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Call of Juarez: The Cartel

Recensione - Call of Juarez: The Cartel

Techland torna a proporci la propria serie di successo Call of Juarez in un’estate povera di titoli, pronta ad accompagnare i giocatori in cerca di sparatutto in prima persona in una nuova frenetica avventura a caccia di criminali. Con Call of Juarez: The Cartel ci si sposta dall’ambientazione western ad una moderna in cui, attraverso un'operazione congiunta tra DEA, FBI e polizia locale, saremo chiamati a distruggere i cartelli criminali che stanno dominando sul territorio. Vediamo insieme se il cambio di setting ha dato nuova linfa al franchise o se, al contrario l’ha banalizzato.

Il Gioco

Come può il far west trasferirsi in una delle più grandi metropoli degli Stati Uniti d’America? A quanto pare, Los Angeles è diventata il teatro di una guerra tra cartelli criminali coinvolti in traffici di droga tra il Messico e la California, i quali vogliono assumere il controllo della città ed espandersi in altri territori. Per fronteggiare questa situazione viene allestita una squadra speciale formata dall’agente della polizia locale Ben McCall, da Kim Evans dell’FBI e, per la DEA, da Eddie Guerra. Ognuno dei tre protagonisti ha dei legami con queste bande criminali, e nel corso delle missioni avremo sempre più dubbi su di loro visto alcune azioni sospette: il più imponente boss della malavita ha fatto parte del passato vietnamita di Ben; i fratelli della Evans facevano parte delle bande che ora lei stessa sta combattendo ed infine Eddie ha fin troppi debiti da saldare a causa del suo vizio di giocare d’azzardo.

Call of Juarez: The Cartel propone una campagna in cui possiamo scegliere di impersonare uno dei tre membri della task force per conoscere meglio il carattere ed il passato di ognuno di loro. In base al personaggio scelto come protagonista per la campagna, potremo conoscere diverse sfaccettature del gioco. Ad esempio nel caso in cui il giocatore scelga Ben, questo dovrà cercare di rubare oggetti e fare alcuni favori ad una donna di mezz’età che si trova nel giro della prostituzione, mentre saremo guidati da altre persone a sospettare di Eddie il quale riceve misteriose chiamate riguardo delle somme di denaro. Nel caso si scegliesse l’agente Guerra, invece, la situazione si invertirebbe ed avremo sempre più dubbi su McCall e la Evans. Con quest’accorgimento, è possibile rigiocare più volte la campagna senza annoiarsi o dover ripetere le stesse azioni. Possiamo inoltre giocare insieme ad altri due amici, ognuno al controllo di uno dei tre personaggi, nella modalità cooperativa online.

La storia è strutturata in base a singole missioni che ci vedono infiltrati in determinati territori per distruggerli, per cercare ed uccidere dei membri delle bande, inseguire ed arrestare i capi più influenti o per ascoltare e interrogare testimoni. Le ambientazioni spaziano dalle foreste californiane alle zone di interesse della città di Los Angeles, dai deserti del Colorado alla periferia della cittadina messicana di Juarez. Questa varietà permette di andare avanti nel gioco senza alcuna pesantezza e, nel caso avessimo dei veri amici al nostro fianco, il divertimento e il lavoro di squadra permetteranno di avanzare ancora più velocemente.

Le meccaniche di gioco sono quelle classiche di uno sparatutto in prima persona, ma non mancano alcune piccole chicche: il sistema di copertura è sostituito da quello a “movimento alternato” che ci permette di avanzare verso determinate coperture mentre i compagni fanno fuoco di soppressione, ed è possibile effettuare delle irruzioni di squadra posizionandosi al fianco delle porte eliminando tutti i nemici che si trovano nella stanza, con il tempo rallentato e una maggiore concentrazione. Questa concentrazione aumenta con l’incremento delle uccisioni, attraverso un’apposita barra posizionata in alto a sinistra dello schermo: una volta che questa si sarà riempita ci è possibile per pochi secondi rallentare il tempo ed aumentare la nostra precisione verso un ristretto numero di nemici.

Oltre alla campagna, che può essere affrontata sia in cooperativa che in solitario, è presente il comparto multigiocatore che ci offre due modalità e quattro mappe ricavate dal single player, ognuna delle quali presenta due o più ambientazioni alternative ad aumentarne la varietà. Il classico Deathmatch a squadre richiede di eseguire 75 uccisioni per ottenere la vittoria per un massimo di dodici giocatori a partita, mentre con le Missioni siamo chiamati a ripulire la zona occupata dalla polizia o a sconfiggere i cartelli, a seconda della fazione in cui ci troveremo.

Amore

Punti di vista differenti

- Il gioco ci propone una campagna rigiocabile tre volte grazie alla possibilità di affrontarla con i tre punti di vista differenti dei protagonisti, ognuno con almeno uno scheletro nell’armadio, contatti differenti e amicizie diverse, e tutto ciò non può che rappresentare un punto di forza della produzione andando ad aumentarne la longevità. È interessante scoprire il passato dei protagonisti, le persone e gli interessi a loro più cari oltre ai loro punti deboli. Da segnalare anche un doppiaggio di buona fattura con alcune voci molto conosciute come Oliviero Corbetta nel ruolo di Ben.

Sparatorie ed inseguimenti

- Uno degli elementi più riusciti della produzione sono le sparatorie e gli inseguimenti in auto. Durante i conflitti a fuoco è possibile far saltare in aria auto e barili esplosivi in modo da eseguire una reazione a catena e coinvolgere i nemici vicini; non mancano inoltre fasi di cecchinaggio come ad esempio nel livello “Porto” in cui bisogna liberare un vasto settore dai nemici. Gli inseguimenti risultano invece molto cinematografici: in varie missioni siamo chiamati a guidare per le trafficate autostrade della Città degli Angeli cercando di evitare le vetture che si ribaltano o esplodono, oppure come passeggeri dobbiamo esporci dai finestrini per sparare alle vetture delle bande.

