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The Ascent

Recensione - The AscentXbox Series X | S Xbox One DigitalGame

Dopo aver fatto letteralmente innamorare molti giocatori con i trailer rilasciati a partire dal 2020, The Ascent, opera prima degli svedesi di Neon Giant, è finalmente arrivato su Xbox portando con sé tutto il fascino della cultura cyberpunk oltre ad un enorme carico di aspettative. Le avrà soddisfatte? Scopritelo nella nostra recensione.
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Il Gioco

The Ascent è un gioco d’azione con visuale isometrica che unisce le meccaniche dei dual-stick shooter con alcuni elementi classici del genere RPG, il tutto in un’ambientazione che mescola senza soluzione di continuità atmosfere cyberpunk e caratteristiche proprie della cultura sci-fi. Nel titolo, che può essere affrontato sia in solitaria sia in cooperativa con altri 3 giocatori in locale o online, interpretiamo il ruolo di un lavoratore al soldo dell'Ascent Group, una delle megacorporazioni che governano il mondo di Veles. La società controlla ogni aspetto del distretto nel quale vivono i propri dipendenti, inclusa la loro vita privata. Di fatto, nel mondo di The Ascent, i “lavoratori” non sono altro che schiavi, condannati a servire senza sosta la megacorporazione alla quale appartengono un ciclo dopo l’altro. Qualcosa però sta per cambiare: improvvisamente la società fallisce, gettando l’intero distretto e i suoi abitanti nel caos. Mentre i lavoratori cercano di capire cosa ne sarà del loro futuro, le bande criminali sfruttano l’assenza delle autorità per rivendicare il controllo dei vari quartieri e le altre megacorporazioni iniziano a interessarsi in modo sempre più insistente al distretto. E’ qui che entra in gioco il nostro alter-ego, che da buon mercenario inizierà a servire in successione nuovi padroni per salvaguardare la propria vita, per migliorare il proprio status sociale e, in modo quasi accidentale, anche per scoprire cosa sta davvero succedendo nel distretto e perché il suo precedente datore di lavoro è finito in bancarotta da un giorno all’altro.

MX Video - The Ascent

Sono queste le premesse narrative che fanno da sfondo all’opera prima di Neon Giant, lo studio svedese composto da soli 12 sviluppatori che ha dato vita a The Ascent. Per arrivare ai titoli di coda completando esclusivamente le missioni principali saranno necessarie almeno 12/15 ore, che possono tranquillamente diventare 20 o più se si decide di portare a termine anche i numerosi incarichi secondari nei quali ci si imbatte nel corso dell’avventura. In entrambi i casi non vi aspettate però trame particolarmente intricate, enigmi, ambientazioni generate in modo procedurale, loot alla “diablo” o cose simili. Lo sviluppo delle vicende, l’esplorazione e il progresso sono infatti molto lineari, se si esclude il backtracking necessario per raggiungere le varie aree partendo dal nostro quartiere di residenza, che di fatto svolge il ruolo di hub centrale. La durata complessiva è inoltre influenzata da quanto il giocatore decide di sfruttare i due sistemi di viaggio rapido presenti nel gioco, uno gratuito basato su stazioni della metro e uno a pagamento che consente di chiamare in qualunque momento un taxi, per raggiungere le varie destinazioni. Al netto di queste precisazioni, il gioco, come detto in apertura, è a tutti gli effetti un dual-stick shooter, il che significa che ogni missione si risolve in un solo modo: sparando.

Questo però non vuol necessariamente dire che il gameplay alla base di The Ascent sia banale o, peggio, noioso. Il team di sviluppo si è infatti impegnato per caratterizzare al meglio l’elemento fondamentale della propria produzione e per differenziarla dalla concorrenza, nei limiti del possibile. La prima meccanica peculiare è quella legata alla possibilità di sollevare l’arma sopra la spalla, così da mirare più in alto rispetto a quando si spara tenendo l’arma a livello del petto. In questo modo si possono colpire nemici più alti e/o raggiungere alla testa quelli umanoidi, infliggendo più danni. Questo gesto, unito alla possibilità di accucciarsi per trovare riparo dietro a tantissimi elementi presenti nello scenario, permette al protagonista (ma anche ai nemici, sia chiaro) di aprire il fuoco anche in copertura, così da minimizzare l’area esposta ai colpi avversari.

