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Blacklight: Tango Down

Recensione - Blacklight: Tango Down

Come ogni anno, approfittando della penuria di novità nei negozi, durante il periodo estivo ci vengono proposte le più interessanti produzioni per Xbox Live Arcade. Una di queste è Blacklight: Tango Down, FPS in cui due fazioni, una che prende il nome dal titolo del gioco e l’altra chiamata “The Order”, si affrontano incessantemente sul campo di battaglia. Vediamo insieme se questo arcade può rappresentare un’alternativa ai più blasonati titoli del genere.

Il Gioco

Blacklight: Tango Down è uno sparatutto futuristico in prima persona basato esclusivamente su multiplayer online, in cui dovremo impersonare un soldato di una delle due fazioni del gioco per poi combattere nelle dodici mappe presenti, ognuna con una diversa ambientazione ed uno stile differente, cercando di vincere o ottenere più punti possibili e salire quindi di livello. Le modalità competitive presenti - sette in totale - sono variegate ed i giocatori non avranno problemi a scegliere quella più adatta al proprio stile di gioco. Si parte dai classici Deathmatch e Team Deathmatch per arrivare a quelle modalità in cui il titolo propone dei modelli originali, pur rimanendo sulle basi dei classici FPS, come per esempio “Domination”, in cui il giocatore insieme alla propria squadra ha il compito di conquistare o hackerare dei terminali presenti nella mappa per arrivare alla vittoria, o “Detonate” in cui dovremo innescare una bomba a tempo tramite un mini-gioco per eliminare l’intera squadra avversaria e concludere il round.

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L’unica modalità cooperativa presente è invece “Black Ops”, dove quattro giocatori potranno affrontare in altre quattro mappe inedite orde di nemici per portare a termine la missione. La difficoltà potrà essere stabilità prima di creare la stanza, selezionabile tra Normale, Difficile ed Insano.

Amore

Stile ibrido

- L’atmosfera, l’azione ed il gameplay offerti da Blacklight: Tango Down possono essere definiti come una sorta di ibrido di vari giochi. Ritroviamo i tipici elementi di titoli quali Modern Warfare 2, dal quale riprende l’immediatezza del gioco e dei comandi, Battlefield: Bad Company, da cui attinge per la meccanica dei “Loadouts” con la selezione di kit appositi per ogni classe, e Splinter Cell per la scelta di aggiungere quel tocco di stealth al titolo con l’uso dell’HRV, un visore che ci permette di vedere dove si trovano i nemici con un’apposita interfaccia. Tutte queste caratteristiche sono ottimamente miscelate e ci restituiscono un prodotto quantomeno unico.

Grafica

- Il gioco sfrutta egregiamente il motore grafico Unreal Engine 3, messo a punto da Epic Games e che risulta essere il più utilizzato dalle varie software house, donando ad ogni mappa texture di ottima qualità per un titolo arcade e che non risultano mai troppo ripetute se non in mappe quali Zero Point, dove prevalgono edifici in rovina in un ambiente cupo ed ostile, o Brutalism, dove la mappa è rappresentata da semplici muri bianchi misti a zone di verde.

Fate il vostro gioco

- Gli sviluppatori di Zombie Studios non hanno imposto ai giocatori un unico stile di gioco ed ognuno potrà quindi adottare la propria tattica personale. Potrete affrontare i nemici a viso aperto nelle zone più affollate della mappa magari imbracciando un fucile a pompa; potrete decidere di appostarvi su un tetto o una zona riparata con il vostro cecchino utilizzando il visore per scovare i soldati nascosti oppure prendere coraggio e correre verso la base nemica per tentare di prenderli di sorpresa. Ogni scelta avrà naturalmente i suoi pro ed i suo contro ma tutto ciò rende il titolo vario e ogni azione intrapresa dal giocatore non sarà mai sempre identica a quella precedente.

Personalizzazione

- Da questo lato Blacklight: Tango Down di certo non pecca. Con l’avanzare del nostro livello saremo in grado di sbloccare diversi oggetti ed elementi per le nostre armi e per le corazze che ogni volta potremo applicare o modificare nell’Armeria del gioco. Si parte dal mirino, dal caricatore e dalla bocca dell’arma per arrivare alla mimetica e alle simpatiche “tag”, segni di riconoscimento rappresentati da dadi, stelle, proiettili, pupazzetti e altro da applicare sulle nostre armi.