Direzione artistica

- Alcuni dei livelli proposti da Techland sono decisamente affascinanti dal punto di vista artistico, grazie a dei buoni effetti particellari, ad una riuscita gestione delle luci e all’organizzazione degli eventi scriptati. Quello che mi ha visivamente più colpito è stato una discoteca in cui bisogna cercare di passare attraverso la folla che sta ballando con musica ad alto volume e luci psichedeliche per raggiungere il piano superiore. Anche nella zona VIP al piano di sopra, la composizione dei tavoli, l’arredamento e la piattaforma di legno centrale in cui la gente si dava alla pazza gioia restituivano un’atmosfera particolare e ben riuscita.

Personalizzazione online

- Nel comparto multigiocatore, ben riuscita è la personalizzazione dei personaggi: possiamo scegliere tra più di quindici modelli differenti sia tra poliziotti che criminali. Non si tratta di semplici differenze bensì di veri e propri personaggi, ognuno con tratti somatici e vestiari diversi. Con l’avanzare del livello, sarà possibile vestire i panni dei protagonisti, sia buoni che cattivi, della campagna.

Odio

Volume altalenante

- Durante tutta la campagna in singolo sono stato costretto a metter mano in continuazione sul telecomando per abbassare o alzare il volume. Tra le cutscene ed il parlato in-game è presente una notevole differenza: nel corso delle prime, l’audio è talmente alto da arrecare disturbo a chi ci circonda, mentre durante il normale svolgimento delle missioni il volume risulta bassissimo, quasi da non sentire più i suoni ambientali. Un problema decisamente fastidioso che porta il giocatore a decidere di tenere il volume di gioco basso piuttosto che stare a regolarlo ad ogni singolo cambiamento.

Freezing

- Mentre mi trovavo nelle lobby pre-partita del multiplayer sono stato costretto per due volte a riavviare la console visto che il gioco, a causa del pesante lag presente, si era bloccato senza permettere di tornare alla dashboard. Il problema non si è verificato in stanze affollate, ma quando ancora c’erano soli due-tre giocatori per fazione. Anche nel corso della campagna si presentano dei blocchi, ma fortunatamente reversibili, che fanno entrare il gioco in una sorta di stand-by con schermo perennemente nero. Per risolvere il problema è stato sufficiente aprire il menù e successivamente chiuderlo nuovamente.

Cambio ambientazione

- Risulta incomprensibile la decisione degli sviluppatori di cambiare l’ambientazione del gioco: il far west era decisamente un setting originale e non comune per un videogioco, che poteva quindi affascinare un certo numero di acquirenti. Con Call of Juarez: The Cartel si torna all’ambientazione urbana ormai riciclata da molti sparatutto, facendo perdere appeal alla produzione in quello che sembra un tentativo di attrarre le masse. Solo più avanti nel gioco andremo nello stato del Colorado dove potremo di nuovo immergerci in setting tipicamente western.

Immagine sfocata

- A parte la prima missione, in cui però è presente una perenne nebbia che non permette di vedere oltre diversi metri, nel corso delle altre missioni si assiste ad una sorta di sfocatura quando si decide di mirare per uccidere i nemici più lontani. Sebbene questo accorgimento possa aumentare la sensazione di realismo, all’interno delle situazioni più frenetiche si traduce nell’impossibilità di colpire efficacemente il nemico e costringerci quindi a sprecare munizioni preziose o ad attendere che questo lasci la propria posizione.

Comparto tecnico

- Nonostante l’ottima direzione artistica a cui ho accennato precedentemente, il Chrome Engine 5 non è in grado di offrire una qualità grafica ottimale, anche se generalmente le visuali offerte sono buone. Avvicinandosi agli oggetti ci si accorge della qualità povera delle texture e di una certa “plasticità” degli arredamenti. Numerosi sono anche i pop-up e i bug: veicoli che appaiono improvvisamente a schermo, nemici che rinascono di fronte al giocatore senza alcun accorgimento, compenetrazioni di vario genere. Si poteva fare decisamente di più, visto soprattutto che il precedente titolo della serie non sfigurava affatto da questo punto di vista, anzi.

Tiriamo le somme

Call of Juarez: The Cartel non apporta alcuna innovazione al panorama degli sparatutto in prima persona, tornando anzi ai classici cliché del genere compresa un’ambientazione urbana fin troppo visitata, anche se non mancano momenti decisamente unici ed altamente cinematografici. Dal punto di vista tecnico la produzione rimane mediocre e sono abbondanti i bug causati da una mancanza di rifinitura, alcuni dei quali possono minare seriamente l’esperienza di gioco. In definitiva, il cambio di ambientazione e di trama non hanno giovato al titolo sortendo l’effetto contrario, ovvero quello di generalizzarlo, banalizzarlo ed affossarlo. Solo il prezzo ridotto, di listino a poco più di 44 euro, può aiutare nell’acquisto giusto per passare qualche serata estiva in compagnia grazie alla cooperativa a tre giocatori e all’online, anch’esso non privo di problemi. Un deciso passo indietro rispetto ai precedenti titoli della serie. Peccato. 5.8

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L'autore

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Dopo aver iniziato a bruciare la Play con Crash Bandicot, ha poi saltato una generazione intera di console. L'incontro con la 360 avviene nel 2007 a San Marino, nel tentativo di evadere un po' di tasse. La sua folle passione per Gears of War lo porta ad entrare in MX e a sognare un giorno di lavorare per Epic Games, per i quali è già diventato moderatore del forum ufficiale.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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