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A queste dinamiche si sommano poi le abilità speciali e il sistema di crescita del personaggio, che aggiungono un ulteriore livello di varietà agli scontri. Oltre a poter alternare rapidamente due diverse armi da fuoco, scelte tra un ventaglio che include non solo pistole e armi automatiche, ma anche fucili e “gingilli” in grado di garantire un discreto livello di distruzione, il protagonista, grazie alle possibilità offerte dagli impianti cibernetici, dispone infatti di uno slot per equipaggiamento tattico, di due slot abilità e di due spazi dedicati ai moduli per potenziare la propria armatura. Per quanto riguarda l’equipaggiamento tattico, il giocatore può selezionare liberamente uno dei tanti accessori a sua disposizione, che possono sia essere acquistati presso i negozianti sia raccolti come loot durante l’esplorazione. Tra le opzioni a disposizione troviamo varie tipologie di granate, una torretta automatica, un dispositivo capace di rigenerare la salute e un drone con cui immobilizzare per brevi periodi i nemici. Per poter utilizzare questi accessori tattici, il giocatore deve però prima riempire l’apposita barra di ricarica danneggiando gli avversari o acquistando scorte extra presso gli appositi distributori automatici.

Un po’ più complesso il discorso che riguarda le abilità, gestite tramite il menu “Augmentation”. Il giocatore dispone infatti di due slot da attivare tramite i tasti dorsali e di due spazi per abilità “passive” che vanno a incrementare una o più capacità del personaggio. Anche in questo caso il ventaglio delle possibilità è discretamente ampio e, soprattutto, vario. Si passa dalla possibilità di rilasciare sul terreno un esercito di mini-ragni robotici esplosivi al poter “scattare” un’immagine del proprio stato di salute attuale per ripristinarne lo stato automaticamente in caso di scontro, passando per varie tipologie di robot da difesa, modificatori di danno, moduli che incrementano la velocità o la precisione e molto altro ancora. I moduli passivi ovviamente non necessitano di particolari risorse o di un tempo di cooldown, mentre le abilità da attivare manualmente si. Gli impianti cibernetici consumano energia, che si rigenera anche in questo caso uccidendo nemici o spendendo soldi presso i distributori automatici, ma in questo caso il livello massimo dipende in buona parte dalle caratteristiche del personaggio e dal suo equipaggiamento. Qui entra in gioco anche una specifica categoria di vendor, ovvero i Grafter. Questi personaggi sono infatti specializzati nel vendere e, soprattutto, nell’installare i moduli cibernetici senza malus per il giocatore. Il protagonista ha infatti la facoltà di gestire liberamente i propri impianti come se fossero parti di equipaggiamento semplice, ma farlo in autonomia causa un esaurimento immediato della carica a disposizione.

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Eccoci quindi arrivati a parlare della componente RPG di The Ascent. Pur non essendo un vero gioco di ruolo, il titolo di Neon Giant abbraccia infatti alcune caratteristiche tipiche di questo genere. Innanzitutto il giocatore ha la possibilità di personalizzare il suo alter-ego sia prima di iniziare a giocare sia durante tutta la durata dell’avventura attraverso un classico editor, che consente di decidere l’aspetto, l’abbigliamento e, cosa ancora più importante, di distribuire i punti abilità a disposizione per potenziare una delle 8 abilità primarie presenti nel gioco, da qui dipendono in modo estremamente diretto le capacità del protagonista. Accumulando punti esperienza si sale di livello, ottenendo per ogni incremento altri 3 punti abilità da spendere. A questi si sommano poi quelli che è possibile recuperare esplorando a fondo le ambientazioni e aprendo le casse speciali sparse quà e là per il mondo di gioco, a patto di aver raggiunto il livello adeguato con il proprio Cyberdeck. Questo particolare strumento, se dotato dei giusti upgrade, permette infatti di hackerare terminali, porte, lucchetti, distributori automatici e ATM.

