MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



img Castlevania: Belmont's Curse
copertina

Recensione - Castlevania: Belmont's CurseXbox Series X | SGame

Dopo dodici anni d'assenza, Konami riporta in vita una delle sue saghe più leggendarie affidandola ai francesi di Evil Empire, già autori del DLC Return to Castlevania di Dead Cells. Castlevania: Belmont's Curse ci porta nella Parigi del 1499 tra fruste, mostri e tarocchi maledetti. Scopriamolo insieme!
img

Il Gioco

Castlevania ha da poco spento quaranta candeline, ma i suoi fan sono a digiuno da molti anni: l'ultimo capitolo inedito, l'avventura 3D Lords of Shadow 2, risale infatti al 2014, mentre per trovare l'ultimo episodio a scorrimento 2D bisogna tornare addirittura ad Order of Ecclesia, uscito nel 2008. Nel frattempo Konami ha tenuto vivo l'interesse con diverse raccolte dei titoli classici e, soprattutto, con la serie animata su Netflix, che ha avvicinato al franchise un'intera nuova generazione di appassionati. È in questo contesto che nasce Castlevania: Belmont's Curse, sviluppato dallo studio francese Evil Empire con la consulenza di Motion Twin, il team dietro Dead Cells, che con la casa giapponese aveva già collaborato proprio realizzando l'espansione a tema Castlevania del suo celebre roguelite. La storia è ambientata nel 1499, ventitré anni dopo gli eventi di Castlevania III: Dracula's Curse, quando Trevor Belmont e la moglie Sypha Belnades erano riusciti a sconfiggere il Conte. Ventitrè anni di pace, ora interrotta da un evento drammatico: Parigi è stata invasa da orde di creature mostruose, ed il vescovo della città chiede l'intervento della più celebre famiglia di cacciatori di vampiri d'Europa, con una lettera dai contorni piuttosto sospetti.

MX Video - Castlevania: Belmont's Curse

A rispondere alla chiamata sono Trevor e sua figlia Rose, la protagonista del gioco, che ha ereditato dal padre le doti di combattente e dalla madre un legame con le arti arcane. Una volta sbarcati in una Parigi ormai in fiamme, i due si separano: Trevor si dirige dal vescovo per capire cosa stia accadendo, mentre Rose decide di esplorare le strade di Parigi, invase da non morti e creature d'ogni sorta. La ragazza porta con sé un mazzo di tarocchi e una misteriosa maledizione che le segna il braccio con venature rosse, due elementi destinati ad acquisire un'importanza sempre maggiore man mano che la storia procede. Non passa molto prima di trovarci faccia a faccia con il primo boss, il Caduto, un gigantesco essere che brandisce una croce sacra e che non ci risparmia certo i colpi; una volta sconfitto, Rose ne assorbe l'essenza sigillandolo in una delle sue carte, ed è qui che si rivela una delle idee più originali del gioco: la voce del Caduto continua infatti a risuonare nella mente della ragazza, commentando le nostre azioni e dialogando con lei. Lo stesso accadrà con molti altri boss che finiranno "catturati" nei tarocchi, come Giovanna d'Arco, che, liberatisi dal male che li opprimeva, ci accompagneranno fino alla fine dell'avventura.

Il cast di avversari mescola figure nuove, legate alla Parigi dell'epoca, a nemici storici della serie come Morte e Medusa, mentre nel corso della storia, per motivi che non vi anticipo, faremo la conoscenza di diversi personaggi del passato della saga, inclusi alcuni che si ritenevano morti da tempo. La narrazione procede per gradi, tra brevi sequenze animate e dialoghi accompagnati dai ritratti dei personaggi, e si concentra tanto sul mistero dietro l'invasione quanto sulla storia della famiglia Belmont e sulla crescita di Rose, giovane cacciatrice ansiosa di dimostrare il proprio valore all'ombra di un padre leggendario. Le prime ore ci vedono impegnati a recuperare tre chiavi custodite da altrettanti boss, necessarie per aprire una porta che conduce alle profondità della città, ma questo è solo l'inizio: ad un certo punto della storia, infatti, una nuova area esplorabile "emergerà" su Parigi, e non vi dico altro se non che farà la felicità degli amanti della saga. Va inoltre segnalato che Castlevania: Belmont's Curse prevede tre diversi finali, uno dei quali, il più negativo, è raggiungibile già intorno alle dieci ore di gioco, facendoci capire che, per andare avanti nella storia e raggiungere gli altri finali, Rose dovrà continuare ad esplorare e a sbloccare nuovi tarocchi.

