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Batora: Lost Haven

Recensione - Batora: Lost HavenXbox Series X | S Xbox One DigitalGame

Dopo aver convinto pubblico e critica con i primi due capitoli della saga horror di Remothered, gli italiani di Stormind Games sono finalmente pronti a pubblicare la loro ultima fatica Batora: Lost Haven, che si distacca nettamente dalle precedenti opere sia in termini di ambientazione e stile, sia per quanto riguarda il sistema di gioco. Scopriamolo insieme nella nostra recensione.
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Il Gioco

Batora: Lost Haven è la nuova IP sviluppata da Stormind Games, la software house italiana con sede ad Acireale che ha al suo attivo due titoli di ottimo livello come Remothered: Tormented Fathers e Remothered: Broken Porcelain. Il loro nuovo gioco, dichiaratamente ispirato al libro “Batora – Il Risveglio” scritto da Annika Morris e pubblicato nel 2018, rappresenta però una piacevole variazione rispetto alle loro precedenti produzioni. Nel titolo indossiamo infatti panni di Avril, una delle poche sopravvissute a un misterioso cataclisma che, due anni prima degli eventi narrati nel titolo, ha letteralmente dimezzato la popolazione terrestre causando la morte di miliardi di persone, tra cui i genitori e la sorella della protagonista. Come è facile immaginare, Avril non riesce a darsi pace per l’accaduto, nemmeno a distanza di tempo. La cicatrice dentro di lei è così profonda e dolorosa da convincerla a seguire le indicazioni di alcune strane voci udite in sogno per raggiungere, insieme alla sua inseparabile amica Mila, una stazione semidistrutta della metropolitana di Londra. Una volta qui, Avril scopre di essere stata scelta come “campionessa” da due divinità, che rispondono al nome di Sole e Luna, per ripristinare l’equilibrio nell’universo, per impedire che ciò che è accaduto sulla Terra possa ripetersi e, soprattutto, per salvare il pianeta da un destino che sembra ormai inevitabile.

MX Video - Batora: Lost Haven

Per metterla in condizione di raggiungere questi obiettivi, Sole e Luna donano ad Avril una spada speciale insieme a ciò che resta dei rispettivi poteri, attraverso i quali la giovane protagonista sblocca progressivamente una serie di abilità di combattimento. Avril e Mila intraprendono così un lungo viaggio interstellare attraverso quattro differenti pianeti, che corrispondono ai quattro elementi naturali di base ovvero Terra, Aria, Acqua e Fuoco e che, per un motivo o per un altro, sono collegati a quanto accaduto alla Terra. La verità sulla catastrofe che ha annientato metà del genere umano è infatti ancora avvolta nel mistero e sarà compito di Avril, nelle 7/8 ore necessarie per raggiungere i titoli di coda, scoprirne la vera causa e ridare una speranza al suo pianeta natio. Per farlo, la giovane eroina deve però aiutare le creature che abitano i vari pianeti e, nel frattempo, affrontare i demoni del proprio passato, il tutto mentre tenta di fare luce sulla sequenza di eventi che hanno portato il genere umano a un passo dall’estinzione. Durante il suo cammino, Avril deve inoltre effettuare delle scelte, che vanno a modificare in modo sostanziale lo sviluppo delle vicende e che la obbligheranno a fare i conti con le conseguenze delle sue azioni. Una volta conclusa la prima run si sblocca poi la modalità NG+, che consente di rigiocare nuovamente l’avventura ed esplorare dei percorsi differenti, inclusi i due finali, mantenendo però alcuni dei progressi sbloccati in precedenza.

Sono queste le premesse narrative dalle quali prende il via Batora: Lost Haven, la nuova avventura-RPG a tinte action con visuale isometrica sviluppata da Stormind Games. L’intera esperienza di gioco ruota attorno alla duplice natura dei poteri che Sole e Luna conferiscono nei primi minuti alla protagonista. Superata una breve fase di disorientamento, Avril scopre infatti di poter incanalare il potere fisico ricevuto da Sole in una serie di attacchi corpo a corpo e di poter sfruttare quello mentale donato da Luna per letali attacchi a distanza. L’utilizzo di questi poteri è però vincolato alla natura in cui si trova la protagonista, che può essere cambiata in ogni momento con la semplice pressione di un tasto. Se si trova nella sua natura fisica, Avril può quindi sfruttare le proprie abilità corpo a corpo, ma non quelle mentali, e lo stesso accade, in modo diametralmente opposto, quando si passa alla natura mentale. Al netto di una abilità speciale comune, la divisione tra questi due status è assoluta, al punto che le due nature condividono lo stesso identico schema di controlli fatto di attachhi semplici, colpi speciali, attacchi ad area e schivate. Ogni natura dispone poi della propria barra di salute, dalla quale dipende la sopravvivenza della protagonista e che può essere ripristinata raccogliendo i frammenti di alcuni speciali cristalli presenti nei vari pianeti o quelli rimasti a terra dopo gli scontri con i nemici che incontreremo sul nostro cammino.