Le influenze GDR però non si esauriscono con la crescita del personaggio. Ogni abilità infatti “scala” su uno dei 4 attributi base, andando così a definire in modo ancora più accurato le caratteristiche del personaggio. Entrambi questi fattori vanno poi a sommarsi alle peculiarità delle parti di armatura indossate, che offrono gradi e tipologie di protezioni differenti, e delle armi da fuoco, ognuna dotata di precise statistiche e capace di infliggere una o più tipologie di danno. Queste ultime possono inoltre essere potenziate nel corso dell’avventura spendendo dei componenti particolari presso specifici vendor, che si affiancano a quelli più tradizionali presso cui è possibile acquistare e/o rivendere ciò che non ci serve. A differenza di molti altri action-GDR The Ascent infatti non affida quasi nulla al caso o a sistemi procedurali. Le ambientazioni e i percorsi da seguire rimangono infatti sempre gli stessi, così come non sono presenti due armi o parti di armatura con lo stesso nome, ma con caratteristiche diverse. Questo si traduce inevitabilmente nell’accumulo di armi, parti di equipaggiamento e potenziamenti dello stesso tipo, che vanno necessariamente rivendute così da ottenere preziosi crediti. Per la stessa ragione, non è prevista una casualità nel ritrovamento dei componenti necessari per migliorare le armi o dei punti abilità extra, il cui posizionamento è tutto frutto delle scelte operate dai designer della casa di sviluppo

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Per dare vita al mondo di Veles e alla propria visione di un mondo distopico, i ragazzi di Neon Giant si sono affidati all’ormai onnipresente Unreal Engine. Il motore grafico di Epic, anche in questa occasione, ha confermato la propria adattabilità e la propria scalabilità. Su Xbox One e One S il gioco gira con una risoluzione di 900p a 30fps, mentre su Xbox One X si raggiungono i 4K con il medesimo frame-rate. Sulle nuove piattaforme invece il frame-rate raddoppia, con Series S che raggiunge una risoluzione di 1440p e Series X che gestisce senza particolari difficoltà la risoluzione 4K UHD. The Ascent supporta inoltre il cross-play tra tutta la famiglia Xbox e la versione PC Windows 10. E’ però opportuno ricordare che il titolo consente di giocare in co-op sia in locale sia in rete, ma non in modo misto, as esempio due in locale e due online. La colonna sonora è composta da una selezione di brani electro-punk originali e si affianca a un doppiaggio in lingua inglese di buona qualità. Cattive notizie invece per quanto riguarda la localizzazione dei testi scritti: al momento il gioco infatti non include la lingua italiana.

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Amore

Visivamente impressionante

- Nonostante la sua natura indie, le ridotte dimensioni del team di sviluppo e la visuale isometrica, The Ascent è senza ombra di dubbio uno dei titoli più convincenti sotto il profilo grafico usciti nel 2021. Tecnicamente parlando, il lavoro svolto da Neon Giant è davvero incredibile. Il livello di dettaglio è sempre molto elevato e si accompagna a un design ispirato, capace di mescolare in modo estremamente fluido le innumerevoli opere, una su tutte Blade Runner, che hanno influenzato l’immaginario alla base del titolo e di trasmettere costantemente una sensazione di verticalità quasi oppressiva. A rendere ancora più indimenticabile il mondo di Veles ci pensano poi gli stupendi giochi di luce, la presenza di infinite luci al neon, le numerose cut-scene gestite in-engine, i tantissimi effetti particellari, la distruttibilità degli ambienti e la presenza a schermo di un numero a tratti quasi incredibile di NPC, che ahimè spesso finiscono per essere coinvolti nelle sparatorie facendo una brutta fine. Forse si poteva fare qualcosa di più sul fronte della varietà delle creature che popolano il distretto e in alcuni frangenti è facile notare il riciclo di asset, ma anche così The Ascent rimane un gioco “vivo” e capace di regalare grandissime emozioni a tutti gli amanti di un certo tipo di fantascienza.

