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Wolfenstein

Recensione - Wolfenstein

di Domenico Rodà  / Nico_89 P 12 set 2009
A diciassette anni di distanza dall’uscita del memorabile Wolfenstein 3D, trampolino di lancio per tutti gli sparatutto in prima persona su PC, Raven Software ci ripropone in chiave moderna le avventure dell’agente segreto Joseph Blazkowicz, nuovamente alle prese con i misteriosi piani di distruzione dei nazisti. Scopriamo dunque se questo Wolfenstein, una delle più grandi ispirazioni del genio di id Software John Carmack, sia ancora in grado di affascinare e stupire i suoi fan.

Il Gioco

Wolfenstein si propone ai giocatori come un FPS classico condito da elementi da gioco di ruolo, che ne arricchiscono ulteriormente le numerose sfumature. Uno dei punti di forza del mondo creato da Carmack è sempre stata la trama e, soprattutto, il modo in cui essa viene narrata. Il gioco vede protagonista la spia americana di nome Joseph "B.J." Blazkowicz, nei panni del quale abbiamo il compito di ispezionare ogni angolo della cittadina di Isenstadt, divenuta da tempo una solida roccaforte nazista: qui le SS hanno scoperto delle antiche rovine in grado di riesumare il misteriosissimo Sole Nero, un’oscura e potentissima fonte di potere che millenni addietro fu capace di annientare un’intera civiltà. I nazisti, capeggiati dal temutissimo generale Zetta, hanno trovato il modo di sfruttare quell’energia al fine di trasformarla in una vera e propria arma di distruzione di massa. Inutile dire che starà a noi sventare il piano del Terzo Reich, aiutati da un misterioso artefatto che ci permetterà di accedere ai poteri del "Velo", una sorta dimensione parallela grazie alla quale potremo avere un vantaggio sui soldati tedeschi. Inoltre troveremo due società segrete a guidarci e a fornirci preziose informazioni sulle missioni:Il Mercato Nero e L’Alba d’Oro.

Il gameplay di Wolfenstein risulta così stratificato e variegato: se da una parte il gioco ci presenta le classiche meccaniche degli sparatutto bellici, dall’altra abbiamo la possibilità di varcare, in qualsiasi momento, la soglia dell’ignoto ed acquisire un punto di vista completamente stravolto rispetto alla realtà di gioco. Il Velo rappresenta l’elemento chiave del gioco, poiché influenza dall’inizio alla fine il nostro modus operandi nel corso della storia. Grazie ai poteri del Velo sbloccabili progredendo nel gioco, siamo in grado di rallentare il tempo, creare uno scudo protettivo ed aumentare esponenzialmente la potenza di fuoco delle nostre armi. Inoltre, a differenza di tanti altri sparatutto nei quali l’azione segue dei binari predefiniti, qui abbiamo a disposizione un’intera mappa di gioco esplorabile liberamente in cerca di missioni principali e secondarie, oltre che di tesori ed informazioni extra da sbloccare.

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Amore

Profondità e varietà d’azione

- Wolfenstein si discosta sicuramente dai canoni del genere FPS, andando ad abbracciare più generi contemporaneamente, adattandoli al contesto. Il fatto di poter raggiungere come meglio crediamo una certa destinazione rende il gioco più stimolante e mai troppo ripetitivo seppur, qualche volta, aleggi una certa sensazione di monotonia, in quanto la rigenerazione continua dei nemici in aree predefinite della mappa, rallenti spesso l’azione. Tuttavia rimane apprezzabile il riuscito tentativo di offrire ai giocatori uno shooter alternativo e ricco di sfumature, aiutato in particolar modo da un sistema di combattimento intuitivo e per nulla macchinoso.

Un vero sistema di potenziamento

- Altro punto a favore del gioco è la possibilità di potenziare tutte le armi ed i poteri del Velo. Recandoci alla sede del Mercato Nero abbiamo libero accesso all’area di potenziamento del nostro arsenale: le armi variano da quelle tradizionali, come gli storici Kar98 ed MP40, a quelle non proprio convenzionali, quali acceleratori di particelle, inceneritori, fucili Tesla e cannoni al plasma. Ognuna di questo può essere potenziata in base al denaro a disposizione, recuperabile in tutto il territorio di gioco. Il potenziamento influisce, oltre che sulla potenza e precisione delle armi, anche sull'approccio alle missioni: se ad esempio dotiamo una o più armi di silenziatore, possiamo agire in maniera stealth senza rivelare la nostra presenza ai nemici. Parallelamente all’uso delle armi, i poteri del Velo ci consentono di superare ostacoli altrimenti invalicabili come barriere magnetiche, stanze nascoste da finte pareti o, meglio ancora, di rilevare i punti deboli di un determinato nemico o boss.