img
Dal punto di vista strutturale, Castlevania: Belmont's Curse è un metroidvania classico nel senso più puro del termine, quindi nulla a che vedere con le origini roguelite degli sviluppatori: ci troviamo in una grande mappa interconnessa, divisa in diverse macro-aree tematiche che spaziano dalle strade e dai tetti di Parigi alle fogne, passando per torri, cimiteri e catacombe. Ognuna di queste aree è un vero labirinto, ricco di porte sbarrate, piattaforme troppo alte da raggiungere e zone visibili ma inaccessibili finché non otteniamo il potere giusto; molte presentano inoltre delle porte che conducono a sotto-livelli talvolta vasti quanto un'area intera. Come da tradizione del genere, ci troviamo quindi a ripercorrere più volte le zone già visitate per sbloccare nuovi percorsi alla luce delle abilità acquisite. A rendere più agevoli gli spostamenti ci pensano le scorciatoie e gli ascensori da sbloccare durante l'esplorazione, ma soprattutto un inquietante traghettatore degli inferi, che richiama chiaramente il Caronte dantesco e che funge da sistema di viaggio rapido tra le aree visitate. I salvataggi avvengono invece tramite degli specchi, che ripristinano la salute e le risorse di Rose ma riportano in vita anche i nemici delle aree circostanti.

Il cuore della progressione è rappresentato dal sistema degli Arcani, che di fatto prende il posto delle classiche armi secondarie della serie. I tarocchi da collezionare sono in tutto quindici, ognuno dei quali legato ad uno specifico personaggio da affrontare: sconfiggendolo, la carta si attiva sbloccando incantesimi, abilità e azioni speciali utilizzabili sia in combattimento che in esplorazione. Inizialmente, però, le carte non offrono alcuna informazione su dove trovare il boss che rappresentano; gli indizi vanno scoperti esplorando, parlando con i fantasmi che vagano per la città o interagendo con statue ed altri elementi dello scenario. Questi indizi sono spesso frasi piuttosto criptiche che ci suggeriscono dove cercare: un indizio più diretto potrebbe dirci che il personaggio è scomparso nel lago del cimitero, lasciandoci intuire che proprio lì potrebbe celarsi un passaggio segreto, ma altri possono essere più fumosi e difficili da interpretare. Ogni Arcano ottenuto può inoltre essere potenziato: ciascuna carta propone fino a tre Opere di Misericordia, piccoli compiti come colpire un certo numero di nemici con uno specifico incantesimo o con un'arma, che una volta portati a termine ci garantiscono una Benedizione da spendere per sbloccare un Dono, ossia un miglioramento specifico. La palla di fuoco ottenuta da una delle prime carte, ad esempio, può diventare più grande e respingere i nemici con maggior forza.

