Recensione - The Alighieri Circle: Dante's Bloodline

Il Gioco
E se la Divina Commedia non fosse solo il più grande poema della letteratura italiana, ma anche il resoconto romanzato di un'esperienza realmente accaduta a Dante Alighieri? È da questa ipotesi che parte la storia di The Alighieri Circle: Dante's Bloodline, immaginando una stirpe degli Alighieri dannata da una maledizione secolare: ogni 33 anni, un discendente di Dante deve compiere un rituale che lo porta a scendere in una dimensione infernale, per superare una serie di prove e chiudere il varco che separa quel regno dal nostro mondo. Per riuscirci deve recuperare tre pagine della Divina Commedia intrise di un potere arcano, le uniche in grado di sigillare nuovamente le porte dell'Inferno. Un compito non semplice, che porta con sé terribili conseguenze per chi lo svolge. Il prescelto di questa storia è Gabriele Alighieri, che negli anni '90 si ritrova ad affrontare un destino con il quale è cresciuto fin da piccolo, ma che non ha mai smesso di temere. Gabriele non è un eroe senza macchia e senza paura: è un uomo comune, sposato e con una figlia, che vorrebbe trovare un modo per sottrarsi a questo fardello ereditato dalla sua linea di sangue e che vive con angoscia il suo compito.
MX Video - The Alighieri Circle: Dante's Bloodline
La nostra avventura nel gioco inizia con l'arrivo di Gabriele nella villa di famiglia degli Alighieri, una dimora sontuosa e ricca di storia nella quale si svolge buona parte del gioco. Qui abbiamo a disposizione una mappa della casa, utile per orientarci tra i suoi diversi ambienti, dalla biblioteca fino alla cripta e a un ampio seminterrato. Arriviamo a notte fonda e con un temporale all'esterno; dopo aver velocemente esplorato alcune delle stanze della casa, Gabriele giunge al salone principale dove chiama al telefono la moglie Dalila, che fungerà da filo conduttore emotivo per l'intera vicenda. Dopo una breve conversazione (completamente in italiano) durante la quale Dalila cerca di tranquillizzarlo per il compito che lo attende, il protagonista si dirige alla cripta per dare inizio al rituale, solo per scoprire che il portale verso la dimensione infernale è sigillato: per aprirlo dovrà prima reperire tre statue negli ambienti della villa, cosa che ci dà l'occasione di esplorarla più a fondo. In queste fasi iniziali il gioco inizia a raccontarci la storia della famiglia Alighieri attraverso quadri, libri, statue e soprattutto le lettere lasciate da uno degli antenati di Gabriele, che rivelano quanto la maledizione abbia segnato le generazioni precedenti. Una volta reperite le statue su tre piccoli altari in altrettante stanze, l'accesso al portale si sblocca e possiamo entrare nella dimensione dell'ade, non prima di essere passati per un breve minigioco ritmico che ci verrà riproposto, sempre più difficile, ogni volta che dovremo riattraversare il varco.
Ad attenderci c'è l'Abisso, così come lo chiamano gli Alighieri: un Inferno che non ha nulla a che vedere con le fiamme e lo zolfo dell'immaginario tradizionale, né con la rigida architettura dei nove cerchi descritta nel poema. Scopriamo così che l'Inferno è un luogo personale, plasmato dalla psiche di chi lo attraversa e diverso per ciascun visitatore: un caos informe che si nutre di ricordi, paure e traumi, capace di mostrare passato, presente e futuro. Quello raccontato da Dante Alighieri era semplicemente la sua versione di questa dimensione tormentata, filtrata dalla sua mente creativa di scrittore. Gabriele trova quindi una distesa dominata da grigi cinerei, spezzati da pozze di sangue e da un cielo cremisi, costellata di rocce aguzze e deformi, rovine, monumenti e gigantesche figure dai volti umani; nel corso del gioco passeremo più volte tra questa dimensione e la villa, e nelle visite successive l'ambiente si avvolge in una foschia giallastra, sulfurea, con statue contorte che rappresentano le anime in pena intrappolate in quel luogo. Qua e là spuntano anche frammenti del mondo reale ed oggetti appartenuti a Gabriele, come rimanenze della sua memoria.