Netcode

- Per un gioco incentrato totalmente sull’online è importante avere un ottimo netcode che sappia reggere i 16 giocatori totali coinvolti nelle varie partite e sappia scegliere l’host con la connessione migliore. Ecco, Blacklight sarà capace di farvi scordare alcuni brutti momenti che potete aver vissuto in altri giochi causati dal lag, uno dei problemi più grandi per un sistema basato sulla condivisione e scambio dati attraverso il Peer to Peer. Raramente potrete scendere sotto le due tacche se avete una connessione normale e grazie al sistema di migrazione dell’host i giocatori non saranno più frustrati per l’eccessiva ingiocabilità o per il fatto di aver perso delle statistiche della partita, anche se in casi rari potrà accadere di perdere la connessione.

Odio

Campeggio e sacchi a pelo

- Un grande difetto del gioco, la cui colpa è data però anche dal popolo che gioca in rete, è rappresentato dai cosìdetti “camper”, giocatori che si appostano in un punto preciso della mappa, a volte addirittura nei pressi del respawn, per poi non smuoversi più e fare uccisioni su uccisioni. Sebbene il fenomeno sia parzialmente arginato da delle torrette, poco efficienti a dirla tutta, presenti nel luogo di rinascita e dal visore che ci permette di vedere se un nemico è dietro l’angolo, questo non basta per eliminare questa pratica. Se la squadra avversaria è specializzata in questa tattica, potrà capitarvi di non riuscire a muovere un solo passo. Visto che il titolo è di stampo futuristico, gli sviluppatori potevano sforzarsi di inserire una sorta di barriera per non far passare i proiettili nemici in una zona stabilita.

La sagra delle granate

- Il titolo mette a disposizione quattro tipi di granate in totale, divise in due categorie. Le granate speciali sono rappresentate dalle “Digi Grenade” che creano una zona in cui la mappa viene completamente distorta e scomposta “alla Matrix” e per cui è quasi impossibile capire ciò che avviene nei paraggi e dalle “EMP Grenade” che oltre a rilasciare una scarica elettrica “resettano” l’interfaccia grafica come se si riavviasse un PC. Unite le granate speciali a quelle classiche a frammentazione e, contando il fatto che ci sono un massimo di 16 giocatori in giro per la mappa vi ritroverete, letteralmente, in una continua pioggia di granate che con il passare del tempo risulta decisamente fastidiosa.

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E la storia?

- Gli sviluppatori hanno deciso di non creare una campagna in singolo per scoprire il curioso ed unico mondo di gioco, composto da due fazioni, l’americana “Blacklight” e un ex-gruppo militare statunitense denominato “The Order” in uno scenario futuro dell’est europeo. Si sono semplicemente limitati a fornire una sorta di fascicolo presente nel sottomenù “Come giocare” che sicuramente poche persone leggeranno. Scelta forse frutto di eccessiva fretta nello sviluppo, visto che avrebbe approfondito e caratterizzato di più questo Live Arcade.

Menù poco chiari

- Anche a causa dell’utilizzo di una palette cromatica troppo spenta e che risulta poco chiara con i soli colori bianco, nero, grigio ed arancione, i menù di gioco non sono per nulla user-friendly e ci vorrà del tempo prima di riuscire a trovare ciò che si cerca, specialmente nella personalizzazione. Un aspetto che poteva essere curato meglio ma che è forse dettato da una scelta stilistica da parte degli Zombie Studios.

Tante idee, ma da approfondire

- I creatori di Blacklight si sono sbizzarriti nell’ inserire molte idee, alcune collaudate e altre originali, ma non le hanno approfondite e non gli hanno conferito spessore. Il visore HRV, che poteva risultare una componente fondamentale, si limita ad essere un accessorio a vantaggio soltanto proprio. Ad esempio, nelle modalità a squadra si poteva far sì che i vari componenti potessero fornire le posizioni degli avversari se individuati con l’apposita funzione aumentando così il fattore tattico.

Tiriamo le somme

La nuova creatura partorita dalle menti di Zombie Studios si rivela avvincente, originale ed anche frenetica nelle continue azioni che possono essere intraprese dai giocatori: uno sparatutto un po’ diverso dal solito e con un ottimo comparto online, anche se minato dal fenomeno camper. La mancanza di una storia è grave per un gioco che rivela così tanti spunti che vengono quindi poco approfonditi, ma visto che si tratta pur sempre di un Arcade al prezzo di 1200 Microsoft Points, vale la pena almeno provarlo e, se poi piace, acquistarlo. 7.7

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L'autore

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Dopo aver iniziato a bruciare la Play con Crash Bandicot, ha poi saltato una generazione intera di console. L'incontro con la 360 avviene nel 2007 a San Marino, nel tentativo di evadere un po' di tasse. La sua folle passione per Gears of War lo porta ad entrare in MX e a sognare un giorno di lavorare per Epic Games, per i quali è già diventato moderatore del forum ufficiale.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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