Gameplay coinvolgente

- Quando si parla di dual-stick shooter si pensa spesso che non possano avere troppa profondità e che il loro fascino risieda quasi tutto nella frenesia dell’azione. The Ascent smentisce categoricamente questo preconcetto con poche aggiunte, ma molto azzeccate. La necessità di alzare/abbassare costantemente la mira per massimizzare l’efficacia dei propri colpi in base all’avversario e alla posizione rende l’esperienza di gioco più tecnica e, allo stesso tempo, più gratificante. A questo si sommano poi le numerose abilità, tutte molto diverse tra loro, e la presenza di un ventaglio di nemici che, seppur senza brillare per varietà sotto il profilo del design, riescono comunque a stimolare il giocatore grazie a situazioni sempre diverse tra loro. A bilanciare il tutto ci pensa infine il sistema di coperture, che spezza leggermente la frenesia degli scontri ma senza mai spingere il gameplay verso una deriva da cover-shooter.

Un mondo tutto da scoprire

- Alzi la mano chi non aveva almeno un po’ di timore che il mondo cyperbunk di The Ascent fosse “solo” grafica e luci al neon? Le cose però non stanno assolutamente così, anzi. Lo sparatutto di Neon Giant poggia infatti su un universo costruito con una cura per i dettagli inaspettata, almeno per una produzione di questo calibro. Ogni elemento, dalle razze aliene che popolano il distretto alle parti di equipaggiamento, risulta coerente ed è corredato da una corposa descrizione, che permette al giocatore di immergersi completamente nella lore del titolo e di apprezzare l’attenzione riposta dagli sviluppatori nel dare vita a una realtà quanto più credibile possibile, anche attraverso dialoghi extra o documenti. Per facilitare la vita a chi impugna il pad, nel gioco è stato fortunatamente inserito il “Codex”, una sorta di enciclopedia che permette di recuperare in modo immediato tutte le informazioni sbloccate, inclusi i numerosi tutorial.

Longevità inaspettata

- Personalmente non mi aspettavo di poter passare oltre 20 ore nel mondo di The Ascent senza annoiarmi o senza iniziare a sentire un po’ di ripetitività, ma alla fine è andata proprio così. Le somiglianze tra i vari incarichi vengono infatti messe subito in secondo piano dal gameplay, che rimane fresco e stimolante dall’inizio alla fine grazie a una curva di difficoltà generalmente ben strutturata lungo tutta la quest principale. Gli incarichi opzionali, in modo analogo, non offrono particolari variazioni sul tema, ma la possibilità di raccogliere loot speciale e/o punti abilità garantisce sempre quel piccolo stimolo in più che non guasta. In questo caso la curva di difficoltà dipende molto da quando si decide di affrontare le missioni, che restano comunque tutte molto godibili grazie a una buona varietà di situazioni e location. Si tratta di un risultato inaspettato e che, a conti fatti, permette anche di perdonare a Neon Giant l’assenza di un vero e proprio end-game.

