The Defiant - provato alla gamescom

Per decenni gli sparatutto ambientati nella Seconda Guerra Mondiale ci hanno riportato sulle spiagge della Normandia, tra le rovine dell'Europa occidentale o nelle isole del Pacifico, scenari ampiamente esplorati anche dal mondo cinematografico, tanto da essere ormai conosciutissimi da tutti. Mentre si combattevano queste battaglie, però, c'era un altro fronte altrettanto cruento e in gran parte sconosciuto, almeno in Occidente: quello della resistenza cinese all'occupazione giapponese tra gli anni trenta e quaranta. Sviluppato dallo studio cinese Hoothanes con Unreal Engine 5 e pubblicato da 4Divinity, The Defiant è uno sparatutto in prima persona fortemente orientato alla narrazione: l'obiettivo dichiarato non è soltanto trasferire in un'ambientazione diversa la struttura degli FPS bellici moderni, ma dare visibilità a persone, luoghi e forme di resistenza rimasti quasi assenti dal racconto occidentale della guerra.
Il contesto è quello della Seconda Guerra sino-giapponese, conflitto iniziato prima dello scoppio della guerra in Europa e protrattosi fino al 1945. The Defiant attraversa foreste innevate della Cina nord-orientale, villaggi occupati, vie di rifornimento fortificate e quartieri urbani controllati dal nemico. Non esiste una linea del fronte stabile: la guerra viene combattuta dietro le postazioni avversarie, attraverso imboscate, infiltrazioni, sabotaggi e improvvise esplosioni di violenza.
MX Video - The Defiant
Il titolo stesso non sembra essere incentrato su un singolo eroe, quanto una serie di persone decise a resistere, appartenenti specialmente all'Esercito Unito Antigiapponese del Nord-Est, agli operatori radio clandestini nella Shanghai del periodo dell'"Isola solitaria", al Distaccamento del Canale e ai combattenti delle montagne Taihang: realtà differenti, accomunate dalla necessità di continuare a opporsi quando il territorio, le comunicazioni e la vita quotidiana sono già nelle mani dell'occupante. Questa prospettiva permette al gioco di evitare almeno in partenza la figura del soldato invincibile lanciato dentro una guerra che sembra esistere soltanto per metterne in scena le imprese. Hoothanes dichiara di voler adottare un racconto più contenuto e umano, interessato al costo emotivo della resistenza e al legame con la propria terra; sarà naturalmente la campagna completa a dirci se questa intenzione riuscirà a emergere anche nei momenti più spettacolari.
La sessione che ci è stata messa a disposizione alla gamescom è durata circa trenta minuti: abbastanza per un primo contatto con il progetto, ma non certo per andare oltre le prime impressioni. È difficile sedersi davanti a The Defiant senza pensare, almeno nei primi istanti, di trovarsi di fronte all'ennesimo CoD; la demo riesce però a cambiare rapidamente questa impressione proprio grazie al punto di vista scelto. La resistenza cinese all'occupazione giapponese, con luoghi, armi e dinamiche differenti da quelle raccontate per decenni dagli sparatutto occidentali, offre uno scenario poco conosciuto e dà subito una ragion d'essere al progetto.
La prova iniziava all'interno di una trincea occupata dalle truppe cinesi. Dopo essermi armato, dovevo uscire dalla postazione e avanzare verso l'obiettivo insieme ai miei compagni. I controlli seguivano senza sorprese le convenzioni degli FPS moderni e l'equipaggiamento comprendeva un fucile a colpo singolo, una mitraglietta e le immancabili granate. Non era previsto un sistema di protezioni: la sopravvivenza dipendeva dalla barra della salute e, soprattutto, dalla capacità di leggere il campo di battaglia. Nella trincea bisognava infatti tenere sotto controllo sia i soldati nascosti dietro gli angoli sia quelli appostati più in alto, pronti a spararci dalle loro posizioni.

