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Inversion

Recensione - Inversion

Dopo aver cercato di differenziarsi nel genere FPS facendoci controllare il tempo in TimeShift, i ragazzi di Saber Interactive ci riprovano passando agli sparatutto in terza persona e dandoci il controllo sulla forza di gravità; scopriamo le qualità di Inversion.

Il Gioco

Sembra una giornata come le altre quella che il poliziotto di Vanguard City Dave Russell si appresta a vivere: non avrebbe mai immaginato però che da lì a poche ore si sarebbe trovato nel pieno di una guerra, un'invasione da parte di misteriosi individui armati di tutto punto e decisi a mettere a ferro e fuoco la città. Le cose si fanno ancora più strane quando le strade sono scosse da violenti terremoti e interi pezzi di palazzi si staccano iniziando a fluttuare nell'aria, come sorretti da una forza invisibile; nonostante ciò Dave riesce a farsi strada a suon di proiettili tra i misteriosi nemici - che poi scoprirà chiamarsi Lutadore - fino al suo appartamento per verificare che moglie e figlia stiano bene. Qui lo attende un'atroce verità: morta la prima, rapita dai nemici la seconda. Inizia così l'avventura del protagonista e del suo compagno di pattuglia, Leo Delgado, alla ricerca della piccola Leila ed alla scoperta delle origini e delle intezioni dei cruenti Lutadore.

Inversion è uno spararutto in terza persona che ha come principale - ed evidentissima - fonte d'ispirazione Gears of War; alle meccaniche classiche della serie Epic gli sviluppatori di Saber Interactive hanno però aggiunto un elemento distintivo: il controllo della gravità. Grazie allo zaino Gravlink, una particolare tecnologia dei Ludatodore di cui entriamo in possesso nelle fasi iniziali della storia, guadagniamo la possibilità di creare delle zone di bassa o alta gravità, utili per sollevare nemici nascosti dietro i ripari oppure raccogliere, spostare o scagliare violentemente grossi oggetti come massi ed automobili. La città è inoltre disseminata di anomalie gravitazionali che ci permettono di camminare sulle pareti o sui soffitti dei palazzi; questo dà vita a momenti distintivi come quando combattiamo nemici presenti su un piano gravitazionale diverso dal nostro (ad esempio noi sulla fiancata di un palazzo e loro per strada), oppure come le traversate e i combattimenti a gravità zero in cui usiamo le macerie fluttuanti come riparo e punti di slancio per lunghi salti. Oltre a queste particolarità, il gioco procede come ci si aspetterebbe da un classico sparatutto con sistema di copertura: tanti scontri a fuoco, occasionali boss e struttura lineare per un totale di 14 capitoli che impiegherete circa otto ore a completare.

Per quelli di voi interessati al gioco in compagnia, Inversion offre la possibilità di giocare l'intera campagna in co-op online (niente cooperativa locale) a due giocatori, impersonando i due protagonisti della storia; è presente inoltre una modalità Sopravvivenza in cui quattro giocatori devono affrontare ondate di nemici. Il comparto multiplayer competitivo è infine rappresentato da alcune modalità ad obiettivi, tutti contro tutti o a squadre, per 8 o 12 giocatori.

Amore

Fisica e distruggibilità

- Sembrano elementi scontati ma in realtà non lo sono  neanche nei titoli più blasonati, che talvolta presentano scenari dalla staticità imbarazzante: trovare numerosi elementi degli scenari di Inversion soggetti ad un motore di simulazione fisica e distruggibilità è stata quindi una piacevole sorpresa.

Fluttuare a zero-g

- Mi è piaciuta molto l'implementazione delle sezioni a gravità zero, in cui è possibile lanciarsi tra i detriti sospesi, usare i poteri del Gravlink e ingaggiare sparatorie. Ben congegnate e mai noiose.

Un gameplay senza sbavature

- Anche se si nota pesantemente l'influenza di Gears of War, partendo dai menu come la lobby pre-partita passando per le meccaniche di gioco fino ai nemici affrontati (alcuni dei quali addirittura sbucano dal terreno come le Locuste), c'è da dire che gli sviluppatori di Saber hanno saputo trarre il meglio dall'insegnamento di Epic realizzando uno sparatutto che, seppur senza innovare (e questo nonostante i poteri gravitazionali), si lascia giocare senza problemi dall'inizio alla fine.

Odio

Quel sapore di occasione mancata

- Purtroppo proprio l'elemento che avrebbe dovuto distinguere ed elevare il gioco, il controllo gravitazionale, delude riducendosi ad una serie di eventi scriptati in cui ci è richiesto di compiere determinate azioni senza che abbiamo davvero il controllo della situazione. E' un vero peccato, perchè la possibilità di cambiare il campo gravitazionale e spostare oggetti avrebbe potuto dare vita ad un gameplay emergente fatto di enigmi e situazioni stimolanti. Con maggiore ambizione - e risorse - avrebbe potuto essere un signor gioco.

Storia scialba, il gioco non decolla

- Altro problema importante del titolo è la trama, che rimane sempre sottotono e generica senza riuscire a coinvolgere appieno il giocatore e facendoci mancare quello stimolo indispensabile a proseguire nell'avventura. Senza contare poi i diversi buchi narrativi, che rendono il tutto più confusionario e incomprensibile.

Grafica sotto la sufficienza

- In alcuni punti, Inversion sembra avere una grafica simile ad I Am Alive, che aveva la scusante di essere un titolo Live Arcade. Ed anche quando migliora, rimane sempre sulla mediocrità con personaggi dal design poco convincente e problemi tecnici come un vistoso pop-up delle textures ed un pesante aliasing ovunque.

Tiriamo le somme

Inversion rappresenta la classica occasione mancata: con una miglior realizzazione sia sul fronte storia che nella gestione delle meccaniche gravitazionali avrebbe potuto essere un titolo interessante, ma così perde molto del suo valore rivelandosi uno sparatutto appena sufficiente, grazie soprattutto alla buona implementazione del sistema di mira e copertura, oltre ad alcune belle idee diluite nel resto. Fortunatamente Namco Bandai l'ha prezzato in fascia economica, quindi potrebbe comunque valere la pena di prenderlo in considerazione se siete in astinenza da sparatutto. 6.5

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L'autore

Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

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Commenti

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