Poco dopo esservi entrato, Gabriele capirà di non essere solo nell'Abisso: a guidarlo c'è la voce di un antenato senza nome che ha già compiuto il rituale in passato, una presenza invisibile che lo segue dispensando consigli e rivelando un po' alla volta frammenti della storia degli Alighieri, avvertendolo anche in maniera criptica dei pericoli di un luogo del genere. Le reali intenzioni dell'antenato restano ambigue per buona parte della storia, e Gabriele sarà costretto più volte a chiedersi se possa fidarsi di lui, fino a dover prendere delle decisioni molto difficili su sé stesso e sulla propria famiglia.
La struttura del gioco segue un ciclo ben preciso: si esplora la villa, si parla al telefono con Dalila, si discende nell'Abisso per affrontare una delle tre Prove che custodiscono le pagine magiche, per poi tornare nella villa, parlare nuovamente con Dalila e discendere nuovamente per la pagina successiva. Ogni visita all'Inferno si sviluppa lungo un percorso estremamente lineare, con solo qualche area un po' più aperta, e comprende anche sezioni in cui si cammina lentamente o si procede accovacciati attraverso passaggi angusti.
Come già accennato, dal punto di vista del gameplay The Alighieri Circle: Dante's Bloodline si presenta come un walking simulator in prima persona con una componente di risoluzione di enigmi: non ci sono combattimenti, inseguimenti o meccaniche survival, e anche l'elemento horror è piuttosto contenuto, limitato ad un paio di jumpscare leggeri e ad un costante senso di inquietudine. Il cuore dell'esperienza sono le tre Prove, una per capitolo, che una volta superate ci permettono di ottenere una delle pagine necessarie al rituale di chiusura della dimensione. La prima ci vede esplorare un'area semi-aperta, seguendo vene pulsanti tra caverne di roccia calcarea e statue alla ricerca di una serie di dipinti che rappresentano vizi e virtù; una volta raccolti tutti (è facile perderne alcuni, quindi probabilmente ripercorrerete le stesse aree più volte), ci troviamo davanti ad una grande porta circolare dotata di un anello mobile e di immagini da ruotare, e grazie alle indicazioni incise su una lapide dobbiamo disporre correttamente i simboli sulla ruota. Un enigma che richiede un po' di pazienza nell'inserire la soluzione, visto che bisogna far girare più volte sia la grande ruota che i simboli all'interno.

La seconda Prova si basa invece sull'ascolto, mettendo in relazione la melodia di un campanile, un orologio a cinque lancette ed una serie di statue in un meccanismo che, all'inizio, può apparire piuttosto criptico e che richiederà diversi tentativi mentre si cammina avanti e indietro tra due zone diverse dell'area di gioco, mentre la terza è incentrata in una sorta di labirinto formato da stanze collegate da porte sui quattro lati, tra le quali dobbiamo trovare il percorso per l'uscita usando delle candele per segnare i punti in cui siamo già passati. Accanto alle Prove principali troviamo poi alcuni enigmi minori, come quelli basati su leve o quelli in cui dobbiamo far marciare in una precisa direzione un muro di anime dannate per liberarci la strada, oltre ad un enigma ambientato all'interno della villa. In tutti i casi le soluzioni vanno ricavate dall'ambiente circostante, osservandone con attenzione i dettagli, e non esiste alcun sistema di suggerimenti. Alcuni enigmi possono lasciare inizialmente spiazzati, ma dopo averci ragionato un po' su, si arriva senza grandi problemi alle diverse soluzioni.
Chi ama esplorare ogni angolo troverà inoltre una serie di collezionabili come note, lettere e piccoli oggetti che approfondiscono la lore del gioco e la psiche di Gabriele, e che è facile lasciarsi sfuggire se si tira dritto lungo il percorso principale. La narrazione è affidata principalmente ai dialoghi tra Gabriele e la voce dell'antenato, alle telefonate con Dalila ed a diverse sequenze d'intermezzo, sia in prima persona con il motore di gioco che realizzate come sequenze 2D dallo stile pittorico, simili ad affreschi in movimento, che ci raccontano i momenti chiave della vicenda e del passato della famiglia. Il gioco offre il doppiaggio completo in italiano, cosa non scontata anche se sviluppato da uno studio italiano.

Venendo agli aspetti tecnici, ho giocato The Alighieri Circle: Dante's Bloodline su XBOX Series X, dove il titolo gira offrendo una grafica di ottimo livello, sia negli interni della villa che nelle distese dell'Abisso. Durante la mia partita non ho notato cali di frame rate evidenti, anche se va detto che il ritmo compassato del genere tende a rendere meno percepibili eventuali incertezze nella fluidità. Per quanto riguarda la longevità, arrivare ai titoli di coda mi ha richiesto circa tre ore, e, trattandosi di un'esperienza molto lineare e fortemente guidata dalla narrazione, una volta completata l'avventura non ci sono particolari motivi per ricominciarla, se non per recuperare eventuali collezionabili mancati durante la prima partita.


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