Fascinose atmosfere

- Con Wolfenstein, gli sviluppatori hanno cercato di restare fedeli alle atmosfere della serie, disegnando su schermo strutture architettoniche in sintonia con le ambientazioni cupe e grottesche del brand. La cittadina di Isenstadt, seppur non complessa dal punto di vista artistico, è ben strutturata e suddivisa in più parti: zona centrale, zona centrale est, ovest e periferia. Ogni parte è stata diversificata presentando così punti di riferimento ben distinguibili, anche se il radar svolge un ruolo fondamentale rendendo l'esplorazione mai problematica. Ma sono soprattutto gli interni degli edifici ad esser stati particolarmente curati, a partire dalle comuni abitazioni cittadine fino a caverne, ospedali abbandonati, cattedrali gotiche e basi naziste che visitiamo nel corso dell’azione, per finire ovviamente con il sontuoso castello di Wolfenstein, all’interno del quale è incentrata buona parte del gioco.

Doppiaggio

- Fa sempre piacere quando un titolo riceve un buon doppiaggio in italiano. Nel caso di Wolfenstein, per fortuna, i doppiatori sono stati abbastanza bravi nell’interpretazione e nella traduzione dei dialoghi, cosa fondamentale in un titolo che fa largo uso di scene parlate. Unica nota stonata le classiche espressioni di circostanza di cui faranno uso i nemici in battaglia, a volte azzeccate ma spesso ripetitive o fuori luogo.

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Odio

Un motore datato

- Dal punto di vista prettamente tecnico, Wolfenstein non raggiunge sicuramente quegli standard qualitativi che ci saremmo aspettati da un titolo con un nome così importante. Gli effetti particellari sono discreti, mentre la fisica dei corpi è gestita dall’ormai consolidato Havok. La qualità delle textures è alquanto altalenante, ottima in determinati ambienti e a malapena sufficiente in altri. Così come altalenante risulta in parte il framerate, che causa improvvisi rallentamenti nelle fasi concitate o addirittura veri e propri blocchi momentanei del gioco in fase di esplorazione.

Facile e breve

- La longevità rappresenta da alcuni anni a questa parte un vero e proprio tallone d’achille per i videogiochi, e Wolfenstein non è da meno: abbiamo giocato alla massima difficoltà concludendo il gioco in poco più di otto ore. Proprio la difficoltà non sembra essere stata calibrata a dovere dagli sviluppatori, che hanno reso il loro titolo troppo generoso da questo punto di vista. Ad aumentare di qualche ora la durata del gioco intervengono solamente gli oggetti extra da trovare, come tesori ed informazioni nascoste.

Multiplayer anonimo

- Nonostante la campagna a singolo giocatore sia decisamente apprezzabile, altrettanto non si può dire per il multiplayer. Sembra quasi di ritrovarsi fra le mani due giochi diversi: una volta entrati nella modalità online, che offre peraltro il classico Massacro a Squadre ed Obiettivo (simile al Cerca e Distruggi di Call of Duty), ci troviamo di fronte ad un vero e proprio disastro di programmazione. E'stato effettuato uno strano ed inspiegabile downgrade grafico che rende il gioco davvero scialbo e "sbiadito", come se vi fosse stata applicata una patina sopra. In particolar modo è la risoluzione ad aver subito un notevole calo, degradando notevolmente l’impatto visivo del gioco. Anche le mappe sono poco curate, mostrando ambienti per nulla ispirati e slegati dalle ambientazioni della campagna: a questo aggiungiamo giocabilità e net-code davvero scadenti, ed abbiamo un comparto multigiocatore assolutamente dimenticabile.

Tiriamo le somme

Per Raven Software non è stato facile farsi carico di un nome storico ed importante come Wolfenstein, ma a conti fatti possiamo concludere che il lavoro finale risulta apprezzabile nonostante qualche incidente di percorso ne infici, a volte pesantemente come nel caso del comparto online, il giudizio complessivo. Consigliato soprattutto a tutti coloro che hanno amato ed amano tuttora il capolavoro di Carmack, ma anche a tutti gli appassionati che sono alla ricerca di un FPS alternativo, dotato di una solida trama e di un’ottima atmosfera. Statene alla larga, invece, se pensate di poter trascorrere molte ore online. 7.2

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Commenti

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