo.

Un incubo lunghissimo

- La durata di Dead Island è davvero elevata e per completare l’avventura principale, compresa una parte delle missioni secondarie e delle continue, si impiegano circa 20 ore, alle quali ovviamente se ne devono aggiungere altre in caso si decida di completare tutte le 75 richieste dei sopravvissuti che costituiscono le side-quest e magari recuperare tutti gli oggetti collezionabili, come i ritagli del giornale locale e dei nastri sparsi sull’isola che arricchiscono di particolari e dettagli gli eventi narrati nel gioco, soprattutto per quel che riguarda l’origine del virus. I dialoghi sono in inglese ma sottotitolati in italiano, mentre tutti i testi sparsi sull’isola sono perfettamente tradotti nel nostro idioma. La varietà delle missioni, primarie e non, è notevole e i compiti che ci vengono affidati sono sempre ben contestualizzati e non sembrano mai forzati o inseriti tanto per far numero, anche se il lungo elenco di richieste che si formerà nel nostro menu già dopo poche ore potrebbe spiazzare e confondere un po’ i giocatori meno avvezzi al genere RPG. Il livello massimo del nostro personaggio è fissato a 50 e per raggiungerlo sono necessarie davvero tante ore, tante missioni e tante kill; per fortuna la varietà dei nemici è stata ben dosata e il gioco svela le sue carte molto lentamente, proponendo pochi zombie, lenti e abbastanza stupidi, nelle prime ore per poi presentarci, nelle fasi avanzate, nemici sempre più veloci, resistenti e difficili da abbattere, soprattutto quando attaccano sotto forma di numerose orde inferocite ostiche e agguerrite.

In quattro il divertimento si moltiplica

- Dead Island offre la possibilità di giocare l’intera campagna assieme ad un massimo di altri tre amici online e, come spesso accade per i giochi che contemplano la cooperativa, in questi casi il divertimento cresce esponenzialmente. Il ritmo del titolo Techland non è tra i più frenetici in commercio ma girare tra le assolate spiagge e gli hotel di Banoi insieme a degli amici rende tutto meno lento; gli scontri si rivelano molto più divertenti, anche se a volte un po’ confusionari, e la possibilità di scambiarci oggetti ed armi con i compagni rende meno difficoltoso affrontare gli zombie più potenti che spesso ci assalgono in gruppo. Se per caso non avete nessun amico in lista che possa unirsi alla vostra partita, non vi preoccupate; Dead Island è in grado di segnalarvi eventuali giocatori del vostro stesso livello e che si trovano all’incirca al vostro stesso punto della storia, coi quali potrete unirvi al volo, senza uscire dalla partita. Un ottimo sistema che funziona benissimo e permette, a tutti quelli che lo vogliono, di godere della brillante esperienza cooperativa del gioco.

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Odio

Ombre e luci su Banoi

- Purtroppo il motore di gioco usato per Dead Island, il Chrome Engine 5, non riesce a rendere giustizia all’ottima direzione artistica e al riuscitissimo level design che caratterizzano l’isola di Banoi. Il paradiso tropicale è, tecnicamente parlando, poco curato e non restituisce il colpo d’occhio che invece uno scenario simile dovrebbe garantire. La sabbia è statica, l’acqua sembra melma gelatinosa, il cielo è spezzato da poche nuvole fisse e non presenta nessun effetto luce tipo lens-flare o HDR, come invece sarebbe lecito aspettarsi in una location simile. Quando poi si scatenano i temporali si assiste ad un effetto pioggia davvero mediocre, che risulterebbe inadeguato perfino sulla vecchia generazione di console. L’unico effetto che aiuta a donare al paesaggio un senso di vita e movimento sono le palme che oscillano al vento e alcuni ritagli di giornale che, sporadicamente, svolazzane nelle strade cittadine; il resto è tutto davvero piatto. Le animazioni degli zombie sono discrete anche se alcuni movimenti li rendono leggermente “gommosi” (specialmente quando gli spezziamo gli arti) e persiste un evidente problema di compenetrazione poligonale per cui non è raro vedere un nemico col braccio o la gamba che spuntano da una parete, o un cadavere accasciarsi con la testa che scompare dentro una porta. Durante le cut-scene poi si notano vistosamente le pessime animazioni e le skin facciali datate e spigolose che caratterizzano i volti dei protagonisti e degli altri sopravissuti. La distruttibilità dello scenario è praticamente nulla, così come l’interazione con gli elementi a schermo; oggetti come sedie, sdraio o casse rimangono fissi anche se colpiti con calci o armi e le uniche eccezioni sono rappresentate dalla possibilità di prendere e lanciare delle bombole del gas o farle esplodere; il resto è tutto inamovibile e indistruttibile.