Odio

Co-op da rivedere

- La gestione delle sessioni cooperative è uno dei punti dolenti del gioco, sia per quanto riguarda la stabilità delle sessioni online sia per quanto riguarda il bilanciamento. Quando si gioca in rete, i crash sono frequenti e questo compromette inevitabilmente l’esperienza di tutti, anche perché spesso per poter permettere a un giocatore di rientrare è necessario uscire in blocco dalla partita e creare una nuova lobby. Sul fronte del bilanciamento, il problema più grande è quello legato alla gestione dei nemici quando si raggruppano personaggi di livello molto diverso. In queste situazioni, il gioco non adatta le caratteristiche dei vari partecipanti ma si limita a “regolare” quelle degli avversari trovando la cosiddetta “via di mezzo”. Peccato però che, così facendo, ci si ritrovi ad avere nemici troppo facili per alcuni giocatori e comunque troppo difficili per altri, con tutto ciò che ne deriva. A questo si aggiunge poi il fatto che solo chi ospita la partita progredisce nelle quest, mentre tutti gli altri portano a casa solo l’esperienza e il loot raccolti durante la sessione. Un vero peccato.

Bug fastidiosi

- Questa voce è direttamente collegata alla precedente, in quanto la co-op sembra di fatto amplificare il rischio di incappare in bug molto fastidiosi, come quelli che causano la scomparsa di NPC fondamentali per concludere le quest. Durante la mia prova ne ho incontrati almeno un paio, con conseguente impossibilità di completare le missioni corrispondenti. Oltre a questo, mi è capitato spesso di non poter tornare al menu principale senza chiudere il gioco o di non poter sparare per alcuni secondi senza un’apparente motivazione legata al gameplay. Si tratta di problemi che inevitabilmente danneggiano l’esperienza di gioco, specie per chi desidera condividere l’avventura con altri giocatori, e che speriamo vengano risolti al più presto con una patch.

Mappa

- Un’altra nota negativa di The Ascent riguarda la mappa presente nel gioco, che pad alla mano risulta sia scomoda da consultare che praticamente inutile per orientarsi. La modalità di visualizzazione scelta dagli sviluppatori rende infatti molto complesso capire la destinazione finale e questo purtroppo si ripercuote in modo sensibile sul tempo “sprecato” in backtracking fine a sé stesso. Ad aggravare ulteriormente la situazione ci pensa poi il menu dedicato al viaggio rapido, nel quale viene effettivamente indicata l’area dove si trova il nostro obiettivo, ma solo se questa è già stata scoperta. Quando la nostra destinazione si trova in un’area ignota, il menu non fornisce indicazioni particolari. A volte è possibile intuire attraverso i dialoghi o dalla descrizione della missione, ma in tanti casi questo non succede e si è costretti ad attraversare aree già visitate solo per scoprire che sarebbe bastato prendere un taxi o la metro verso una stazione già scoperta per risparmiarsi 10/15 minuti di viaggio.

Nessuna localizzazione

- Non sempre l’assenza di testi e descrizioni in lingua italiana compromette la godibilità di un gioco, ma nel caso di The Ascent il rischio che questo accada è davvero concreto. Nel gioco sono infatti presenti tanti dialoghi, molti dei quali si sviluppano durante le sparatorie, nonché numerosi documenti e descrizioni fondamentali per comprendere a pieno le missioni e la trama del gioco. Chi non ha molta dimestichezza con l’inglese (o con una delle altre lingue supportate) non solo non riuscirà a immergersi all 100% nell’universo di Veles, ma potrebbe trovare addirittura fastidioso doversi sorbire innumerevoli conversazioni incomprensibili sia tra una missione e l’altra sia mentre sta trucidando senza pietà i nemici.

Tiriamo le somme

The Ascent è un action-RPG solido e divertente, capace di regalare tante ore di divertimento agli amanti dei dual-stick shooter e del genere cyberpunk. Il gameplay messo a punto da Neon Giant riesce a espandere le meccaniche classiche di questa tipologia di sparatutto con poche, ma efficaci, aggiunte, condendo il tutto con una manciata di elementi da gioco di ruolo e innalzando il livello generale della produzione con un comparto grafico tanto potente quanto ispirato. Peccato per alcuni difetti, tra cui una gestione poco curata della modalità cooperativa, per la presenza di bug davvero fastidiosi e per la totale assenza di localizzazione italiana, che allo stato attuale impediscono purtroppo alla prima opera del team svedese di brillare come meriterebbe.
8.0

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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