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In modo analogo alla protagonista, ogni creatura presente in Batora: Lost Haven può avere una natura fisica, una natura mentale o, nel caso di nemici speciali e boss, un mix di entrambe. Questo aspetto si riflette in modo diretto sulla natura degli attacchi sferrati dai nemici, che andranno ad intaccare la corrispondente barra di salute di Avril, e sulla tipologia di colpi da utilizzare per poterli danneggiare. Le cose si complicano ulteriormente quando la protagonista deve affrontare nemici speciali o boss. I primi, in modo simile alla protagonista, dispongono di due barre di salute, che possono essere prosciugate senza particolari accortezze modificando la natura di Avril in modo abbastanza libero in base a quale natura del nemico si vuole danneggiare, tenendo però sempre bene a mente che quando una delle due arriva a zero l’avversario entra in uno stato di furia, con conseguente incremento della sua pericolosità.

Leggermente diverso il discorso per quanto riguarda i boss. Anche queste creature dispongono di due barre della salute, ovviamente molto più grandi di quelle degli altri nemici, ma che non possono essere danneggiate liberamente. I boss, proprio come Avril, possono infatti passare da una natura all’altra durante gli scontri, modificando di conseguenza i propri pattern di attacco ed esponendo una sola delle due barre di salute agli attacchi della protagonista, che deve quindi allineare il proprio status a quello del nemico per poter trionfare. La barra di salute dei boss è inoltre divisa in tre parti. Quando Avril riesce a prosciugarne una, il nemico rimane stordito per qualche secondo durante i quali il giocatore deve infliggere quanti più danni possibili alla natura opposta, così da concretizzare le ferite inferte. Se ci riesce, lo scontro passa alla fase successiva, con tutto ciò che ne consegue. Se invece il giocatore non riesce a completare questo passaggio in tempo, il boss recupera l’intera porzione di salute e lo scontro riparte.

Sconfiggendo i nemici e completando le varie missioni che di volta in volta le vengono proposte dalle creature aliene presenti in Batora: Lost Haven, Avril ottiene dei punti esperienza, dai quali dipende come da tradizione la sua crescita. In questo caso lo sviluppo non è però libero. A ogni aumento di livello corrisponde infatti un incremento prestabilito delle cinque caratteristiche base di ogni natura, da cui derivano in modo diretto salute, difesa e capacità offensive. Questo non significa però che il giocatore non possa in qualche modo plasmare le abilità della campionessa, anzi. In base a come si comporta e alle scelte effettuate durante le missioni, Avril modifica il suo allineamento, avvicinandosi progressivamente al ruolo di Difensore o a quello di Conquistatrice. Così facendo, la protagonista ottiene dei Punti Runa, suddivisi in tre distinte categorie, che possono essere impegnati per equipaggiare, per l’appunto, delle rune. Ogni runa porta con sé uno o più bonus/malus che modificano le caratteristiche base della protagonista o le sue abilità in combattimento. In totale, Avril può equipaggiare contemporaneamente oltre venti rune, con la possibilità di modificare in ogni momento la configurazione senza nessun tipo di penalità, a patto però di avere abbastanza punti disponibili per la specifica tipologia.

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Le rune presenti nel gioco, che possono essere ottenute dai boss, raccolte durante l’esplorazione o acquistate dai venditori presenti nei vari piante, sono infatti di tre tipi diversi e ognuna necessità di un certo numero di punti nella categoria corrispondente. Per acquistare le rune dai venditori, la protagonista deve spendere una tra le tre valute presenti nel gioco, che si ottengono, in modo simile a quanto accade con i frammenti utili per ripristinare la salute, distruggendo i cristalli presenti sui pianeti, sconfiggendo i nemici o completando le varie missioni. Interagendo con i commercianti, la giovane eroina ha inoltre la possibilità di vendere le rune o alcuni minerali speciali di cui è in possesso per ottenere in cambio delle risorse da usare per fare nuovi acquisti. Anche le rune seguono in linea di massima la suddivisione tra natura fisica e natura mentale, seppur in questo caso siano molto frequenti gli oggetti che hanno un effetto su entrambe.

