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img Remothered: Red Nun's Legacy

Recensione - Remothered: Red Nun's LegacyXbox Series X | S DigitalGame

Non c'è due senza tre: Remothered: Red Nun's Legacy chiude la trilogia survival horror avviata nel 2018 da Stormind Games con Tormented Fathers. Nel frattempo molte cose sono cambiate, a cominciare dalla separazione dall'ideatore della saga Chris Darrill: scopriamo insieme come lo studio siciliano ha concluso una serie capace di conquistare numerosi appassionati!
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Il Gioco

Sotto molti aspetti, Remothered: Red Nun's Legacy si presenta come un survival horror decisamente tradizionale, legato ai canoni del genere, e lo si nota fin dalle fasi iniziali: una magione tetra e (apparentemente) disabitata, nella quale si addentra una sparuta eroina, disarmata e ignara di ciò che la aspetta... Non credo possa venire in mente un incipit più classico di questo, che peraltro sembra citare in maniera abbastanza esplicita l'inizio di Tormented Fathers, il primo gioco della serie: anche in quel caso, infatti, tutto partiva con l'arrivo in auto di un'eroina in cerca di risposte fino alle mura esterne della magione.

Le premesse narrative sono presto dette: ci troviamo in Sicilia, nel 2012, e da oltre un anno Agata, la figlia di otto anni di Susan, risulta sequestrata, così come altre quattro bambine. Gli sforzi della polizia sembrano non portare a nulla e, dopo tutto questo tempo, le speranze di ritrovarla sono davvero minime, finché nelle mani di Susan non viene recapitato un misterioso video amatoriale che sembrerebbe collegare la presenza della bambina a Villa Ashmann, una prestigiosa tenuta alle pendici di un visibilissimo Etna, ormai disabitata dopo la rovina dell'omonima famiglia, un tempo illustre. Determinata a non lasciare nulla di intentato, Susan si reca alla villa insieme al marito Angelo, ma ne viene subito separata mentre tenta di intrufolarsi nell'edificio attraverso una botola: si ritrova così da sola nel seminterrato di Villa Ashmann, da dove iniziano le sue, e le nostre, avventure.

MX Video - Remothered: Red Nun's Legacy

La vicenda narrata da Remothered: Red Nun's Legacy è quindi sostanzialmente chiara e autoconclusiva: dobbiamo accompagnare Susan nella ricerca della figlia, scoprendo al contempo motivazioni e autori del rapimento. Già solo il nome di Villa Ashmann, però, non può che suscitare la curiosità di chi ha giocato ai Remothered precedenti, e in effetti i legami tra le vicende di questo terzo episodio e quanto narrato nei primi due sono profondi e molteplici: raccontando la ricerca di Agata, Remothered: Red Nun's Legacy finisce per dare conto di una storia articolata, che coinvolge tre nuclei familiari principali (gli Ashmann, appunto, i Felton e i Wyman) e tre generazioni di protagonisti. Anche i luoghi sono naturalmente ricorrenti, per quanto in ogni gioco l'azione sia incentrata su un edificio diverso, e in questo capitolo le vicende riportano alla ribalta anche il convento del Cristo Morente, luogo centrale nell'intero arco narrativo della saga.

Nei panni di Susan ci introduciamo quindi nella villa, e ben presto avviene il nostro primo incontro (emotivamente traumatico, ma per fortuna senza conseguenze) con una Novizia: così viene etichettata una figura femminile celata da un'elaborata veste monacale, che appare in stato di ipnosi e si muove in modo innaturale, come un automa non particolarmente riuscito, con intenzioni tutt'altro che amichevoli nei confronti di Susan. Ci viene così introdotta la meccanica del cosiddetto stalker, ripresa fedelmente dai precedenti episodi e, in effetti, uno dei tratti peculiari e caratteristici della serie: durante l'esplorazione degli ambienti dovremo (quasi) sempre tenere conto della presenza, più o meno vicina, di una Novizia, evitando di farci vedere o, peggio ancora, di farci catturare.

