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I Am Alive

Recensione - I Am Alive

Uno dei titoli più attesi - ma anche dallo sviluppo più travagliato - degli ultimi anni è finalmente arrivato. Ubisoft ci porta nelle lande devastate di I Am Alive invitandoci a sperimentare la propria idea del concetto di sopravvivenza: niente zombie, virus o mercenari ma solo esseri umani che, in condizioni estreme, possono rivelare il loro lato più mostruoso. Incuriositi? Bene, continuate a leggere per scoprire cosa vi aspetta nel gioco.

Il Gioco

Quando il protagonista di I Am Alive si separò dalla sua famiglia per attraversare gli Stati Uniti in un breve viaggio di lavoro, non avrebbe mai pensato che, a fronte di quelle quattro ore di volo, avrebbe passato l'anno successivo cercando di tornare a casa. Ma non poteva sapere dell'imminente Catastrofe che si sarebbe abbattuta su tutto il globo, scatenando devastanti terremoti capaci di spaccare la terra ed abbattere intere metropoli. Dopo un anno di cammino attraverso gli states arriva finalmente alla sua città, Haventon, deciso a ricongiungersi con moglie e figlia; ma il compito non sembra affatto facile visto che la città è ormai disabitata, le strade sono spesso interrotte da enormi crepacci, molti palazzi sono crollati e, come se non bastasse, i pochi sopravvissuti si sono organizzati in gruppi di pericolosi predoni.

La nostra esperienza con I Am Alive inizia proprio qui, con l'arrivo del protagonista (il cui nome rimane ignoto) alla periferia di Haventon; qui troviamo il primo obiettivo da superare, un enorme ponte di ferro semi-crollato che ci separa dalla città. E' l'occasione giusta per familiarizzare con uno dei pilastri del gameplay, le scalate: possiamo infatti arrampicarci lungo la struttura di ferro per superare tratti di strada bloccati da crolli e spaccature, e qui scopriamo che non si tratta di una attività semplice come titoli alla Tomb Raider ci hanno portato a pensare finora. Scalare è infatti un'attività molto faticosa e mentre lo facciamo una barra di energia si consuma progressivamente, spingendoci a raggiungere un punto sicuro il più velocemente possibile. Se la barra dovesse esaurirsi, avremmo pochissimi secondi durante i quali possiamo ancora rimanere aggrappati premendo furiosamente il grilletto destro del pad, dopo di che ci attende una rovinosa morte. Una volta raggiunto un punto sul quale stazionare in piedi, possiamo finalmente riposarci e la barra si riempie nuovamente. Questo meccanismo pervade il gioco dall'inizio alla fine, mettendoci di fronte a scalate via via sempre più complesse e difficili ed evolvendosi man mano grazie alla possibilità di utilizzare particolari oggetti - come bibite capaci di rigenerare l'energia, picchetti da scalatore che ci permettono di riposare anche a metà di una scalata o un rampino utile per dondolarci tra zone apparentemente irraggiungibili - indispensabili per poter completare i percorsi più complessi.

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Una volta superato il ponte e raggiunta Haventon, facciamo la conoscenza con le altre parti del gioco: l'esplorazione della città, agevolata da una mappa in cui il protagonista segna man mano le varie interruzioni incontrate, la presenza di aree invase da una nebbia tossica che ci costringe di arrampicarci su aree elevate e l'interazione con gli altri personaggi. Questi si dividono tra amici - o comunque neutri - con i quali possiamo parlare e che possiamo talvolta aiutare dando loro medicine o compiendo piccoli lavori, e nemici. E qui entra in gioco il secondo pilastro del gameplay, gli scontri, che si conducono in maniera molto diversa da quanto visto finora in qualsiasi titolo: il protagonista è dotato unicamente di un machete, una pistola (costantemente scarica o a corto di proiettili) e, più avanti nella storia, di un arco con una o due frecce, quindi le risorse sono limitate mentre i gruppi di nemici sono spesso numerosi. Attaccare senza pensare ci porterà inevitabilmente ad essere sopraffatti, quindi è essenziale ragionare su come condurre ogni combattimento. Il gioco ci mette a disposizione una serie di possibilità: quando incontriamo un gruppo di nemici, possiamo alzare le mani senza mostrarci ostili e questo ci offre un po' di tempo per pensare al da farci, dopo di che arriva il momento di agire. Se qualcuno ci si avvicina molto, possiamo farlo fuori a sorpresa col machete, ma questo metterà in allarme gli altri che ci attaccherano subito: è quindi il momento di tirar fuori la pistola e uccidere almeno quelli di loro armati di pistole. Anche nel caso in cui la pistola sia priva di proiettili, è comunque utilissima per bluffare minacciando i nemici, costringendoli magari sul bordo di un burrone per poi buttarli giù con un calcio, mentre l'arco è utilissimo per colpire di sorpresa ignari nemici lontani (anche le frecce sono pochissime, ma sono recuperabili dai corpi delle vittime) e affrontare poi gli altri con pistola e machete. Tra le altre variabili da tenere in considerazione ci sono poi particolari nemici dotati di armatura, da far fuori mirando con precisione alle parti scoperte, oppure i leader di alcuni gruppi che, se fatti fuori, porteranno gli altri alla resa. Tutto questo dà vita a scontri condotti sempre in maniera diversa a seconda del numero dei nemici e della nostra attrezzatura del momento.