img
Rose si dimostra piuttosto agile sin dalle prime battute: può saltare da una parete all'altra, scivolare sotto i nemici ed eseguire schivate e capriole all'indietro, mentre subito dopo aver sconfitto il Caduto ottiene la Frusta Arcana, che le permette di agganciarsi agli appigli dorati sparsi per i livelli per issarsi sulle piattaforme o dondolare oltre gli strapiombi, ma anche di afferrare i nemici e proiettarsi verso di loro per colpirli al volo. Con il progredire dell'avventura, i tarocchi sbloccano poi nuove capacità di movimento: il doppio salto, lo scatto (inizialmente solo a terra, poi anche in volo, combinabile con il doppio salto per coprire distanze ancora maggiori), il pugno a terra che, sferrato da un'altezza sufficiente, sfonda alcuni pavimenti di roccia rivelando i livelli sottostanti, e la possibilità di interagire con le cosiddette "pareti illusorie". Queste sono riconoscibili per il loro aspetto semitrasparente, con massi sospesi a mezz'aria, e, mentre normalmente sono solide come dei normali muri, diventano attraversabili tenendo premuto il grilletto sinistro, mentre rilasciandolo tornano solide, permettendoci di usarle anche come appoggi. In un livello specifico sono poi presenti degli orologi che alterano lo scorrere del tempo, rallentandolo o accelerandolo. Completano il quadro passerelle e muri franabili, trappole, meccanismi ed enigmi ambientali, alcuni dei quali piuttosto cervellotici.

Passando al combattimento, Rose può contare su sette diverse categorie di armi, ognuna con un proprio set di mosse e caratteristiche peculiari: la spada lunga, ad esempio, è un'arma bilanciata che infligge danni extra se attacchiamo subito dopo uno scatto all'indietro, mentre i cestus, guantoni da combattimento di origine romana, hanno una portata ridotta ma combo più rapide, ed infliggono danni crescenti man mano che colpiamo i nemici. Le nuove armi si trovano sia esplorando sia sconfiggendo alcuni boss, visto che il gioco non prevede né valuta né negozi, né nemici che rilasciano equipaggiamento. Gli incantesimi degli Arcani consumano mana, che si ricarica colpendo gli avversari con gli attacchi normali, mentre per curarsi Rose può contare sulle ampolle di sangue: di base ne ha tre, che si ripristinano ad ogni specchio, ma i nemici possono rilasciarne di aggiuntive. A personalizzare ulteriormente lo stile di gioco ci pensano le reliquie, equipaggiabili fino a tre contemporaneamente, che offrono effetti passivi come il recupero di salute sconfiggendo i nemici o all'apertura delle casse del tesoro. È presente anche un sistema di livelli, che però non prevede alberi di abilità come negli RPG: sconfiggendo i nemici o distruggendo alcune statue sacre, Rose accumula esperienza e sale di livello, incrementando automaticamente attacco e difesa.

img
Il bestiario attinge a piene mani dalla tradizione della serie, tra scheletri, zombi, pipistrelli e creature ben più insidiose, tutti piuttosto coriacei e capaci di sfruttare anche le trappole e i pericoli ambientali, dai quali però possono a loro volta essere danneggiati. La maggior parte dei nemici comuni è affrontabile senza troppi problemi, anche se in alcune arene più avanzate, dove gli avversari si accalcano e ci bersagliano anche dalla distanza, non è difficile venire sopraffatti. Ma sono le boss a rappresentare i veri e propri picchi di difficoltà del gioco: ogni scontro richiede in genere diversi tentativi, finché non abbiamo memorizzato le sequenze d'attacco dell'avversario e individuato l'arma e la strategia più efficaci per abbatterlo, sfruttando al meglio le schivate e i momenti di vulnerabilità. Per chi dovesse trovarsi in difficoltà, il gioco offre però un ampio ventaglio di opzioni per adattare il livello di sfida: possiamo regolare i danni subiti e inflitti così come il numero di ampolle disponibili, fino ad attivare persino l'immortalità. Nessuna facilitazione è invece prevista per il platforming, quindi per superare i livelli acrobaticamente più difficili l'unica è quella di migliorare sempre di più.