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Susan è sostanzialmente indifesa nei confronti delle Novizie, quindi il gioco ci spinge con decisione a fare il possibile per evitare qualsiasi contatto. La prima regola è non rendere manifesta la nostra presenza: questo significa ridurre al minimo l'uso della torcia portatile che Susan tiene agganciata al bavero della giacca e, soprattutto, fare il meno rumore possibile, evitando di correre e in molti casi preferendo addirittura una camminata furtiva sulle ginocchia, più lenta ma anche più silenziosa di quella normale. Il rumore può però diventare anche un prezioso alleato, perché azionando oggetti che producono suoni o scagliando a terra oggetti fragili possiamo far convergere l'attenzione delle Novizie in determinati punti, sviandole dal luogo in cui ci troviamo o da quello da cui intendiamo passare.

Quando le cose non vanno per il verso giusto, è tempo di darsi alla fuga! Susan è leggermente più veloce delle sue inseguitrici, quindi anche quando veniamo sorpresi da vicino da una Novizia è abbastanza agevole guadagnare qualche metro di vantaggio: una distanza che si rivela fondamentale per raggiungere un nascondiglio (dentro un armadio, sotto un divano) senza essere visti. Una volta nascosti, la visuale passa in prima persona, facendoci vivere la palpitante situazione di osservare la stalker esplorare l'area intorno al nostro rifugio per poi, quando tutto va bene, passare finalmente oltre. In alcuni casi la stalker arriverà a esaminare proprio il nostro nascondiglio, dando il via a un semplice minigioco in cui dobbiamo mantenere un cursore al centro di un'area circolare, a rappresentare la capacità di autocontrollo di Susan. Se invece la stalker è riuscita a scorgere la nostra mossa, verremo brutalmente trascinati fuori dal nascondiglio, dando di fatto un nuovo inizio al nostro tentativo di fuga.

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Ogni volta che siamo a portata, la Novizia proverà a colpirci causandoci delle ferite che accorciano la barra della salute di Susan, ripristinabile soltanto consumando uno degli oggetti curativi (bende, medicinali e così via) in cui capita di imbattersi esplorando la villa. La situazione si fa decisamente peggiore se la stalker riesce a catturarci: in questo caso l'unica possibilità di evitare una fine orrorifica è avere con sé un oggetto da taglio o appuntito, da usare per mettere momentaneamente fuori gioco la nostra persecutrice quel tanto che basta per divincolarci e riguadagnare qualche metro di distanza. Usare queste armi comporta però la loro perdita dall'inventario, quindi dopo averne utilizzata una occorre fare particolare attenzione a non farsi catturare, almeno finché non se ne trova in giro un'altra con cui rimpiazzarla.

Evitare di cadere sotto i colpi delle Novizie è particolarmente importante anche in considerazione del sistema di salvataggio adottato dal gioco: non è possibile salvare manualmente i progressi, ma soltanto raggiungendo uno dei misteriosi metronomi presenti nella casa. Questi rivestono anche un ruolo nella narrazione, dato che contribuiscono a instaurare il processo di ipnosi collettiva che sembra guidare le Novizie: in linea di massima, ogni volta che Susan entra in contatto per la prima volta con un metronomo viene trasportata in una dimensione onirica, nella quale si ritrova a rivivere le vicende avvenute in passato nel convento del Cristo Morente.

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In alcune occasioni, al termine di queste esperienze, Susan si ritroverà dotata di nuovi poteri: il primo, la cosiddetta Retrocognizione, le consente di rievocare momenti del passato semplicemente concentrandosi su determinati oggetti; il secondo le permette di cogliere attraverso gli specchi elementi invisibili nel mondo reale; grazie al terzo e ultimo, infine, Susan diventa capace di controllare gli sciami di falene che imperversano nella casa, utilizzandole per dissolvere le formazioni che bloccano accessi e porte. Com'è facile intuire, l'acquisizione di questi poteri amplia progressivamente le possibilità di Susan di raccogliere nuovi indizi e accedere a nuove aree, e costituisce uno strumento fondamentale attraverso il quale vengono scandite le fasi del nostro avanzamento nella vicenda.