Il rovescio della medaglia

- Gli elementi da GdR menzionati precedentemente come un’aspetto positivo di Dead Island hanno purtroppo anche un lato negativo che intacca la fluidità del gameplay; a volte ci sono troppi oggetti da esaminare, come valigie, casse, posacenere, cassetti, ecc. che rallentano parecchio l’azione e spezzano inevitabilmente il ritmo. E’ vero che non si è obbligati a fermarsi sempre su ogni oggetto, ma è pur vero che non farlo potrebbe portarci in poco tempo ad avere il portafogli e l’inventario quasi vuoti e trovarci quindi in grosse difficoltà. Questo aspetto mi è sembrato volutamente calcato per allungare anche un po’ la longevità e cercare di trattenere il giocatore il più a lungo possibile in ogni area visitata. Anche l’usura delle armi, per quanto giusta e funzionale al sistema di gioco, è stata un po’ troppo esasperata, così come troppo alti risultano i costi per riparare le armi. Troppo spesso ci si ritrova con armi pagate una fortuna inutilizzabili dopo pochi scontri, e riportarle alla loro integrità originale non di rado ha costi proibitivi al pari di ricomprale nuove! Tutto questo può rendere il gioco un po’ frustrante, perché si avverte un bilanciamento a volte non proprio ottimale di alcuni fattori che, invece di donare profondità all’avventura, finiscono per appesantirla e basta. In fondo si tratta di un gioco con gli zombie e dovrebbe trasmettere un po’ di tensione, e magari paura, al giocatore mentre le continue pause per la gestione dell’inventario fanno perdere mordente e distraggono un po’ troppo dal focus dell’avventura.

I bug non vanno mai in vacanza

- Dead Island è afflitto da alcuni problemi tecnici riscontrabili durante talune missioni, in cui ci si ritrova costretti a ricominciare più volte perché il bug di turno impedisce di proseguire. Può capitare che sulla mappa siano segnalati nemici già sconfitti e scomparsi, o obiettivi che in realtà non sono ancora attivabili o personaggi coi quali dobbiamo parlare per avanzare nella storia ma che latitano sullo schermo. In questi casi l’unica soluzione e riavviare la missione e sperare che vada tutto bene. Altre volte invece capita che alcune preziose armi lasciate a terra o conficcate nei cadaveri dei nemici scompaiano magicamente dal terreno di gioco e diventino quindi impossibili da recuperare. In queste situazioni non c’è modo di rimediare e il nostro bottino è perso per sempre. Anche il sistema di autosalvataggio non è dei migliori, salvando un po’ a caso senza apparente logica, sempre sullo stesso slot; sarebbe piuttosto stato preferibile avere la possibilità di scegliere dove e come salvare invece che affidarsi a questo metodo molto casuale.

Tiriamo le somme

Dead Island è un buon gioco, in grado di offrire parecchie ore di divertimento soprattutto se giocato in cooperativa. La location inedita dell’isola tropicale funziona molto bene ed è sempre molto interessante da esplorare, la componente GdR risulta profonda e varia anche se talvolta troppo ingombrante, mentre i combattimenti risultano sempre vari e convincenti. La storia è piena di cliché e stereotipi presi da tanti film horror, ma alla fine svolge discretamente la sua funzione; fortunatamente il buon sistema di abilità e crescita del personaggio e la grande varietà di missioni e situazioni aiutano a mantenere l’interesse sempre vivo. Purtroppo tecnicamente il gioco risulta pesantemente penalizzato ed il gioco soffre di alcuni bug che dovrebbero essere risolti con l’imminente patch annunciata ma non ancora rilasciata nel momento in cui scrivo, per cui la versione recensita, e il relativo giudizio, riflettono i problemi che al momento possono minare l’esperienza di gioco ma che ci auguriamo possano essere risolti a breve. 7.5

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L'autore

Videogiocatore incallito, quasi maniacale, ha iniziato a 4 anni e sulla soglia dei 40 ancora non accenna a smettere, anzi è sempre più preso da tutto quello su cui appare "premi start!". La stessa passione la nutre per il cinema, la musica e la tecnologia in generale. MX è stato quindi uno step naturale nella sua evoluzione da giocatore a redattore e spera di poter condividere ancora per molto tempo le sue esperienze con gli altri appassionati, almeno fino al calare della cataratta.

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