img
Dal punto di vista grafico, Castlevania: Belmont's Curse propone uno stile 2D pulito e definito, che unisce fondali dipinti e stratificati su più livelli con elementi tridimensionali e personaggi dalle animazioni fluide, mentre i dialoghi si svolgono tramite ritratti dei protagonisti in primo piano. Su XBOX Series X il gioco gira a 60 fps senza incertezze, ed i caricamenti, piuttosto rapidi, avvengono solo nel passaggio da una macro-area all'altra. Ogni macro-area ha un proprio tema musicale, tra organi gotici e sonorità elettroniche, mentre il doppiaggio è disponibile in inglese e giapponese, con testi e sottotitoli completamente localizzati in italiano. Per quanto riguarda la longevità, ho impiegato circa 22 ore per arrivare ai titoli di coda, vedendo due dei tre finali previsti e lasciando alcuni tarocchi incompleti e diverse aree non esplorate al 100%, adattando peraltro la difficoltà per non rimanere bloccato troppo a lungo sui boss; chi vorrà scoprire ogni segreto e magari godere di un livello di sfida più elevato può aggiungere molte più ore a questo numero.

Amore

Combattimenti soddisfacenti

- Il sistema di combattimento di Castlevania: Belmont's Curse è uno dei suoi punti di forza più evidenti. Rose risponde ai comandi con grande reattività, ed il ventaglio di armi a disposizione permette di trovare lo stile più congeniale: passare dalla spada lunga alla rapidità dei pugni fino alla lunga gittata di fruste e lance cambia molto l'approccio agli scontri, e ogni arma ha caratteristiche che invitano a sperimentarle. Lo strumento più utile, però, è la Frusta Arcana: afferrare un nemico in volo o su una piattaforma sopra di noi, proiettarsi verso di lui e concatenare immediatamente un attacco dona agli scontri un ritmo frenetico e dinamico, permettendoci anche di usare gli avversari volanti come appoggio per superare alcuni strapiombi. Se a questo aggiungiamo gli incantesimi degli Arcani, come la croce lanciabile del Caduto o un potente maglio spiritico acquisibile più avanti, e le reliquie che modificano il nostro stile di gioco, il risultato è un sistema profondo e appagante, che dà grande soddisfazione soprattutto quando, dopo diversi tentativi, riusciamo finalmente a padroneggiare un boss.

Esplorazione, che passione!

- Ogni metroidvania vive del piacere della scoperta dei livelli, e Castlevania: Belmont's Curse non fa eccezione. La mappa è un intricato labirinto di passaggi, porte e sottolivelli, ed ogni nuovo potere ottenuto ci spinge a tornare sui nostri passi per provare a raggiungere quella piattaforma irraggiungibile che avevamo lasciato indietro o a passare attraverso quella parete apparentemente insuperabile. E, spesso, le nuove aree così sbloccate nascondono sfide di platforming e ricompense utili. Anche la ricerca dei tarocchi, con i suoi indizi criptici da decifrare, aggiunge un elemento investigativo che rende l'esplorazione ancora più coinvolgente, così come gli enigmi ambientali, alcuni dei quali estremamente gratificanti da risolvere. A questo si aggiungono il traghettatore, le scorciatoie e gli ascensori che evitano che il backtracking diventi troppo tedioso, oltre alla possibilità di posizionare un gran numero di segnalini sulla mappa per ricordarci di luoghi in cui dovremo ritornare.

Maestria del platforming

- Se amate il platforming d'abilità, Castlevania: Belmont's Curse saprà darvi grandi soddisfazioni. Man mano che otteniamo nuovi poteri, le sezioni platform si fanno sempre più complesse, chiedendoci di concatenare con il giusto tempismo salti, agganci della frusta, scatti in volo, il dissolvimento e la solidificazione delle pareti illusorie a seconda che dobbiamo attraversarle o usarle come appoggio, fino ad arrivare alle sezioni in cui dobbiamo manipolare lo scorrere del tempo. Alcuni passaggi richiedono una coordinazione notevole e diversi tentativi prima di essere superati, ma il gioco non risulta mai ingiusto o impreciso: ogni errore è nostro e non causato da un'errata collisione o compenetrazione, e superare una sequenza particolarmente impegnativa regala un grande senso di soddisfazione. È un platforming che premia l'allenamento e la pazienza.