Si progredisce quindi esplorando un po' alla volta gli ambienti della villa, partendo dall'ala di rappresentanza per poi spostarsi in altre aree, sulle quali manteniamo un giusto riserbo per evitare spoiler. In generale, però, va rimarcato che per le nostre possibilità di sopravvivenza diventa importante la capacità di orientarsi all'interno della casa, compito spesso non così semplice: il gioco decide infatti di frequente (forse un po' troppo spesso, a mio parere) di complicarci la vita introducendo espedienti narrativi che fanno piombare la villa in un buio più o meno totale, obbligandoci a usare la torcia elettrica ma anche a fare un consistente ricorso alla nostra memoria visiva.

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Va da sé che il buio è anche uno degli strumenti con cui i game designer mantengono alta la tensione mentre ci aggiriamo per le stanze di Villa Ashmann, così come gli effetti audio, che diventano anzi ancor più centrali in condizioni di visibilità bassa o bassissima. Sotto questo aspetto il lavoro dei sound designer di Stormind Games è davvero eccellente: i passi trascinati delle Novizie, il loro inquietante soliloquio e lo scricchiolio agghiacciante delle vecchie porte fungono non solo da utili indicatori della vicinanza di una stalker, ma anche da potenti iniettori di tensione nelle nostre vene, al pari della pregevole colonna sonora firmata dal celebre Akira Yamaoka.

Naturalmente non vi sveliamo nient'altro della trama, lasciandovi il piacere di seguire una vicenda che, questo posso dirlo, funziona e convince. Chiaramente bisogna concedere alla narrazione una minima dose di escamotage funzionali a tenere in piedi il concept di gioco: nello specifico, non mi ha convinto il modo in cui Susan si ritrova di nuovo da sola dopo un certo incontro con un certo altro personaggio (mi saprete dire...), ma sono ben lieto di concedere agli sceneggiatori alcuni di questi bonus, non potendo pretendere che all'improvviso il gioco si trasformi in un'esperienza co-op!

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Il mio percorso fino al memorabile gran finale è durato una dozzina d'ore, ma sono consapevole di essermela presa comoda, esplorando per bene tutti i meandri di Villa Ashmann e leggendo tutti i contenuti, oltre ad aver passato, da fifone certificato, una considerevole quantità di tempo chiuso in vari armadi e ripostigli, in attesa che i passi della Novizia diventassero davvero distanti... ma molto, molto distanti! Il grado di spavalderia con cui si affronta Remothered: Red Nun's Legacy può sicuramente influenzarne in maniera determinante la durata: scegliendo un approccio che porti sistematicamente, o quasi, a rischiare il contatto pur di non rimanere troppo a lungo fermi o intrappolati, si può tranquillamente arrivare ai titoli di coda anche in sette-otto ore.

Tecnicamente il gioco risulta solido, con giusto qualche incertezza nelle animazioni e nelle luci, ma nulla di grave. Durante la mia prova mi è capitato un glitch che occasionalmente mi impediva di accedere a un certo ambiente, pur essendo l'accesso chiaramente aperto, ma il problema non si è più ripresentato nelle ultime sessioni, quindi presumo sia stato risolto: il gioco ha infatti ricevuto ben tre aggiornamenti durante il mio periodo di recensione, compresa una sostanziosa patch day one. Per quanto riguarda le prestazioni grafiche, abbiamo a disposizione le due classiche modalità Qualità e Prestazioni; anche se in quest'ultima i 60 fps non sono propriamente granitici, l'esperienza complessiva è comunque più che buona, senza momenti che mettano davvero in crisi l'immersione nel mondo di gioco.

