Recensione - Shellshock 2: Blood Trails
di
Christian De Filio / DarkChris
P 8 mar 2009
Il Gioco
Ci viene quindi iniettato uno strano farmaco per proteggerci da qualcosa che al momento non ci viene rivelato, poi si prosegue e scopriamo che l'unico superstite della missione è nostro fratello Cal. Una volta incontratolo scopriamo però che qualcosa in lui è cambiato, e non solo a livello fisico; in pochi istanti infatti Cal impazzisce e fugge seminando morte e panico tra i presenti. Da questo momento in poi tutto il gioco ruoterà intorno al ritrovamento di nostro fratello, che dovremo inseguire lungo diversi scenari come la classica giungla vietnamita, templi diroccati, i tipici villaggi in legno, roccaforti situate tra le montagne, ecc. E ovviamente dvremo anche cercare di scoprire cosa, o chi, sia in realtà “Whiteknight”.
Oltre alla struttura classica di un FPS, Shellshock 2: Blood Trails cerca di introdurre alcune novità; i nemici infatti non sono solo gli storici vietcong ma anche gli infetti, che altro non sono che soldati e civili trasformati in zombie. Per combatterli avremo a disposizione il tipico arsenale da guerra fine anni 60: niente armi particolari o novità create per l'occasione. Anche la presenza di sporadici elementi soprannaturali, come visioni di fantasmi o flashback di eventi e luoghi visti attraverso gli occhi del fratello Cal, cercano di distinguere il gioco dagli altri sparatutto, anche se in realtà non c'è nulla di nuovo sotto il sole.
Amore
Zombie nella giungla
- L'idea di un virus che trasforma in zombie i soldati, in un contesto già cupo di suo come quello del Vietnam, rappresenta una buona alternativa nel panorama degli FPS. Purtroppo però si tratta a nostro avviso dell'unico lato positivo del gioco, e finisce per essere oscurato dai molti difetti.Odio
Grafica terrificante
- La realizzione tecnica di Shellshock 2: Blood Trails è davvero imbarazzante, spesso persino inferiore a quanto visto sulla precedente generazione di console. Modelli poligonali poverissimi, texture in bassa risoluzione, animazioni al limite del ridicolo (a volte i nostri compagni corrono lateralmente come i gamberi!), effetti grafici inesistenti: le esplosioni delle granate sembrano delle miccette per bambini, la pioggia era fatta meglio ai tempi del Megadrive, il sangue (nostro e dei nemici) è bidimensionale e strappa più sorrisi che spavento. A completare il tutto troviamo un'interfaccia e un HUD stile Commodore 64, senza contare la totale assenza di un qualsiasi motore fisico, per cui tutti gli oggetti risultano indistruttibili ed incollati nelle loro posizioni. Anche l'audio non si salva: assenza quasi totale di musiche ed effetti sonori blandi e per nulla convincenti, che di certo non aiutano ad immergersi nella guerra; unica nota positiva il doppiaggio in italiano, anche se i testi dei dialoghi spesso suonano comici.Deficenza Artificiale
- in una generazione in cui l'i.a. dei nemici diventa sempre più scaltra e reattiva ai comportamenti del giocatore, vedere i vietcong gettarsi a testa bassa contro le nostre raffiche di mitra è davvero esilerante. Nessuna tattica, nessun tipo di strategia; se uccidiamo un nemico, quello dietro non si sposta e muore nello stesso identico punto, senza tentare una via alternativa. Ma la cosa peggiore sono le morti casuali di alcuni zombie: capita infatti che degli infetti, dopo aver tentato di colpirci con una specie di ridicola manata (niente morsi violenti o colpi aggressivi), cadano a terra stecchiti da soli, senza che noi li abbiamo scalfiti con un singolo colpo! Insomma il tutto si traduce in un mero tiro al bersaglio da effettuare senza troppo impegno, e come se non bastasse l'assenza totale di fisica ragdoll sui corpi contribuisce a rendere i nemici molto più simili a dei fantocci piuttosto che a degli essere viventi.La sagra dei luoghi comuni
- la trama è, ad eccezione del fattore zombie, banale e scontata, priva di mordente e nonostante si cerchi di costruire un interesse per gli eventi narrati difficilmente ci si appassiona a dei personaggi piatti e psicologicamente stereotipati. Le varie situazioni proposte sono un vero campionario di frasi fatte sulla guerra, abbondano di retorica e sono farcite di torpiloqui e parolacce del tutto gratuite, come nell'intro che precede ogni livello.Frustrante e breve
- Il gioco si divide in 10 livelli ognuno della durata media di 20/30 minuti, per un totale complessivo di circa 5 ore: davvero improponibile per un gioco che non contempla alcun tipo di multiplayer e che si basa solo sull'esperienza in single-player senza offrire spunti di rigiocabilità, tranne che per cercare di sbloccare tutti gli obbiettivi. I casi più frequenti di morte avvengono per colpa dei troppi quick-time-events, le sequenze di tasti da premere con il giusto tempismo, per via di un'interfaccia confusionaria che peggiora i tempi di reazione e ci costringe a ripetere più volte le sequenze precalcolate. La cosa peggiore però è il comparire all'improvviso di alcuni nemici, ad esempio alle nostre spalle, in aree già ripulite o in vicoli ciechi senza che si capisca da dove siano sbucati; davvero frustrante perchè si rischia di morire ancora prima di capire chi e da dove ci stia colpendo.Tiriamo le somme
Se l'intento di Rebellion era quello di coniugare la guerra in Vietnam con gli zombie per creare uno sparatutto originale e diverso dagli altri FPS in circolazione, questo è chiaramente fallito: Shellshock 2: Blood Trails non si distingue per le sue caratteristiche e atmosfere ma solo per un comparto tecnico scadente ed una giocabilità irritante. Quando la lista degli aspetti negativi supera esponenzialmente quella dei pregi, è chiaro come il titolo in questione sia da evitare assolutamente. Il nuovo titolo Eidos può semmai essere considerato come un esempio di tutto quello che non dovrebbe essere fatto in un videogioco, e stupisce che nel 2009 si producano ancora dei titoli così poco curati; se cercate sparatutto con una componente sovrannaturale o semplicemente titoli bellici, troverete in circolazione prodotti sicuramente migliori. 3.5›






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