La duplice natura di Avril riveste poi un ruolo fondamentale nella risoluzione di alcuni enigmi ambientali, generalmente basati sull’interazione con alcuni oggetti secondo uno specifico ordine, e nel completamento di veri e propri labirinti, che ricordano alla lontana quelli presenti in The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Per superare questi enigmi, tutti ambientati in un luogo diverso da quello in cui si svolgono le vicende del gioco, la protagonista deve infatti sfruttare le proprie abilità per raggiungere la fine di un percorso più o meno articolato fatto di piattaforme da movimentare interagendo con interruttori, gigantesche sfere da far rotolare tramite telecinesi e inside di vario tipo, come trappole o piattaforme che diventano solide solo se Avril si trova nel giusto “status”. Questi elementi comuni vengono declinati in maniera diversa in ogni labirinto, così da dare vita a sfide molto diverse tra loro sia in termini di level design sia per quanto riguarda le abilità richieste per arrivare alla fin

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Per dare vita all’universo di Batora: Lost Haven, gli sviluppatori di Stormind Games hanno deciso di affidarsi nuovamente all’Unreal Engine di Epic, ottimizzato anche in questa occasione per beneficiare della potenza degli hardware di ultima generazione. Su entrambe le piattaforme testate in sede di recensione, ovvero Xbox Series X e Xbox Series S, il gioco offre le ormai tradizionali due modalità grafiche, ovvero Prestazioni e Qualità, che danno rispettivamente priorità al framerate o alla qualità grafica. Il comparto audio è invece affidato a una colonna sonora originale composta con la collaborazione di Ron Fish, noto per aver creato le soundtrack di titoli come God of War e della trilogia di Arkham, e a un doppiaggio in inglese di buona qualità. Per quanto riguarda i testi e i sottotitoli, la nuova fatica di Stormind Games può invece contare sulla completa localizzazione in lingua italiana.

Amore

Combat System intrigante

- Il sistema di combattimento messo a punto da Stormind Games per Batora: Lost Haven rappresenta senza ombra di dubbio uno dei punti forza del titolo. La doppia natura dei poteri a disposizione e la necessità di “accordare” al meglio lo status della protagonista in base alla situazione per massimizzare i danni inferti o, viceversa, per minimizzare quelli subiti si traducono in scontri ad alto ritmo nei quali conta più la capacità di adattamento rispetto al mero button smashing che spesso caratterizza alcuni titoli action. La possibilità di personalizzare la build attraverso le rune, seppur non in maniera radicale, consente inoltre al giocatore di adattare quanto basta l’esperienza di gioco al proprio stile e di variarla con pochi passaggi quando necessario, il tutto in un crescendo capace di tenere alto il livello di interesse dall’inizio alla fine.

Una trama profondamente attuale

- Nonostante una sceneggiatura non particolarmente originale in termini di sviluppo, Batora: Lost Haven colpisce per la profondità di alcuni passaggi e per la capacità di fondere in maniera davvero naturale alcune tematiche attuali, come la cura per l’ambiente, con elementi della cultura Zen. Come già detto, ogni pianeta presente nel gioco rappresenta uno dei quattro elementi naturali di base e da questo derivano non solo il suo aspetto o quello dei suoi abitanti, ma anche la cultura di ogni razza aliena e la storia di ogni pianeta. Ogni luogo ha infatti un passato da raccontare, che si rivela al giocatore attraverso i racconti dei personaggi incontrati nel corso dell’avventura e attraverso i semi degli Alberi della Conoscenza, che una volta raccolti permettono di sbloccare nuove voci nel Glossario ricche di informazioni fondamentali per comprendere fino in fondo tutte le sfaccettature dell’universo alla base del gioco.

Stile grafico

- Batora: Lost Haven non è (e probabilmente non vuole essere) un titolo in grado di settare nuovi standard sotto il profilo visivo. Questo però non ha impedito a Stormind Games di infondere nel loro nuovo titolo una personalità ben precisa, che si traduce in un design che amalgama i capisaldi dei titoli isometrici con un look quasi fiabesco, reso ancora più affascinante dalla scelta di una palette cromatica molto satura e perfettamente in linea con la filosofia alla base del gioco. Questa direzione artistica coinvolge non solo i personaggi principali, ma anche le varie razze aliene che si incontrano durante l’avventura e, ovviamente, i quattro pianeti nei quali si sviluppa la trama. Proprio i pianeti, con i loro biomi inusuali e le loro peculiarità, rappresentano la massima espressione della creatività dello studio, che ha saputo tradurre nel migliore dei modi tutto il fascino del libro al quale il videogioco si ispira.