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Amore

Una villa che è quasi un museo

- Siamo inevitabilmente un po' di parte, ma come si fa a non apprezzare un'ambientazione che sfrutta sapientemente tutto ciò che ha da offrire una terra ricca di storia e di cultura come la Sicilia? Gli ambienti, gli arredi, i dipinti, i mosaici alle pareti, gli innumerevoli oggetti con cui interagire (anzi, il numero in realtà lo conosciamo: i collezionabili del gioco sono ben 113) e, da ultimo, le magnifiche tonache ("costumi", direbbe la giovane Gloria Ashmann) delle Monache Rosse: Remothered: Red Nun's Legacy trabocca di stile, folklore e fascino, e il consiglio è di ritagliarsi del tempo per esplorare e gustarsi tutto questo, magari smettendo per un momento di badare al rischio di finire nelle grinfie della Novizia di turno. Sono evidenti la cura e la passione messe nella scelta e nella realizzazione di questi elementi ambientali, che contribuiscono inoltre a dare al gioco un'identità stilistica riconoscibile in mezzo alle tante produzioni americane o americaneggianti.

La giusta... tensione

- Non essendo un fan particolarmente accanito del genere survival horror, ho apprezzato come Remothered: Red Nun's Legacy non punti su facili effettacci, scene splatter o jump scare a profusione. È a tutti gli effetti un horror per le tinte forti, le sequenze disturbanti, le atmosfere e lo stato di tensione in cui mette il giocatore, ma senza mirare a mettere a dura prova le coronarie di noi poveri ultraquarantenni, se non in qualche occasione. Come si suol dire, l'orrore più potente è quello immaginato, e il pericolo è semmai quello di giocare in maniera troppo smaliziata, una volta capito che tutto sommato non è poi così difficile sfuggire alle Novizie, anche quando ci individuano: se invece riusciamo a immedesimarci nella protagonista e a vivere la costante incertezza che prova aggirandosi per la villa, mentre approfondisce una situazione che si fa via via sempre più fosca, ci sono tutte le premesse per sessioni di gioco davvero intense e memorabili.

Come chiudere bene una trilogia

- Ho apprezzato il modo in cui Stormind Games ha gestito il ruolo di questa nuova uscita nel contesto più ampio dell'intera trilogia di Remothered. Dal punto di vista narrativo, Remothered: Red Nun's Legacy offre una conclusione sostanziale e convincente agli archi narrativi avviati nei giochi precedenti, approfondendoli o facendoceli vivere da un diverso punto di vista: chi non conosce i primi due capitoli della saga può giocare questo terzo senza problemi, ma per chi invece li ha giocati diventa quasi obbligatorio non perderselo, visto quanto arricchisce e spiega molti degli eventi narrati in precedenza! Anche sotto l'aspetto stilistico e del gameplay ho apprezzato la coerenza con il passato mantenuta in questo capitolo: ci si sarebbe potuti aspettare un deciso cambio di rotta, specie dopo l'uscita dal progetto del game director Chris Darrill, e invece Remothered: Red Nun's Legacy, pur con le sue ovvie e innegabili peculiarità, non rinnega nulla dei tratti fondamentali dei due giochi precedenti, chiudendo una trilogia che si distingue proprio per coerenza stilistica e organicità.

Odio

Comparto visivo migliorabile

- Il destino ha voluto che iniziassi il mio percorso su Remothered: Red Nun's Legacy dopo un consistente periodo di full immersion nel recente Gears E-DAY, e credo che questa circostanza abbia accentuato la mia sensazione che dal punto di vista grafico si potesse fare qualcosa di più, spremendo un po' più a fondo l'Unreal Engine 5. Non voglio ovviamente fare paragoni ingenerosi, dato che il budget a disposizione di Stormind Games è presumibilmente una minima frazione di quello di The Coalition; ciononostante, pur essendo il risultato complessivo tutt'altro che malvagio, rimane la sensazione che soprattutto su personaggi, animazioni e cut-scene ci sia margine per un ulteriore passo avanti (gli ambienti mi sono sembrati invece molto più convincenti, con una gestione della luce in generale molto buona). Il tema diventa interessante anche in prospettiva delle remaster, ufficialmente annunciate, dei due titoli precedenti della saga, peraltro nemmeno invecchiati malissimo: in quel contesto, un upgrade grafico solo incrementale e non particolarmente clamoroso rischierebbe di non giustificare completamente queste riedizioni, ma staremo a vedere!