Come potrete immaginare, morire a causa di un'errata valutazione dei nemici è piuttosto facile: abbiamo comunque un certo numero di "ritenta" a disposizione per riprovare le varie sezioni, una volta finiti i quali dovremo ricominciare il capitolo dall'inizio. Per i più ardimentosi, il gioco ci mette a disposizione la modalità "Sopravvivenza" nella quale abbiamo molti meno ritenta e risorse come cibo o proiettili, per cui il tutto diventa molto più complesso e serve molta cautela in ogni situazione, ma se volete sbloccare tutti gli obiettivi dovrete completare almeno una volta il gioco in questa modalità. La storia si esaurisce nel giro di sei ore, sicuramente un tempo decente per un titolo dal prezzo approsimativo di 14 Euro (1200 MSP), che può essere incrementato cercando di aiutare tutti i sopravvissuti incontrati o rigiocando in modalità sopravvivenza.

Amore

Stile visivo

- Azzeccatissimo il particolare stile visivo adottato dagli sviluppatori di Ubisoft Shangai: i colori desaturati, quasi tendenti al bianco e nero, conferiscono maggior fascino alle ambientazioni sporche e fatiscenti aiutando nel contempo a coprire le inevitabili limitazioni di un titolo Live Arcade. E nonostante questo, il gioco riesce comunque ad offrire dei panorami assolutamente mozzafiato: un ottimo lavoro di design.

Una civiltà allo sbando

- L'effetto di una catastrofe devastante, capace di mettere in ginocchio l'intera umanità, è reso in maniera molto efficace nel titolo: non solo per quanto riguarda la distruzione arrecata a strade e palazzi, ma anche le persone ridotte a vivere di stenti, rintanate nei palazzi più sicuri o organizzatesi in gruppi di predoni, contribuiscono ad aumentare il realismo dell'ambientazione.

Combattere con la testa

- I combattimenti di I Am Alive rappresentano una svolta assolutamente innovativa per il genere survival, qualcosa che meriterebbe di essere esplorato ed ampliato ulteriormente in titoli dal più ampio respiro. Essere costretti a pensare a come affrontare al meglio un combattimento, mentre i nemici ci minacciano e si avvicinano inesorabilmente, aggiunge quella scarica di adrenalina che rende il tutto più avvincente.

Scalatore si, ma non supereroe

- Ottima anche l'idea delle scalate "stancanti"; nel contesto survival del titolo ci aiutano a sentire maggiormente i nostri limiti di esseri umani ed a procedere in maniera più ragionata anche durante le fasi di arrampicata. Un'altra idea innovativa che mi piacerebbe vedere ulteriormente approfondita.

Varietà di ambientazioni

- Anche se il gioco è ambientato unicamente nella città di Haventon, gli sviluppatori si sono sforzati di offrirci situazioni e ambientazioni sempre diverse. Oltre a strade e palazzi ci troviamo quindi ad esplorare una nave, ad arrampicarci tra i vagoni di un treno a penzoloni in un burrone o all'interno di un grattacielo crollato e appoggiatosi orizzontalmente ad un altro, dove pareti e porte si trasformano in pavimenti e soffitti e viceversa.

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Odio

Un lavoro un po' grezzo

- Anche se le buone idee non mancano di certo, I Am Alive presenta una realizzazione comunque grossolana in alcune parti, frutto probabilmente del budget inevitabilmente limitato di un Live Arcade. Spesso incontriamo textures slavate e poco definite, mentre alcune animazioni, come quella del dondolamento col rampino, sono molto poco convincenti. Anche i volti dei personaggi non sono curatissimi, compreso quello del protagonista.

Storia incompiuta

- Le sei ore di gioco necessarie per completare il gioco vi porteranno senz'altro alla conclusione della storia, ma non è quella che potreste aspettarvi all'inizio. E' un po' come se Ubisoft avesse voluto offrirci un assaggio in attesa di poter in futuro sviluppare meglio la storia del protagonista senza nome.

Tiriamo le somme

I Am Alive ha il pregio di introdurre meccanismi innovativi e capaci di evolvere in nuove direzioni il genere survival, e lo fa offrendoci una storia interessante e calata in ambientazioni estremamente convincenti. Un titolo quindi consigliatissimo soprattutto a chi ama vivere nuove esperienze videoludiche: personalmente spero che abbia il successo che Ubisoft si aspetta, così da creare le condizioni per la produzione di un seguito dal budget ben più ampio. 8.7

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L'autore

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Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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