Difficoltà su misura

- Ho apprezzato molto la flessibilità delle opzioni di difficoltà che, come nel recente CONTROL Resonant, permettono di adattare l'esperienza alle proprie esigenze. Si può intervenire sui danni subiti e inflitti, sul numero di ampolle a disposizione, fino ad attivare l'immortalità, così da rendere l'avventura accessibile anche a chi vuole semplicemente godersi la storia. L'opzione che ho trovato più comoda, disattivata di default, è quella che in caso di sconfitta contro un boss ci fa ricomparire subito fuori dalla sua arena: un dettaglio che evita di dover ripercorrere ogni volta un tratto di mappa e affrontare di nuovo i nemici incontrati lungo la strada prima di ritentare lo scontro. Le boss fight restano comunque impegnative, com'è giusto che sia in un titolo di questo genere, ma chi ha meno pazienza può calibrare la sfida senza snaturare l'esperienza. Il fatto che il platforming non sia invece semplificabile, inoltre, garantisce che una componente di abilità resti sempre centrale nel gioco.

Odio

E adesso dove vado?

- Uno degli aspetti che ho gradito meno in Castlevania: Belmont's Curse è la quasi totale assenza di indicazioni sui passi successivi da compiere dopo aver sconfitto un boss. Gli indizi legati ai tarocchi, ottenuti esplorando e parlando con fantasmi e statue, aiutano ad individuare la posizione dei boss, ma, soprattutto nella seconda metà dell'esperienza, non sempre bastano a chiarire come proseguire nella storia. Più di una volta mi sono ritrovato a ripercorrere tutti i livelli in cerca di qualcosa che potevo aver trascurato, senza un'idea precisa di cosa stessi cercando. La situazione si è fatta ancora più evidente dopo aver raggiunto il finale negativo: ripartito dall'ultimo salvataggio, non mi era chiaro cosa fare per raggiungere il vero finale, e ho finito per cercare di completare tutto ciò che restava sulla mappa e di sbloccare tutti i tarocchi, finché non mi è venuto in mente di provare qualcosa che avrei potuto fare già da un po' e che mi ha finalmente aperto la strada verso la parte finale del gioco. Forse sono stato io a prestare poca attenzione agli indizi, ma un sistema di guida all'esplorazione più efficace sarebbe stato comunque gradito.

Monotonia acustica

- I temi musicali del gioco sono orecchiabili e piacevoli, ma si ripetono continuamente senza alcuna variazione, generando alla lunga una certa monotonia. Ogni macro-area ha il proprio tema, quindi passando da una zona all'altra la musica cambia, ma considerando quanto tempo trascorriamo all'interno della stessa area tra esplorazione, backtracking e tentativi contro i boss, lo stesso brano finisce per accompagnarci in loop per ore, perdendo gran parte del suo fascino iniziale. Sicuramente un comparto in cui si poteva fare di più.

Uno stile che non osa

- Graficamente Castlevania: Belmont's Curse è molto pulito e definito, e lo stile 2D è realizzato con indubbia cura. Dal punto di vista artistico, però, l'impostazione risulta piuttosto classica e, pur restando piacevole, raramente riesce a stupire o a imprimersi nella memoria come hanno saputo fare altri metroidvania moderni. Fanno eccezione le sezioni ambientate tra le strade di Parigi, dove la città in fiamme sullo sfondo regala panorami davvero bellissimi, segno che il team avrebbe avuto tutte le carte in regola per osare di più anche nel resto dell'avventura.

Tiriamo le somme

Castlevania: Belmont's Curse è un metroidvania classico nella migliore accezione del termine, con un sistema di combattimento ottimo, un eccellente level design ed un platforming acrobatico di altissimo livello. Una certa mancanza di audacia artistica ed un senso di spaesamento nella seconda metà del gioco gli impediscono di raggiungere i vertici dei titoli che negli ultimi anni sono saliti sul trono del genere, ma resta comunque un gioco che nessun amante dei metroidvania dovrebbe lasciarsi sfuggire, non fosse altro perché si tratta del primo nuovo Castlevania da molti anni a questa parte.
8.5

c Commenti (2)

copertina

›

L'autore

autore

Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
caricamento Caricamento commenti...