L'intelligenza artificiale non mi è sembrata ancora particolarmente attenta alla propria incolumità: capitava spesso di sorprendere nemici esposti, soprattutto sopra la trincea, senza che cercassero una copertura convincente. La pressione rimaneva comunque elevata grazie alla disposizione degli avversari, alla possibilità di incontrarne uno dietro ogni svolta e al continuo sostegno dei soldati alleati. Le granate si sono rivelate preziose per liberare i passaggi più affollati, mentre i compagni contribuivano a dare alla battaglia tutt'intorno, evitando la sensazione di essere l'unico protagonista realmente attivo sul campo.
Uscito dalle trincee, ho dovuto attraversare un tratto scoperto e scosceso sotto il fuoco delle postazioni sulle alture. Correre da un riparo all'altro era tutt'altro che semplice e l'intera sequenza richiamava l'impatto delle grandi battaglie dei primi Call of Duty, con molti soldati cinesi e giapponesi contemporaneamente sullo schermo; l'assenza di indicatori particolarmente evidenti sopra i personaggi rendeva però difficile distinguere immediatamente amici e nemici, sicuramente un elemento di realismo anche questo. Raggiunto un capanno fortificato, il ritmo cambiava ancora: un soldato nascosto dietro una porta mi ha assalito con la baionetta, obbligandomi a reagire attraverso una rapida sequenza di tasti. Un espediente classico, ma coerente con l'enfasi del gioco su combattimenti più ravvicinati e meno dominati dalla tecnologia.
La parte conclusiva mi affidava la difesa dell'avamposto appena conquistato, attaccato contemporaneamente da due direzioni, e qui diventava importante alternare le armi in funzione della distanza: il fucile per colpire i nemici che scendevano dalla sommità della collina, pistola e mitraglietta per respingere rapidamente quelli che risalivano dal basso.
Al termine della mezz'ora di gioco, l'impressione è stata positiva. The Defiant non reinventa lo sparatutto bellico e la resa grafica è buona senza apparire eccezionale, ma il nuovo contesto storico, i paesaggi e la varietà delle situazioni riescono a portare una boccata d'aria fresca in un genere molto sfruttato; la sua ragione d'essere emerge soprattutto dalla possibilità di scoprire una pagina oscura e poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale.
La varietà, del resto, è uno dei cardini della proposta. Le missioni dovrebbero passare dall'infiltrazione furtiva agli scontri a distanza ravvicinata, dal tiro di precisione allo spionaggio urbano e alla decodifica di messaggi, fino al combattimento su veicoli e agli assalti su scala più ampia. L'idea è che ogni capitolo possa adottare un ritmo e strumenti differenti, seguendo la natura irregolare della guerra raccontata invece di ricondurre ogni situazione alla stessa arena di combattimento. La presenza di un compagno fedele, evidenziata nella presentazione ufficiale del gioco, dovrebbe inoltre offrire un filo emotivo tra le diverse situazioni: non sappiamo ancora quanto questa figura influenzerà concretamente il gameplay né se agirà soltanto all'interno di sequenze prestabilite, ma è un segnale della volontà di mettere le relazioni al centro della campagna, senza isolare costantemente il giocatore dietro il mirino.

Un altro elemento su cui Hoothanes insiste sono le armi, descritte non semplicemente come strumenti, ma come manufatti storici portatori della memoria del conflitto. L'arsenale comprenderà decine di fucili, pistole, mitra e mitragliatrici legati alla storia militare cinese moderna: tra gli esempi già confermati figurano il fucile Hanyang 88, la Mauser C96 e il SIG Bergmann Model 1920, più noto come MP18. L'attenzione all'origine e al ruolo delle singole armi è coerente con il resto della produzione: in un fronte attraversato da eserciti regolari, guerriglieri e reti clandestine, l'equipaggiamento non dovrebbe apparire uniforme né perfettamente disponibile. Resta da capire quanto questa ricostruzione si tradurrà in differenze concrete di utilizzo, gestione delle munizioni e comportamento balistico, e quanto invece resterà soprattutto una componente estetica e narrativa.
Quel che è sicuro è che il progetto ci offre un punto di vista unico e ben riconoscibile su un conflitto ormai iper-sfruttato. Non perché la guerra sino-giapponese sia un'ambientazione esotica da aggiungere al catalogo degli FPS, ma perché porta con sé protagonisti, forme di combattimento e storie che il videogioco ha raccontato pochissimo. Se Hoothanes riuscirà a mantenere la spettacolarità dell'azione e la centralità delle persone anche nel resto del gioco, sarà sicuramente un titolo da tenere d'occhio per gli appassionati del genere. Il gioco è per ora confermato in sviluppo anche per console, ma senza una data d'uscita: attendiamo quindi ulteriori notizie, continuate a seguirci!

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