Colonna sonora

- Come abbiamo imparato nel corso degli ultimi anni, nessuna avventura che si rispetti può definirsi tale senza una soundtrack capace di sottolineare nel migliore dei modi ogni istante. Batora: Lost Haven, con la sua colonna sonora di alta qualità ispirata a produzioni del calibro di Ori e Journey, non rappresenta un’eccezione da questo punto di vista ma, anzi, una piacevole conferma del fatto che il comparto sonoro rappresenta sempre di più un elemento fondamentale all’interno di un videogioco, indipendentemente dalla dimensione della produzione.

Labirinti

- Personalmente ho un debole per i giochi o le sezioni nelle quali è necessario risolvere dei rompicapo ambientali, ma non sempre questa componente viene sviluppata in modo adeguato. In questo senso, Batora: Lost Haven rappresenta un ottimo esempio di come andrebbero fatte le cose: poche meccaniche, ma ben realizzate, al servizio di un level design improntato alla creatività. I labirinti presenti nel gioco sono tutti diversi e ognuno propone qualcosa di unico, tra sequenze dove è necessario solo ragionare e altre dove la prontezza di riflessi è fondamentale, passando per flipper perfettamente riprodotto e altre situazioni simili. Questi livelli ovviamente non rappresentato il fulcro centrale del gioco, ma contribuiscono a rendere più varia l’intera esperienza e a fornire un piacevole diversivo all’interno di un titolo basato essenzialmente sul combattimento.

Odio

Mercanti poco utili

- Durante la mia prova ho completato Batora: Lost Haven per ben due volte e non ho quasi mai avvertito la necessità di dover acquistare delle rune per migliorare la mia build o di venderle per avere delle risorse extra da investire in nuovi upgrade. Di fatto la presenza dei mercanti è risultata del tutto ininfluente ai fini del gameplay, tanto che dopo un po’ ho iniziato ad andarci solo per farmi un’idea della loro evoluzione durante il gioco. Evoluzione che, se escludiamo l’aggiunta di qualche runa particolare presso uno specifico NPC, non influenza quasi per nulla l’esperienza e che, di conseguenza, vanifica quasi del tutto l’apporto di questa meccanica all’interno del gioco.

Sviluppo troppo lineare

- Nonostante la sua indole da RPG e la presenza di tanti personaggi, Batora: Lost Haven non offre al giocatore nessun tipo di digressione dall’incarico principale. Nel gioco non sono infatti presenti missione secondarie, sfide extra o attività opzionali e questo si traduce inevitabilmente in una sorta di appiattimento del gameplay, specie nelle fasi finali. Se da un lato è vero che questo contribuisce a mantenere l’attenzione del giocatore sulla trama principale, dall’altro è evidente che una manciata di missioni o sfide opzionali, dedicate magari alla scoperta delle caratteristiche di ogni pianeta, avrebbero permesso al gioco di risultare più vario e, magari, anche più longevo.

Controlli imperfetti

- Il sistema di controllo presente in Batora: Lost Haven sfrutta tutte le opzioni a disposizione del giocatore durante i combattimenti, inclusa la levetta direzionale destra. Quest’ultima deve infatti essere utilizzata per effettuare gli attacchi direzionali, in modo simile a quanto accade nei dual-stick shooter, e per selezionare il punto di impatto degli attacchi ad area. Un sistema apparentemente efficace ma che, all’atto pratico, si è rivelato davvero poco preciso e, soprattutto, poco comodo da sfruttare, specie durante gli scontri contro i gruppi di nemici più numerosi o nei labirinti dove era necessario utilizzare frequentemente gli attacchi a distanza di Avril. Una maggiore cura da questo punto di vista avrebbe sicuramente giovato.

Tiriamo le somme

Batora: Lost Haven è un’avventura di buona qualità che mescola una trama semplice, ma nella quale le scelte rivestono un ruolo fondamentale, un sistema di combattimento originale e coinvolgente, reso ancora più accattivante dalla doppia natura della protagonista, e uno stile grafico in grado di catturare l’occhio del giocatore sin dalla sequenza iniziale. Dalla somma di questi elementi nasce un titolo coraggioso e in grado di divertire, seppur con qualche difetto. L’eccessiva linearità generale e alcune lacune del sistema di controllo impediscono purtroppo all’ultima fatica di Stormind Games di fare quel passo in più che avrebbe permesso al gioco di risultare davvero imprescindibile per tutti gli appassionati del genere. Nel complesso, l’avventura interplanetaria di Avril rimane comunque meritevole della vostra attenzione, specie se vi piacciono i titoli action con visuale isometrica e siete in cerca di una storia capace di far riflettere, ma senza mai risultare eccessivamente impegnativa.
7.5

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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