Poche cose da fare

- L'impianto di gioco dipende in gran parte dalla capacità degli stalker di tenervi sempre in guardia e in tensione. Se siete giocatori particolarmente smaliziati o refrattari all'immedesimazione (va detto: non è il mio caso!) potreste non subire più di tanto questa dinamica, e in tal caso Remothered: Red Nun's Legacy rischierebbe di diventare poco più che un walking simulator: certamente di grande atmosfera e sorretto da una trama a mio avviso di qualità, ma pur sempre un gioco in cui le cose da fare non sono poi molte e il senso di avere il controllo sugli esiti della vicenda si fa piuttosto labile. Al netto delle fasi in cui siamo impegnati a nasconderci o a fuggire dalle Novizie, infatti, il progresso è affidato a una serie di fetch quest lineari del tipo "trova la chiave per aprire la porta", che lasciano ben poco spazio alla discrezionalità, e a puzzle occasionali (proposti in particolare nella dimensione ipnotica del Convento) che però sono tutt'altro che impegnativi. Anche alcune meccaniche presenti nei capitoli passati della saga, come la possibilità di combinare elementi nell'inventario per crearne di nuovi o di usare corde per impedire l'apertura di una porta, sono state eliminate, riducendo al minimo le meccaniche di gameplay non legate agli stalker.

Doppiaggio solo in inglese

- Situazione quasi paradossale: Stormind Games ha investito molto nel voice acting di Remothered: Red Nun's Legacy, allestendo un cast di tutto rispetto che vede le celebri Cissy Jones e Maggie "Lady Dimitrescu" Robertson rispettivamente nei panni di Susan e della Monaca Rossa, eppure eccoci a parlarne nella sezione "ODIO"! Non perché le interpretazioni non siano all'altezza, sia chiaro, ma perché a mio parere il gioco avrebbe davvero meritato un doppiaggio in italiano. Non tanto per i soliti discorsi di fruibilità e possibilità di arrivare a tutti (i sottotitoli nella nostra lingua comunque ci sono), quanto come strumento per garantire un'immersione ancora più forte nella vicenda, esattamente come ho apprezzato poter giocare la serie Yakuza in giapponese o A Plague Tale in francese. Il problema, ricorrente in tutta la saga, è stato parzialmente aggirato immaginando una vicenda in cui molti dei personaggi, a cominciare dalla protagonista, non sono italiani, ma rimane comunque il forte contrasto tra un'ambientazione così localizzata, con manifesti, ritagli di giornale e pagine di diario in italiano, e personaggi che interagiscono come se fossimo per le strade di New York City.

Tiriamo le somme

Dal punto di vista realizzativo, Remothered: Red Nun's Legacy rappresenta un deciso passo avanti rispetto agli episodi precedenti: beneficia certo di hardware e tecnologie più moderne, ma è proprio la maturità raggiunta da Stormind Games come studio a segnare un ulteriore salto in avanti, proponendoci un'esperienza di gioco raffinata e solida, una vera e propria prova di maturità superata egregiamente. Il gameplay può forse risultare un po' esile, ma un'ambientazione ricca di fascino e una storia profonda e piena di colpi di scena danno sostanza a un survival horror che non si può che raccomandare, specialmente se avete frequentato i precedenti episodi della serie.
8.0

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L'autore

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La sua passione per il gaming nasce nel lontanissimo 1982 con Gorf per Vic-20, ma da quando ha scoperto le "gioie" della caccia agli obiettivi, gioca solo su Xbox. Il suo nemico giurato è l'Arretrato, smisurato ed in costante aumento. Maguzzolo però non si arrende: armato di sei console ed un numero sterminato di controller, continua a dare battaglia.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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