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Toby: The Secret Mine

Recensione - Toby: The Secret MineXbox One DigitalGame

La tua tranquilla e bucolica vita viene disturbata da dei brutti ceffi che rapiscono amici e conoscenti. Incarnando lo spirito dell’eroe ti lanci all’inseguimento per salvare i malcapitati, e finisci all’interno di scenari da incubo ma con panorami da sogno. In pratica non sei né all’inferno né in paradiso: sei finito in una specie di limbo. Ecco la nostra recensione di Toby: The Secret Mine.

Il Gioco

Toby: The Secret Mine è un platform game che segue la strada battuta da illustri predecessori: ottimo lato artistico a contorno di meccaniche semplici e immediate. Però un conto è percorrere la stessa via creandosi il proprio percorso, come quando in montagna facciamo un itinerario già battuto da molti ma percorrendolo con i nostri tempi e le nostre deviazioni, un altro è comportarsi come durante le escursioni nella neve, mettendo il piede all’interno dell’orma di chi ti sta davanti, seguendo lo stesso identico percorso passo dopo passo. Ecco, Toby: The Secret Mine cammina nella neve.

MX Video - Toby: The Secret Mine

Il protagonista, un ragazzo corno-munito raffigurato come una silhouette nera e due punti bianchi al posto degli occhi, si muove in un percorso bidimensionale fatto di contorni neri. Per avanzare nella sua avventura deve risolvere enigmi ambientali che gli permettono di, nell’ordine: superare burroni, evitare spuntoni, schivare frecce, scampare a mostri di vario genere, liberare i suoi compaesani. Si tratta di un sistema di gioco molto semplice che raramente pone la soluzione distante dal problema, preferendo nel caso nasconderla. In Toby: The Secret Mine molto spesso botole, chiavi e leve sono letteralmente coperte dallo scenario e si rivelano al giocatore solamente quando questo avanza a testa bassa verso quello che sembra un muro, ma si rivela solamente una specie di “censura”. Nell’idea dello sviluppatore questo escamotage è la rappresentazione a schermo dell’entrata di stanze e cunicoli, ma nella pratica peril giocatore rischia di ritrovarsi spesso a fissare lo scenario cercando di capire cosa gli stia sfuggendo, finendo per bloccarsi. Spesso si tratta appunto di una stanza mancata: basta fare qualche passo indietro – o avanti – per scoprire una di queste entrate.

Man mano che si prosegue nell’avventura si incontrano i prigionieri: ventisei demonietti ingabbiati, da liberare semplicemente avvicinandoci alla loro cella. Andando avanti cambiano gli scenari, tra i quali anche uno nella neve con tanto di valanga da cui fuggire, ma non vengono introdotte nuove meccaniche al di fuori di quelle iniziali, rendendo Toby: The Secret Mine un gioco semplice nell’accezione quantitativa e qualitativa del termine.

Amore

Una buona pennellata

- Malgrado le palesi, manifeste, un poco imbarazzanti, somiglianze di Toby: The Secret Mine con giochi come Limbo e Badland - citati fra l’altro dall'autore stesso come fonti di ispirazione - visivamente si tratta di un gioco intrigante. Certo, aiuta l’esser partiti da una base solida come il titolo Playdead, ma a differenza di Limbo il lavoro di Lukas Navratil non disprezza i colori, proponendo di volta in volta sfondi sempre diversi.

Tutto a portata di mano

- Data la sua natura di titolo silenzioso - nel senso di “non parlante”, che non mette subito in chiaro le meccaniche e le procedure per andare avanti - Toby: The Secret Mine non lesina sui decessi del povero avventuriero, con tanto di contatore nel menu principale. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi spedire al creatore Toby significa ricominciare a pochi passi di distanza dal fallimento precedente. Una cosa che, aggiungendosi al fatto che la soluzione agli enigmi non è mai lontana dal rompicapo stesso, permette a Toby: The Secret Mine di risultare scorrevole nonostante la sua malcelata natura punitiva.

Odio

Perché esisti?

- Fateci caso: soprattutto nella scena indie i nuovi titoli cercano sempre di presentarsi al pubblico con una particolarità che, nella speranza del team di sviluppo, li distingua dalla concorrenza quel tanto che basta da attirare l’attenzione dei giocatori. La basi di questi titoli sono le solide fondamenta condivise da centinaia di altre opere, ma la key feature è il motivo per cui esistono. Limbo? Un platform game come tanti, ma con una direzione artistica ben precisa. Titanfall? Uno sparattutto online come tanti, ma con i mech. Mass Effect? Un GDR fantascientifico ma con un complesso sistema di interazione fra i PNG. Shadow of Mordor? Un action game come tanti, ma con il nemesis system. E così via… la key feature è probabilmente l’idea che ha svegliato lo sviluppatore nel cuore della notte, il suo eureka intorno al quale costruire il gioco. Toby: The Secret Mine non ha un eureka, non ha un qualcosa che lo distacca dallo sfondo. Potrei essere più duro e dire che Toby: The Secret Mine non ha un’anima.

Vediamo come morire

- Anche il mentore di Toby: The Secret Mine, Limbo, non si faceva problemi a far fuori il protagonista, ma ad un certo punto il giocatore entrava nello spirito dell’opera e, perdendo qualche secondo ad esaminare lo scenario, arrivava alla soluzione del problema non per tentativi ma deducendo. Toby: The Secret Mine non ci dà quasi mai questa libertà. Per procedere bisogna semplicemente andare avanti, morire, ripetere senza cadere nella trappola appena scoperta. Un sistema che non offre grandi soddisfazioni francamente. In alcuni casi il titolo si lancia nel mirabolante tentativo di proporre enigmi e puzzle in stile FEZ, con una piccola differenza: alcuni di questi vanno risolti a caso, usando i tentativi e la memoria.

Per fortuna che mi basta tirare le cuoia

- In più di un’occasione mi sono imbattuto in bug e glitch tali da bloccare il gioco, e l’unico modo per risolverli è stato quello di morire, tornare indietro di qualche passo e ripetere il percorso. Fortunatamente, come già detto, i checkpoint non sono mai distanti più di qualche secondo.

Tiriamo le somme

Toby: The Secret Mine a tratti chiede l’agilità di Mario senza averne le gambe, altrove vuole rimandare a FEZ senza averne il cervello. Nel complesso evoca Limbo senza averne lo spirito. Potremmo anche dire che ci mette il cuore, arrivando ad essere un platform game giocabile, a tratti piacevole e senza particolari pregi o problemi. Più che da Limbo sembra adatto all’Antinferno, insieme agli ignavi che sappiamo essere tantissimi e dimenticati.
6.0

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L'autore

autore

Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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